di Roberto Prinzi
Approfittando del caos che regna nel Paese, la filiale yemenita di al-Qa’eda (Aqap)
continua ad avanzare indisturbata. Dopo giorni di violenti
combattimenti tra Aqap e i separatisti yemeniti del sud, ieri
l’organizzazione fondamentalista islamica ha annunciato la conquista della città di ‘Azzam, un centro di 50.000 abitanti situata tra Aden e la ricca provincia di gas e petrolio dell’Hadramawt.
Non è la prima vittoria militare ottenuta da al-Qa’eda in Yemen da
quando, lo scorso 26 marzo, una coalizione sunnita a guida saudita ha
iniziato a combattere i ribelli houthy zaiditi (lo zaidismo è una
variante dello sciismo). Già lo scorso anno, infatti, i qaedisti
avevano occupato Mukalla (capitale dell’Hadramawt) arrivando a
minacciare la stessa Aden, seconda città yemenita nonché sede
momentanea del governo riconosciuto internazionalmente del presidente
filo-saudita Hadi. Secondo alcuni ufficiali locali, proprio ad Aden Aqap
avrebbe una discreta presenza, al punto tale da aver allestito alcuni
campi di addestramento.
L’avanzata di al-Qa’eda costituisce un’altra prova del fallimento del blocco sunnita nella guerra anti-houthi.
Mentre la coalizione guidata da Riyad non riesce a riconquistare le
aree controllate dai ribelli zaiditi (la capitale Sana’a è ancora
saldamente nelle mani di quest’ultimi), la formazione fondamentalista ha
ormai il controllo de facto delle aree a sud-est del Paese (in
particolare la regione dell’Hadramawt). La gran libertà di agire che ha
ora Aqap, va inoltre sottolineato, non dipende solo dall’opportunismo e
dal pragmatismo dei jihadisti abili a cogliere a loro favore i vantaggi
della guerra in corso in Yemen tra huthi e coalizione.
In alcuni casi – si pensi ad esempio alla “riconquista” di Aden da
parte delle forze di Hadi la scorsa estate – l’alleanza sunnita ha avuto
quanto meno rapporti ambigui con Aqap (alcuni commentatori locali
parlano chiaramente di alleanza) in chiave anti-houthi. Eppure al-Qa’eda
in Yemen è da tempo considerata da Washington come la minaccia più
pericolosa al mondo ed è responsabile di efferati attacchi contro target
statunitensi ed europei (rivendicò l’attacco alla rivista satirica
francese Charlie Hebdo nel gennaio 2015).
E mentre al-Qa’eda avanza continuano senza sosta i combattimenti tra la coalizione e i ribelli sciiti. Ieri
il blocco sunnita ha annunciato che formerà una commissione
indipendente che giudicherà le azioni compiute dalle sue forze militari
nella guerra in corso. Più volte, infatti, i raid aerei
coordinati da Riyad hanno suscitato forti polemiche perché, ad essere
stati presi di mira, sono stati civili e personale sanitario (4 gli
attacchi a strutture di Medici senza Frontiere in meno di tre mesi). Il
portavoce del blocco sunnita, il Generale Ahmed Asiri, ha riferito alla
stampa nazionale saudita che il compito della commissione sarà quelle di
esaminare le attività militari nelle aree in cui risiedono i civili.
Una nota dell’ambasciata saudita a Washington ha poi spiegato che questo
organismo “offrirà conclusioni e raccomandazioni per rispettare la
legge umanitaria e internazionale”.
La decisione della coalizione giunge a distanza di pochi giorni da un documento
delle Nazioni Unite in cui si afferma la necessità di formare una
commissione internazionale che possa indagare sulle presunte violazioni
dei diritti umani compiute da tutte la parti del conflitto.
Secondo l’Onu, oltre 100 raid compiuti dalla coalizione potrebbero
costituire “violazioni della legge internazionale”. Riyad ha fatto
sapere che è pronta a offrire la sua “piena cooperazione” all’Onu e alla
Croce Rossa e, nel tentativo di ricomporre la frattura con “Medici
senza Frontiere”, ha annunciato che proteggerà le strutture della
organizzazione.
Se la condotta di Riyad e alleati non è impeccabile, non migliore sembrerebbe essere quella dei ribelli. Domenica
la ong Human Rights Watch (Hrw) ha accusato gli houthi di aver
confiscato gli aiuti umanitari diretti alla città di Ta’ez. “I
ribelli – ha detto Joe Stork, vice direttore per il Medio Oriente e il
Nord Africa dell’organizzazione – dovrebbero immediatamente porre fine
all’ingiusta confisca dei beni destinati alla popolazione civile e
dovrebbero permettere l’accesso [in città] delle agenzie umanitarie”.
“Sequestrare proprietà dei civili è illegale, ma appropriarsi del cibo e
del materiale sanitario è semplicemente crudele” ha tuonato Stork.
Ta’ez ha visto la sua popolazione diminuire sensibilmente: dai
600.000 abitanti prima dell’inizio della guerra si è passati ai 200.000
attuali. A provocare l’esodo di migliaia di cittadini sono i duri
combattimenti in corso in città da mesi e l’assedio di intere aree della
città imposto dagli houthi. Da settembre, accusa Hrw, i ribelli sciiti
avrebbero confiscato cibo, acqua, gas per cucinare e medicine che i
residenti avevano cercato di portare in città. E mentre a Ta’ez le
condizioni di vita peggiorano ogni giorno che passa, continua il
silenzio assordante e colpevole della comunità internazionale.
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