Recep Tayyip Erdogan incontra oggi al Crelimo, di nuovo, Vladimir Putin
per parlare dei rapporti bilaterali russo-turchi e in particolare della
realizzazione di progetti comuni come la prima centrale nucleare turca
ad Akkuyu e la costruzione del gasdotto Turkish Stream, oltre
naturalmente a fare il punto sul situazione in Siria.
Business as usual* per il presidente turco che ha deciso di
ignorare le nuove accuse di crimini e violazione dei diritti umani, in
particolare contro il popolo curdo.
Almeno 2mila persone sono state uccise durante le operazioni
di sicurezza del governo turco tra il mese di luglio 2015 e il dicembre
2016 nel sud est del Paese e che hanno colpito più di 30 città e
quartieri e sfollato tra 335.000 e mezzo milione di persone per lo più
di origine curda, denuncia un rapporto che l’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani ha presentato oggi a Ginevra.
L’Onu ha documentato numerosi casi di uso eccessivo della
forza, uccisioni, sparizioni, torture, demolizioni di abitazioni
e beni culturali, violenze contro le donne. Pur riconoscendo
che la Turchia sta affrontando un periodo difficile dopo il tentato
colpo di stato del luglio 2016 e una serie di attacchi terroristici,
l’Alto commissario Onu per i diritti umani Zeid Raad Al Hussein
si è detto “preoccupato per i rapporti secondo i quali nessuna indagine
credibile è stata condotta sulle centinaia di presunte uccisioni
illegali, anche di donne e bambini”. Il governo della Turchia
non ha consentito all’Onu di accedere alla regione. Il rapporto perciò è
stato stilato ricorrendo a interviste e immagini satellitari.
Intanto la Corte europea dei diritti umani ha rigettato il
ricorso presentato da una giudice turca contro il suo licenziamento dopo
il tentato colpo di stato. I togati di Strasburgo ritengono
che la nuova legge entrata in vigore in Turchia il 23 gennaio consenta di
far esaminare la questione ai tribunali nazionali e che la giudice
debba testare questo nuovo rimedio.
La giudice che lavorava al tribunale del lavoro ad Ankara è stata
licenziata assieme ad altri 2.846 colleghi il 24 agosto scorso in base
alla decisione presa dal Consiglio Supremo della Magistratura.
Fonte
* Non sono per la Turchia, ma anche per la Russia.
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