di Stefano Mauro
“Michel Aoun è una pedina nelle mani di Nasrallah (il segretario generale di Hezbollah, ndr)
e l’esercito libanese è completamente succube di Hezbollah”. Con queste
parole il ministro della Difesa israeliano, l’ultra-nazionalista
Avigdor Lieberman, ha risposto alle recenti dichiarazioni del presidente
della repubblica libanese.
Il ministro di Tel Aviv si riferiva, infatti, alla posizione del capo
dello stato Aoun che, la scorsa settimana, ha messo in guardia Israele
contro “qualsiasi violazione della sovranità libanese”. Prima della
partenza per il suo viaggio in Egitto, il presidente del Paese
dei Cedri ha affermato che, in caso di conflitto, “l’esercito libanese
combatterà al fianco della Resistenza Libanese rappresentata da
Hezbollah, grande risorsa difensiva per il paese contro il nemico
israeliano”.
Lieberman si è congratulato pubblicamente con Riyadh per la dura presa di posizione contro Beirut.
L’Arabia Saudita, infatti, appoggiata da Emirati Arabi e Bahrein, ha
respinto, in questi giorni, una mozione presentata dal Libano alla Lega
Araba relativa alla politica “aggressiva e provocatoria” di Tel Aviv
lungo il confine libanese. Il rappresentante saudita ha,
inoltre, aggiunto che questi paesi “sono contrari nel sostenere Beirut”,
in polemica con le posizioni ufficiali libanesi pro-Hezbollah.
Le pressioni esercitate dai paesi del Golfo, comunque, non si sono
limitate alla sola seduta della Lega Araba. Il quotidiano libanese Al Akhbar
riferisce, ad esempio, che l’ambasciatore di Beirut ad Abu Dhabi è
stato convocato per “una richiesta di chiarimenti circa la posizione del
presidente libanese ed una protesta formale contro le sue dichiarazioni
pro-Hezbollah”. Le rimostranze sono state accompagnate anche
dalla successiva “sospensione dei preparativi della visita di Aoun
(definito fiancheggiatore del terrorismo) negli Emirati Arabi”, sostiene
sempre il quotidiano.
Altrettanto pesanti sono state le ritorsioni a livello diplomatico da
parte di Riyadh. Secondo fonti saudite, riportate dal quotidiano An Nahar, il
monarca Salman Ben Abdelaziz Al Saud avrebbe “annullato la propria
visita ufficiale a Beirut”, prevista prima del prossimo vertice della
Lega Araba che si terrà in Giordania tra il 23 ed il 27 marzo.
L’incontro era stato deciso al termine della prima visita ufficiale,
il 9 gennaio 2017, del neo presidente Aoun a Riyadh ed aveva l’obiettivo
di rilanciare gli accordi bilaterali tra i due paesi. Gli ambienti
politici sauditi, infatti, si erano convinti che Aoun, dopo l’elezione a
presidente, avrebbe preso le distanze dal movimento sciita, illusi,
molto probabilmente, anche dall’accordo politico che aveva portato alla
nomina di Saad Hariri, ex pupillo di Riyadh, come primo ministro.
L’illusione, comunque, è durata poco. Dopo le recenti e ripetute
provocazioni israeliane lungo il confine libanese e le successive
dichiarazioni del capo di Stato libanese, in effetti, i sauditi si sono resi conto che l’alleanza politica tra Aoun e Nasrallah è rimasta solida.
La retromarcia del monarca saudita è legata anche ad altre rivelazione di An Nahar.
Fonti del quotidiano riportano, inoltre, la notizia relativa agli
“sforzi libanesi per far rientrare la Siria nella Lega Araba”, dopo la
sua sospensione nel 2011 all’inizio della guerra civile. Beirut
starebbe mediando, infatti, tra l’Egitto e la Giordania da una parte e
l’asse Iran-Siria dall’altra, proprio per far riottenere legittimità
internazionale a Bashar Al Assad. Un tentativo, quello
libanese, visto come diametralmente opposto rispetto alla politica di
delegittimazione portata avanti dalla petro-monarchia saudita nei
confronti di Damasco e Teheran.
Tensioni e frizioni che hanno confermato, però, i saldi legami e l’alleanza geo-politica tra Arabia Saudita ed Israele. Sono
molto significativi gli elogi dello stesso Lieberman nei confronti del
capo della diplomazia saudita, Adel Joubeir. “Le relazioni tra Riyadh e
Tel Aviv sono stabili e riguardano una cooperazione congiunta contro i
nostri nemici comuni (Iran, Siria e Hezbollah, ndr) a tal punto
che lo Stato saudita si impegna ad incoraggiare tutti i paesi arabi per
normalizzare le loro relazioni diplomatiche con Israele”. Ovviamente
sempre con il sostegno del neo presidente Usa, Donald Trump.
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