La decisione, all'interno del movimento 5 stelle, di non dare indicazione ai gruppi parlamentari, sulla questione delle adozioni nelle unioni civili, è stata presa in nome del libero arbitrio.
In realtà è un modo dignitoso per svelare una difficoltà di fondo, nel
movimento a 5 stelle, che si manifesta nei territori come a livello
nazionale: di fronte a situazioni controverse quando non prevale la
pratica delle espulsioni, si cerca di eludere il centro del problema.
In questo modo si pensa di salvare l'immagine, credendo che in politica
paghi la reiterazione del mito della verginità del martire, ma i
problemi rimangono insoluti. Il movimento 5 stelle ripropone così una
difficoltà strutturale del partito generalista giusto a 50 anni dalla
morte di Otto Kircheimer che di questo genere di aggregazione politica
ne aveva registrato la nascita: si parla della debolezza strutturale nei
processi di decisione, da parte dei cartelli generalisti, quando si
rappresentano interessi diversi, se non divaricanti.
Eppure Kircheimer, le cui analisi sono contemporanee a quelle di Daniel Bell sulla fine delle ideologie, aveva definito i tratti di aggregazioni elettorali generaliste che arrivano fino a noi. Ovvero un messaggio di abbassamento ideologico dell'offerta politica, un piano di generale esaltazione del pragmatismo, una richiesta di voto rivolta a quanti più interstizi possibili della società. Sarebbe interessante mettere in linea, nell'analisi, il comportamento dei partiti come visti da Kircheimer, ben prima della postdemocrazia di Crouch, con la rinascita delle borse come strumento di egemonia materiale rispetto alla politica. Anche Crouch, in fondo, fa poco i conti con questo fenomeno mentre, dalla sua, Kircheimer ha il fatto di essere morto 5 anni prima del grande big bang del dollaro dell'agosto 1971.
Sono però tutte questioni, e su un piano squisitamente concreto, con le quali deve fare i conti il movimento 5 stelle. Se vincerà a Roma, il movimento 5 stelle si troverà di fronte ad una complessità tale di problemi, e su un livello di governo metropolitano, che non potrà essere risolta da espulsioni o dall'allontanamento della fase più critica di ogni problema che si presenta davanti. Se vincerà le elezioni politiche, e i sondaggi continuano a darlo vincente in una logica di doppio turno, il movimento 5 stelle potrà trovarsi in una situazione identica, o persino peggiore, a quella del governo Tsipras nella tarda primavera dello scorso anno. Sarebbe giusto questione di un tempo paragonabile alla durata di un sospiro.
Siccome sul piano dell'analisi rispetto e sincerità pagano sempre, bisogna dirlo: la decisione di Grillo sulle adozioni è sbagliata. E' generalista ma non maggioritaria. Tiene conto della generalità di tutte le posizioni in campo, con ai sondaggi e all'analisi del sentiment, ma non dei costumi reali della maggioranza degli italiani. Costumi che saranno anche dettati dalla indifferenza amorale, utile comunque per la tolleranza, ma che oggi sono diversi da quelli venduti come "valori" dal teatrino della politica. Inoltre Grillo, in questo modo, non prefigura una struttura decisionale del movimento 5 stelle tale da far intravedere un approccio forte e complesso di fronte alle prossime scadenze politiche. Scadenze che sono roba da far tremare i polsi ad un titano, altro che i contorcimenti su un tipo di adozioni che, detto con tutto il massimo rispetto possibile, riguarda una piccola porzione di popolazione.
Il movimento 5 stelle è una originale sovrapposizione tra mobilitazione dal basso, non nel senso tradizionale della politica; convergenza di nicchie di elettorato, molto diverse tra loro; mobilitazione dello spettacolo come strumento di coesione generalista. E' destinato ad incontrare un livello di problemi tale per cui non sarà più possibile continuare come oggi. Ci penseranno le borse a ricordarlo a tutti, nel caso. Siamo di fronte a un periodo di alta turbolenza nella finanza globale che non mancherà di far sentire i suoi effetti sulla microfisica della vita italiana. Ad esempio protestare contro le truffe delle banche è indubitabilmente giusto. Avere pronto un quadro di sistema bancario alternativo, cosa di estrema complessità anche solo alludendo alla governance continentale della moneta, è fondamentale per uscire dalla crisi. Ecco, sono fondamenti di questo tipo che ad oggi mancano.
L'altro partito generalista, il Pd, è strutturato secondo una logica opposta: attira, da bravo partito generico, di tutto ma per esaltare i processi di decisione. In fondo, almeno ufficialmente, si struttura secondo una logica puramente decisionistica. Alla retorica dell'inclusione di ogni strato del corpo elettorale corrisponde una vera e propria mistica della decisione, che viene sempre presa da ristretti gruppi di interesse ovviamente, per chi ci crede, "in nome del paese". Una originale, nel senso che è tutta italiana, sovrapposizione tra messaggio generalista verso l'opinione pubblica e modalità di decisione tipica delle corporazioni medioevali e professionali. Basta fare un po' di etnografia del Pd, dei sui meccanismi decisionali e confrontare i risultati con le modalità di decisione, e di conflitto interno, tipiche delle corporazioni baronali, mediche, professionali. Ruoli, gerarchie, conflitti e modalità di decisione tendono a coincidere spesso nelle stesse persone fisiche.
Ne esce che il Pd prende un solo tipo di decisioni: quelle che favoriscono l'un per cento della società italiana contro l'altro 99. Come da desiderio dei "mercati", metabolizzando il vecchio Occupy Wall Street dalla parte dell'un per cento. Ovviamente lavorando di propaganda: le categorie che verranno colpite dai provvedimenti del Pd (i precari col Jobs act, gli insegnanti con la "buona" scuola) vengono sempre esaltate come le prime beneficiarie. Si tratta di strategie di manutenzione dell'immagine che però hanno ormai mostrato il corto respiro. Il crollo degli iscritti, rispetto all'insediamento di Renzi, e quello nei sondaggi mostrano che questo scollamento tra processi neotribali di decisione e rappresentanza materiale dell'opinione pubblica generalista è sempre più forte. La vicenda del voto della comunità cinese a Milano rappresenta un elemento che conferma lo scenario. A supporto delle reti decisionali di tipo chiuso e corporativo, che hanno espresso Sala come candidato, sui territori è chiamata una comunità tradizionalmente coesa e chiusa. Come quella cinese. Ovviamente contattando i rappresentanti al vertice della gerarchia di quella comunità già coinvolti in qualche business su Expo. E spedendo le truppe, originarie del paese del dragone, a votare alle primarie del PD. Elezioni che rappresentano così il simulacro di partecipazione dell'opinione pubblica (mandare gente che ai giornalisti ha ammesso di non conoscere nemmeno il nome del sindaco di Milano a votare dice tutto) ma che in realtà sono solo il processo di legittimazione di un meccanismo corporativo e gerarchico di decisione. Processo che si gioca tra nativi lombardi che accettano, come avviene da molto tempo in altri paese, di affiliarsi a chi porta un pacchetto, sembra decisivo, di voti di natura migrante. E così chi fa business si affilia a chi fa business e per il resto c'è l'estetica delle urne color arcobaleno.
Anche il Pd, nonostante abbia una struttura di potere che pensa sé stessa come somigliante ai grandi poteri, è in forte difficoltà con le scadenze che il mondo globale sta imponendo all'Italia. La crisi bancaria, quella finanziaria e la contrazione economica, rischiano di demolire il partito generalista costruito da Veltroni. E proprio l'Europa, assurta a vero e proprio mito dal centrosinistra, sta mettendo in discussione le stesse politiche del Pd. Partito che in questa situazione di grave crisi, anche di credibilità, può reggere uno, due passaggi elettorali. Per poi magari trovarsi, al decennale del lancio del Pd al Lingotto nel 2017, con un bilancio tale da pregiudicarne il futuro. Come si vede il libero arbitrio messo in campo da Beppe Grillo, e quello sedicente degli elettori cinesi alle primarie del Pd a Milano, visti in controluce rivelano problemi seri.
Sono considerazioni dettate da furbizia da equidistanza? L'analisi politica deve individuare i problemi, evocarne la soluzione, non porsi il problema di bilanciare le dichiarazioni. Anzi, proprio in un paese in cui ognuno ha paura di fare dichiarazioni, l'analisi politica se ha un ruolo lo possiede anche nel ritrovare il coraggio della presa di posizione. Anche perchè non è che in queste considerazioni si nasconde chissà quale panorama di sinistra. Le sinistre istituzionali attuali, ad esempio, devono ancora elaborare il lutto della dissoluzione della sinistra radicale del 2008. Linguaggi e analisi sono state talmente toccate dal trauma da essere rimaste a quel periodo. E' come se le sinistre fossero quella parte di popolazione, evocata all'inizio della Grande scommessa, che ancora non ha bene realizzato cosa è accaduto con Lehman Brothers. E proprio mentre sta arrivando la Lehman successiva.
Diciamoci la verità, se tra Bruxelles e Francoforte, qualcuno nei prossimi durissimi mesi, sul piano economico e finanziario, realizzasse strategie e modalità di commissariamento del paese, con l'attuale livello delle forze politiche potrebbe andare a nozze. Tra Mes, Two Pack e Six Pack, porzioni significative della politica italiana – tra banche e politica budgetaria – potrebbero essere commissariate. De iure non solo De facto. Chi saprebbe opporsi seriamente? La Cgil della Camusso? Non scherziamo. Insomma, a crisi forte del continente, a seri problemi strutturali del paese, si accompagna una seria, generalizzata debolezza politica. Di sicuro, come accaduto dopo la crisi valutaria del 1992 o dopo Lehman Brothers e la crisi del debito sovrano, qualcosa accadrà. Allora c'è da sperare che prevalga l'intelligenza politica perchè, fino ad adesso, questo paese realizza poco in che razza di problemi si è ficcato dal 2008 ad oggi.
Per Senza Soste, nique la police
Eppure Kircheimer, le cui analisi sono contemporanee a quelle di Daniel Bell sulla fine delle ideologie, aveva definito i tratti di aggregazioni elettorali generaliste che arrivano fino a noi. Ovvero un messaggio di abbassamento ideologico dell'offerta politica, un piano di generale esaltazione del pragmatismo, una richiesta di voto rivolta a quanti più interstizi possibili della società. Sarebbe interessante mettere in linea, nell'analisi, il comportamento dei partiti come visti da Kircheimer, ben prima della postdemocrazia di Crouch, con la rinascita delle borse come strumento di egemonia materiale rispetto alla politica. Anche Crouch, in fondo, fa poco i conti con questo fenomeno mentre, dalla sua, Kircheimer ha il fatto di essere morto 5 anni prima del grande big bang del dollaro dell'agosto 1971.
Sono però tutte questioni, e su un piano squisitamente concreto, con le quali deve fare i conti il movimento 5 stelle. Se vincerà a Roma, il movimento 5 stelle si troverà di fronte ad una complessità tale di problemi, e su un livello di governo metropolitano, che non potrà essere risolta da espulsioni o dall'allontanamento della fase più critica di ogni problema che si presenta davanti. Se vincerà le elezioni politiche, e i sondaggi continuano a darlo vincente in una logica di doppio turno, il movimento 5 stelle potrà trovarsi in una situazione identica, o persino peggiore, a quella del governo Tsipras nella tarda primavera dello scorso anno. Sarebbe giusto questione di un tempo paragonabile alla durata di un sospiro.
Siccome sul piano dell'analisi rispetto e sincerità pagano sempre, bisogna dirlo: la decisione di Grillo sulle adozioni è sbagliata. E' generalista ma non maggioritaria. Tiene conto della generalità di tutte le posizioni in campo, con ai sondaggi e all'analisi del sentiment, ma non dei costumi reali della maggioranza degli italiani. Costumi che saranno anche dettati dalla indifferenza amorale, utile comunque per la tolleranza, ma che oggi sono diversi da quelli venduti come "valori" dal teatrino della politica. Inoltre Grillo, in questo modo, non prefigura una struttura decisionale del movimento 5 stelle tale da far intravedere un approccio forte e complesso di fronte alle prossime scadenze politiche. Scadenze che sono roba da far tremare i polsi ad un titano, altro che i contorcimenti su un tipo di adozioni che, detto con tutto il massimo rispetto possibile, riguarda una piccola porzione di popolazione.
Il movimento 5 stelle è una originale sovrapposizione tra mobilitazione dal basso, non nel senso tradizionale della politica; convergenza di nicchie di elettorato, molto diverse tra loro; mobilitazione dello spettacolo come strumento di coesione generalista. E' destinato ad incontrare un livello di problemi tale per cui non sarà più possibile continuare come oggi. Ci penseranno le borse a ricordarlo a tutti, nel caso. Siamo di fronte a un periodo di alta turbolenza nella finanza globale che non mancherà di far sentire i suoi effetti sulla microfisica della vita italiana. Ad esempio protestare contro le truffe delle banche è indubitabilmente giusto. Avere pronto un quadro di sistema bancario alternativo, cosa di estrema complessità anche solo alludendo alla governance continentale della moneta, è fondamentale per uscire dalla crisi. Ecco, sono fondamenti di questo tipo che ad oggi mancano.
L'altro partito generalista, il Pd, è strutturato secondo una logica opposta: attira, da bravo partito generico, di tutto ma per esaltare i processi di decisione. In fondo, almeno ufficialmente, si struttura secondo una logica puramente decisionistica. Alla retorica dell'inclusione di ogni strato del corpo elettorale corrisponde una vera e propria mistica della decisione, che viene sempre presa da ristretti gruppi di interesse ovviamente, per chi ci crede, "in nome del paese". Una originale, nel senso che è tutta italiana, sovrapposizione tra messaggio generalista verso l'opinione pubblica e modalità di decisione tipica delle corporazioni medioevali e professionali. Basta fare un po' di etnografia del Pd, dei sui meccanismi decisionali e confrontare i risultati con le modalità di decisione, e di conflitto interno, tipiche delle corporazioni baronali, mediche, professionali. Ruoli, gerarchie, conflitti e modalità di decisione tendono a coincidere spesso nelle stesse persone fisiche.
Ne esce che il Pd prende un solo tipo di decisioni: quelle che favoriscono l'un per cento della società italiana contro l'altro 99. Come da desiderio dei "mercati", metabolizzando il vecchio Occupy Wall Street dalla parte dell'un per cento. Ovviamente lavorando di propaganda: le categorie che verranno colpite dai provvedimenti del Pd (i precari col Jobs act, gli insegnanti con la "buona" scuola) vengono sempre esaltate come le prime beneficiarie. Si tratta di strategie di manutenzione dell'immagine che però hanno ormai mostrato il corto respiro. Il crollo degli iscritti, rispetto all'insediamento di Renzi, e quello nei sondaggi mostrano che questo scollamento tra processi neotribali di decisione e rappresentanza materiale dell'opinione pubblica generalista è sempre più forte. La vicenda del voto della comunità cinese a Milano rappresenta un elemento che conferma lo scenario. A supporto delle reti decisionali di tipo chiuso e corporativo, che hanno espresso Sala come candidato, sui territori è chiamata una comunità tradizionalmente coesa e chiusa. Come quella cinese. Ovviamente contattando i rappresentanti al vertice della gerarchia di quella comunità già coinvolti in qualche business su Expo. E spedendo le truppe, originarie del paese del dragone, a votare alle primarie del PD. Elezioni che rappresentano così il simulacro di partecipazione dell'opinione pubblica (mandare gente che ai giornalisti ha ammesso di non conoscere nemmeno il nome del sindaco di Milano a votare dice tutto) ma che in realtà sono solo il processo di legittimazione di un meccanismo corporativo e gerarchico di decisione. Processo che si gioca tra nativi lombardi che accettano, come avviene da molto tempo in altri paese, di affiliarsi a chi porta un pacchetto, sembra decisivo, di voti di natura migrante. E così chi fa business si affilia a chi fa business e per il resto c'è l'estetica delle urne color arcobaleno.
Anche il Pd, nonostante abbia una struttura di potere che pensa sé stessa come somigliante ai grandi poteri, è in forte difficoltà con le scadenze che il mondo globale sta imponendo all'Italia. La crisi bancaria, quella finanziaria e la contrazione economica, rischiano di demolire il partito generalista costruito da Veltroni. E proprio l'Europa, assurta a vero e proprio mito dal centrosinistra, sta mettendo in discussione le stesse politiche del Pd. Partito che in questa situazione di grave crisi, anche di credibilità, può reggere uno, due passaggi elettorali. Per poi magari trovarsi, al decennale del lancio del Pd al Lingotto nel 2017, con un bilancio tale da pregiudicarne il futuro. Come si vede il libero arbitrio messo in campo da Beppe Grillo, e quello sedicente degli elettori cinesi alle primarie del Pd a Milano, visti in controluce rivelano problemi seri.
Sono considerazioni dettate da furbizia da equidistanza? L'analisi politica deve individuare i problemi, evocarne la soluzione, non porsi il problema di bilanciare le dichiarazioni. Anzi, proprio in un paese in cui ognuno ha paura di fare dichiarazioni, l'analisi politica se ha un ruolo lo possiede anche nel ritrovare il coraggio della presa di posizione. Anche perchè non è che in queste considerazioni si nasconde chissà quale panorama di sinistra. Le sinistre istituzionali attuali, ad esempio, devono ancora elaborare il lutto della dissoluzione della sinistra radicale del 2008. Linguaggi e analisi sono state talmente toccate dal trauma da essere rimaste a quel periodo. E' come se le sinistre fossero quella parte di popolazione, evocata all'inizio della Grande scommessa, che ancora non ha bene realizzato cosa è accaduto con Lehman Brothers. E proprio mentre sta arrivando la Lehman successiva.
Diciamoci la verità, se tra Bruxelles e Francoforte, qualcuno nei prossimi durissimi mesi, sul piano economico e finanziario, realizzasse strategie e modalità di commissariamento del paese, con l'attuale livello delle forze politiche potrebbe andare a nozze. Tra Mes, Two Pack e Six Pack, porzioni significative della politica italiana – tra banche e politica budgetaria – potrebbero essere commissariate. De iure non solo De facto. Chi saprebbe opporsi seriamente? La Cgil della Camusso? Non scherziamo. Insomma, a crisi forte del continente, a seri problemi strutturali del paese, si accompagna una seria, generalizzata debolezza politica. Di sicuro, come accaduto dopo la crisi valutaria del 1992 o dopo Lehman Brothers e la crisi del debito sovrano, qualcosa accadrà. Allora c'è da sperare che prevalga l'intelligenza politica perchè, fino ad adesso, questo paese realizza poco in che razza di problemi si è ficcato dal 2008 ad oggi.
Per Senza Soste, nique la police
8 febbraio 2016
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