Siccome la sua trattazione mi pareva un po' di parte, sbilanciata verso un eccessivo allarmismo per quelle che sono le rivendicazioni cinesi in politica estera, per altro enunciate con un tono atto a sottintendere che il Dragone, comunque seconda potenza economica globale (ancora in ascesa), non potesse permettersi d'accampare certe pretese, ho pensato di chiedere un commento all'unico soggetto che so essere competente in materia.
Questa è la sua replica, interessante quanto l'articolo di Marsonet.
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Non concordo su molte cose, su quasi niente.
Il discorso è complicato perchè implica di dare una risposta a una domanda a cui nessuno ha un vera risposta: cosa da diritto di rivendicare un territorio? Ognuno dei territori citati ha una storia complessa e sicuramente la Cina può portare degli argomenti decisamente più forti, soprattutto per quanto riguarda Tibet e Xinjiang, di quanto faccia intendere l'autore dell'articolo.
Per quanto riguarda i territori marittimi, ci sono alcune precisazioni da fare. Vero che gli argomenti di rivendicazione di sovranità sugli "scogli" da parte della Cina non sono particolarmente forti, ma non sono forti per nessuno. Vero anche che i vari stati hanno cominciato a trattare la questione per problemi di rifornimenti energetici, rotte commerciali e (l'articolo non lo dice ma è importante) pesca.
Caso a parte quello delle Diaoyu/Senkaku. Secondo me, che siano legittimamente territorio della RPC, è innegabile. Con una storia breve per gli standard cinesi ma molto precisa. Erano disabitate, fino a fine '800 solo la Cina si era presa la briga di dargli un nome, i giapponesi no. Entrano a far parte del territorio giapponese con la guerra sino-giapponese del 1895. Nel '45 sono passate sotto il controllo americano, nella stessa divisione amministrativa di Okinawa, col progetto esplicito di restituire Okinawa e Diaoyu/Senkaku alla Cina alla fine del governo militare. Senonchè, nel frattempo diventa chiaro che in Cina sta vincendo Mao, quindi gli americani cambiano idea e si tengono Okinawa per metterci su la base militare. Le Diaoyu/Senkaku restano disabitate, fino appunto a quando cominciano a essere importanti per questioni di pesca e di rotte commerciali (gas e petrolio invece non ce ne sono, almeno lì). Detto questo, uno potrebbe anche obiettare che se si ha a cuore la pace (se si ha interesse alla pace) si può lasciar perdere una rivendicazione su un territorio così piccolo. Sensato. Di fatto è quello che ha fatto la Cina dall'inizio delle riforme. Sulle Diayu/Senkaku la crisi è stata innescata dai nazionalisti giapponesi, su questo non ho dubbi. Ne parlavo qui.
Ma a parte tutto questo, è vero quanto dice l'articolo? E' vero che da quando c'è Xi Jinping la Cina ha assunto un atteggiamento imperialista?
Dal punto di vista cinese è un no secco. La Cina sta portando avanti rivendicazioni che sono quelle solite. Non c'è differanza tra Xi e Hu e Jiang e Deng. Dal punto di vista cinese, non si tratta di imperialismo ma di completare la riconquista di sovranità su territori che facevano parte dello stato cinese prima dell'inizio delle invasioni straniere. Secondo me è un punto di vista che alcune buone ragioni storiche ma che soprattutto ha una sua coerenza interna, per quanto alcune ragioni siano deboli e ovviamente strumentali, non si tratta di rivendicazioni a casaccio per andare ovunque ci siano risorse, sono effettivamente territori che la Cina ha sempre rivendicato.
Nel primo periodo delle riforme la politica ufficiale era quella del basso profilo: cercare soluzioni con la trattativa e dove non era possibile, soprassedere, ci si sarebbe pensato in seguito. Com'è naturale per gli stato post coloniali, sono innumerevoli i conflitti di sovranità sui territori, quello che non dicono gli allarmisti da "aiuto la Cina imperialista ci invaderà tutti" è che negli ultimi 30 anni ci sono state decine di dispute in maniera negoziale. Invece si fa finta che l'unica trend sia quello del conflitto.
Si ma comunque la Cina è più assertiva rispetto a prima?
Beh, rispetto a prima quando? Rispetto a 30 anni fa quando non aveva una marina? Decisamente si. Rispetto a prima che ci fosse Xi Jinping? Secondo me, no. Secondo me già con Hu Jintao era finito il periodo in cui si lasciava a decantare qualunque questione su cui non si riuscisse a trovare la quadra. Forse quello che è cambiato è che gli altri stati dell'area, complice il pivot to Asia dell'esercito americano, non sono da meno. Durante la presidenza Bush, con tutta la sua attenzione rivolta al medioriente, gli alleati tradizionali degli Stati Uniti si sono comportati a modino con Hu Jintao. Da quando il Pacifico è tornato al centro ci sono paesi, come le Filippine, che sono tornati a giocare il ruolo dei vice-sceriffi degli USA all'interno delle organizzazioni regionali come l'ASEAN.
Ma allora non c'è proprio nessuna colpa della Cina?
Eh, no. Un attimo. è del tutto evidente che all'interno della Cina ci sono forze a cui una belle guerretta potrebbe sembrare cosa utile. Non tanto per il rally round the flag, quanto perchè l'ultimo conflitto combattuto dall'esercito cinese è stato quello col Vietnam ai tempi del disgelo Reagan-Deng. Un paio di ere geologiche fa. All'interno dell'esercito è diffusa l'idea che la Cina sia già in guerra con l'occidente su molti fronti non convenzionali (era, già nel '99 la tesi di Unrestricted Warfare) e sarà inevitabile in futuro uno scontro anche in termini convenzionali. Non una guerra totale, probabilmente nella froma di proxy war, però pur sempre uno scontro militare sul campo. Come fare allora a capire se l'esercito è veramente pronto? Una bella guerretta di prova su una questione molto ristretta sarebbe l'ideale.
Quando c'è stata la crisi pesante sulle Diaoyu/Senkaku con manifestazioni e incidenti, quando si è deciso che le manifestazioni erano andate troppo oltre, tra le varie cose che sono state dette dai media ufficiali (cioè, tutti) è che i manifestanti violenti erano infiltrati da provocatori della cricca di Bo Xilai. Al 99%, una boiata (più probabile che la new left abbia provato a usare quella situazione per ridarsi una legittimità dopo che la caduta di Bo). Però, dimostra anche quanto nel discorso ufficiale, in realtà, si sia puntato ad addossare questo tipo di spinte a quello che ormai è diventato il capro espiatorio di tutti i mali cinesi.
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