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mercoledì 24 gennaio 2018

Yemen, la catastrofe umanitaria. Nel silenzio dei media e della politica internazionale

Ogni tanto ci torna alla mente che è in corso una guerra in Yemen. Una brutta guerra, che in quasi tre anni ha causato la morte di decine di migliaia di persone, molte delle quali civili.

Gli Houti, filo-iraniani da una parte, i lealisti appoggiati dall’Arabia Saudita e dalle petromonarchie dall’altra. L’ennesima riproposizione dello scontro tra l’asse sciita e quello sunnita per la conquista dell’egemonia regionale in Medio Oriente: è avvenuto (e sta avvenendo) in Siria, e lo Yemen è un altro teatro di questo violento confronto.

Come in tutte le guerre, le vere vittime sono i civili, la popolazione: oltre alla violenza ed ai bombardamenti, a mietere vittime ora sono anche le epidemie.

Medici Senza Frontiere ha lanciato, alla fine del 2017, una campagna di cura e prevenzione rispetto alla diffusione ormai critica della malaria.

Negli anni scorsi il Ministero della Sanità Yemenita era intervenuto con una serie di azioni di carattere sociale e sanitario, ma il crollo del sistema di sanità pubblica determinato dalla guerra civile ha riportato la situazione a livelli critici.

Oltre che per i casi di malaria, l’intervento di MsF è rivolto anche ai casi di malnutrizione infantile: un recente studio su un campione di bambini yemeniti parla di un 7,5% di casi di malnutrizione grave e un 40% di casi di malnutrizione acuta.

D’altronde la situazione è drammatica, ed il paese sta precipitando in un vortice di devastazione sociale sempre più grave.

Secondo l’Onu, per garantire un livello di sopravvivenza alla popolazione sarà necessario un Piano di risposta umanitaria del valore di quasi tre miliardi di dollari.

Sono infatti 13 milioni le persone che necessitano di interventi di assistenza, che per 11,3 milioni sono materialmente le misure necessarie a restare in vita.

I bambini sono quelli che pagano il prezzo più alto: secondo l’Ocha, l’agenzia per il coordinamento umanitario dell’Onu, sono quasi due milioni i minori che non vanno a scuola, e 1,8 milioni di bambini risultano gravemente malnutriti.

Mentre proseguono i combattimenti, qualcosa si muove sul fronte della diplomazia. I lanci di agenzia riportano una dichiarazione del Ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov: la Russia sarebbe pronta a collaborare per risolvere la situazione in Yemen.

“I problemi che sono sorti sono legati a conflitti politici interni nel vostro Paese e all’intervento della coalizione araba. Ci auguriamo che la situazione umanitaria disastrosa incoraggerà tutte le parti coinvolte a passare immediatamente dalle operazioni militari ai negoziati per trovare una soluzione politica che riguardi tutte le forze yemenite”, avrebbe detto Lavrov in un incontro con il ministro degli Esteri yemenita: “La Russia, in qualità di Paese che intrattiene rapporti con tutti senza eccezione, con i gruppi yemeniti e con tutti i protagonisti esterni che in qualche modo influenzano la situazione nello Yemen, è pronta a contribuire in qualsiasi modo”.

Dopo la Siria, un altro teatro di guerra in cui la Russia prova ad intervenire, in questo caso sul fronte diplomatico: il tentativo – che sta riuscendo – è quello di porsi come riferimento forte in una regione che, ricordiamocelo sempre, detiene una percentuale molto alta di risorse energetiche mondiali.

Al netto di analisi strategiche, il problema principale è la catastrofe umanitaria che ogni giorno di più cresce, e di cui nessuno si sta occupando.

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