Ieri il governatore di Bankitalia, Fabio Panetta, si è collegato in streaming al Comitato esecutivo dell’Associazione Bancaria Italiana (ABI). La riunione è stata di grande importanza perché ha licenziato un piano che dovrà guidare gli istituti associati per il prossimo triennio, con al centro otto sfide che vanno dall’innovazione ai pericoli degli scenari geopolitici.
Sullo sfondo rimane la negoziazione che ancora va avanti per l’acquisizione di Commerzbank da parte di Unicredit. La Commissaria europea ai servizi finanziari Maria Luis Albuquerque, pur essendosi rifiutata di commentare il caso specifico, ha dato un’ulteriore spinta alla vicenda dicendo che le fusioni sono incoraggiate se permettono “una maggiore diversificazione delle attività o geografica”.
Ma ciò che ha attirato di più l’attenzione sono state proprio le parole del vertice di Banca d’Italia, perché hanno tratteggiato un’orizzonte fosco per la UE. Panetta ha, infatti, aperto i lavori osservando come “i segni di debolezza sono più persistenti di quanto ci aspettavamo. Ci si attendeva una ripresa trainata dai consumi che non c’è stata”, con tutte le ripercussioni del caso.
Dopo “due trimestri di crescita nulla nell’area euro e di tensioni nel settore manifatturiero l’occupazione inizia a dare segnali di indebolimento”. La preoccupazione principale riguarda l’industria, in primis la spina dorsale dell’automotive, che “soffre per ragioni congiunturali e strutturali”.
Il nodo centrale rimane proprio quello della domanda, con un’evidente sovracapacità di produzione di filiere che non hanno però mercati di sbocco nella crescente competizione globale. Se in Italia una nuova vettura costa intorno ai 30 mila euro e i salari nostrani sono quelli che, tra i paesi OCSE, si sono contratti di più in termini reali negli ultimi decenni, è chiaro che alla fine le vendite si riducano.
Bisogna sottolineare come questo non sia un problema caduto dal cielo. È il modello export oriented impostato da Bruxelles che ha spinto verso questo scenario: austerità e bassi salari per rendere competitive le merci, in una logica economica mercantilista. Salvo poi sbattere contro un muro di fronte alla frammentazione del mercato globale, e dunque alla fine della globalizzazione.
Il muro è stato costruito però anche dal prevalere, nelle dinamiche di mercato, dal peso dell’innovazione sui margini che può offrire la semplice guerra ai salari. Se lo stato ha le mani legate e non fa una reale politica industriale e non investe, a farlo dovrebbero essere i privati... che però sono più interessati alla rendita e allo sfruttamento intensivo, senza dotarsi di una visione strategica.
Si crea così un circolo vizioso di cui oggi vediamo gli effetti: se non dai retribuzioni dignitose ma non trovi più spazio nemmeno sui mercati esteri, vai in crisi e licenzi. Così si riduce ulteriormente la domanda interna, che è poi il motivo per cui, a detta di Panetta, soffre anche la dinamica del credito, soprattutto verso le piccole imprese.
Al riguardo dell’impianto regolatorio del mondo bancario, i governatori delle banche centrali italiana, francese, tedesca e spagnola hanno inviato pochi giorni fa una lettera alla Commissione Europea.
Al centro c’era il tema che Panetta ha così riassunto all’ABI: “dobbiamo evitare eccessi normativi perchè se il mondo marciava nella stessa direzione fino a ieri e l’eccesso normativo non generava svantaggi competitivi, oggi invece il rischio è concreto. È il momento di pensare seriamente alla semplificazione che non vuol dire deregolamentazione”.
Al di là della questione semplificazione/deregolamentazione, il nodo evidenziato è quello di una competizione che ormai travolge anche i vecchi alleati euroatlantici, e di come può reagire il modello europeo a questa nuova fase. Non è dunque tanto un problema di tassi di interesse, anche se pure questi hanno ovviamente influito sul credito. È un problema di sistema.
Ad ogni modo, il governatore di Bankitalia ha parlato anche dei pericoli di una nuova fiammata inflazionistica, e di come “occorre essere attenti ai rischi emergenti sull’energia”.
Insomma, le prospettive sono quelle della stagflazione: stagnazione economica con una persistente inflazione alta, nonostante la BCE abbia operato una netta riduzione dei tassi di interesse, proprio per sostenere la crescita. Ma ora, per i tassi, si sta raggiungendo quello che è stato individuato come il livello ‘neutrale’, e chi vuole una politica più restrittiva torna all’attacco.
Isabel Schnabel, componente tedesca del direttivo della BCE, ha ribadito al Financial Times di come “bisogna iniziare la discussione su quando sospendere o terminare il processo di allentamento monetario”. Tra l’altro, in opposizione alla linea spesso tenuta da Panetta stesso, che in passato ha tratteggiato una revisione profonda dei meccanismi europei, con riferimento anche all’istituzione di Eurobond.
Insomma, il discorso di Panetta parla della crisi senza uscita del modello europeo, e della necessità di trovare nuove soluzioni strategiche, non tappabuchi che permettano di galleggiare. Anche se la classe dirigente continentale sembra davvero incapace anche solo di capire in che mondo si trova, dalla pandemia in poi.
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