Una nonna con la figlia e quattro nipotini che necessitano di tutto, dalle medicine, agli alimenti per l'infanzia: è questa “Una delle più serie minacce per l'Ucraina”, scriveva sabato scorso Novorosinform con tragica ironia. La nonna vive nel villaggio di Petrovsk del distretto di Šakhtër, una delle aree calde della nuova offensiva ucraina nel Donbass. La nonnetta si chiama Marija Krvčenko.
Nel villaggio di Spartak, alle porte di Donetsk, vive invece Vera Anošina, costretta con la famiglia a rifugiarsi in casa di conoscenti, perché la sua abitazione è stata bombardata dall'esercito ucraino. Ma anche nella nuova sistemazione, si prende l'acqua solo recandosi al pozzo vicino e la luce è ricomparsa da poco, grazie a un generatore regalato dalla Bielorussia; qui, gli spari e i colpi di artiglieria non cessano mai. Sempre a Spartak, Valentina Meškova racconta che, privi di riscaldamento, acqua e luce, pressoché quotidianamente lei e la nipotina sono costrette a rifugiarsi negli scantinati, per il pericolo dei bombardamenti ucraini. Tre piccole storie, raccolte dal battaglione umanitario “Angel” della DNR e riportate da Novorosinform.
Tre storie che non esistono per le italiche agenzie, così preoccupate per le condizioni di salute dell'aviatrice Nadežda Savčenko, accusata di concorso nell'omicidio dei giornalisti russi Igor Korneljuk e Anton Vološin, il 17 giugno 2014, nel Donbass – in volo, avrebbe trasmesso alla Guardia nazionale a terra le coordinate della loro posizione nei pressi di Lugansk, consentendo ai neonazisti di “Ajdar” di aprire il fuoco con i mortai – e sotto processo a Novočerkassk, dopo essersi introdotta illegalmente in Russia il successivo 23 giugno 2014. In attesa della sentenza (il prossimo 21 marzo) la Savčenko è accusata di omicidio, tentato omicidio e ingresso illegale in Russia: la pena potrebbe essere di 23 anni di colonia.
“Un team di medici ucraini ha lasciato la Russia senza riuscire a visitare Nadiya Savchenko”, scriveva ieri con trepidazione l'agenzia AGI. L'attivista russa per i diritti civili Valentina Čerevatenko, che invece l'ha visitata, ha riferito le parole dell'aviatrice-correttore di tiro ucraina, secondo cui "Tengo la mia salute sotto controllo. Ma tutti devono sapere che non rinuncerò allo sciopero della fame e non rimarrò in questo paese”. Per la tranquillità dei media nostrani, la Čerevatenko ha detto che le condizioni della Savčenko sono stabili: “Nadja beve acqua. Il peso è normale. Pensiamo che l'organismo, sottoposto a un alto livello di disidratazione, nel giro di pochi giorni abbia già riguadagnato liquidi ... Si può dire che si senta bene, per una persona in sciopero della fame". Da parte loro, i medici del carcere che visitano quotidianamente la puntatrice, confermano che lei rifiuta visite mediche accurate, ma temperatura, pressione e peso, controllate due volte al giorno, sono normali, come riferisce la Čerevatenko, ripresa dal sito ucraino telegraf.com.ua.
E per onorare la novella Jeanne d'Arc, l'amministrazione presidenziale ucraina informa che è stata lanciata una petizione per proporla per il Nobel per la pace: in fin dei conti, la buona compagnia non le mancherebbe, anche solo a ricordare che il record in questo campo è saldamente in mano agli Stati Uniti. Vero è che la petizione ha sinora raccolto 35 (trentacinque) firme, delle 25mila necessarie perché Porošenko esamini la petizione; dunque, non rimane che aspettare che Kiev decida di aprire la sottoscrizione alle democrazie liberali, ai “democratici” russi che, da Vilnius, hanno invocato una nuova Majdan per la Russia e alle agenzie di informazione “dell'Europa libera”. Gli iniziatori della petizione richiamano le “azioni senza precedenti” di Nadežda, “diventate un esempio di coraggio, non solo per gli ucraini, ma anche per gli altri popoli del mondo ".
In effetti, Savčenko stessa ha più volte ricordato le proprie imprese: “Mi chiedete se ho ucciso? Sì, ho ucciso”, ha dichiarato nei video girati in carcere “l'ispiratrice ideale del battaglione Ajdar”, come l'ha definita il testimone processuale Evgenij Kolomiets, ex funzionario della LNR. “Alcuni miliziani, ex prigionieri delle forze ucraine, hanno raccontato di come “Proiettile” – lo pseudonimo della Savčenko – si distinguesse per particolare crudeltà, sia nei confronti dei prigionieri militari, che di quelli civili”. Con parole che mettono in ombra i metodi yankee a Guantanamo, appena ieri l'ex sindaco di Užgorod, Sergej Ratušnjak, aveva raccontato all'ucraina Nashnews.org delle testimonianze di un insegnante e un prete di Novoajdar (nei pressi di Lugansk), “miracolosamente sopravvissuti al fanatismo e alle torture della nuova eroina di majdan”. I due avevano detto che la Savčenko “non si limitava semplicemente a picchiare, ma mutilava e uccideva. Picchiava con un tubo i genitali dei prigionieri legati mani e piedi e spegneva loro le sigarette negli occhi”. Il sacerdote ha raccontato anche di come la puntatrice-correttore di tiro ucraina proponesse di “fucilare i prigionieri, quando i suoi camerati non erano d'accordo con lei per venderne gli organi e far soldi”.
Sul tema “Savčenko” è intervenuto ieri anche il Ministro degli esteri russo Sergej Lavrov. Commentando il silenzio occidentale sugli assalti, nei giorni scorsi, alle sedi diplomatiche e consolari russe in varie città dell'Ucraina, a differenza del “forte rumore sollevato allorché cittadini iraniani erano penetrati nel territorio del consolato generale dell'Arabia Saudita”, ha rilevato come i media d'Occidente siano ora più “occupati a chiedere di non concludere il processo e liberare la Savčenko: l'ipocrisia e la doppiezza sono evidenti”. Parlando con Lavrov, il suo omologo ucraino Pavel Klimkin gli aveva chiesto di concedere nuovamente ai medici ucraini di visitare l'aviatrice. Lavrov aveva risposto che il tribunale, lo scorso 9 marzo, “aveva già risposto positivamente alla richiesta; ma dopo l'atteggiamento oltraggioso tenuto da Savčenko nei confronti dei giudici”, con gli epiteti e il dito medio da lei lanciati al loro indirizzo, la decisione è stata rivista. In ogni caso, a parere di Lavrov, la coincidenza del tema “Savčenko” con quello delle decisioni dell'Agenzia mondiale antidoping riguardante gli atleti russi, appare “stranamente” in sintonia con la linea delle sanzioni contro Mosca e si inserisce nella strategia statunitense riguardante le accuse sui flussi di migranti che sarebbero utilizzate dalla Russia per disintegrare l'Europa, quelle della Nato sulla pericolosità russa in Europa e nel mondo, i tentativi di far fallire gli sforzi russi in Siria, e via dicendo.
“Complottismo” a parte, così come per Nadežda Savčenko, Euronews non ne mostra i gesti e le “imprese” dietro le sbarre, del pari si tace sul carico di armi – il valore è di 800mila $, ma pare che Ankara le abbia donate a Kiev – che la fregata ucraina “Getman Sagajdačnyj” e il trasporto antimagnetico “Balta” hanno appena trasferito dalla Turchia: la collaborazione ideal-terroristica delle due punte di lancia occidentali contro i confini russi e il ruolo anti-Isis di Mosca non è cosa che commuova i cuori liberali dei media occidentali.
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