di Nico Maccentelli
Paolo Grugni, Darkland, Laurana Editore, 2022, pp. 304, € 17.00, anche in ebook
Di
questi tempi non si fa altro che blaterare di nazismo, ma la vulgata si
ferma a poche immagini e definizioni stereotipate: Hitler, la svastica,
Auschwitz, le EsseEsse e via dicendo. In realtà le nuove generazioni
hanno completamente perso la nozione di cosa sia stato il
nazionalsocialismo e il neonazismo di oggi segue la vulgata, tra teste
rasate e nostalgiche parate di camicie brune.
Non è un caso quindi che il nazismo, quello vero, degli eredi di quella
esperienza si ricicla a uso e consumo delle principali politiche
dominanti in Occidente. E non è un caso che sotto il silenzio o la
riduzione a folcloristico quanto orgoglioso nazionalismo da parte dei
media il prologo del nazismo storico abbia fatto la sua comparsa in
paesi come l’Ucraina, la Polonia e i baltici.
Tutto questo lo sa bene Paolo Grugni, che con Darkland ha realizzato un romanzo ben costruito sul piano letterario, a cui si aggiunge un’accuratezza storica in grado di riportare in una ricostruzione narrativa e filologica intelligente le corrispondenze culturali che legano il passato regime nazista in Germania agli odierni valori in determinati ambiti sociali.
Certo, una storia di pura fantasia, fantapolitica potremmo definirla,
ma com’è nella prassi di Grugni romanziere, quasi un’inchiesta su
situazioni ed eventi che potrebbero essere del tutto reali e quindi
attendibili.
La particolarità forse principale delle opere di Grugni risiede nella
ricerca metodica e mai casuale degli eventi nei contesti in cui si sono
prodotti. È stato così per Pura razza bastarda, nell’Italia delle
stragi, per Il palazzo delle lacrime, un noir tra le due Germanie della
cortina di ferro, e in altri lavori ancora di questo scrittore che vive e
lavora a Berlino.
Nella Germania riunificata si agitano forze occulte secondo un piano prestabilito, dove esoterismo pagano e antichi miti fanno da sfondo a una setta nazista mai morta e che nel mito delle SS e della “scienza” criminale del dottor Mengele s’infiltra tra le pieghe di una classe colta e agiata, mentre una manovalanza ottusa e fedele scandisce un morte dopo l’altra le tappe di un laboratorio di cavie umane, risorto per dimostrare all’umanità la bontà teleologica degli esperimenti su cavie reiette.
In Darkland scopriamo nella pura follia i “nazisti a fin di bene”, un po’ come il vaccinismo covidiano che ha iniziato sul campo gli esperimenti diretti, un po’ come gli ucronazi “lettori di Kant” dei battaglioni Azov e Aidar, tanto decantati dai media nostrani come “resistenti” all’invasione russa.
Paolo Grugni non si è limitato a mettere alla gogna i nazisti di turno, ma con una profonda conoscenza dei loro back ground culturali ha inventato una logica attendibile del loro agire, uscendo dagli schemi che oggi sono così in voga in un antifascismo innocuo, perché privo di memoria, di finalità che non siano “noi buoni, loro cattivi”, ad uso e consumo del mainstream di regime.
Protagonisti due personaggi usciti certo dalle schiere di stereotipi del giallo: un poliziotto tabagista in pensione e un docente universitario molto curioso, ma con due personalità e due vissuti ben tratteggiati e perfettamente collocati nelle vicende e in relazione agli altri personaggi del romanzo: tra ombre mitologiche agitate sullo sfondo da complottisti in carne e ossa, amori del passato e quelli vissuti fugacemente, aiutanti più o meno consapevoli in un programma narrativo non esente da tattiche studiate e colpi di scena.
In un post dell’autore, leggiamo:
«Germania, settembre 2015. Un professore di criminologia scopre delle ossa nella Foresta Nera. I resti appartengono a persone scomparse venticinque anni prima. Il professore e un ex ispettore della Kripo riprendono le indagini. Si trovano così coinvolti nelle trame di alcuni neonazisti legati a sette esoteriche e occulte. Un viaggio che li riporterà indietro nel tempo, ai campi di sterminio e alla spaventosa figura di Josef Mengele. Un viaggio che svelerà il vero e ancora più inquietante volto del nazionalsocialismo. Un percorso a ritroso alla scoperta del “nazismo magico” mentre incombe il 70° anniversario del processo di Norimberga.»
L’operazione narrativa che ne è scaturita è un romanzo estremamente godibile e, diciamolo senza tema di svilire l’opera, decisamente da ombrellone. E con tutti gli ingredienti che compongono un noir come si deve.
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