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16/10/2019

Il treno di mezzanotte, da Palazzo Chigi a Bruxelles

È scattata come tutti gli anni a mezzanotte la timeline che la Commissione europea impone al governo italiano per l’invio della legge di bilancio che solo dopo l’esame di Bruxelles potrà essere presentata al Parlamento.

Una procedura umiliante che si ripete da anni e che dà la cifra della subordinazione ai vincoli imposti dalla Ue sulle scelte economiche per il nostro paese.

Il Consiglio dei ministri entro la mezzanotte di ieri, ha approvato il decreto-legge che introduce “disposizioni urgenti in materia fiscale e per esigenze indifferibili e il disegno di legge recante il Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2020 e il bilancio pluriennale per il triennio 2020-2022”. I due provvedimenti compongono la manovra finanziaria e trovano la loro traduzione sul piano contabile nel Documento programmatico di bilancio per il 2020, che è stato trasmesso alla Commissione europea.

La Commissione europea emette poi entro il 30 novembre il suo parere sul documento programmatico italiano, rilevando eventuali dissonanze rispetto ai vincoli previsti dai trattati europei. La legge deve essere infine approvata entro il 31 dicembre dell’anno in corso, che è la scadenza naturale dell’esercizio finanziario.

Al primo punto ovviamente c’è la questione della copertura delle clausole sull’Iva che impegna ben 23 miliardi sui 30 messi in bilancio per la manovra finanziaria che verrà presentata nelle prossime settimane. “Al fine di evitare un aumento delle imposte a carico dei consumatori, con ripercussioni sulla distribuzione e il commercio, gli incrementi dell’Iva pari a 23,1 miliardi di euro previsti a legislazione vigente per il 2020 sono stati completamente sterilizzati, senza ricorrere a interventi sulle rimodulazioni delle aliquote capaci di aumentare il gettito di tale imposta”, si legge nella nota del Consiglio dei ministri. Il che significa che da mettere in campo per misure “espansive” le risorse rimaste a disposizione diventano ben poca cosa.

Per quanto riguarda le misure a sostegno del lavoro “si riduce già dal 2020 il cuneo fiscale a carico dei lavoratori – spiega la nota del Cdm – avviando un percorso di diminuzione strutturale della pressione fiscale sul lavoro e di riforma complessiva del regime Irpef per tutti i lavoratori dipendenti”. Sempre sulla questione fiscale si legge che :“Vengono messe in campo politiche di contrasto all’evasione e alle frodi fiscali in più settori. Si prevede un inasprimento delle pene per i grandi evasori. Si introducono misure per contrastare l’illecita somministrazione di manodopera e l’aggiramento della normativa contrattuale in tema di appalti da parte di cooperative o imprese fittizie, che in tal modo evadono l’Iva e non procedono al versamento delle ritenute sui redditi dei lavoratori. Si rafforzano le misure contro le frodi nel settore dei carburanti.
Si implementa il contrasto all’evasione e all’illegalità nel settore dei giochi, attraverso l’istituzione del registro unico degli operatori del gioco pubblico e il blocco dei pagamenti per i soggetti che operano dall’estero senza concessione, anche attraverso l’istituzione dell’agente sotto copertura”.

Sul terreno delle detrazioni fiscali per ora “vengono prorogate le detrazioni per la riqualificazione energetica, gli impianti di micro-cogenerazione e le ristrutturazioni edilizie, oltre a quelle per l’acquisto di mobili ed elettrodomestici di classe energetica elevata a seguito di ristrutturazione della propria abitazione. Viene introdotta per il 2020 una detrazione per la ristrutturazione delle facciate esterne degli edifici (il ‘bonus facciate’) per dare un nuovo volto alle nostre città”.

Sottolineato poi l’obiettivo di aumentare i pagamenti elettronici, con un piano che prevede, tra l’altro, l’introduzione di un super bonus da riconoscersi all’inizio del 2021 in relazione alle spese effettuate con strumenti di pagamento tracciabili nei settori in cui è ancora molto diffuso l’uso del contante, nonché l’istituzione di estrazioni e premi speciali per le spese pagate con moneta elettronica e sanzioni per la mancata accettazione dei pagamenti con carte di credito o bancomat.

Assai più generici e misteriosi si diventa sulle materie di carattere sociale.“Vengono destinate ulteriori ingenti risorse agli interventi per la famiglia, che saranno oggetto di un piano di razionalizzazione e semplificazione”. Nel documento si legge che “Si prevede la cancellazione del cosiddetto superticket in sanità, a partire dalla seconda metà del 2020, con un corrispondente incremento delle risorse previste per il sistema sanitario nazionale, destinate comunque ad aumentare nel prossimo triennio”. Ed ancora: “Per le politiche di sostegno alle persone diversamente abili vengono stanziate le risorse necessarie all’attuazione della delega in materia. Allo stesso tempo, nuove risorse sono previste in tre distinti fondi per la tutela del diritto al lavoro, per l’assistenza e per le esigenze di mobilità”. Sono enunciate, ma non ancora dettagliate, le risorse per i contratti di lavoro dei lavoratori pubblici scaduto quest’anno. Leggiamo che: “Sono ampliati gli stanziamenti del triennio 2019-2021 per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego del comparto Stato”.

Nelle settimane scorse il nuovo governo ha parlato spesso di investimenti “green” per incentivare la transizione ecologica. Tale priorità viene così declinata: “Si istituiscono due nuovi fondi per finanziare gli investimenti dello Stato e degli enti territoriali e un fondo per contribuire (con garanzie, debito o apporto di capitale di rischio) alla realizzazione di investimenti privati sostenibili nell’ambito del green new deal. A queste risorse vanno aggiunte quelle relative al sostegno degli investimenti privati sotto forma di contributi e di incentivi”. Anche sugli investimenti sulla innovazione tecnologica, si parla molto di quelli destinati all’industria 4.0, assai meno di quelli sulla ricerca. “Si stanziano le risorse necessarie a proseguire gli incentivi del programma “Industria 4.0” per sostenere gli investimenti privati e favorire il rinnovo dei sistemi produttivi: tra questi il Fondo centrale per le piccole e medie imprese; il super e l’iper ammortamento (per beni tecnologici, software ed economia circolare); il rifinanziamento della legge Sabatini; il credito di imposta per la “Formazione 4.0”.

Inevitabile sottolineare che nel 2013 l’Italia ha dovuto approvare il cosiddetto Fiscal Compact, ossia il “trattato sulla stabilità, il coordinamento e la governance nell’Unione economica e monetaria”. Il trattato prevede l’impegno degli Stati a inserire nelle proprie costituzioni l’obbligo dell’equilibrio di bilancio, ammettendo un deficit strutturale fino allo 0,5% del Pil; un rapporto fra deficit e Pil non superiore al 3%; l’attivazione di un meccanismo di correzione che intervenga quando si registrano «deviazioni» rispetto all’obiettivo di bilancio; l’obbligo, per i paesi con un debito superiore al 60%, di ridurlo a un ritmo di 1/20 l’anno per la parte che eccede questa misura. 

Il Parlamento italiano (praticamente tutti i partiti, di destra o di centro-sinistra) hanno ratificato la norma con la legge costituzionale 1 del 2012, nota per aver introdotto l’obbligo del pareggio di bilancio. I risultati, stagnazione e recessione economica, regressione sociale, deindustralizzazione etc, sono visibili agli occhi di tutti, ma si fa finta di non vederli. La subordinazione delle scelte economiche e sociali ai diktat di Bruxelles è il problema, non la soluzione. L’ultima edizione del World Economic Outlook del Fmi appena pubblicata e presentata a Washington, per l’Italia stima la crescita 2019 a quota zero (dal +0,9% dello scorso anno) mentre quella del 2020 viene collocata al +0,5% con un taglio rispettivamente uno e tre decimi di punto rispetto alle previsioni di luglio. Ma sono tutti i principali Paesi dell’Eurozona ad aver registrato riduzioni nelle previsioni da parte del Fmi. È evidente che le ricette imposte dall’Unione Europea non hanno funzionato, non funzionano più.

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