Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.

05/08/2013

Quando la sicurezza diventa soltanto un "costo"

Turni disumani per gli autisti, revisioni a "scatola chiusa" ai mezzi. Radiografia dell'universo del trasporto su ruote.

Il drammatico incidente verificatosi a Monteforte Iripino che ha causato 38 morti riapre la discussione sulle garanzie di sicurezza dei pullman adibiti al trasporto di persone. Pullman che vengono usati per il trasporto urbano ed extraurbano per gite scolastiche e per gite di lunga e media percorrenza durante i fine settimane. 

COSTI E SICUREZZA. Il problema su cui occorre riflettere e che prende spunto dall'immane tragedia, è quello dell'assetto industriale del mondo del noleggio e del trasporto pubblico. In Campania è fatto da un arcipelago di piccole e micro imprese, per molte delle quali la sicurezza del personale e dei trasportati è spesso solo un costo. Da anni, le organizzazioni sindacali confederali e indipendenti denunciano che nel trasporto pubblico locale e a maggior ragione in quello privato, c'è un problema serio di nanismo industriale. Difficile introdurre il tema della sicurezza e degli investimenti che esso richiede.

TURNI DISUMANI. Gli incidenti, spesso, sono provocati dagli esasperati tempi di guida con il superamento delle 9 ore giornaliere o il "salto" dei turni di riposo. Normative previste dal Codice della strada. Secondo la Polizia Stradale, sulle strade italiane viaggiano oltre 26 mila autobus a "noleggio con conducente" che servono per gite organizzate, serate in discoteca, viaggi in famiglia e che dovrebbero essere iper-controllati, ma molto spesso invece sono ridotti a vecchie carrette. Molte volte vengono elusi i controlli annuali della revisione, così come accade di frequente che il cronotachigrafo, cioè  la scatola nera del mezzo, venga manomesso in modo che non risultino le reali ore di guida e la reale velocità del veicolo.

REVISIONI A SCATOLA CHIUSA. Si arriva addirittura a incidere il battistrada con un ferro arroventato per far apparire il pneumatico ancora in regola con gli intagli in rilievo quando in realtà  andrebbe sostituito perché liscio. Molte officine convenzionate effettuano le revisioni a scatola, anzi, a cofano chiuso. Vecchi pullman con qualche acciacco legato all’età (per esempio, i fumi di scarico fuori norma), passano tranquillamente la revisione “fantasma” senza  controllo ottenendo il puntuale ‘via libera’ da applicare sul libretto di circolazione.

SERVONO NORME SEVERE. Dunque, sono necessarie regole più severe per la tutela della sicurezza. Il nuovo regolamento europeo sulle revisioni, non ancora approvato, prevede una netta separazione tra le attività di revisione e quelle di riparazione. Previste inoltre revisioni annuali sui veicoli con più di 160 mila km e 7 anni di vita, e controlli su elettronica e dispositivi. Sono  molte e sostanziali le novità. Interessante la proposta che stabilisce una netta separazione tra il ruolo del revisore e quello dell'autoriparatore: in Italia, a differenza di altri paesi europei, non ci sono separazioni tra le due attività. Alla base della separazione tra autoriparatore e revisore ci sarebbe la volontà di eliminare possibili "conflitti d'interesse". In quest'ottica il revisore dovrebbe essere quindi super-partes, e non trarre vantaggio da possibili riparazioni pre-revisione o fare piaceri ai clienti fidelizzati.

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Cacciamoli con la piazza, non con i magistrati!

La Cassazione conferma le condanne per frode fiscale a carico di Silvio Berlusconi e degli altri tre imputati del processo Mediaset.

In totale 4 anni di reclusione per Berlusconi per frode fiscale, ma tre anni della pena sono coperti da indulto, l'anno residuo dovrà essere scontato ai domiciliari o con l'affidamento ai servizi sociali, ma per il momento viene 'salvato' e può essere ancora il protagonista della politica attiva con la sua bella alleanza con il Pd. Infatti, la Cassazione ha annullato la pena accessoria a carico dell'ex Premier, l'interdizione dai pubblici uffici per cinque anni, e ha disposto il rinvio alla Corte d'Appello di Milano per la rideterminazione della pena stessa. A quanto è dato sapere, "il nuovo processo d'appello si svolgerà in autunno a Milano, davanti a una sezione della Corte d'Appello diversa da quella che si espressa sul merito del processo. Sulla decisione si potrà ricorrere in Cassazione. Per cui Berlusconi potrebbe restare senatore ancora per diversi mesi" (cit). Alla fine questa sentenza è una boccata d'ossigeno per Letta che potrà adesso, senza opposizione sociale organizzata, portare avanti a settembre il banchetto delle privatizzazioni dopo il salvataggio del “caimano”. Condannato, ma non interdetto, l'alleato scomodo del PD. Un alleato, dice Epifani dopo la sentenza che, se sarà responsabile, potrà continuare a governare. Una sentenza questa che lascia l'amaro in bocca sia alla sinistra legalitaria che sperava di far saltare il tavolo del Governo con la magistratura, sia all'esercito di Silvio che voleva l'assoluzione piena. Da oggi però il PD potrà dire che le sentenze vanno rispettate e che il Governo andrà avanti, mentre Napolitano manda un messaggio di rassicurazione al PDL dicendo che adesso occorre la riforma della giustizia. Tutto sembra studiato ad arte. Morale della favola? Berlusconi è  azzoppato ma ancora in piedi. Il Governo continuerà quindi a produrre interventi rilevanti che segneranno la politica economica, sociale e democratica di questo paese per i prossimi anni. Cane non mangia cane del resto, e chi pensava che in Italia la magistratura potesse avere un ruolo di rottura politico ha sbagliato enormemente i suoi conti. Ha sbagliato perché il centro di interessi che regge questo Governo è molto più potente di quanto uno creda, e non sarà una sentenza che toglie un pedone dalla scacchiera a scardinarlo.

L'intreccio tra l'alta borghesia transnazionale - che di fatto guida il processo di ristrutturazione capitalista in Europa - e la “neo classe” di apparato politico e istituzionale degli stati, svolge oggi una funzione primaria nei processi di governance liberista. Questo in fin dei conti è il patto di potere che esiste in Italia da almeno due anni, da quando Giorgio Napolitano ha nominato Senatore a vita Mario Monti. Alti manager pubblici che vengono dal privato e viceversa, lo Stato che oltre ad accompagnare i processi di privatizzazione opera direttamente in forma privata. Pensare di rompere questo sistema con la magistratura, cancellando una figura politica (importante ma sostituibile*) con una sentenza è stato politicamente demente.

Si può anche comprendere la disperazione del popolo della sinistra in questi anni, si può capire il perché abbia delegato alla magistratura il ruolo di vendicatore degli oppressi. Quello però che non si comprende è la subalternità di un pezzo di intellettualità di sinistra che ha lavorato per tenere in piedi lo schema berlusconismo – antiberlusconismo quando tutto era chiaro da anni. Anche se Berlusconi venisse cancellato dalla faccia della terra infatti il “sistema”che lo ha tenuto in vita resta assolutamente in piedi ed è più forte di prima. Monti prima e Letta poi non sono una parentesi politica, essi dimostrano invece il vero volto del “bipolarismo” a geometria variabile dove centro destra e centro sinistra si scontrano sulla cornice, ma sono pronti alle larghe intese quando il sistema di fondo  è in difficoltà.

Fate il favore allora, invece di riempire il web di appelli e firme contro Berlusconi stile popolo viola, sarà bene organizzarsi ed andare in piazza per cacciarli tutti. Non solo perché Berlusconi è moralmente impresentabile, ma perché lui e i suoi alleati ci stanno massacrando socialmente con la scusa del “ce lo chiede l'Europa (delle banche)”. Il 18 e il 19 ottobre, a Roma, lo sciopero dei sindacati di base prima, e la manifestazione dei movimenti sociali il giorno dopo possono essere il momento per costruire un movimento di massa organizzato per mandarli a casa tutti. Non solo Berlusconi, ma anche Letta, Renzi, Marchionne, De Benedetti, il Fiscal Compact e tutto il resto del regime politico mediatico e finanziario che governa questo paese.

Ps. Anche contro le scelte di e gli interventi inappropriati di uno dei peggiori Presidenti della Repubblica di questo paese.

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* su quel sostituibile ho parecchie riserve e credo di non essere il solo.

Erdogan mette le mani sull’esercito e punta al presidenzialismo

Il Consiglio Supremo militare turco, presieduto dal premier Recep Tayyip Erdogan, ha nominato i nuovi comandanti in capo di esercito, aeronautica e marina militare.

Alla guida delle forze di terra è andato il generale Hulusi Akar, considerato anche il favorito per la carica di Capo di stato maggiore alla scadenza del mandato dell'attuale responsabile, Necdet Ozel, nel 2015; il viceammiraglio Bulent Bostanoglu e il generale Azin Ozturk sono stati nominati a capo rispettivamente di marina e aeronautica. Secondo gli analisti le nomine provano il crescente controllo dell'esecutivo sulle forze armate: Erdogan ha infatti opposto il suo veto al candidato favorito alla guida dell'esercito, generale Bekir Layonku, perché ritenuto troppo vicino agli ambienti dell’opposizione e accusato di essere contiguo ai settori militari che avrebbero organizzato un presunto tentativo di golpe contro il governo, il cosiddetto piano "Ergenekon", oggetto di un processo la cui sentenza è attesa per domani e che vede sul banco degli imputati 275 persone.

Dopo aver rafforzato il controllo dell’esercito Erdogan ora punta a una revisione rapida della Costituzione che gli conceda maggiori poteri anche se sembra per ora adottare una posizione più morbida sul suo obiettivo storico di una riforma presidenzialista. La Commissione parlamentare che sta scrivendo la nuova costituzione turca continuerà a riunirsi anche durante la pausa estiva. Tutte le formazioni politiche sono d'accordo sulla necessità di modificare la Carta introdotta dai militari dopo il golpe fascista del 1980, ma rimangono molti gli articoli su cui i partiti non hanno trovato un compromesso. L'annuncio del primo ministro che le modifiche in senso presidenzialista della carta non sono più una "linea rossa" ha dato nuovo slancio ai lavori della commissione che potrebbe arrivare a un accordo entro la riapertura del parlamento il primo ottobre. I deputati del Partito della giustizia e dello sviluppo (Akp) erano già pronti a partire per le vacanze, ma dopo l'invito dello stesso primo ministro a continuare a lavorare hanno fatto marcia indietro. L'obiettivo è arrivare a un accordo sul almeno 80 articoli della nuova costituzione entro l'estate per poi sottoporli al parlamento a inizio ottobre e nel caso non vengano approvati proclamare un referendum costituzionale. Il referendum potrebbe tenersi dopo l'elezione del presidente della Repubblica e prima delle elezioni politiche del 2015, ha detto martedì Mustafa Sentop, vice-segretario dell'Akp e membro della Commissione. Sono passati 20 mesi da quando la "Commissione di compromesso costituzionale" si è riunita per la prima volta, ma dal 19 ottobre 2011 l'Akp e gli altri tre partiti rappresentati in parlamento – dove vige uno sbarramento del 10% - hanno trovato un compromesso solo su 60 articoli su 177. Troppo pochi per il premier Erdogan che ha chiesto ai suoi parlamentari e ai partiti d'opposizione di lavorare "senza pregiudiziali e in tempi rapidi". Un invito che sembra aver dato nuova energia al lavoro della commissione che, dopo una fase di stallo, lunedì ha raggiunto un accordo su vari articoli relativi a diritti fondamentali, sistema giudiziario e libertà personali. Se approvata, la nuova costituzione turca sancirà che "tutti hanno il diritto di vivere in pace e di essere protetti dalla violenza". Per adempiere alla nuova norma il parlamento turco dovrà dotarsi di nuove leggi per prevenire e nel caso punire "crimini e discorsi d'odio" verso un particolare gruppo sociale e promuovere la "cultura della pace". Trattative ancora in alto mare invece sulle riforme istituzionali. Erdogan ha annunciato all'ultimo congresso del suo partito che non sarà lui il candidato premier dell'Akp alle prossime elezioni. Il primo ministro mira invece a concludere la sua carriere politica da Capo dello stato, ma non prima di una riforma della Costituzione in senso presidenzialista. La netta opposizione del Partito repubblicano del popolo (Chp) rende questa ipotesi complicata, ma secondo il quotidiano Hurriyet, Erdogan potrebbe ora puntare a una soluzione di compromesso: "l'Akp ritirerà la sua proposta di (istituire) un sistema presidenziale e proporrà invece l'idea del "semi-presidenzialismo" scrive Goksel Bozkurt. Per il giornalista se neanche questa proposta dovesse essere approvata dal parlamento allora la nuova costituzione sarà sottoposta a un "referendum a risposta multipla" che preveda un quesito singolo dove i cittadini dovranno scegliere tra l'attuale sistema parlamentare e il presidenzialismo.

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Geotermia e lavoro: la pernacchietta dell’Enel diventa il ruggito dei sindaci (e dei media)

Da qualche giorno circola sui media la notizia di ’12-posti di lavoro-12′ offerti dall’Enel, bontà sua, legati agli impianti geotermici. I sindaci amiatini, in particolare Agnorelli, Verdi e Landi, si sperticano in lodi azzardando che "…si tratta di una grande opportunità per i nostri giovani…".

Vediamo allora come la ‘pernacchietta’ dell’Enel si trasforma in ‘grande opportunità per i nostri giovani’.

1. Tanto per cominciare non c’è nessun bando né richieste tramite gli uffici di collocamento, tanto che per partecipare a queste fantomatiche selezioni bisogna ‘genericamente’ inviare il Curriculum Vitae all’Enel tramite il suo sito, quindi la comunicazione è stata evidentemente fatta direttamente da Enel ai sindaci interessati (e alla stampa?).

2. Non sappiamo quindi di che tipo di ‘posti di lavoro’ si tratti; siamo peraltro certi che si tratti di lavoro precario, e quindi NON si tratti di ‘posti fissi’, cioè a tempo indeterminato, come peraltro già l’Enel aveva ben chiarito ai tempi dell’ultima convenzione: 100 posti in tutto durante i 5 anni della costruzione delle centrali.

3. Negli articoli successivi alla ‘pernacchietta’ dell’Enel, assistiamo al ‘ruggito’ dei sindaci e dei media che danno ad intendere che si tratti di 12 posti, comunque precari, ma destinati ai ‘giovani’ fino a 40 anni (sic) dei comuni amiatini di Piancastagnaio, Santa Fiora e Arcidosso. Si dice espressamente che ‘i candidati idonei ad accedere alle selezioni, sono quelli residenti nei Comuni di Arcidosso, Santa Fiora e Piancastagnaio’, ma questo non è vero, tanto che Il Tirreno, addirittura, mentre nell’edizione amiatina la racconta così, invece nell’edizione della Valdicecina dice che ‘sarà condizione necessaria avere la residenza in uno dei comuni sedi di impianto geotermico’, cioè, ‘Pomarance, Castelnuovo Valdicecina, Monterotondo Marittimo, Monteverdi Marittimo, Montieri, Chiusdino, Radicondoli, Piancastagnaio, Santa Fiora e Arcidosso’, cioè, se tutto va bene, UN POSTO PRECARIO PER OGNI COMUNE, alla faccia delle ‘grandi opportunità’! Peraltro non si capisce perché Casteldelpiano ed altri comuni limitrofi che comunque si beccano allo stesso modo i danni della geotermia, non abbiano poi accesso neanche alle ‘lenticchie’ dell’Enel.

4. I sindaci amiatini, nell’annunciare l’eccezionale evento, promuoveranno corsi di preparazione per tali posti. Serve davvero che ogni comune impegni peraltro risorse per fare dei corsi finalizzati, se va bene, ad un posto precario per comune? O servono ad altro? E’ la solita, triste e tragica storia della geotermia e degli amministratori locali che, a corto di argomenti per giustificare la presenza di impianti pericolosi ed inquinanti sul territorio, sollecitano ed attendono - col cappello in mano - ogni ‘concessione’ dell’Enel, pronti ad amplificare e magnificare ogni pernacchietta che esca dai camini delle centrali. Se la grande svolta lavoro è tutta qui, stanno veramente scambiando l’asino con i poponi.

SOS Geotermia – Coordinamento dei Movimenti per l’Amiata

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Egitto, proseguono negoziati tra militari e islamisti

Continuano i negoziati segreti tra il governo egiziano formato dopo il colpo di stato attuato dai militari e i Fratelli musulmani. A rivelarli era stato il sito del quotidiano al Ahram che cita i mediatori coinvolti nei colloqui, aggiungendo che sarà avviata un'iniziativa di riconciliazione nazionale se non si registreranno altre vittime e altri scontri.

In cambio della fine delle proteste e delle manifestazioni i Fratelli musulmani chiedono, come gesto distensivo, il rilascio di alcuni loro leader attualmente in carcere.

Tre giorni fa il governo aveva dato mandato al ministero degli interni di usare "tutti i mezzi a sua disposizione" per sgomberare i sit-in dei sostenitori del presidente islamista deposto Mohammed Morsi nelle piazze di Rabaa al-Adawiya a Nasr City e di al-Nahda a Giza, entrambe al Cairo. Per tutta risposta i Fratelli Musulmani avevano confermato l'intenzione di proseguire con la protesta e organizzare per oggi 33 cortei nella capitale e a Giza "contro il golpe".

La tensione resta alta e si registra anche l'arrivo di un nuovo messaggio audio postato su alcuni forum web jihadisti dall'emiro di Al Qaeda, Ayman Zawahri, che accusa gli Stati Uniti di aver ordito un complotto con l'esercito egiziano per far destituire Morsi. "I crociati, i laici e l'esercito americanizzato si sono messi d'accordo grazie al denaro dei Paesi del Golfo e a un complotto degli americani per rovesciare il governo di Morsi", ha detto Zawahiri. Parlando di "crociati" Zawahri non e' sembrato riferirsi solo agli Stati Uniti ma anche agli egiziani copti che a suo dire avrebbero "sostenuto la destituzione di Morsi per creare un Stato copto nel sud dell'Egitto".

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Riviera Adriatica, la rivolta dei lavoratori stagionali: “Umiliati e senza diritti”

Oltre 200 i casi segnalati ogni anno, senza contare le centinaia di situazioni che non vengono denunciate. L'associazione Rumori Sinistri gira le spiagge della Romagna per fornire assistenza ai "nuovi schiavi" costretti a orari massacranti e a condizioni di vita senza dignità.

Mangiano gli scarti dei clienti, lavorano 12 ore al giorno, tutti i giorni, e dormono in stanze grandi come sgabuzzini o nel peggiore dei casi su brandine all’aperto. Sono l’altra faccia del turismo di massa. Una zona grigia composta da una grossa fetta di stagionali che ogni anno arriva sulla riviera romagnola in cerca di un’occupazione e si ritrova invece sfruttata in alberghi o ristoranti con paghe da fame, contratti fasulli e nessun diritto. È capitato a Lucia, la ragazza siciliana di 33 anni, il caso che ha fatto il giro è stata cacciata dall’hotel dove era stata assunta, per essersi ribellata a uno stipendio di meno di 800 euro per 15 ore al giorno.

Ed è capitato a Marco, a Marta, a Dario e ad altre decine di giovani, che in questi anni hanno chiesto aiuto a sindacati e ad associazioni come Rumori sinistri. Storie sommerse che da cinque anni sono raccolte dal gruppo di volontari: organizzano sportelli mobili e forniscono assistenza ai lavoratori, denunciando l’assenza delle istituzioni. Si riuniscono quando cala la sera e vanno a cercare i lavoratori per spiegare quali sono i loro diritti e perché dovrebbero ribellarsi. E’ stato il caso di Lucia, e l’obiettivo è quello di dare sempre più visibilità ad un fenomeno che continua a crescere.

I racconti arrivano dalle località simbolo della Romagna: Cesenatico, Rimini, Riccione, Cervia, Milano Marittima. Città che nel tempo hanno fatto del turismo la loro fortuna, uno speciale marchio di fabbrica romagnolo, noto, non solo in Italia, per le vacanze del divertimento a basso costo, accessibile a tutti. “Provate a pensare che dietro le facce sorridenti di chi vi accoglie in albergo spesso si nascondono giornate di lavoro massacrante, privo di qualsiasi diritto di base”. Marco ha 35 anni e nella voce un accento che tradisce la sua provenienza lombarda.

A Bellaria è arrivato a marzo, rispondendo a un annuncio di lavoro trovato online per receptionist in un albergo a tre stelle. Si è ritrovato invece a fare il muratore e l’idraulico, per più di 12 ore al giorno, tutta la settimana, senza giorno libero. “Ho ricostruito interi bagni, completamente da solo. Veri e propri lavori edilizi, fisicamente molto pesanti, senza trovare un centesimo in più in busta paga. Ma la cosa peggiore era la pressione psicologica, che viene fatta anche con piccole gesti. Per esempio, il divieto di mangiare dei pasti normali: noi avevamo diritto solo agli scarti lasciati dai clienti del ristorante”.

Ora Marco, dopo aver raccontato la sua esperienza all’ispettorato del lavoro, è alla ricerca di un altro posto. “Ho visto lavoratori umiliati e impiegati completamente in nero. A volte costretti a dormire su brandine messe fuori in cortile. Ora me ne voglio andare e di sicuro non farò mai più una vacanza in albergo, sapendo che dietro c’è tutto questo”. Con Marco c’è Marta, emiliana di 22 anni arrivata in Riviera fresca di una laurea in Lingue. Anche lei preferisce non mostrarsi: “Da marzo, sono impiegata nella reception di un albergo. Le prime settimane ho lavorato in nero, poi mi hanno fatto un finto contratto di apprendistato, che prevedeva 4 ore al giorno. Ma in realtà lavoro molto di più, almeno 6 o 8 ore al giorno, per tutta la settimana, senza pause”. Sul cellulare una foto della stanza che le hanno dato per dormire. Un tugurio di un metro e mezzo per un metro, con un letto a castello e senza aria condizionata, che divide con un’altra lavoratrice.

“Il lavoro gravemente sfruttato nel turismo ha origini lontanissime, ma oggi il fenomeno è peggiorato, ce ne accorgiamo dalle voci di chi arriva da noi”, spiega Manila Ricci di Rumori sinistri, che giovedì sera, sul lungomare di Rimini, ha organizzato uno sportello mobile per accogliere e informare stagionali alle prese con condizioni di lavoro insostenibili. Dal 2008 l’associazione è impegnata a denunciare casi di sfruttamento di italiani e stranieri: oltre 200 ogni anno. Anche se è difficile dare dei numeri. Il fenomeno infatti è in gran parte sommerso, dato che una delle principali difficoltà del lavoratore è uscire allo scoperto senza ritorsioni. Senza considerare quelli che non hanno il coraggio di uscire allo scoperto. “Raccogliamo sempre maggiori denunce di violenza fisica e psicologica”. Colpa anche della crisi. “Di certo la povertà ti spinge ad accettare anche condizioni di lavoro pesantissime, in una sorta di ricatto”.

Non solo contratti irregolari, e paghe che possono anche essere di 2 euro l’ora. “Una delle problematiche che ultimamente incontriamo in maniera sempre più frequente è quella legata all’alloggio del lavoratore. E quando parliamo di alloggi non parliamo delle stesse camere riservate ai turisti, ma di spazi angusti ricavate in zone di deposito del materiale alimentare, o scantinati. Un modo per calpestare il diritto alla salute e a vivere in luoghi sani”. E se qualcuno durante la settimana è fortunato e una sua stanza ce l’ha, nei week end deve sloggiare e dormire perfino in giardino: quella stanza serve ai clienti.

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“Ergastolo per i manifestanti di Gezi Park”

“Per i manifestanti che protestano contro il governo ci vuole l’ergastolo” tuona il vicepresidente del partito di Erdogan, mentre il direttore della redazione del quotidiano Milliyet viene cacciato perché critico col governo.

Per i manifestanti di Gezi Park, che per settimane sono scesi in piazza contestando il premier turco Recep Tayyip Erdogan e il suo partito, ci vorrebbe l'ergastolo: lo ha affermato il vicepresidente del partito liberal-islamista Akp, Mehmet Ali Sahin. ''La protesta di Gezi Park dovrebbe essere considerata un crimine contro il governo, e punito con la detenzione a vita'' ha affermato durante un intervento shock alla tv pubblica Trt News. Secondo il dirigente islamista i manifestanti ''volevano mandare via il governo e quindi ''dovrebbero essere perseguiti in base all'articolo 312 del codice penale turco'', che punisce i ''crimini contro il governo''. Il vicepresidente del principale partito di opposizione, il repubblicano Chp, Haluk Koc, gli ha chiesto polemicamente: ''vuole mettere metà del paese in carcere, signor Sahin?''.
In attesa di poter condannare a pesanti pene detentive alcune migliaia di persone arrestate negli ultimi mesi e accusate di pesantissimi reati, continua la purga governativa all’interno dei media turchi. L’ultima vittima è stato un noto giornalista, il direttore della redazione del quotidiano Milliyet, Can Dundar, licenziato per aver criticato il premier. Secondo il quotidiano di sinistra Radikal da quando sono iniziate le manifestazioni anti-Erdogan a fine maggio ad oggi sono stati licenziati o spinti alle dimissioni ben 80 giornalisti, alcuni dei quali anche in posizioni considerevoli. ''Ormai tutti sanno il motivo del mio licenziamento'' ha detto Dundar dopo aver ricevuto la notizia della sua cacciata, riferisce Sol, altro quotidiano di sinistra. ''Non sono il primo e non sarò l’ultimo'' e ancora, ''non stiamo soltanto perdendo il lavoro, ma stiamo anche per perdere questa professione''. La storia, ha aggiunto, mostra ''che nessuna pressione ingiusta può mettere a tacere una voce giusta. Continueremo a scrivere e a parlare fino a quando riusciremo a costruire un paese libero e una stampa libera''.
Ma in queste ore l’Akp e il blocco di potere che sostiene Erdogan sono alle prese con l’ennesimo scandalo per nepotismo, questa volta all'università ''Recep Tayyip Erdogan'' (si, si chiama proprio così!) di Rize. La stampa ha infatti rivelato che su un bando pubblico per l'assegnazione di sei cattedre, alla fine della descrizione dei requisiti figuravano i nomi di sei persone già scelte dal consiglio di amministrazione, lista che l’incuria di qualche burocrate ha lasciato nell’edizione da diffondere. Il rettore Arif Yilmaz ha reagito allo scandalo affermando che i nomi erano stati pubblicati ''per errore'' e che sarebbe stata aperta una ''inchiesta amministrativa'' sulla vicenda. L'Associazione Medica Turca (Ttb) ha denunciato però che la 'gaffe' della 'Università Recep Tayyip Erdogan' é sintomatica della piaga delle assunzioni arbitrarie nelle università turche.

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Basta grattare un minimo in superficie e questi liberali mostrano immediatamente la propria natura, quella più schifosamente fascista.

04/08/2013

The Dark Side of the Moon


Oggi poteva essere l'ennesima domenica inutile, che si consuma col solito fastidio come puntualmente accade ormai troppo di frequente. 
E' andata diversamente, merito del tempo speso ad ascoltare questo disco, sicuramente i 43 minuti meglio trascorsi delle settimane - forse mesi - più recenti.
Per fortuna la buona musica non ha ancora smesso di folgorarmi!