Un massacro, il peggiore dall’inizio dell’avanzata delle truppe del
generale cireanico Khalifa Haftar sulla capitale libica, ormai tre mesi
fa: almeno 40 morti, è il bilancio provvisorio di un
raid aereo che ieri notte ha colpito un centro di detenzione libico per
migranti africani alla periferia di Tripoli.
A rendere noti i numeri è l’Alto commissariato Onu per i rifugiati,
l’Unhcr, attraverso il portavoce Charlie Yaxley: nel centro erano
detenute circa 600 persone. Parla anche Malek Mersek, portavoce dei
servizi medici d’emergenza della capitale, che racconta di almeno 80
persone ricoverate negli ospedali.
L’inviato di al-Jazeera nella capitale libica, Mahmoud
Abdelwahed, ha raccontato i soccorsi, la ricerca dei sopravvissuti e le
ambulanze che hanno fatto la spola con gli ospedali: “È terribile, ci sono cadaveri sotto le macerie – ha detto – Non è la prima volta che le forze di Haftar colpiscono il centro. È stato attaccato anche ad aprile quando Haftar ha iniziato la sua campagna per occupare Tripoli”.
Difficile dire, aggiunge l’Onu, chi sia il responsabile
dell’attacco aereo. Ma in molti puntano sul generale Haftar e il suo
Esercito nazionale libico, Lna: il centro si trova nella zona di
Tajoura, in cui si concentrano diversi campi e basi militari delle forze
tripoline, già bombardati in queste settimane. Tripoli da
parte sua ha subito accusato il leader di Bengasi, definendole “un
criminale di guerra”: “Questo crimine è giunto dopo le dichiarazione
dell’aviazione dell’Esercito nazionale libico di Haftar e dunque è lui
da considerare il responsabile legale e morale”, ha detto alla radio di
Stato il ministro degli interni del governo di unità, Gna, del premier
al-Serraj, Fathi Bashagha.
Segue una nota del Consiglio presidenziale del Gna, che stamattina ha
parlato di “omicidio di massa e crimine di guerra” e chiesto
all’Unsmil, la Missione Onu di supporto in Libia a istituire una
commissione di inchiesta sull’attacco.
Vero è che da lunedì Lna ha iniziato a bombardare la
capitale, incapace di prenderla con metodi più “tradizionali”:
l’avanzata via terra si è presto arenata nonostante il sostegno militare
dei paesi del Golfo e dell’Egitto, mentre dall’altra parte del fronte
le forze del premier del governo di unità hanno resistito all’operazione
di terra grazie anche a droni e equipaggiamento militare inviato dal
governo turco. La perdita della fondamentale e strategica città
di Garyan, a sud di Tripoli, la scorsa settimana, ha duramente
inficiato sulla capacità di avanzata del generale che, per questo,
starebbe ricorrendo ai raid aerei.
Haftar ha subito negato di aver colpito il centro di detenzione,
affermando di aver compiuto un bombardamento chirurgico contro un
deposito di munizioni, e ha accusato le milizie che appoggiano il Gna,
gruppi armati che negli anni hanno radicato la loro autorità su quelle
che sono divenute delle vere e proprie città-stato e il cui sostegno ad
al-Serraj è spesso traballante.
Questo è il porto sicuro secondo il governo italiano dove
poter rispedire i migranti che riescono a lasciare i centri di
detenzione, lager come dimostrato da inchieste giornalistiche e
denunciato dagli operatori umanitari: migliaia di persone
intrappolate, vittime di torture e ricatti alle famiglie, costretti in
spazi angusti e bui con pochissimo cibo e zero igiene, in condizioni
disumane.
Fonte
Nessun commento:
Posta un commento