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giovedì 30 giugno 2016

L’insolubile rebus elettorale

Il risultato delle amministrative ha riaperto la piaga del sistema elettorale creando una situazione pressoché insolubile.

Il Pd aveva commissionato ai suoi esperti un sistema elettorale che ne garantisse la vittoria trasformando la sua maggioranza relativa in maggioranza assoluta, qualunque fosse la base di partenza. Questo era già il Porcellum, ma la Corte Costituzionale lo bocciò, quindi bisognava fare altro e gli scienziati del Pd o circonvicini (Ceccanti, D’Alimonte eccetera) ebbero la formidabile trovata del “doppio turno con trucco”, cioè premio di maggioranza già al primo turno se una lista ottiene almeno il 40% (all’inizio si parlava di coalizioni ed il Pd alle europee, da solo, aveva avuto il 41% mentre M5s e destra arretravano) oppure premio al secondo turno al migliore. E questo nel presupposto che i voti degli altri due poli (M5s e destra) non si sarebbero sommati, data la distanza politica.

Solo che poi è successo l’impensabile: sistematicamente la destra al secondo turno votava per il M5s facendolo vincere oppure (meno frequentemente, ma a volte) gli elettori M5s votavano destra. Era già successo a Parma, poi a Livorno, Mestre, Chioggia ecc, ma si pensava fossero casi isolati in centri di provincia. Ora, a Torino e Roma è successa la stessa cosa (e per poco non è successa anche a Milano). Dunque, la tendenza è nazionale, per di più, nelle more dell’approvazione definitiva, la legge ha escluso le coalizioni assegnando il premio alla singola lista vincente, con il bel risultato di rendere inarrivabile la soglia del 40% al primo turno per il Pd che ormai è sotto il 35%.

Studio i sistemi elettorali da 30 anni ed ho capito che ci sono due tipi di sistema: quelli “neutrali” che non danno un vantaggio a nessuno (o danno un vantaggio molto piccolo al più votato) e quelli fatti per far vincere qualcuno in particolare. E’ la prima volta che mi capita di vedere un sistema elettorale pensato per far vincere un giocatore, che poi fa vincere il suo avversario. E’ la prima volta in assoluto che assisto ad un’autorete così spettacolare. Ricordate il goal da centro campo su rovesciata di Pelè? Bè, questa volta Pelè il goal l’ha fatto ma nella sua rete. Resta, comunque, un goal da grande campione!

Neanche a dirlo, il Pd è entrato in fibrillazione e non per la solita inconcludente sinistra di Bersani e Cuperlo, ma perché anche la sinistra cattolica di Franceschini e Fioroni è scesa in campo fiancheggiata dagli alleati centristi (Alfano, Casini, Verdini) che vedono con terrore lo scenario della vittoria del M5s. Ed allora che fare?

Renzi non vuole cambiare nulla e, dal suo punto di vista, ha ragione. Che fa? Dice: “Sapete abbiamo approvato una legge elettorale meno di un anno fa e doveva servire a far vincere me, ma visto che, invece, vincono i 5stelle, adesso ne facciamo una nuova per farmi vincere”. Ed ovviamente, il popolo ride.

Renzi che, tutto sommato, è il meno cretino del Pd (D’Alema a parte) si rende conto che sarebbe una seconda autorete con un immenso danno d’immagine. A proposito, nella loro stupidità, quelli della “Sinistra” sono semplicemente spudorati e non si vergognano di dire che bisogna cambiare la legge elettorale che loro stessi hanno votato, perché così non vince il loro partito!

Ma veniamo al merito: che soluzioni possono esserci? Prima di tutto riammettere le coalizioni, nella speranza di tirare dentro i centristi, magari un po’ di Sel  e qualche altro mendicante nella speranza di fare il 40% al primo turno. I voti per approvarla ci sarebbero, ma il rimedio rischierebbe di non essere efficace: il Pd oggi è al massimo al 32-33%, i centristi non hanno neppure il 3 e mezzo in tutto e non sono sicuri di non perdere qualcosa versoi destra, Sel ha, forse, il 3% ma si spaccherebbe. Insomma la soglia del 40% è lontana, dopo di che si passa al secondo e siamo al punto di prima.

Allora si può abolire il secondo turno, calcolando che M5s e destra resterebbero divisi e nessuno dei due avrebbe speranza di battere il Pd. C’è un altro problema: già così la Corte Costituzionale non è sicuro che non bocci l’Italicum e deve decidere a breve. Poi  bisognerebbe riaffrontare la Corte dicendo che sostanzialmente si rifà il Porcellum. E qui la Corte potrebbe denunciare Renzi ed i suoi per “oltraggio al comune senso del pudore”!

Poi c’è il problema dei tempi: meno di 16-18 mesi per varare la nuova legge e rifare i collegi. La vedo un po’ dura.

Peggio ancora: c’è di mezzo il referendum e, se vince il No,  l’Italicum decade di fatto per ragioni politiche perché non si può votare con due sistemi elettorali contrastanti fra Camera e Senato per cui sarebbe assicurata l’ingovernabilità. Dunque, in quel caso bisognerebbe trovare una quadra ed in pochi mesi.

Questo lo dico anche agli amici del M5s che stanno emettendo messaggi decisamente strani, per i quali “la legge l’avete fatta voi e vedetevela voi, noi parliamo di altro”. Parliamoci chiaro, stiamo dicendo che il M5s ha cambiato parere ora che l’Italicum li fa vincere? Spero di no, sarebbe una “bersanata” all’inverso: “Eravamo contrari prima perché pensavamo che servisse a far vincere il Pd, ma adesso che a vincere siamo noi, che nessuno tocchi l’Italicum!”. Oltre che un ragionamento opportunista sarebbe anche un ragionamento molto stupido. Infatti, non considera almeno quattro ipotesi:
 
 a. che i centristi ed altri, per vincere, entrino nelle liste del Pd nella speranza di fare il 40%, cosa difficile ma non impossibile;
 
 b. che il gioco degli elettori di destra che si riversano sul M5s non si ripeta alle politiche. E’ una possibilità e persino una probabilità, ma non c’è una assicurazione del Lloyd di Londra che accada ancora;
 
c. che la destra non si riprenda diventando la seconda lista (modello Parisi a Milano) ed il M5s resti escluso dal ballottaggio;
 
 d. che questa svolta (insieme ad altre) non costi al M5s la perdita di una parte dei suoi elettori (compreso chi scrive queste righe) scendendo anche per questo al terzo posto.

Siccome so che non siete così poco intelligenti da non considerare queste ipotesi, mi aspetto che il vostro giudizio sull’Italicum non sia cambiato ed, anzi, vi propongo una mossa che spiazzi gli altri: rilanciate il progetto Toninelli, invitando gli altri a misurarsi con quella ipotesi. Sul piano di principio, sarebbe coerente con la linea sancita dalla consultazione on line dell’inverno del 2014 e la fermezza sulle questioni di principio è la principale forma di onestà a cui occorre restare fedeli. Sul piano politico sarebbe un ottimo rilancio di immagine del movimento che potrebbe anche passare perché, in fondo, conveniente per tutti in una situazione in cui è tutto incerto e nessuno può essere sicuro di essere quello che si avvantaggerà degli strampalati meccanismi elettorali dell’Italicum. O no?!

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