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29/03/2016

Referendum: le battaglie in arrivo

Sta per aprirsi una stagione di scontri referendari fitta di appuntamenti:

– il 17 aprile pv ci sarà il referendum sulle trivellazioni petrolifere al largo delle acque territoriali (qui un ottimo prospetto informativo), soprattutto nell’Adriatico; a fine ottobre ci sarà il referendum istituzionale sulla riforma renziana della Costituzione; nel mese prossimo dovrebbe partire la raccolta delle firme per altrettanti referendum su legge elettorale, legge sulla buona scuola, Jobs act. Invito tutti a mobilitarsi sin d’ora per il Si al referendum sulle trivelle e il No a quello sulla Costituzione e per la sottoscrizione degli altri. Battaglie da fare con ampie intese politiche con chiunque ci stia.

La Sinistra Pd? La Sinistra Italiana? Possibile? La Lega? Il M5s? Marchini? Quagliariello? Fitto? Tutti! Non so come farà Forza Italia a schierarsi per l’abrogazione di una legge cui ha dato i suoi voti determinanti, ma se ci stanno non gli faremo l’esame di coscienza e, se ci stanno, anche quelli di Cl vanno bene.

Se non sbaglio il Cln si fece anche con i monarchici ed il Pci di Togliatti non ebbe esitazioni a concordare con il Msi la battagli parlamentare (e poi elettorale) contro la legge truffa di Scelba (che, peraltro, era oro rispetto a questa bruttura dell’Italicum). Ci sono momenti in cui non si deve andare per il sottile e bisogna allearsi con chiunque ci stia. Questo è uno di quei momenti, perché vengono toccati i fondamenti della nostra democrazia.

Quello di Renzi è il più pericoloso progetto di regime affermatosi dopo la fine della guerra che si esprime tanto nel disegno di disarticolazione costituzionale, quanto nella sistematica occupazione dei posti di potere, dalla Rai agli enti di Stato, dalle regioni alle banche popolari ed ai servizi. In una certa misura, è quello che ha sempre fatto la partitocrazia di questo paese, quello che rende molto più pericoloso il renzismo è l’abbattimento di ogni garanzia pluralistica (con la legge elettorale e le riforme costituzionali), l’azzeramento della democrazia interna al partito e il carattere molto più pervasivo dei centri di potere appositamente ideati (si pensi al progetto di affidare a Lotti il controllo della sicurezza telematica). Si pensi all’effetto combinato di legge elettorale, riforma del senato e riforma del partito: con una percentuale anche del 25% una forza politica (ed è ovvio che Renzi pensa al Pd) può conquistare la maggioranza assoluta della Camera che, sommandosi ad un piccolo gruppo di “senatori” espressi dagli enti locali assicurerebbe la maggioranza necessaria, tanto per l’ulteriore riforma della Costituzione quanto per  l’elezione del Presidente della Repubblica e, con questo, la conquista dei 2/3 della Corte Costituzionale, di 1/3 del Csm (sempre che una nuova riforma costituzionale non ne aumenti la quota di spettanza parlamentare). Neppure la P2, al cui Piano di Rinascita democratica pure sembrano ispirarsi diverse proposte renziane, si era spinto così in là.

Dunque, prima ancora che parlare del merito delle proposte referendarie, occorre chiarire il senso politico generale che va al di là del merito di ciascuna di esse, ed il senso è quello della rivolta contro il progetto di regime che si sta costruendo. E’ il momento di puntare alla caduta di Renzi attraverso una serie di bordate successive: il referendum sulle trivelle il 17 aprile, quindi la raccolta delle firme per i nuovi referendum, poi le amministrative di giugno – dove occorrerà fare tutto il possibile perché il Pd perda in tutte le grandi città e soprattutto a Milano , infine il referendum istituzionale di ottobre. Ed, a questo scopo, non bisognerà guardare in faccia a chiunque dia una mano, come ai tempi del Cln.

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