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venerdì 1 giugno 2018

Da Camusso a Mattarella: “Viva la gabbia dei trattati europei”

E’ difficile prevedere come evolverà la vicenda riguardante la formazione del governo considerato i colpi di scena, le ripetute giravolte e le piroette compiute, in questi giorni, dai vari attori in campo, nessuno escluso.

Ciò che risulta palese, però, al di là dell’esito finale è che tutta questa vicenda si sviluppa intorno ad una gigantesca fiction: quella secondo la quale la Lega e il M5S sarebbero forze antisistema, pericolose per gli assetti della governance europea al punto tale da poterla mettere in pericolo.

E così i dibattiti televisivi si arrovellano sulla prima versione della bozza del contratto di governo (quella contenente l’uscita dall’euro e la cancellazione di 250 miliardi di debito pubblico), sulle pericolose pulsioni anti europeiste del povero Savona e su qualche eccentrica dichiarazione di Salvini.

E’ stata sufficiente questa percezione per mandare in tilt un intero sistema ed indurre il presidente Mattarella a rifiutare la lista dei ministri in nome dello spread e dei mercati; ma, dall’altro lato, questa mossa ha ulteriormente ridimensionato le già tiepidissime pulsioni antisistema dell’improbabile accoppiata Di Maio - Salvini, tutti protesi a rassicurare che giammai avrebbero davvero sfidato l’UE, ma si sarebbero limitati a richiedere la modifica di qualche regola.

Beninteso, che l’euro, i trattati, i mercati abbiano da tempo stracciato la nostra Costituzione e con essa anche la democrazia formale, è cosa nota almeno da quel 2011, in cui Draghi e Trichet riscrissero, con una letterina, la gerarchia delle fonti del nostro ordinamento e le priorità che la politica avrebbe dovuto inderogabilmente perseguire.

In fondo, anche la funzione “pedagogica” dei mercati che ci è stata candidamente spiegata dal Commissario Ue Ottinger, ha soltanto riportato alla memoria quelle parole che Schauble dedicò nel 2015 al popolo greco chiarendo che il risultato di un referendum non poteva certo cambiare politiche già decise dall’Unione Europea.

Insomma, diciamo che chi detiene le leve del potere non usa troppi giri di parole per chiarire chi decide davvero e soprattutto l’insindacabilità di quelle decisioni.

D’altronde è proprio questa insindacabilità il tratto distintivo di quella cornice giuridico normativa (i Trattati) sovraordinata alle Costituzioni: ma questo è anche il punto di debolezza e fragilità di un sistema le cui crepe cominciano ad affiorare in tutti i paesi. E quelle crepe attengono alla totale incompatibilità tra i trattati europei e la volontà popolare: comandare senza avere consenso non è cosa facile per nessuno e la crisi di egemonia di quella élite che si è autoproclamata al governo dell’Europa è un dato reale certificato in tutti i paesi ed oramai anche nel nostro.

La prima avvisaglia si era colta nel referendum costituzionale del 4 dicembre 2016, tutto il resto ne è derivato come logica conseguenza.

E’ così persino un ricambio della classe politica (non credo si possa attribuire alla Lega e ai 5 Stelle altre caratteristiche) viene percepito come una seria minaccia per la governance europea producendo le reazioni scomposte alle quali abbiamo assistito in questi giorni.

Ma gli sviluppi di questa crisi istituzionale hanno nello stesso tempo smascherato tutti i danni prodotti, e quelli che ancora produce, quella sedicente sinistra che ha di fatto consegnato la bandiera (fittizia) dell’opposizione ai diktat finanziari, al caricaturale e razzista “prima gli italiani” del duo Di Maio - Salvini.

In questo contesto le desolanti parole della Camusso “Mattarella ha agito nell’interesse di una cosa fondamentale per l’Italia e i lavoratori, che sono i trattati internazionali. Non ho mai pensato che fosse possibile risolvere i problemi dell’Italia con l’Europa attraverso l’uscita dall’Europa, che sarebbe un gigantesco indebolimento. A lavoratori e pensionati tutto serve tranne che uscire dall’euro” fotografano appieno la complicità e la degenerazione culturale, valoriale e politica di quello che un tempo era considerato il più grande sindacato dei lavoratori.

Fa rabbia che tutta questa fiction si svolga in assenza di un movimento capace di delineare, come sta accadendo in Francia, una vera alternativa di sistema che parta dalla rottura della gabbia dell’Unione Europea, per affermare la centralità del lavoro, dei diritti sociali e della solidarietà sociale.

Ma fa anche ben sperare quella energia positiva e contagiosa che si è respirata nei due giorni dell’assemblea di Potere al Popolo di Napoli: una base di partenza per costruire un movimento vero e capace di interrompere questa gigantesca fiction nella quale oggi siamo immersi.

di Alessandro Giannelli - Piattaforma Eurostop e attivista sindacale Usb

L’articolo è stato evidentemente scritto qualche ora prima del varo del governo grillin-leghista, ma non perde certo per questo efficacia. Anzi...

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