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giovedì 29 gennaio 2015

Libia - Negoziato sempre più fragile

L’attentato al Corinthia hotel di ieri, in cui hanno perso la vita almeno 11 persone, rischia di distruggere il fragile negoziato intavolato due settimane fa a Ginevra tra i due governi paralleli libici: se l’attacco è stato rivendicato questa mattina dallo “Stato Islamico nella provincia di Tripoli”, cellula jihadista affiliata all’Isis e già nota alle cronache per l’attacco condotto contro l’ambasciata algerina a Tripoli, il capo del Governo Nazionale della Salvezza tripolino e leader della coalizione “Libya Dawn” Omar al-Hassi ha puntato invece il dito contro il suo omologo di Tobruk, Abdullah al-Thani, e contro il suo capo dell’esercito, Khalifa Haftar.

Hassi, che accusa al-Thani e Haftar di essere stati aiutati dall’intelligence egiziana, ha rilasciato un’intervista telefonica al quotidiano Bloomberg in cui dichiarava che i suoi servizi segreti fossero sicuri che gli account sui social media dello Stato Islamico a Tripoli, da cui sono partite le rivendicazioni dell’attentato di ieri, non fossero fonti autentiche. Dietro lo Stato islamico, secondo Hassi, si nasconderebbe il governo di Tobruk, che avrebbe organizzato questa azione “per cercare di dimostrare – ha dichiarato Hassi – che c’è instabilità nella capitale, dove invece abbiamo fornito la stabilità ai residenti, e di dare l’impressione che le organizzazioni terroristiche siano in grado di operare a Tripoli”.

Accuse non proprio prive di fondamento, dal momento che Hassi si trova spesso all’interno del lussuoso albergo tripolino di proprietà maltese, sede di incontri del governo con la diplomazia internazionale e di discussioni con società legate al mercato petrolifero: era lì anche ieri quando tre attentatori, dopo aver azionato un’autobomba davanti all’ingresso dell’hotel, si sono precipitati all’interno sparando all’impazzata nella hall. Mentre cinque guardie morivano assieme a un rappresentante americano della sicurezza privata, un francese e tre tagiki – e gli attentatori, circondati, si facevano esplodere al 24esimo piano dell’edificio - il premier Hassi, come ha dichiarato il portavoce dei servizi di sicurezza Issam al-Naass, veniva trasportato fuori dalla struttura.

Le notizie riguardo alla presenza del capo del governo di Tripoli nella struttura al momento dell’attentato sono contraddittorie, ma resta il fatto che l’hotel, lo stesso in cui nell’ottobre del 2013 l’allora primo ministro libico Ali Zeidan venne sequestrato da un commando per poi essere rilasciato, è diventato il quartier generale del governo di Tripoli da quando è scoppiata la guerra tra le coalizioni di milizie che sta lacerando il Paese.

C’è un governo nella capitale Tripoli, dominato da Lybia Dawn e sostenuto da Qatar e Turchia che include moderati e fazioni islamiste più estremiste, insieme con milizie tribali e locali. L’altro esecutivo, quello approvato internazionalmente ma dichiarato “incostituzionale” dalla Corte Suprema qualche mese fa, è fuggito a Tobruk quando Lybia Dawn ha occupato la capitale, lo scorso agosto, ed è sostenuto da parte dei parlamentari eletti l’anno scorso. A dare man forte a questo governo ci sono anche le milizie che puntano all’indipendenza regionale, alcune formazioni una volta legate al colonnello Muammar Gheddafi e altri gruppi islamisti.

Le accuse del governo di Tripoli, sostenute anche dalle autorità maltesi, si scontrano con la rivendicazione dell’attentato di ieri da parte di una cellula dell’Isis, condotto contro ”obiettivi stranieri presenti all’interno dell’hotel” per vendicare la morte in carcere negli Stati Uniti lo scorso 2 gennaio di Abu Anas al-Libi, l’organizzatore degli attentati contro le ambasciate statunitensi in Tanzania e Kenya nel 1998 in cui persero la vita 200 persone. Se è vero che il Califfato ha già una solida base a Derna e punta a espandersi su tutta la costa libica da dove, secondo un rapporto diffuso dall’Isis stesso, potrebbe “raggiungere facilmente l’Europa meridionale”, è anche vero che il governo di Tobruk ha in passato chiesto agli Stati Uniti di intervenire militarmente per schiacciare le milizie rivali. Il tavolo di Ginevra sembra sul punto di crollare, le parti non sembrano voler collaborare – “Il processo di Leon [il funzionario Onu che guida i colloqui tra le due parti, ndr] non ha le persone giuste al tavolo”, ha detto Hassi a Bloomberg – e lo spettro della ripresa della guerra civile appare sempre più vicino.

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