Presentazione


Aggregatore d'analisi, opinioni, fatti e (non troppo di rado) musica.
Cerco

martedì 28 giugno 2016

La Francia ribadisce il no al Ttip: “E’ un male per la nostra economia”

Il contestatissimo Ttip (“Translatlantic Trade and Investment Partnership”) ossia il trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti tra Stati Uniti ed Unione Europea che prevede l’integrazione tra i due mercati, continua a perdere terreno. L’ultima botta gli è arrivata dall’esito della Brexit in Gran Bretagna che ha privato gli Usa del loro troyan dentro la Ue. A mettersi di traverso alla trattativa sul Ttip è ora anche il premier francese Manuel Valls secondo cui l’accordo non può essere approvato, visto che non farebbe gli interessi dell’Ue. La maggiore preoccupazione della Francia riguarda le conseguenze che l’accordo avrebbe sulle quote latte, ossia il settore lattiero-caseario uno dei settori chiavi della Francia. “L’accordo Ttip imporrebbe un punto di vista che non solo potrebbe essere terreno fertile per il populismo, ma rappresenterebbe un male per la nostra economia (...) Ora non deve essere stipulato alcun accordo di libero scambio se non rispetta gli interessi dell’Unione Europea. L’Europa deve essere intransigente. La Francia sarà vigile. Apertamente dichiaro che ora non può esserci nessun accordo. Questo accordo sta andando dalla parte sbagliata” ha affermato Valls.

Una affermazione e un punto di vista completamente diverso da quello assai più servile del governo italiano verso il Ttip. “Non capisco come sia possibile chiedere di fermare le trattative con gli Stati Uniti, il primo partner economico dell’Unione europea, quello che ha gli standard di sicurezza più alti” ha dichiarato il ministro dello sviluppo economico Calenda intervenendo alcuni giorni fa alla Camera.

Negli ultimi mesi sono cresciute le manifestazioni di protesta in tutta Europa contro il Ttip. Gli oppositori denunciano come il trattato andrebbe esclusivamente a soddisfare gli interessi delle multinazionali statunitensi che premono per ridurre le misure di controllo e la deregolamentazione dei mercati europei. Come noto, il 70% degli investimenti statunitensi in Europa sono di carattere finanziario ma proprio questo settore è escluso dal trattato ponendo al riparo da ogni regolamentazione la maggior parte degli investimenti Usa.

Gli Stati Uniti hanno già chiarito che i negoziati per il Ttip dovranno essere conclusi entro la fine del mandato di Barack Obama a fine novembre 2016, ma adesso è arrivata anche la Brexit a guastare la festa di chi voleva imporre una ulteriore mannaia sui diritti dei lavoratori, degli agricoltori e dei consumatori europei.

Fonte

Nessun commento:

Posta un commento