Presentazione


Aggregatore d'analisi, opinioni, fatti e (non troppo di rado) musica.
Cerco

20/02/2025

L’Italia e la guerra in Ucraina. Silenzi imbarazzati e rese dei conti tra “alleati”

Nelle reazioni alle “ruvidezze” di Trump sulla guerra in Ucraina e il ruolo di Zelenski, si assiste all’assordante silenzio della destra di governo. Un silenzio che è qualcosa di più dell’imbarazzo di fronte alle carte scompaginate dal presidente USA.

Se si esclude Salvini, sempre più simile ad un saprofita politico come l’altro Matteo, sia i neofascisti di FdI che i “moderati” di Forza Italia, si sono “finti morti” in attesa di prendere le misure con uno scenario bruscamente cambiato e che li costringerà a schierarsi o a smarcarsi tra i latrati guerrafondai dei maggiori governi europei sull’Ucraina e le clavate di Trump contro i medesimi, oltre che verso Zelenski.

Nel governo per ora l’unico che ha ritrovato la voce è stato il ministro degli Esteri Tajani: “Evidentemente c’è qualche crepa che sta emergendo”, ha detto a Radio24, aggiungendo che questo “scontro verbale non tocca l’Europa ma dobbiamo fare in modo che la situazione si calmi e non dobbiamo entrare noi in una polemica”. “Certamente non è un linguaggio che ci appartiene”, ha sottolineato il Tajani mettendo in evidenza che “il nostro interesse è quello che l’Europa sia unita e in una situazione complicata come quella attuale dobbiamo assolutamente tenere i nervi saldi ed essere sempre a testa alta sia con gli Stati Uniti sia con la Russia, per affrontare e risolvere il delicato problema della costruzione di una pace duratura. Poi le schermaglie ci sono e ci saranno. Siamo abituati al linguaggio della nuova amministrazione americana”.

All’opposizione il PD, paradossalmente, si trova nello stesso imbarazzo della destra. Ha sostenuto pervicacemente la linea guerrafondaia sull’Ucraina e l’invio di armi decisi prima dal governo Draghi e poi dal governo Meloni, ed ora scopre che è stato inutile (oltre che dannoso). Ma se la destra si è chiusa in un imbarazzato silenzio, nel PD abbondano gli esternatori o esternatrici oltre le righe.

La solita eurodeputata Pina Picierno, adusa a straparlare spesso, ha innescato così uno scontro al calor bianco tra PD e M5S sull’Ucraina e sulle dichiarazioni del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

In una intervista a La Repubblica la Picierno ha detto che “all’interno della maggioranza c’è la Lega che esprime posizioni esplicitamente filo putiniane” e che su Mattarella “le parole espresse dal capogruppo Cinquestelle Riccardo Ricciardi sono inopportune e sbagliate. Sicuramente M5S e Lega la pensano allo stesso modo”. Per la Picierno, inoltre, “M5S vuole un’Europa debolissima tra potenze forti e anche in questo caso sono in ottima compagnia della Lega e dei sovranisti di Orban”.

Inevitabile la reazione del M5S attraverso le dichiarazioni dell’eurodeputato M5S, Gaetano Pedullà il quale ha replicato affermando che: “Picierno è una signora che ogni mattina si sveglia pensando a una sciocchezza da dire sul Movimento 5 Stelle. Picierno è un’infiltrata dei fascisti nella sinistra. Chiede più guerra, più armi, più povertà, più morti: non ha nulla a che vedere con la sinistra. È un’infiltrata dei fascisti. Cosa ha in comune con la sinistra chi chiede più armi e più povertà? Picierno lo chiede in ogni situazione”, ha affermato Pedullà, su La7. Ha poi rincarato la dose parlando con i giornalisti a Strasburgo: “Anziché ammettere di aver sbagliato tutto, di aver per tre anni sostenuto una strada che è andata a sbattere, ci accostano a Orban”.

Le dichiarazioni di Pedullà hanno provocato a loro volta l’immediata reazione del PD. “Vogliamo esprimere, anche a nome di tutta la delegazione del Partito democratico, la solidarietà a Pina Picierno per le folli dichiarazioni di un esponente dei 5 stelle qui a Bruxelles” – sottolineano in una nota Nicola Zingaretti e Stefano Bonaccini, europarlamentare PD e presidente del Partito democratico.

Il leader del M5S Conte ha, per ora, risparmiato gli alleati del PD ma ha colto invece l’occasione per chiedere le dimissioni della Meloni proprio per le sue responsabilità nell’aver trascinato l’Italia nella guerra in Ucraina.

“Trump con ruvidezza smaschera tutta la propaganda bellicista dell’Occidente sull’Ucraina. E dice una verità che noi del M5S stiamo dicendo da tre anni insieme a tutti gli esperti militari” ovvero “che battere militarmente la Russia era irrealistico. È una verità – ha sottolineato Conte – che pesa come un macigno sulla premier Meloni, che poteva ritagliare per l’Italia un ruolo da protagonista nel negoziato, e invece ci ha portato a questo fallimento pur di compiacere le cancellerie internazionali. Io al posto della premier Meloni, di fronte a questa vergogna e a questo fallimento, mi dimetterei”, ha concluso il leader del M5S.

Un discorso contro il governo, certo, ma in qualche modo anche una severa tirata d’orecchie ai guerrafondai dentro il PD.

Contro il leader del M5S si è fatto sentire il cicaleggio del solito Calenda: “Conte approva le menzogne di Trump e le rivendica come proprie. Questo fatto è per noi dirimente rispetto a qualsiasi tipo di collaborazione parlamentare e locale” aggiungendo un’altra dose ai pozzi già avvelenati sul percorso dell’alleanza del cosiddetto campo largo.

Insomma se la destra appare silente, sbandata e travolta dal cambiamento di scenario imposto da Trump, anche il centro-sinistra viene attraversato dalla medesima contraddizione. Il posizionamento a favore o contro la guerra e l’avventurismo bellico non è mai stato un dettaglio ma un fattore politicamente decisivo e dirimente, ed aver sbagliato il posizionamento in questi tre anni prevede ora delle conseguenze politicamente rilevanti.

Fonte

Nessun commento:

Posta un commento