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mercoledì 6 giugno 2018

Salvini e Lucano

Ricordate il film «Johnnny Stecchino», commedia dove Benigni è il sosia di un padrino della mafia? L’autista che viene a prenderlo all’aeroporto di Palermo gli dice con aria cospirativa che «la città è bellissima ma ha un grave problema... il traffico»!

L’esilarante gag viene in mente quando il neo-ministro di Polizia afferma che il problema della Locride è... Mimmo Lucano, sindaco di Riace. «Uno zero», secondo Matteo Salvini, ex studente che non è mai riuscito a conseguire una laurea, come il suo collega vice-presidente del Consiglio Luigi Di Maio. Eppure lo zero Lucano, non certo Matteo Salvini da Milano (Padania), è stato inserito dalla rivista americana Forbes in una sorta di classifica, stilata ogni anno, delle 50 persone più influenti del mondo... Del resto, basta andare a Riace ed ascoltare l’opinione dei paesani, calabresi e africani, asiatici o di altra provenienza per capire cosa valga.

Eppure Lucano e i profughi che accoglie nel suo paesino calabrese sono una vera rendita per un personaggio passato, in vent’anni di «carriera», dal parlamento della «Padania» al Viminale, trasformando un partito moribondo in uno sovranista, islamofobo, anti-Rom, anti-UE e, naturalmente, feroce avversario dei rifugiati che sbarcano nel Mezzogiorno dal 2007. E’ Salvini a dichiararsi favorevole a carrozze separate per i “veri” milanesi nella capitale lombarda, ad opporsi all’unione civile, a definire l’euro «un crimine contro l’umanità».

Protagonista di una campagna elettorale infinita, il 45enne lombardo promette di tagliare «5 miliardi di fondi per gli immigrati», ignorando o fingendo di ignorare che i miliardi sono 3, quasi tutti di provenienza UE. Mentre i migranti annegano nel Mediterraneo, lui definisce «vicescafisti nei porti» i militanti delle Ong che porgono il braccio a donne, uomini e bambini in balia delle onde. Il «popolo» lo acclama. Quel «popolo» che esclama, quando un giovane maliano viene assassinato a San Ferdinando di Rosarno: «Uno di meno».

Noi stiamo con un’altra Italia, quella di «Mimmo il curdo», che risponde così: «È vero che appartengo alla classe degli ultimi praticamente zero e che in tutti questi anni abbiamo unito le nostre debolezze con tanti altri disperati di ogni parte del mondo» e «Abbiamo condiviso un sogno di una nuova umanità libera dalle mafie dal razzismo dal fascismo e da tutte le ingiustizie».

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