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sabato 24 gennaio 2015

Renzi tra craxismo e berlusconismo

Che Cofferati se ne sarebbe andato dal PD non era passato per la testa a nessuno di noi, a nessuno di noi che non sia interno alle faccende del PD. Se ne è andato o è stato cacciato di fatto con la storiaccia delle primarie truffa (ma esistono primarie che non siano una truffa?) alla quale hanno votato fascisti, immigrati pagati alla bisogna con due soldi, il “popolo” di Forza Italia e del Nuovo Centro Destra.

Non solo, ma alle proteste del “povero” Cofferati hanno risposto picche ed il ministro Pinotti è andata a Genova con la proposta che il governo della regione, dopo le elezioni, venga allargato al centrodestra.

Un comportamento del PD e del suo segretario che ricorda il Craxismo nel quale decisionismo, truffe politiche e malaffare (sembra che ci sia anche un’inchiesta dell’antimafia) andavano a braccetto nella gestione del paese ed anche nello scontro con la CGIL dell’epoca; chi si ricorda il referendum sulla scala mobile? Cofferati non sta più nella CGIL ma è sempre quel segretario che ha portato in piazza “tre milioni” di lavoratori e che ha stoppato l’azione di Berlusconi sull’articolo 18, quello stesso che oggi Renzi ha di fatto eliminato.

C’è però di più e sta emergendo in queste ore: si sta facendo a meno di un pezzo del PD e di un prezzo di FI costruendo in modo più o meno palese una nuova maggioranza che si appresta ad eleggere anche il nuovo presidente della Repubblica. Riusciranno ad eleggere un personaggio peggiore di Napolitano? Purtroppo sappiamo che al peggio non c’è mai fine e dunque forse riusciranno anche in questa operazione estrema. Ma il dato politico che si impone è che Berlusconi riacquista un ruolo nonostante la condanna ricevuta, sulla base di un accordo segreto che in questi giorni viene gestito in diretta TV con i molteplici incontri tra i due esponenti dei “partiti” che decidono passo passo le cose da fare. Per ora lo stiamo vedendo sulla legge elettorale che passa solo grazie alla nuova maggioranza.

Queste nuove ed informali larghe intese sembrano inarrestabili ma c’è qualcosa che stona; le classi dominanti di questo paese e dell’Unione Europea hanno faticato sette camicie per poter far fuori Berlusconi; la BCE, la magistratura, le stesse fratture interne al PDL dell’epoca ci hanno detto che quel modello politico non era funzionale alle prospettive generali del paese inserite nell’Unione Europea. Rimettere in ballo quel tipo di rappresentanza ed interessi economici non sta bene, forse, all’elettore coerentemente di sinistra ma sta ancora meno bene a quei gruppi di potere che con Berlusconi hanno fatto uno scontro mortale, e che mirava alla sua morte politica. Tra questi il gruppo di “Repubblica” che oggi si ritrova tra i piedi questa situazione paradossalmente a causa dell’agire politico del proprio “pupillo”. Questa cosa già traspariva negli scritti domenicali di Eugenio Scalfari sul giornale ma oggi viene alla luce prepotentemente.

Questo esito probabilmente era divenuto abbastanza inevitabile a causa dello scontro feroce e senza “rispetto” che Renzi aveva iniziato già con l’accoltellamento alle spalle di Letta, con lo sbeffeggiamento della minoranza PD e della stessa CGIL. Spintosi fino a questo punto è chiaro che Renzi o tornava all’ovile in attesa della macellazione oppure proseguiva nello scontro frontale fino alla sostituzione dei voti della propria minoranza. E’ esattamente quello che sta avvenendo. Quella che si apre sarà perciò una fase estremamente instabile contraddicendo quell’aspettativa di stabilità che gli eurocrati si aspettano da tutti i paesi ma soprattutto da quelli più in difficoltà economica.

Da questa situazione gli scenari che potranno determinarsi non sono ancora chiari ma è certo che non si ritornerà al punto di partenza: potranno esserci nuove larghe intese o le elezioni o altro ancora, non abbiamo la sfera di cristallo. Ma è certo che i processi politici si accelereranno ulteriormente e si vedranno nuove/vecchie ipotesi scendere in campo; ad esempio non è più impossibile una rottura del PD che potrebbe ridare protagonismo agli ex dirigenti del partito assieme, probabilmente, ad una CGIL concertativa in cerca di “autore”, anche se finora le sue mobilitazioni sono state molto fiacche e puramente di facciata. Ci troveremo di fronte ad una “Rifondazione” dei DS, con gli ex democristiani alla Bindi, che assumerà il centro dello schieramento e dell’opposizione di sinistra nel quale gli orfani del PRC in tutte le salse penseranno di trovare la loro consolazione e non solo.

Ma se sul piano sovrastrutturale le ipotesi e gli scenari possono essere molteplici il convitato di pietra di questa situazione è la crisi economica che per l’Italia significa direttamente crisi sociale, ed i dati sulla disoccupazione per quanto manipolati stanno li a testimoniarlo. Le prospettive per noi non sono rosee e dunque chi si sta misurando a fare il prestigiatore politico dovrà fare i conti con i fatti che, come si sa, hanno la testa dura. Per i comunisti, per il movimento di classe ed antagonista in generale si apre una nuova sfida politica che va assunta in pieno e, nella piena coscienza del proprio peso relativo, che deve essere utilizzata per allagare un fronte di lotta e quella sedimentazione delle forze, complessivamente intese, che sono il vero risultato praticabile in una condizione storica dove i rapporti di forza sono del tutto sfavorevoli alle classi subalterne.

Un’ultima nota. Ma chi ha eletto Renzi a segretario del PD? E’ stato quel popolo di sinistra che ha una storia ed anche una certa età media, che sta soprattutto nelle regioni rosse, che è iscritto in gran parte alla CGIL, che si sente coerentemente “democratico”; allora perché ha votato Renzi alle primarie se il premier ha rappresentato valori sostanzialmente diversi da quelli propri di quel popolo a cominciare dalla “rottamazione” che presuppone uno scontro tra giovani e vecchi? Probabilmente perché voleva “vincere” comunque ed a prescindere dai contenuti, perché era confusamente antiberlusconiano, perché pensa che le classi non esistono più ed esiste solo la società politica. Senza dare giudizi di merito, che pure abbiamo, l’esito di quel modo di pensare del popolo della sinistra (modo coltivato con cura dai D’Alema, Veltroni, Bersani e Renzi in fin dei conti è il loro figlio“evoluto”) dimostra che non esiste più nessuna cultura politica, nessuna identità di una parte importante della società che comunque ha fatto la storia degli ultimi decenni portando alla definitiva liquefazione dell’unico partito di massa che era rimasto in Italia.

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