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mercoledì 28 gennaio 2015

Argentina. Caso Nisman, Cristina Kirchner scioglie i servizi segreti

Si sta rivelando un caso politico anche più intricato e consistente di quanto si credesse inizialmente, con risvolti da intrigo internazionale. Parliamo della morte, lo scorso 18 gennaio, del procuratore Alberto Nisman, trovato senza vita nel suo esclusivo appartamento di Buenos Aires, in conseguenza di un apparente suicidio. Accanto al suo corpo è stata ritrovata una pistola calibro 22 che aveva chiesto a un collaboratore qualche ora prima, con la quale si sarebbe sparato un colpo fatale alla testa. Ma l’esame del guanto di paraffina non ha rilevato tracce apprezzabili di polvere da sparo sulle sue mani, il che può succedere, nei casi di pistole di piccolo calibro. Eppure i sospetti che non si tratti di un suicidio ma di un omicidio non sono sorti soltanto alla stampa di proprietà dell’oligarchia che incolpa Cristina Kirchner di essere a capo di un complotto partito nel 1994, quando un kamikaze si fece saltare in aria all’interno della sede dell’Amia, la mutualità ebraica argentina. Una strage, associata a un ulteriore attentato all’ambasciata di Israele, che secondo lo stesso Nisman e a detta dei quotidiani Clarin e La Naciòn fu eseguita da agenti dei servizi iraniani o di Hezbollah (!) e che fu quantomeno agevolata dal governo argentino e dalla Presidenta, in cambio di uno sconto sul prezzo delle forniture petrolifere provenienti da Teheran (!). Accuse inconsistenti, quelle del procuratore Nisman, che dopo parecchi anni di indagini non era riuscito a trovare nulla che le giustificassero, se non l’odio profondo che le classi dirigenti del paese nutrono nei confronti dell’attuale governo figlio dell’oligarchia ma sganciatosi dal cordone ombelicale che lo ha storicamente legato a Washington e Tel Aviv. Accuse che però, paradossalmente, tornano in auge e acquistano una rinnovata credibilità proprio grazie ad una morte sospetta che evidentemente nessun pezzo dell’attuale governo avrebbe avuto convenienza a commissionare.

E così la Presidenta ha anche lei sposato la tesi del complotto accusando però pezzi deviati dei servizi segreti del suo paese e ordinando di pubblicare per intero il risultato della sua inchiesta che Nisman avrebbe dovuto presentare e illustrare in parlamento. A detta di numerosi magistrati 300 pagine di elucubrazioni e ipotesi senza alcun fondamento.

Parlare di “servizi deviati” in Italia vuol dire utilizzare una categoria spesso agitata in maniera strumentale, a sproposito, da quei governi e apparati che in realtà erano i mandanti delle stragi e degli attentati che hanno fatto strage di innocenti dagli anni ’60 in poi. Ma in Argentina è nota a tutti ed elemento di battaglia politica la permanenza nei servizi segreti e negli apparati di sicurezza teoricamente agli ordini del governo attuale di elementi, di interi pezzi ereditati dai regimi fascisti e militari dei decenni scorsi. Pochi giorni prima del ‘suicidio’ di Nisman il governo aveva infatti silurato alcuni pezzi da novanta dell’intelligence, tra questi Antonio Stiuso, anima nera legata al Mossad e alla Cia e vero e proprio padrino del procuratore, al quale avrebbe insistentemente suggerito di indagare sulla “pista iraniana” piuttosto che su altre che apparivano anche più fondate. Ad aumentare i sospetti sul ruolo di Stiuso e dei suoi uomini il fatto che l’esponente dei servizi sia da giorni irreperibile, probabilmente fuggito all’estero, mentre le forze di sicurezza sono riuscite a bloccare Diego Lagomarsino – l’ex tecnico informatico che avrebbe procurato l’arma a Nisman – prima che riuscisse ad espatriare. Secondo i magistrati che indagano sulla vicenda il “consulente” in realtà potrebbe essere un uomo dei servizi che aveva il doppio compito di aiutare e al tempo stesso controllare Nisman.

La vicenda si è ingarbugliata ancora di più quando si è scoperto che Damian Pach­ter, il gior­na­li­sta che ha dato per primo la noti­zia del ritro­va­mento del corpo di Nisman, è scappato dall’Argentina e si è rifugiato in Israele affermando di “sentirsi in pericolo di vita” dopo che un presunto agente dei servizi segreti lo avrebbe seguito per alcune ore. Sentendosi minacciato Pachter avrebbe passato la frontiera con l'Uruguay per poi volare a Madrid e di lì raggiungere Israele.

Fatto sta che la presidente argentina Cristina Fernández in un discorso alla tv ha annunciato che chiederà al parlamento argentino di sciogliere i servizi segreti statali, che hanno mantenuto la stessa struttura e in molti casi lo stesso organigramma che avevano durante la dittatura di Videla, rivendicando che il suo governo “è un esempio nella lotta per i diritti umani e contro il terrorismo”.

“E’ perché non sottovalutiamo l’intelligenza degli argentini che abbiamo deciso di dissolvere la Direzione dell’Intelligence” ha affermato la Presidenta con un evidente gioco di parole, schiacciando l’acceleratore sulla già prevista riforma dei servizi segreti in ballo da tempo ma finora mai attuata a causa delle resistenze all’interno di alcuni ambienti di potere. La riforma sarà discussa in Parlamento, convocato in sessione straordinaria, già a febbraio e prevede che il nuovo direttore e i suoi vice siano scelti dal governo e approvati dal Senato.

Da parte sua l’ex giudice della Corte Suprema Raúl Eugenio Zaffaroni ha denunciato che la morte di Alberto Nisman è “un tentativo malriuscito di colpo di stato, un serio tentativo di destabilizzazione, non certo nuovo nei metodi”. O il procuratore aveva dei seri problemi personali e ha deciso di togliersi la vita, e la sua morte viene ora strumentalizzata, ha detto il penalista, oppure – ipotesi ancora peggiore– Nisman è stato prima usato e strumentalizzato e poi assassinato.

«L’hanno usato da vivo e poi avevano bisogno che morisse» aveva scritto a proposito del procuratore Cristina Kirchner, che poi aveva aggiunto: «Nisman è stato imbeccato con delle informazioni false». Ad esempio quelle, alla base delle 300 pagine scritte dall'uomo, ricavate dalle intercettazioni di due personaggi che Nisman accusava di essere degli agenti segreti al servizio del governo ma che non lo erano. Si trattava, ha denunciato, di due personaggi che sapendo di essere ascoltati spifferavano notizie false. Come quella che la Kirchner in cambio dell'insabbiamento sull'inchiesta sulla strage all'Amia avrebbe ottenuto dall'Iran uno sconto sul prezzo del petrolio. Peccato, ha ricordato la Presidenta, che l'Argentina non importa greggio da Teheran...

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