In una pubblicità di qualche anno fa Tonino Guerra esclamava “Gianni, l’ottimismo è il profumo della vita!” E pare che la BCE si sia ispirata fortemente a questo mood, a giudicare dal secondo ‘riquadro’ del bollettino economico n.1 del 2025 “Aumento dei redditi reali: vero o presunto? Il ruolo che le percezioni delle famiglie svolgono nei consumi”.
La tesi di ben 4 illustri economisti della BCE è che i redditi non si sono ridotti come pensiamo. In Italia si guadagna meno che nel 1990, l’unico paese UE dove i salari reali sono scesi, ma no, i redditi non si sono ridotti. Crisi che si susseguono dal 2007, inflazione, disoccupazione, tassi di interesse alle stelle, precarietà, ma no, non abbiamo capito niente, i redditi non si sono ridotti come crediamo. Perché per la BCE è solo una errata convinzione delle persone. È perché siamo pessimisti.
“Negli ultimi anni i consumi privati sono aumentati a un ritmo più lento rispetto al reddito disponibile reale. Secondo i dati di contabilità nazionale, il reddito reale delle famiglie è aumentato del 3,8 per cento tra il secondo trimestre del 2022 e il secondo trimestre del 2024. I consumi privati in termini reali non hanno tuttavia seguito la stessa tendenza, crescendo solo dell’1,2 per cento nello stesso periodo. (...) una possibile spiegazione del rallentamento della crescita dei consumi è che la recente impennata dell’inflazione abbia segnato le convinzioni delle persone, inducendo le famiglie a percepire il proprio reddito reale come inferiore a quello effettivo”.
Tralasciando il discutibile raffronto su base trimestrale (e poi perchè proprio il secondo?), per la BCE l’inflazione ha segnato le “convinzioni” delle persone rispetto al proprio reddito, portandole a ridurre la spesa per i consumi. Come se il reddito disponibile fosse qualcosa di cui potersi convincere.
Il bollettino prosegue riportando che anche dall’indagine CES – Consumer Expectations Survey – di settembre 2024 emerge che le persone “hanno una percezione molto più pessimistica di quanto suggerirebbe il reddito reale effettivo, sebbene tale percezione sia migliorata dal 2023. Ciò suggerisce che la recente impennata dell’inflazione abbia avuto un impatto negativo sulle percezioni delle famiglie”.
Chi l’avrebbe mai detto eh? E qui ci sono due questioni. La prima è che, se anche fosse vero (e non lo è) che i redditi non si sono ridotti come si pensa, evidentemente le persone stanno riducendo i propri consumi perché le aspettative per il futuro, tra tagli alla spesa sociale e instabilità economica e politica, non sono proprio ottimistiche. Oltre al fatto che 20 anni di crisi variegate hanno eroso i risparmi delle famiglie e i tassi di interesse e le politiche del credito restrittive rendono impossibile o quasi richiedere un finanziamento.
La seconda questione è che ovviamente nella media dei redditi considerata ci sono redditi alti e redditi bassi, oltre che diverse composizioni dei redditi. E, come noto, le crisi non colpiscono tutti allo stesso modo (alcuni ci si arricchiscono anche) ma impattano in misura maggiore i redditi e i consumi delle persone a basso reddito. Persone che invece per la BCE sono solo molto pessimiste.
“Il pessimismo riguardo ai redditi reali è più diffuso tra le famiglie a basso reddito. (…) Ciò riflette probabilmente le differenze nella composizione del loro reddito (da lavoro piuttosto che finanziario), nel loro paniere di consumi o nel livello di alfabetizzazione finanziaria”. In pratica, le famiglie a basso reddito – quelle che vivono del proprio lavoro (se lo hanno) e non di rendita – sono troppo pessimiste, ma anche ignoranti dal punto di vista finanziario, cosa che pare impedisca loro di leggere correttamente l’estratto conto a fine mese.
E, in merito alla riduzione nei consumi, la BCE riporta che la “differenza è visibile in tutte le categorie di consumo, ma è maggiore per i servizi rispetto ai beni di prima necessità e a quelli durevoli”, il che suggerisce che chi ha un reddito basso è costretto a rinunciare al superfluo, mentre per evidenti motivi deve salvaguardare il consumo di beni di prima necessità. Fattore che non fa che confermare che una riduzione dei redditi per le famiglie a basso reddito c’è, eccome.
Ci sono quindi due ipotesi. La prima è che alla BCE stanno a corto di economisti decenti o anche solo di persone dotate di buonsenso. La seconda è che la BCE è costretta, come tutto il resto dell’establishment, a usare qualsiasi mezzo per convincere dal punto di vista ideologico che il modello di società in cui viviamo, tutto sommato, funziona.
In entrambi i casi, c’è poco da essere ottimisti.
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