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24/10/2020

Fontana adesso si preoccupa e vuole chiudere (quasi) tutto

Il presidente della Lombardia, Fontana, nemmeno una settimana orsono, diceva di non essere preoccupato dalla situazione sanitaria.

Ora Fontana parla di situazione “drammatica”, per cui s’ipotizza un inasprimento del “coprifuoco” notturno, con la sua anticipazione alle 21. Inoltre, ed è molto grave, Fontana decreta anche il ritorno alla didattica a distanza per le scuole.

Naturalmente, nessun provvedimento riguarda le attività produttive e lavorative, perché non si deve danneggiare l’economia. Come se le fabbriche e tutti i luoghi di lavoro non fossero possibili focolai di contagio, specie se nessuno li controlla e si devono raggiungere viaggiando su mezzi di trasporto affollati e non adeguatamente sanificati. In questo modo si è arrivati a 5.400 casi in Lombardia di cui 2.300 nella provincia di Milano.

Com'è noto, siamo contro i negazionisti, ben coscienti dell’importanza di rispettare le precauzioni necessarie. Tuttavia crediamo anche sia ora di dire basta a una giunta che ci considera bestie da produzione che devono rischiare la vita per accondiscendere ai desideri di Confindustria, lavorando in luoghi insicuri e prendendo trasporti pericolosi per poi tornare a rinchiudersi a casa.

Perché il Covid, secondo Fontana e la Confindustria, è “pigro” e “non ama” fabbriche e uffici, ma si scatena a contagiare solo nei bar, nei teatri, nelle piscine e nelle scuole. In pratica, il messaggio della giunta è “sgobba ma non chiedere di avere una vita sociale (e ci mancherebbe altro, politica)”.

La giunta lombarda, da marzo a oggi, non ha fatto nulla per potenziare la sanità, anzi ha premiato i “manager” che hanno ridotto, per ragioni di bilancio, i posti Covid negli ospedali, si è dimenticata delle USCA – unità speciali di continuità territoriale – che sono solo 40 sulle 200 preventivate, che impegnavano, a maggio, 70 medici che ora sono rimasti soltanto 12.

La cattedrale nel deserto dell’Ospedale Fiera sta ripartendo con personale sottratto ad altri ospedali, che resteranno senza terapia intensiva. Inoltre, dal punto di vista dell’efficienza, ci si dimentica totalmente che il lavoro delle terapie intensive richiede un alto livello di intesa e di rapidità decisionale, non facile da raggiungere da parte di personale messo insieme in fretta e furia, anche se competente.

I medici di base sono, come sempre, abbandonati a se stessi e dichiarano che ancora oggi non hanno ricevuto nemmeno una dose di vaccino antinfluenzale per la campagna vaccinale che, in questa situazione, sarà comunque molto difficile se non impossibile da organizzare.

Sembra che qualcuno, paradossalmente, si sia infettato negli assembramenti dovuti alle lunghe attese per avere il tampone, dato che non si è nemmeno pensato che tale esame si dovrebbe organizzare per appuntamento.

Quanto alla definizione di “zone rosse” (e probabilmente Milano dovrebbe essere dichiarata tale), Fontana demanda tale competenza ai sindaci, scaricando su di loro le responsabilità che, peraltro, il governo ha delegato alle regioni. Un pericoloso scaricabarile per non inimicarsi Confindustria, che ha già provocato una strage in Val Seriana nella scorsa primavera.

Rispetto a tale strage, proprio ieri la Procura di Bergamo ha incriminato i dirigenti della sanità territoriale bergamasca, Locati e Cosentina, per epidemia colposa aggravata dalla morte di persone. Infatti, l’ospedale di Alzano Lombardo, dove si erano verificati dei casi di Covid, non sarebbe stato sanificato prima della riapertura.

Per la questione Alzano-Nembro sono stati incriminati anche l’ex direttore della sanità lombarda, Cajazzo, e i suoi stretti collaboratori Salmoiraghi e Andreassi.

Ci chiediamo quando alle incriminazioni dei tecnici seguiranno quelle degli amministratori politici che sono i responsabili principali per la loro linea di smobilitazione sanitaria e per aver privilegiato il profitto sulla salute dei cittadini.

Infine, la coppia Fontana e Gallera dovrebbe essere denunciata anche per il danno che sta provocando alla scuola, con una chiusura che poteva essere evitata con provvedimenti adeguati. La scuola, come sempre, non è considerata attività “produttiva” e può essere riaperta e richiusa a piacimento della giunta, con un danno incalcolabile alla formazione non solo culturale, ma anche umana e sociale dei giovani e alla loro vita di relazione.

Inoltre, la chiusura delle scuole, causata soprattutto dall’insipienza della giunta regionale, è un enorme affronto agli sforzi che docenti e amministrativi hanno profuso dal 14 settembre a oggi per garantire sicurezza e serenità in condizioni di difficoltà estrema, di carenza di personale, di spazi, di mezzi e di indicazioni chiare.

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