Secondo gli analisti della Bank of America, l’attuale bolla speculativa legata ai titoli tecnologici statunitensi avrebbe raggiunto proporzioni superiori a quelle delle storiche bolle del passato, come quella delle dot-com alla fine degli anni ’90. Se questa previsione si concretizzasse, le conseguenze sarebbero devastanti: il principale indice azionario statunitense, l’S&P 500, potrebbe perdere fino al 40% del suo valore.
L’indice S&P 500 ha segnato due nuovi massimi storici la scorsa settimana, ma venerdì ha avuto la sua peggior seduta dell’anno, segnalando un entusiasmo crescente, ma anche una fragilità latente.
La principale preoccupazione degli analisti della banca d’affari statunitense è legata alla straordinaria concentrazione del mercato.
Oggi, i primi cinque titoli dell’S&P 500 rappresentano il 26,4% della capitalizzazione totale dell’indice, una percentuale he non si vedeva dai tempi della bolla tecnologica del 2000. Questa concentrazione è guidata soprattutto dai cosiddetti “Magnifici Sette”, un gruppo di colossi tecnologici che include Apple, Microsoft e Amazon. La loro crescita esplosiva ha spinto l’S&P 500 verso nuovi massimi, ma ha anche reso il mercato estremamente vulnerabile a eventuali correzioni.
Oggi, più della metà del mercato azionario statunitense è dominata da fondi indicizzati e ETF (Exchange Traded Funds), che replicano passivamente gli indici senza però considerare i fondamentali delle singole aziende. Questo ha portato a un accumulo sproporzionato di capitali nei titoli più grandi e più performanti, creando una spirale che rischia di esplodere nel momento in cui gli investitori inizieranno a ritirare i propri fondi.
Wall Street Italia riporta che l’analista di Bank of America, Jared Woodard sottolinea come il livello attuale della capitalizzazione complessiva del mercato azionario statunitense si trovi a 3,3 deviazioni standard sopra la media storica. Questo dato statistico è un chiaro segnale di sopravvalutazione: raramente nella storia dei mercati si è osservato un livello così alto per periodi prolungati senza assistere a un successivo ribasso significativo.
Per dare un’idea della gravità della situazione, la Bank of America paragona l’attuale scenario al periodo precedente il crollo dei titoli tecnologici nel marzo del 2000 e al boom dei “Nifty Fifty”, un gruppo di titoli tecnologici degli anni ’60 che venivano considerati investimenti sicuri ma che portarono a perdite enormi quando la loro sopravvalutazione divenne insostenibile.
I più attenti o coloro che hanno una migliore memoria, ricorderanno che i titoli dei giornali della mattina dell’11 settembre – prima degli attentati alle Torri Gemelle – aprivano proprio con la crisi esplosa nei titoli tecnologici statunitensi, avviando quello che all’epoca definimmo “il piano inclinato del capitale”... e delle relazioni internazionali nel loro complesso. Il che ha reso sempre più evidente come la vertiginosa centralizzazione dei capitali è quel processo che “distrugge la democrazia e fomenta la guerra”.
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