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martedì 21 giugno 2016

La morte “opportuna”di Jo Cox e la Brexit

Domani e nei prossimi giorni ci sarà modo di analizzare il voto amministrativo numeri alla mano, ma intanto sale subito l’attenzione sul referendum per la “brexit” ed il caso dell’omicidio della parlamentare laburista Jo Cox.
 
E’ previsto per il 23 giugno infatti il referendum inglese sull’uscita dalla Ue e non sappiamo se l’omicidio della deputata laburista Jo Cox avrà effetto sull’elettorato; i sondaggi dicono di si e, per la prima volta da mesi, danno in vantaggio “remain”, ma è anche vero che gli inglesi non sono mai stati un popolo particolarmente emotivo, basti ricordare le scene del luglio 2006, dopo l’attentato che portò al blocco della metropolitana, quando decine e forse centinaia di migliaia di londinesi si misero ordinatissimamente in marcia per tornare a casa, senza alcun segno di panico, scoraggiamento o furore. Dunque, è possibile che la cosa non sia determinante. Però un effetto indiretto già lo ha avuto con la sospensione della campagna elettorale proprio nel momento più delicato. E certo, ad avvantaggiarsi di tutto questo non sarà la “brexit” ma la tesi della permanenza nell’Unione.

Ovviamente non ci sono prove che si tratti di un’operazione in stile “strategia della tensione” ma un certo odore di bruciato c’è: i giganteschi interessi in ballo, questo assassinio proprio a pochi giorni dal voto, con la polizia che non dà ascolto agli esposti dell’interessata e di altri che denunciavano le minacce, il fatto che, nonostante l’assassinio di una importante parlamentare non sia saltata nessuna testa nella polizia, come se si trattasse di un qualsiasi omicidio. Poi c’è il solito “matto” neo nazista.

Io sono convinto che i nazisti vecchi e nuovi sono capaci di qualsiasi crimine, ma questa volta credo che non c’entrino per nulla: essendo contrari alla permanenza nella Ue, per quale strano motivo avrebbero dovuto scegliere una data come questa per uccidere la Cox? Saranno pure criminali ma proprio cretini no. Ma, si dirà, l’uomo è matto, ed è probabile, ma sappiamo per esperienza che non ci vuole chissà quale abilità per aizzare uno spostato ed armarne la mano. Insomma il sospetto (solo un sospetto, sia chiaro) c’è e fa pensare il fatto che i sostenitori del no all’uscita non abbiano resistito alla tentazione di fiondarsi per tirare acqua al proprio mulino. Correttezza avrebbe voluto che prendessero le distanze dal fatto, dicendo che questo non deve influenzare la volontà degli elettori, ma figuriamoci!

Comunque vada pare che andremo ad un risultato da fil di lana e mi chiedo che legittimità possa avere una adesione decisa con lo scarto dello 0,7 o vice versa una uscita imposta con uno 0,3% di vantaggio. Questo imporrebbe una mediazione politica che però non ci sarà perché qui è saltata proprio la cultura della mediazione politica.

Interessante a questo proposito la dichiarazione di quel rottame politico di nome Mario Monti che ha accusato Cameron di aver “abusato della democrazia” incidendo il referendum, stabilendo così un precedente pericoloso e di averlo fatto solo per spiazzare l’Ukip e la destra antieuropeista del suo partito. Intendiamoci, non credo alla vocazione democratica di Cameron, ma la dichiarazione di Monti vale un tesoro.

Per lui i cittadini non devono proprio mettere becco in una questione come la costruzione della Ue, che è roba da esperti anzi, diciamolo pure, da iniziati. D’altra parte, lui si è trovato a fare il Presidente del Consiglio senza mai essere stato eletto da nessuno ed ha fatto quel che sappiamo. E’ la “democrazia a trazione elitaria” che lui teorizza ed il Foglio magnifica. Ed è il senso della riforma renziana. Ma su questo diremo molto di più in seguito.

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