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12/04/2019

L’arresto di Julian Assange segna la fine del mito della libertà della rete


Julian Assange è stato arrestato oggi dalla polizia britannica dopo che il presidente ecuadoriano Lenin Moreno ha revocato l’asilo politico in violazione del diritto internazionale ed in base a un mandato del 2012 quando, invece di consegnarsi a Scotland Yard per essere estradato in Svezia ed essere interrogato in merito alle accuse di stupro (poi archiviate), Assange si rifugiò nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra cui chiese asilo il 19 giugno 2012.

Il predecessore di Lenin Moreno, Rafael Correa, allora, gli aveva concesso protezione perché aveva ritenuto fondate le preoccupazioni del fondatore di WikiLeaks che l’estradizione in Svezia lo esponesse al rischio gravissimo di estradizione negli Stati Uniti, dove dal 2010 esiste un mandato di arresto coperto da segreto contro di lui per aver rivelato documenti top secret del Pentagono.

L’arresto del fondatore di Wikileaks era una “priorità” per l’amministrazione di Donald Trump. Lo aveva dichiarato il segretario americano alla Giustizia, Jeff Sessions, il cui dipartimento ha preparato nel 2018 gli atti di accusa contro Assange e contro altri membri dell’organizzazione che nel 2010 aveva divulgato migliaia di documenti diplomatici e militari americani top secret. In base a quelle accuse Julian Assange, in caso di estradizione, rischia l’ergastolo se non, addirittura, la pena di morte.

Secondo Glenn Greenwald, il giornalista del quotidiano britannico The Guardian che ha seguito il caso Snowden, “... Julian Assange non è un cittadino americano e Wikileaks è un’agenzia di notizie estere[...] L’idea che il governo degli Stati Uniti possa estendere la propria portata a qualsiasi agenzia di notizie in qualsiasi parte del mondo e criminalizzare la pubblicazione di documenti è agghiacciante.”

L’arresto di Assange, oltre a rappresentare un fatto di una gravità inaudita in tema di libertà di informazione, di libertà individuali e di quelle collettive, assesta un altro duro colpo al mito di Internet come illimitata possibilità di accedere liberamente a informazioni e conoscenze e come messa in trasparenza dei meccanismi di funzionamento del potere politico. Secondo gli assertori di queste teorie, attraverso la rete, il potere, politico ed economico, sarebbe stato sottoposto al controllo dei cittadini mediante nuove forme di democrazia diretta e partecipativa.

Ciò non è stato e l’accanimento nei confronti di Wikileaks e del suo fondatore, ratifica, in maniera definitiva, la fine di questo mito soprattutto perché colpisce un’organizzazione che aveva aperto un varco gigantesco nell’opacità e nel muro dei segreti del potere mondiale.

La rapida metamorfosi del Movimento Cinque Stelle, che ha costruito le sue fortune politiche (in rapida discesa) attorno a quel mito, è un altro esempio di come, alla prova dei fatti, quella convinzione si sia infranta contro le dinamiche reali del capitalismo e contro le sue strutture politiche e statuali. Certo, rispetto agli epigoni nostrani di quelle “utopie letali”, Julian Assange sta dalla parte diametralmente opposta.

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