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27/02/2025

Siria - Continuano l’espansione sionista e la farsa di HTS


Proponiamo la traduzione di due articoli del giornale libanese laico e antimperialista Al-Akhbar circa gli ultimi eventi in Siria, che sono di una certa rilevanza.

Il regime sionista, infatti, sta tentando di approfittare dei dissidi fra le autorità centrali di HTS e le regioni del sud siriano per continuare ad espandersi, col pretesto di difendere queste ultime dai salafiti al potere a Damasco.

Inoltre, HTS, per promuovere ulteriormente la propria immagine, sta aprendo una fantomatica “conferenza di dialogo nazionale”, alla quale, però, le altre componenti politiche ammesse, possono per lo più partecipare con loro esponenti solo a titolo personale e non organizzato. Tale conferenza, ovviamente, ha solo facoltà di “emettere raccomandazioni” nei confronti dell’autoproclamato presidente Al Golani. Nulla di vincolante.

Intanto aumentano, fra la popolazione, le manifestazioni di dissenso in reazione ai danni provocati dalla terapia economica shock, a base di privatizzazioni e libero mercato messa in atto dal nuovo regime.

Per quanto riguarda il fronte curdo, sembrano procedere bene le trattative fra l’Amministrazione Autonoma del Nord-Est e HTS, mediati dagli USA, per evitare un’azione militare turca: è stato, infatti, stretto un accordo inerente le forniture di petrolio.

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L’occupazione israeliana intensifica l’aggressione nella Siria meridionale. Timori di una spartizione

Le tensioni stanno aumentando nella Siria meridionale in quanto l’occupazione israeliana intensifica la sua aggressione, prendendo di mira gli altopiani strategici e le fonti vitali di acqua dolce. Le forze di occupazione hanno ampliato la loro presenza nelle aree sequestrate dopo il crollo del precedente regime siriano, consolidando il controllo su posizioni chiave tra incessanti attacchi aerei che hanno decimato le capacità dell’esercito siriano. L’amministrazione siriana di transizione ha emesso condanne verbali di queste violazioni, ma non ha ancora adottato misure concrete in risposta.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato ieri: “Non consentiremo alle forze del nuovo regime siriano di schierarsi a sud di Damasco”. Senza specificare posizioni precise, ha aggiunto: “Non tollereremo minacce contro la comunità drusa”. Queste osservazioni segnalano che l’occupazione è pronta ad effettuare incursioni più profonde nel territorio siriano con il pretesto di “proteggere la popolazione drusa”.

Le dichiarazioni di Netanyahu hanno riacceso le preoccupazioni di una spartizione, anche perché si è recentemente costituito a Sweida un “consiglio militare” su cui vi è una diffusa incertezza sui suoi obiettivi, anche se rivendica il proprio “impegno per l’unità della Siria”.

Ciò ha alimentato l’indignazione pubblica nelle città della Siria meridionale, tra cui Daraa, Suwayda e Quneitra, tre aree che, dalla caduta del precedente governo siriano, hanno affrontato pesanti incursioni e l’occupazione israeliana. Oggi si sono svolte piccole manifestazioni nelle tre città, con striscioni che recitavano: “Il sud della Siria rimarrà siriano con il resto della Siria”, invitando la leadership locale e l’amministrazione a rispondere alle dichiarazioni di Netanyahu.

Parallelamente, sono state annunciate richieste di diverse manifestazioni per domani a mezzogiorno, tra cui una protesta a Damasco, che chiede “pressione per costringere l’occupazione a rispettare la risoluzione di disimpegno del 1974”, “fermare le violazioni israeliane sul territorio siriano” e “il ritiro completo delle forze israeliane dai territori occupati dalla Siria senza condizioni”.

In aggiunta alle provocazioni, un giornalista israeliano di Channel 12 ha annunciato la produzione di un documentario sulla Siria dopo la caduta di Assad. Il giornalista, che è entrato ripetutamente nel territorio siriano, comprese le aree meridionali precedentemente detenute da gruppi di opposizione e ora controllate dall’amministrazione di transizione, ha pubblicato una foto da un bar di Damasco.

La rivelazione ha scatenato l’indignazione tra i siriani, spingendo gli attivisti a lanciare una campagna per chiedere la sua “espulsione immediata” e un “divieto totale di ingresso dei cittadini israeliani” in Siria. Nonostante l’indignazione pubblica, le autorità siriane sono rimaste in silenzio sulla questione.

Contemporaneamente, le forze della coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti in Siria hanno intensificato le loro operazioni militari con un attacco con droni vicino a Killi nella provincia di Idlib, prendendo di mira il militante di alto rango Jaafar Al-Turki. Questo segna il secondo attacco di questo tipo nel giro di pochi giorni, dopo un precedente attacco che ha ucciso Wasim Birkdar, un leader della fazione Horras Al-Din, fratello di Samir Birkdar, che attualmente dirige le dotazioni religiose del governo di transizione a Damasco.

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Conferenza sul dialogo nazionale in Siria: riforma o teatro politico?

L’amministrazione transitoria della Siria ospiterà la Conferenza sul dialogo nazionale domani, dopo un incontro introduttivo tenutosi oggi. Circa 600 partecipanti sono stati invitati a discutere di sei questioni chiave: la costituzione, le istituzioni statali, le libertà personali, la giustizia di transizione, il ruolo delle organizzazioni e i principi economici che guidano il futuro della Siria. La conferenza emetterà raccomandazioni indirizzate al presidente di transizione, Ahmad Al-Sharaa, ma “non avrà autorità legale”.

Ci sono preoccupazioni per gli sforzi dell’amministrazione di rafforzare il controllo sulle istituzioni statali e spingere in direzione di un’economia di mercato aperta senza misure per proteggere la produzione locale, che è già in declino. Sono emerse richieste di evitare di “smantellare le istituzioni statali” e di garantire che le “riforme” economiche non danneggino ulteriormente le industrie nazionali.

Le preoccupazioni economiche sono aumentate dopo che il governo provvisorio siriano ha firmato un accordo su petrolio e gas con l’amministrazione autonoma curda. L’accordo prevede la fornitura di carburante alle aree controllate dal governo in cambio di una somma non rivelata. I funzionari di Damasco hanno descritto l’accordo come una “continuazione delle politiche precedenti”.

L’accordo s’inserisce nel solco delle negoziazioni in corso tra le fazioni curde e l’amministrazione di transizione siriana, in seguito alla mediazione franco-americana che ha contribuito a unificare le posizioni curde. I colloqui si concentrano sulla stabilizzazione della Siria nord-orientale, con discussioni che riguardano questioni amministrative e gestione delle risorse.

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