Presentazione
Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
12/07/2016
Strage ferroviaria in Puglia, tra investimenti mancati e tagli alla sanità
Una strage. Come altre che le Ferrovie dello Stato ormai quasi completamente privatizzate non smettono di produrre.
Un numero al momento imprecisato di morti – almeno 20 – e feriti (siamo già oltre i 35), tra gli olivi della Puglia, in un tratto a binario unico tra Andria e Corato, al confine tra la provincia di Bari e quella di Bat (Barletta-Andria-Trani, un’invenzione dei tempi in cui avere un provincia portava prestigio e poltrone).
Uno scontro frontale tra due treni locali, poco dopo le undici di stamattina, appartenenti alle Ferrovie Nord Barese, su uno dei tanti tratti in “cantierizzazione” per arrivare ad avere il doppio binario. Un treno per pendolari e studenti universitari, fortunatamente senza gli studenti liceali, perché l’anno scolastico è terminato da poco.
Lo scontro, ripetiamo, è avvenuto in aperta campagna ed è giustificabile soltanto con la mancata accensione del segnale di blocco in una delle due stazioni da cui provenivano i treni. Le prime ricostruzioni “aziendali” parlano – come sempre – di “errore umano”, tacendo vergognosamente delle ragioni per cui un errore umano può prodursi in determinate condizioni. Parliamo infatti di un sistema di trasporto su rotaia, dunque con percorso obbligato, su cui possono essere installate tecnologie e sensori a costi ormai bassissimi. Ma non lo si fa, per “risparmiare” sui costi.
Al contrario, da oltre venti anni Fs (già sotto la gestione “privatizzante” di mauro Moretti, ex segretario della Filt Cgil traslocato quasi in una notte da quella carica a quella di amministratore delegato della Rete Ferroviaria Italiana, poi asceso alla carica di amministratore delegato di Fs e ora nello stesso ruolo in Finmeccanica-Leonardo) l’azienda ha imposto il ritorno all’”agente unico”, ovvero a un solo macchinista per treno, con il solo ausilio dell’”uomo morto”, un vecchio meccanismo a pedale che costringe il macchinista a distribuire la sua concentrazione tra la guida del treno e il pedale da premere ogni tot secondi. In queste condizioni di lavoro “l’errore” diventa statisticamente inevitabile. Basta moltiplicare le ore di guida di “macchinisti soli”, contrattualmente fissate ma con straordinario obbligato, per il numero di tratte a binario altrettanto unico. Ci si aggiunga una giornata torrida, a oltre 40 gradi all’ombra, è si vedrà che queste probabilità crescono esponenzialmente. Quando basterebbero pochi sensori per bloccare automaticamente la marcia dei treni molto prima di ogni possibile impatto.
Ma la stessa logica è stata applicata alla sanità, quindi al sistema dei pronto soccorso e dei servizi di autoambulanza, quasi completamente privatizzato. Qui la politica dei tagli alla spesa pubblica ha rarefatto i punti di assistenza sanitaria, il personale disponibile per i soccorsi e contemporaneamente allungato i percorsi che le autoambulanze – in numero minore – debbono coprire.
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