Pubblichiamo di seguito l'appello per uno spazio di convergenza
europeo contro l'austerità e per la costruzione di una reale democrazia,
che avrà il suo primo appuntamento a Madrid dal 19 al 21 febbraio
Nel luglio 2015 abbiamo assistito ad un colpo di stato finanziario da
parte dell'Unione Europea e delle sue istituzioni contro il governo
greco, condannando la popolazione greca a continuare a subire le
politiche di austerità che erano state respinte in due occasioni alle
urne. Questo golpe ha intensificato il dibattito sul potere dell'UE e
delle sue istituzioni, la sua incompatibilità con la democrazia, il suo
ruolo di garante dei diritti umani base richiesto dai cittadini europei.
Sappiamo che esistono alternative all'austerità. Manifesti come "Per
un Piano B in Europa", "Austerexit" o DiEM25 (Democracy in Europe
Movement 2025) denunciano il ricatto del terzo memorandum imposto alla
Grecia, la catastrofe economica che causerebbe e la natura
anti-democratica dell'UE. Ciò è stato riconosciuto dallo stesso
presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker, che ha
nientemeno affermato che "non ci possono essere decisioni democratiche
contro i trattati europei".
Siamo anche testimoni della risposta egoista, e spesso xenofoba, dei
membri dell'Unione e delle sue istituzioni all'arrivo di rifugiati da
Medio Oriente e Africa e del dramma umano che comporta. Ciò che
evidenzia l'ipocrisia del dibattito in Europa rispetto ai disastri
umanitari è come indirettamente l'UE, tramite la vendita di armi o
facendo pressioni con le proprie politiche commerciali, abbia giocato un
ruolo chiave nei conflitti che hanno poi provocato le recenti crisi
umanitarie.
La soluzione dell'UE alla crisi, iniziata 8 anni fa e basata
sull'austerity, privatizza i beni comuni e distrugge i diritti sociali e
lavorativi invece di andare alla radice delle cause della crisi stessa:
la deregulation del sistema finanziario, la scalata dell'oligarchia
imprenditoriale nelle istituzioni europee tramite l'impiego di potenti
lobby e la politica delle "porte girevoli" [i passaggi delle stesse
persone dai Consigli di amministrazioni delle grandi aziende ai Consigli
dei ministri, e viceversa. Ndr]. L'UE promuove false soluzioni
negoziando trattati commerciali e di investimento senza alcun controllo
democratico o trasparenza, come il TTIP, il CETA o il TiSA, che
eliminano le barriere al commercio, ovvero i diritti e i regolamenti che
proteggono i cittadini, i lavoratori e l'ambiente. E' il colpo
definitivo alle nostre democrazie e allo Stato di Diritto, specialmente
per quanto riguarda le procedure che si mettono in campo per la
cosiddetta protezione degli investitori.
L'attuale Unione Europea è governata di fatto da una
tecnocrazia che serve gli interessi di una piccola ma potente minoranza
di poteri economici e finanziari. Ciò ha provocato il risorgere
della retorica dell'estrema destra e di posizioni xenofobiche e
nazionaliste in molti paesi europei. Noi abbiamo la responsabilità di
reagire contro questa minaccia e impedire che i fascisti speculino sulle
sofferenze e sull'infelicità dei cittadini, che nonostante tutto hanno
dimostrato solidarietà di fronte alla tragedia umanitaria che stanno
subendo centinaia di migliaia di rifugiati.
La società ha ora cominciato a lavorare per un cambio radicale delle
politiche europee. I movimenti sociali, come Blockupy, l'attuale
campagna contro il TTIP (il “Trattato Transatlantico sul Commercio e gli
Investimenti” tra Unione Europea e Stati Uniti), Alter Summit, lo
sciopero generale europeo del 2012, le Euromarce o la quantità massiccia
di attività portate avanti da numerosi gruppi di cittadini ed enti non
governativi mettono insieme un prezioso capitale umano, intellettuale ed
ideologico in difesa dei diritti umani, il rispetto per la Terra e la
dignità delle persone, oltre e al di sopra degli interessi politici ed
economici. Comunque pensiamo serva maggiore coordinazione e cooperazione
per mobilitarsi al livello europeo.
Ci sono molte proposte in campo per combattere l'austerità: un'equa
tassazione e la chiusura dei paradisi fiscali, sistemi di scambio
complementari, la ri-municipalizzazione dei servizi pubblici, l'equa
distribuzione di tutti i posti di lavoro a condizioni giuste, l'impegno
per un modello di produzione basato sulle energie rinnovabili, la
riforma o l'abolizione del fiscal compact - formalmente conosciuto come
“Trattato sulla Stabilità, Coordinamento e Governance nell'Unione
Economica e Monetaria”.
L'esempio della Grecia ci ha mostrato che per affrontare la
fase attuale è necessario unire le forze, da tutti gli stati membri,
dalle sfere politiche ed intellettuali, dalla società civile. La nostra è
una visione solidale ed internazionalista.
Per queste ragioni vogliamo generare uno spazio di confluenza per tutte
le persone, i movimenti e le organizzazioni che si oppongono al modello
attuale di Unione Europea e accordare un'agenda comune di obiettivi,
progetti e azioni, con il fine ultimo di rompere con il regime di
austerità dell'UE e democratizzare radicalmente le istituzioni europee,
ponendole al servizio della cittadinanza.
Con questa idea proponiamo di convocare una conferenza europea il 19, 20, 21 Febbraio a Madrid e invitiamo pubblicamente a partecipare nei dibattiti, gruppi di lavoro, workshop e discussioni che vi saranno.
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