di Francesco Dall'Aglio
Secondo Bild, non certo un giornale del tutto credibile ma ormai quale giornale lo è?, Navalny stava per essere rilasciato, o meglio, scambiato con Vadim Krasikov, l'agente russo che ha eliminato nel 2019 a Berlino Zelimkhan Khangoshvili, comandante militare ceceno-georgiano considerato da Mosca (non del tutto a torto, diciamo) un terrorista.
Se ne era parlato anche durante l'intervista di Carlson, pur non nominandolo direttamente e inserendolo invece nel prospettato scambio con Evan Gershkovich, giornalista statunitense detenuto in Russia da un anno con l'accusa di spionaggio. Se la notizia fosse confermata (e inserita nel quadro dello straordinario tempismo della sua morte) si aprirebbe una serie di scenari che non è il caso di discutere per non venire tacciati di becero complottismo.
Intanto, secondo la pagina italiana di Wikipedia (allego foto, perché non ci si crede) Yulia Navalnaya è definita "Leader dell'opposizione della Federazione Russa" con "inizio mandato" il 19 febbraio 2024 e "predecessore Alexei Navalny", come se la sua fosse una carica - del resto nell'articolo si legge che "il 19 febbraio 2024 viene nominata nuova leader dell'opposizione della Federazione Russa, succedendo FORMALMENTE (enfasi mia) al marito nella leadership dei principali organi istituzionali di opposizione al Cremlino".
Precedentemente era solo "Moglie del leader dell'opposizione della Federazione Russa. Durata mandato 7 maggio 2018–16 febbraio 2024", evidentemente un'altra carica pubblica. Di solito queste scempiaggini sono il risultato di qualche traduzione fatta male, ma in questo caso nessuna delle altre lingue di Wikipedia riporta niente del genere. Siamo un paese meraviglioso.
Qualcuno a Wikipedia Italia ha visto la luce e si è accorto che "leader dell'opposizione" non è, in effetti, una carica (e manco "moglie del leader dell'opposizione"), riportando la pagina di Yulia Navalnaya nel regno del reale.
Istruttiva la cronologia delle modifiche.
Tre giorni fa mi ero sbilanciato sull'entità delle perdite ucraine durante la ritirata da Avdiivka, e mi ero sbilanciato anche a definirla disastrosa. Pare che avessi ragione.
Fonte
Presentazione
Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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14/01/2023
29/04/2022
Venti di guerra: su Wikipedia la strage di Odessa del 2014 diventa un “casuale incendio”
Il 2 maggio 2014, a Odessa, avvenne una terribile strage, ad opera di sostenitori del governo golpista guidati da squadre di neonazisti ucranini, davanti e all’interno della Casa dei sindacati, che ufficialmente provocò 48 vittime ma che, secondo stime non ufficiali, potrebbero essere state anche 150, cui vanno aggiunti diversi centinaia di feriti scampati per poco all’eccidio.
Le autorità ucraine non effettuarono alcuna indagine approfondita come accertato da un rapporto delle Nazioni Unite.
Ebbene, se andate a vedere ora la pagina di Wikipedia sulla strage alla Casa dei sindacati di Odessa del 2014 scoprirete che è stata stravolta già a partire dal titolo della pagina che da “Strage di Odessa” è stato cambiato in “Incendio della Casa dei sindacati di Odessa”. Anche il contenuto stesso della pagina è stato completamente cambiato e stravolto.
Se nella versione precedente la “strage di Odessa” veniva definita: “un massacro avvenuto il 2 maggio 2014 ad Odessa presso la Casa dei Sindacati, in Ucraina, ad opera di estremisti di destra, neonazisti e nazionalisti filo occidentali ucraini ai danni dei manifestanti sostenitori del precedente governo filo russo”, nella nuova versione troverete scritto: “il rogo di Odessa è un incendio verificatosi a seguito di violenti scontri armati fra fazioni di militanti filo-russi e di sostenitori del nuovo corso politico ucraino”.
Il numero delle fonti utilizzate è sceso da 23 a 13 e sono cambiate quasi tutte ad eccezione di un paio (evidentemente utili alla nuova versione). Peraltro, le fonti utilizzate nella versione precedente alla modifica comprendevano rapporti dell’ONU oltre una serie articoli di testate mainstream di carattere nazionale e internazionale quali il New York Times, Bloomberg, Panorama e Radio Free Europe.
Sulla strage alla camera del lavoro di Odessa vedi qui.
Fonte
Le autorità ucraine non effettuarono alcuna indagine approfondita come accertato da un rapporto delle Nazioni Unite.
Ebbene, se andate a vedere ora la pagina di Wikipedia sulla strage alla Casa dei sindacati di Odessa del 2014 scoprirete che è stata stravolta già a partire dal titolo della pagina che da “Strage di Odessa” è stato cambiato in “Incendio della Casa dei sindacati di Odessa”. Anche il contenuto stesso della pagina è stato completamente cambiato e stravolto.
Se nella versione precedente la “strage di Odessa” veniva definita: “un massacro avvenuto il 2 maggio 2014 ad Odessa presso la Casa dei Sindacati, in Ucraina, ad opera di estremisti di destra, neonazisti e nazionalisti filo occidentali ucraini ai danni dei manifestanti sostenitori del precedente governo filo russo”, nella nuova versione troverete scritto: “il rogo di Odessa è un incendio verificatosi a seguito di violenti scontri armati fra fazioni di militanti filo-russi e di sostenitori del nuovo corso politico ucraino”.
Il numero delle fonti utilizzate è sceso da 23 a 13 e sono cambiate quasi tutte ad eccezione di un paio (evidentemente utili alla nuova versione). Peraltro, le fonti utilizzate nella versione precedente alla modifica comprendevano rapporti dell’ONU oltre una serie articoli di testate mainstream di carattere nazionale e internazionale quali il New York Times, Bloomberg, Panorama e Radio Free Europe.
Sulla strage alla camera del lavoro di Odessa vedi qui.
Fonte
31/01/2019
Un golpe preparato a lungo anche su Internet, con qualche pasticcio...
I golpe non si improvvisano. Specie se, nel paese che si vuole conquistare, gli “alleati” contano poco, socialmente parlando. Non è un’affermazione soltanto nostra, ma semplicemente un’informazione che proprio non riesce a trovar posto nei media mainstream, tutti o quasi filogolpisti (a partire da Repubblica e Corriere, ci mancherebbe...).
Anche GlobalProject, che ha cercato di informarsi su quanto accade lì con un’intervista a un professore venezuelano docente a Padova – peraltro molto disincantato e critico con l’attuale governo venezuelano – ha dovuto riferire che: “Questo Guaidò è una persona sconosciuta: la stessa opposizione ufficiale venezuelana è rimasta sorpresa quando questo ragazzo di 35 anni si è autoproclamato Presidente della repubblica, è diventato oggetto di presa in giro, gli dicevano “chi sei tu?”; la sorpresa è stato l’appoggio di Trump quando lo ha riconosciuto come Presidente. Internamente questo ragazzo non ha una legittimazione né sociale né politica da parte del resto dell’opposizione.”
Opposizione peraltro piuttosto limitata socialmente anche a Caracas: “questa violenza che mostrano in TV o di cui scrivono sui giornali si concentra in una sola zona di Caracas, la zona est, dove risiedono sostanzialmente le élite, la classe alta, e il ceto medio. E dove hanno sede gli interessi USA. Questo è ciò che fanno vedere i media, ciò che non fanno vedere è che il 21 gennaio, quando Mike Pence, il vice di Trump, fece una diretta TV chiamando i militari venezuelani a non riconoscere Maduro e di fatto a compiere il golpe, quella sera scesero dalle favelas centinaia di migliaia di persone che hanno accerchiato il palazzo del governo per proteggerlo, esattamente come accadde nel 2002 con il tentato golpe ai danni di Chavez. Questo nessuna TV, tranne la BBC, ha mostrato queste immagini”.
La Bbc fa ancora giornalismo, per quanto governativamente orientato – Gran Bretagna, mica la la Bulgaria anni ’60... – il resto pare di no.
La cosa curiosa, ma non impensabile, è che la stessa amministrazione Trump, mentre prepara il golpe e chiede a tutti di emanare sanzioni verso il Venezuela di Maduro, contemporaneamente contratta con Maduro le forniture petrolifere... “sotto il profilo operativo, concreto, a partire dalla compravendita del petrolio, il Venezuela resta nelle mani di Maduro. Gli USA acquistano il 15% del loro fabbisogno petrolifero dal Venezuela: Trump ha dovuto negoziare con Maduro”.
La lunga premessa serve ad inquadrare l’inchiesta “casalinga” che vi proponiamo qui di seguito, fatta da Francesca Fortuzzi – non da un giornalista “professionista” o uno “specialista dell’intelligence”, in parecchi casi con imbarazzanti intersezioni – per soddisfare una sua personale curiosità. Con un pizzico di perseveranza e qualche consiglio da amici “smanettoni”, insomma, si possono comunque capire tante cose.
Per esempio, come si prepara un golpe. Ovviamente si tratta di un rivolo marginale, non di una “rivelazione che svela tutto”. I mainframe della Cia, in fondo, non sono così facilmente penetrabili, e non lasciano tracce troppo evidenti.
Ma qualcuna sì.
Tutto parte da una notizia mancante nella versione italiana della voce “Venezuela” su Wikipedia: la nazionalizzazione della compagnia petrolifera che prima dell’avvento di Chavez era privata e controllata da società riconducibili agli Stati Uniti.
Si sa che Wikipedia è teoricamente un’enciclopedia costruita “dal basso”, aperta a chiunque voglia fornire il suo personale contributo ad arricchire di informazione quella voce. Lasciando ovviamente traccia del proprio operare. In realtà, come nella realtà fisica, “dal basso” è un concetto vago, praticamente aleatorio. E quindi ogni singola voce di questa enciclopedia è controllata da un piccolo o grande gruppo di “redattori” che si riconoscono e legittimano tra loro. E impediscono – correggendole o ripristinando la versione originale – ogni contributo non in linea con la convinzioni del gruppo di controllori.
Per le voci scientifiche – esempio: “atomo”, “teoria della relatività”, “batterio”, ecc – questo non pone problemi. Ben pochi ignoranti in materia si azzardano a proporre modifiche ed è perfettamente logico che degli scienziati, magari di non primissima fascia ma scienziati, controllino che certe voci non diventino spazzatura in balia degli idioti.
Ma quando si passa a voci più comuni, dove chiunque può ritenere di avere le “competenze” sufficienti a proporsi come “autore”, i problemi sono quotidiani. Provate tranquillamente a proporre una modifica alle voci “Resistenza”, “Democrazia Cristiana”, o anche “Brigate Rosse”, “Anni ’70”, fino alle squadre di calcio. Scoprirete che tutto quel che provate ad inserire viene letto, corretto, cancellato, a seconda della “linea” decisa dal gruppo di “controllori” di quella voce.
Sarebbe tutto ovvio e persino “giusto”, in un qualche senso, se non fosse per quella pretesa assolutamente ideologica ed irreale per cui “uno vale uno” nel momento dell’elaborazione di una posizione e/o informazione. Insomma: sulle voci realmente “contendibili” da opzioni differenti prevale quella del gruppo costituitosi (autonominatosi o autoselezionato nel tempo). Il che, nelle questioni storiche e politiche, è certamente un grossissimo problema.
Scopriamo, grazie a questa inchiesta che chiunque davvero avrebbe potuto fare, che anche una voce teoricamente “geografica” è rientrata nella serie di quelle “politicamente pericolose”. E che la versione italiana – come probabilmente quelle in molte altre lingue “occidentali” – è controllata da un gruppo che prende ordini direttamente dalla Cia.
Ma sono anche abbastanza pasticcioni da annunciare con 15 giorni di anticipo un golpe che, per fortuna, non riesce ad avanzare. Se non nelle speranze dei “democratici”, reazionari e fascisti di casa nostra. Si tratta di un filone molto minore, gestito persino da incapaci. Ma proprio per questo – in qualche misura – illumina la dimensione di una preparazione del golpe che dura da mesi, se non anni, attraversa mezzo pianeta (quello controllato dagli Usa). E che nulla ha a che vedere con la volontà di un popolo.
Di lì in poi, il racconto ve lo fornisce Francesca.
Continua qui...
Anche GlobalProject, che ha cercato di informarsi su quanto accade lì con un’intervista a un professore venezuelano docente a Padova – peraltro molto disincantato e critico con l’attuale governo venezuelano – ha dovuto riferire che: “Questo Guaidò è una persona sconosciuta: la stessa opposizione ufficiale venezuelana è rimasta sorpresa quando questo ragazzo di 35 anni si è autoproclamato Presidente della repubblica, è diventato oggetto di presa in giro, gli dicevano “chi sei tu?”; la sorpresa è stato l’appoggio di Trump quando lo ha riconosciuto come Presidente. Internamente questo ragazzo non ha una legittimazione né sociale né politica da parte del resto dell’opposizione.”
Opposizione peraltro piuttosto limitata socialmente anche a Caracas: “questa violenza che mostrano in TV o di cui scrivono sui giornali si concentra in una sola zona di Caracas, la zona est, dove risiedono sostanzialmente le élite, la classe alta, e il ceto medio. E dove hanno sede gli interessi USA. Questo è ciò che fanno vedere i media, ciò che non fanno vedere è che il 21 gennaio, quando Mike Pence, il vice di Trump, fece una diretta TV chiamando i militari venezuelani a non riconoscere Maduro e di fatto a compiere il golpe, quella sera scesero dalle favelas centinaia di migliaia di persone che hanno accerchiato il palazzo del governo per proteggerlo, esattamente come accadde nel 2002 con il tentato golpe ai danni di Chavez. Questo nessuna TV, tranne la BBC, ha mostrato queste immagini”.
La Bbc fa ancora giornalismo, per quanto governativamente orientato – Gran Bretagna, mica la la Bulgaria anni ’60... – il resto pare di no.
La cosa curiosa, ma non impensabile, è che la stessa amministrazione Trump, mentre prepara il golpe e chiede a tutti di emanare sanzioni verso il Venezuela di Maduro, contemporaneamente contratta con Maduro le forniture petrolifere... “sotto il profilo operativo, concreto, a partire dalla compravendita del petrolio, il Venezuela resta nelle mani di Maduro. Gli USA acquistano il 15% del loro fabbisogno petrolifero dal Venezuela: Trump ha dovuto negoziare con Maduro”.
La lunga premessa serve ad inquadrare l’inchiesta “casalinga” che vi proponiamo qui di seguito, fatta da Francesca Fortuzzi – non da un giornalista “professionista” o uno “specialista dell’intelligence”, in parecchi casi con imbarazzanti intersezioni – per soddisfare una sua personale curiosità. Con un pizzico di perseveranza e qualche consiglio da amici “smanettoni”, insomma, si possono comunque capire tante cose.
Per esempio, come si prepara un golpe. Ovviamente si tratta di un rivolo marginale, non di una “rivelazione che svela tutto”. I mainframe della Cia, in fondo, non sono così facilmente penetrabili, e non lasciano tracce troppo evidenti.
Ma qualcuna sì.
Tutto parte da una notizia mancante nella versione italiana della voce “Venezuela” su Wikipedia: la nazionalizzazione della compagnia petrolifera che prima dell’avvento di Chavez era privata e controllata da società riconducibili agli Stati Uniti.
Si sa che Wikipedia è teoricamente un’enciclopedia costruita “dal basso”, aperta a chiunque voglia fornire il suo personale contributo ad arricchire di informazione quella voce. Lasciando ovviamente traccia del proprio operare. In realtà, come nella realtà fisica, “dal basso” è un concetto vago, praticamente aleatorio. E quindi ogni singola voce di questa enciclopedia è controllata da un piccolo o grande gruppo di “redattori” che si riconoscono e legittimano tra loro. E impediscono – correggendole o ripristinando la versione originale – ogni contributo non in linea con la convinzioni del gruppo di controllori.
Per le voci scientifiche – esempio: “atomo”, “teoria della relatività”, “batterio”, ecc – questo non pone problemi. Ben pochi ignoranti in materia si azzardano a proporre modifiche ed è perfettamente logico che degli scienziati, magari di non primissima fascia ma scienziati, controllino che certe voci non diventino spazzatura in balia degli idioti.
Ma quando si passa a voci più comuni, dove chiunque può ritenere di avere le “competenze” sufficienti a proporsi come “autore”, i problemi sono quotidiani. Provate tranquillamente a proporre una modifica alle voci “Resistenza”, “Democrazia Cristiana”, o anche “Brigate Rosse”, “Anni ’70”, fino alle squadre di calcio. Scoprirete che tutto quel che provate ad inserire viene letto, corretto, cancellato, a seconda della “linea” decisa dal gruppo di “controllori” di quella voce.
Sarebbe tutto ovvio e persino “giusto”, in un qualche senso, se non fosse per quella pretesa assolutamente ideologica ed irreale per cui “uno vale uno” nel momento dell’elaborazione di una posizione e/o informazione. Insomma: sulle voci realmente “contendibili” da opzioni differenti prevale quella del gruppo costituitosi (autonominatosi o autoselezionato nel tempo). Il che, nelle questioni storiche e politiche, è certamente un grossissimo problema.
Scopriamo, grazie a questa inchiesta che chiunque davvero avrebbe potuto fare, che anche una voce teoricamente “geografica” è rientrata nella serie di quelle “politicamente pericolose”. E che la versione italiana – come probabilmente quelle in molte altre lingue “occidentali” – è controllata da un gruppo che prende ordini direttamente dalla Cia.
Ma sono anche abbastanza pasticcioni da annunciare con 15 giorni di anticipo un golpe che, per fortuna, non riesce ad avanzare. Se non nelle speranze dei “democratici”, reazionari e fascisti di casa nostra. Si tratta di un filone molto minore, gestito persino da incapaci. Ma proprio per questo – in qualche misura – illumina la dimensione di una preparazione del golpe che dura da mesi, se non anni, attraversa mezzo pianeta (quello controllato dagli Usa). E che nulla ha a che vedere con la volontà di un popolo.
Di lì in poi, il racconto ve lo fornisce Francesca.
Continua qui...
15/01/2016
Quanto è libera Wikipedia? 15 anni fa la nascita della più nota enciclopedia on-line
Nel 2000 a San Francisco Jimmy Wales (economista, 34) e Larry Sanger (filosofo, 32), decidono di creare un nuovo sito che riesca a fare concorrenza a Encarta, l’enciclopedia on-line della Microsoft. Lo chiamano “Nupedia”. I contenuti inseriti, non coperti da copyright, avrebbero potuto essere utilizzati liberamente dai lettori. Per revisionarli vennero scelti alcuni esperti, e il carattere collettivo del loro lavoro sarebbe stato garanzia di una maggiore imparzialità. Si trattava però di un procedimento lento e macchinoso, per cui alla fine si decise di consentire a chiunque lo volesse di inserire delle voci. Fu scelto il nome “Wikipedia” dalla parola hawaiana “Wiki” (rapido). Il sito di Wikipedia venne lanciato il 15 gennaio 2001, e per sottolineare la natura non commerciale dell’operazione fu scelto il suffisso “.org”. Attualmente è il 7° sito del mondo per numero di visite (60 milioni di accessi al giorno). È disponibile in 280 idiomi tra i quali dialetti e lingue morte.
La versione italiana è costituita da circa 280 milioni di parole a fronte dei 50 milioni dell’Enciclopedia Treccani. Wikipedia non ha personale stipendiato e si regge su donazioni e contributi di privati e aziende che coprono i costi per i server e le altre spese di gestione. Di farla crescere si occupa un esercito di circa 38 milioni di volontari di cui più di 70mila attivi. La regola fondamentale è che non si può inserire niente che non sia già stato pubblicato altrove. Il codice di condotta impone di riportare le fonti in maniera equilibrata (cioè sia pro che contro una determinata tesi), privilegiare un’ottica globale e non localistica, evitare il marketing politico o commerciale ed escludere le voci che riguardano eventi futuri. Esistono gruppi di discussione con lo scopo di creare un consenso sull’impostazione delle pagine.
Il sito riceve dalle 25.000 alle 60.000 richieste di aggiornamento al secondo, e verificare la credibilità dei contenuti inseriti non è semplice, ma da una ricerca pubblicata nel 15 dicembre 2005 dalla rivista Nature emerge che la credibilità di Wikipedia è più o meno pari a quella dell’Enciclopedia Britannica. Dal canto suo l’Enciclopedia britannica ha pubblicato numerosi articoli per confutare questa tesi. Esiste un gruppo di amministratori (diversificati per livelli di responsabilità) che hanno la possibilità di cancellare contenuti e bloccare gli utenti “rompiscatole”. Il loro ruolo è quindi talmente centrale che il carattere “orizzontale” del sito rimane praticamente sulla carta. Chi sono gli amministratori? Come vengono scelti in realtà?
Una descrizione entusiastica è quella offerta dal libro “Te la dò io Wikipedia”, di Francesco Bini, ma naturalmente esistono numerosi articoli di segno opposto, che ironizzano sulle bufale “storiche” e criticano la scarsa imparzialità del sito soprattutto su temi “caldi” di politica internazionale come l’America Latina o il Medio Oriente. C’è chi ipotizza l’influenza di potenti lobby che ne condizionerebbero i contenuti, e in proposito è uscita nel 2007 la “lista nera dei manipolatori” compilata dal sito “Wikipedia scanner”: vi comparivano i governi di Usa e Portogallo (?!), multinazionali come la Microsoft, organizzazioni internazionali (Onu, Amnesty International) e grandi gruppi mediatici (Bbc, New York Times, Reuters). Alcuni mesi fa l’Indipendent ha pubblicato la notizia che alcuni truffatori avrebbero tentato di ricattare personaggi famosi minacciandoli di alterare le loro biografie. Chi invece ha aggiunto alla biografia di Tony Blair la qualifica di ubriacone e maniaco sessuale sembra aver agito per puro divertimento.
Per quanto ci riguarda, noi spesso consultiamo Wikipedia per i nostri articoli e consigliamo un utilizzo “laico” del sito. Wikipedia può essere una buona fonte di “partenza” dalla quale si possono ricavare informazioni di base da approfondire consultando poi altre fonti. Fatto sta che tempo fa avevamo deciso di creare la pagina di Senza Soste ma il contenuto non fu accettato. Nonostante avessimo tutte le registrazioni formali come testata, qualcuno degli amministratori (chi?) non ci riteneva un media abbastanza “ufficiale”. Ci riproveremo a breve e vi faremo sapere...
Nello Gradirà
Pubblicato sul numero 111 (gennaio 2016) dell'edizione cartacea di Senza Soste
Fonte
La versione italiana è costituita da circa 280 milioni di parole a fronte dei 50 milioni dell’Enciclopedia Treccani. Wikipedia non ha personale stipendiato e si regge su donazioni e contributi di privati e aziende che coprono i costi per i server e le altre spese di gestione. Di farla crescere si occupa un esercito di circa 38 milioni di volontari di cui più di 70mila attivi. La regola fondamentale è che non si può inserire niente che non sia già stato pubblicato altrove. Il codice di condotta impone di riportare le fonti in maniera equilibrata (cioè sia pro che contro una determinata tesi), privilegiare un’ottica globale e non localistica, evitare il marketing politico o commerciale ed escludere le voci che riguardano eventi futuri. Esistono gruppi di discussione con lo scopo di creare un consenso sull’impostazione delle pagine.
Il sito riceve dalle 25.000 alle 60.000 richieste di aggiornamento al secondo, e verificare la credibilità dei contenuti inseriti non è semplice, ma da una ricerca pubblicata nel 15 dicembre 2005 dalla rivista Nature emerge che la credibilità di Wikipedia è più o meno pari a quella dell’Enciclopedia Britannica. Dal canto suo l’Enciclopedia britannica ha pubblicato numerosi articoli per confutare questa tesi. Esiste un gruppo di amministratori (diversificati per livelli di responsabilità) che hanno la possibilità di cancellare contenuti e bloccare gli utenti “rompiscatole”. Il loro ruolo è quindi talmente centrale che il carattere “orizzontale” del sito rimane praticamente sulla carta. Chi sono gli amministratori? Come vengono scelti in realtà?
Una descrizione entusiastica è quella offerta dal libro “Te la dò io Wikipedia”, di Francesco Bini, ma naturalmente esistono numerosi articoli di segno opposto, che ironizzano sulle bufale “storiche” e criticano la scarsa imparzialità del sito soprattutto su temi “caldi” di politica internazionale come l’America Latina o il Medio Oriente. C’è chi ipotizza l’influenza di potenti lobby che ne condizionerebbero i contenuti, e in proposito è uscita nel 2007 la “lista nera dei manipolatori” compilata dal sito “Wikipedia scanner”: vi comparivano i governi di Usa e Portogallo (?!), multinazionali come la Microsoft, organizzazioni internazionali (Onu, Amnesty International) e grandi gruppi mediatici (Bbc, New York Times, Reuters). Alcuni mesi fa l’Indipendent ha pubblicato la notizia che alcuni truffatori avrebbero tentato di ricattare personaggi famosi minacciandoli di alterare le loro biografie. Chi invece ha aggiunto alla biografia di Tony Blair la qualifica di ubriacone e maniaco sessuale sembra aver agito per puro divertimento.
Per quanto ci riguarda, noi spesso consultiamo Wikipedia per i nostri articoli e consigliamo un utilizzo “laico” del sito. Wikipedia può essere una buona fonte di “partenza” dalla quale si possono ricavare informazioni di base da approfondire consultando poi altre fonti. Fatto sta che tempo fa avevamo deciso di creare la pagina di Senza Soste ma il contenuto non fu accettato. Nonostante avessimo tutte le registrazioni formali come testata, qualcuno degli amministratori (chi?) non ci riteneva un media abbastanza “ufficiale”. Ci riproveremo a breve e vi faremo sapere...
Nello Gradirà
Pubblicato sul numero 111 (gennaio 2016) dell'edizione cartacea di Senza Soste
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