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martedì 27 gennaio 2015

Il più grande tifoso di Tsipras? Matteo Renzi, come no...

Il nome del capo delegazione, del Pd, per trattare con Syriza è già pronto: si tratta di Gennaro Migliore. Ex pupillo di Bertinotti, ex appartenente al “movimento dei movimenti”, ex stretto collaboratore di Vendola passato al turboliberismo renziano con una certa discrezione. Si tratta di un’operazione, quella della trattativa Pd-Syriza, che non si sa se prenderà il largo ma di sicuro oggi gode di ottimi, dichiarati sponsor. La presidente della regione Friuli, e membro della direzione, Serracchiani, il sottosegretario agli affari esteri Gozi e, last but not least, il ministro degli esteri Gentiloni. Non mancano i tweet che parlano di “Matteo” come dello Tsipras italiano gonfiando una frase del leader greco su un possibile incontro diplomatico con Renzi. E sono pure spuntati articoli, come quello della Stampa, per accomunare le figure dei due leader.

Insomma, un paio di cose sono già chiare. La prima è che i renziani sono come il tifoso occasionale: scendono in piazza col vincitore e per farsi il selfie con lui, chiunque sia. La seconda è che Renzi cerca di capire se può impostare la prossima campagna di marketing col vento della “nuova Europa”, che si chiami Davide Serra del fondo Algebris, il piddino londinese i cui movimenti speculativi in Italia (a partire da MPS) sono già leggenda, o Alexis Tsipras.

Certo, il modo di accomunare Renzi e Tsipras da parte, ad esempio, della Serrachiani è genere comico grottesco. La presidente della regione Friuli presenta il governo italiano come quello che ha favorito l’avvicinamento tra dollaro ed euro, impresa titanica che sarebbe riuscita a Renzi quando neanche Soros o Warren Buffett ci riuscirebbero, oppure che ha patrocinato il Quantative Easing di Draghi. Proprio la misura che l’economista numero uno di Tsipras, Varoufakis, ha severamente bocciato come un serio errore. Ma l’importante qui è accreditarsi, anche a sprezzo del ridicolo, in qualche modo su ciò che si ritiene il politicamente cool del momento. Poi trovi pure il renziano stratega che giura che Tsipras torna comodo all’Italia per invertire le politiche di austerità.

Il punto è che Renzi, e qualcuno prima di lui, non avrebbe alcun bisogno di Tsipras per invertire le politiche di austerità. L’Italia è la terza economia dell’eurozona, detiene il terzo mercato obbligazionario al mondo, e avrebbe molte più armi della Grecia, rispetto ai paesi dell’austerità, per serie pressioni diplomatiche verso l’eurozona. Ma l’Italia non ha certo provato a mettersi davvero di traverso rispetto alle politiche di austerità. La legge di stabilità approvata a dicembre, con clausole di “salvaguardia” che possono portare l’Iva al 25 per cento e una raffica di tasse e tagli, è la dimostrazione più palmare di quanto sosteniamo. E, prima dell’Italia, non ci ha provato la Francia, la seconda economia dell’eurozona, a invertire l’austerità quando Hollande è stato eletto, a furor di popolo, con una campagna elettorale apertamente contraria al rigore Merkel. Per il nostro paese, come quello confinante, ha contato il diktat di istituzioni bancarie, finanziarie e grandi fondi pensione: austerità per trasferire risorse a garanzia della gabbia bancaria-finanziaria che avviluppa l’Europa.

Ora Renzi, che si è inventato la novella degli ottanta euro, vorrebbe far credere di essere pronto a convergere politicamente con uno dei più piccoli paesi dell’eurozona, con un’economia che vale poco più del 2 per cento del Pil europeo. Se la mossa vale qualche voto dei soliti creduloni, quelli che pensano che “Matteo” sia “di sinistra” basta ricordare un passaggio. Se solo volesse il governo potrebbe concedere una moratoria sul credito che l’Italia vanta nei confronti della Grecia, il nostro paese è il terzo creditore verso il paese ellenico, spaccando il fronte austerità in mezza giornata. Solo che Renzi, che si bada bene da fare una mossa del genere, chiacchiera di Grecia per un altro motivo. Spera che, con la confusione creatasi con le elezioni greche, Bruxelles abboni un po' di austerità all’Italia, magari favorendo il supporto pubblico a investimenti privati. Ma di inversione dell’austerità neanche a parlarne, non c’è traccia di questo nelle politiche italiane. Là dove il nuovo governo greco vuol intervenire a supporto della sanità pubblica, Renzi la smantella; dove il nuovo governo greco favorisce la cooperazione dal basso, Renzi fa sgravi alle imprese; dove si impediscono le privatizzazioni, Renzi le accelera. La linea “con Tsipras in Grecia con Verdini in Italia” serve quindi a recuperare qualche spicciolo da Bruxelles, con qualche piccolo ricatto su appoggio o meno a qualche singolo provvedimento su Tsipras, e a prendere qualche voto dai creduloni. Basso profilo nonostante le roboanti dichiarazioni. Come sempre in Renzi.

Del resto lo stesso ministro degli esteri, Gentiloni è stato esplicito: eventualmente Tsipras può servire per ottenere qualche punto di “flessibilità” da Bruxelles. Dal fiscal compact in poi la morsa dell’austerità rimarrà in piedi. Specie una volta trovato, assieme a Verdini, il successore di Napolitano. Certo che Renzi e i renziani parlano, parlano, parlano. Già che mostrano questa facoltà, farebbero bene a raccontare come mai da Londra, domicilio dello sponsor renziano Davide Serra, POCO PRIMA del decreto sulle banche popolari, sono piovuti acquisti di azioni delle banche interessate. Guadagnandoci un bel po' una volta che il decreto ha rivalutato le azioni. E già che ci sono non sarebbe male raccontare come mai, negli stessi giorni, la banca maggiormente beneficiata sia quella del padre della ministro Boschi. Non sarà che qualcuno ha scoperto le virtù, negli affari tra amici e consanguinei, dello svelare illegalmente informazioni riservate?

Sarebbe gradito un racconto più convincente di quello dello scoprirsi alleati di Tsipras. A elezioni vinte da Syriza, ci mancherebbe. Il renziano o vince, o salta sul carro del vincitore. La politica non sa nemmeno cosa sia ma, in compenso, non si nega mai l’attrazione del palcoscenico.

Redazione - 26 gennaio 2015

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