di Michele Giorgio - il Manifesto
Il vento soffia a
favore di Benyamin Netanyahu. Accuse vecchie e nuove di corruzione e
l’incriminazione che lo attende nei prossimi mesi, non hanno scalfito il
consenso popolare che il premier israeliano ha costruito nei passati
dieci anni sul nazionalismo sfrenato. E i sondaggi ora gli danno ragione
rispetto a quelli dei mesi scorsi favorevoli al suo avversario Benny Gantz,
ex capo di stato maggiore e leader di Blu e Bianco, il “partito degli
ex generali” come lo chiamano in Israele.
Mancano quattro giorni al voto e
secondo il sondaggio svolto dalla Dialog Company e commissionato dal
quotidiano Haaretz, il partito Likud di Netanyahu è in vantaggio di tre
seggi (30-27) rispetto a Blu e Bianco. La destra stando al sondaggio può
contare su 67 dei 120 seggi della Knesset, l’opposizione ne avrebbe 53.
Lo stesso istituto di ricerca l’11 marzo aveva indicato in testa la
lista di Gantz. E che il quadro si sia fatto cupo per l’ex capo di stato
maggiore lo dice anche il recupero (10 seggi contro i cinque di qualche
settimana fa) del moribondo Partito laburista. I suoi elettori si erano
spostati verso Blu e Bianco, ora in parte fanno marcia indietro perché,
spiega Haaretz, sono convinti che non esista alcuna possibilità
concreta che Netanyahu esca sconfitto dal voto.
D’altronde Gantz non ha
saputo offrire una alternativa alla destra, sul piano economico interno e
riguardo la questione palestinese. Proprio sul rapporto con i
palestinesi ha inseguito Netanyahu senza capire che, al momento di
scegliere, gli israeliani avrebbero preferito l’“originale sicuro”,
ossia il premier uscente e il suo pugno di ferro. Su ciò che si profila
all’orizzonte abbiamo intervistato lo storico Zeev Sternhell, uno dei
principali studiosi internazionali di Fascismo e autore di saggi sulla
storia di Israele tra i quali “Nascita d’Israele, miti, storia e
contraddizioni” pubblicato anche in Italia. Sternhell, che da decenni
condanna le politiche di Israele verso i palestinesi, qualche anno fa ha
subito un attentato a Gerusalemme compiuto da estremisti di destra.
Professor Sternhell, Netanyahu ha ottime possibilità di
rimanere al potere. E nella Knesset e forse anche nel prossimo governo
troveranno posto alcuni dei rappresentanti di Otzma Yehudit (Potere
ebraico), formazione erede del partito razzista e antiarabo Kach.
Il nazionalismo israeliano e la radicalizzazione della destra hanno
un potenziale altamente distruttivo. La Corte suprema (il mese scorso)
ha vietato la candidatura del leader di Otzma Yehudit, Michael Ben-Ari,
ma ha permesso al resto del partito di partecipare alle elezioni ed i
compagni di Ben-Ari hanno le sue stesse idee. Queste persone, come ho
scritto più volte, si muovono ai limiti di ciò che abbiamo visto il
secolo scorso nei peggiori periodi dell’Europa. E anche se volessimo
evitare questo confronto storico la sostanza non cambia. Quelli (di
Otzma Yehudit) sono razzisti e non lo nascondono. Sono uguali a ciò che
ha prodotto e che produce di nuovo la cultura europea di cui fa parte
Israele. L’Occidente può produrre cose positive e altre orribili.
L’abbiamo visto in Italia, Germania e Francia. Ora lo vediamo anche qui.
Aggiungiamo che Israele è una potenza occupante di territori
palestinesi da oltre 50 anni. Occupazione e colonizzazione sono parte
integrante della sua politica. E le forze al potere intendono andare
avanti così perché nessuno apre bocca, a nessuno interessa dei
palestinesi.
L’Europa è molto indulgente verso Netanyahu e la composizione
delle sue maggioranze di governo. La stessa sinistra, inclusa quella
italiana, condanna sovranismo, populismo e nazionalismo ma tace su
quanto avviene in Israele. Attacca il leader dei sovranisti Victor Orban
ma resta in silenzio quando Netanyahu accoglie come amico e alleato il
premier ungherese. Come se lo spiega?
Diciamo come stanno le cose. Israele è parte integrante del gruppo di
Visegrad (che riunisce i leader europei sovranisti, ndr) e questo è il
risultato dell’evoluzione del nostro nazionalismo e dell’occupazione.
L’Europa non ha un interesse reale per ciò che accade in Medio Oriente
ed inoltre negli ultimi dieci anni Netanyahu è stato capace,
approfittando dell’atteggiamento europeo, di far apparire la critica
delle politiche israeliane come una forma di antisemitismo. Chiunque si
azzardi a definire occupata la Cisgiordania e a condannare i coloni, è
subito accusato di antisemitismo. I palestinesi protestano contro
l’occupazione e la colonizzazione delle loro terre e Netanyahu e i
coloni parlano di antisemitismo e di rifiuto degli ebrei.
In Europa si discute del nuovo antisemitismo. Sono messi
sotto accusa anche coloro che si proclamano antisionisti o non
sostenitori del sionismo, il movimento che ha creato Israele. Ma tanti
ebrei non sono sionisti e non pochi di loro si descrivono come
antisionisti. Anche Hannah Arendt ha espresso dubbi sul Sionismo.
Penso che ognuno di noi, ebreo o non ebreo, sia libero di scegliere
se essere sionista o di non esserlo. Trovo legittimo non essere
sionista. Io mi considero un sionista perché credo al diritto
all’autodeterminazione degli ebrei. Tuttavia il diritto
all’autodeterminazione non è esclusivo ma universale. Lo posseggono
tutti i popoli, anche i palestinesi. E la nostra autodeterminazione non
può e non deve avvenire a danno di quella dei palestinesi.
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