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19/02/2025

Uruguay e Italia, misura la differenza

Ieri a Montevideo è entrato in carica il nuovo parlamento. Il Movimento di Partecipazione Popolare (MPP, erede dei Tupamaros e figlio di Pepe Mujíca), che esprime il presidente, Yamandú Orsi, è il gruppo parlamentare più grande della storia, formato in maggioranza da lavoratrici e lavoratori che sono sempre rimasti dove dovevano: dalla parte dei lavoratori e di tutti gli oppressi.

In Italia, invece, fra qualche giorno, ad Alessandria, si aprirà il processo contro tre canuti quasi ottantenni (o oltre) per i fatti della Cascina Spiotta del giugno del 1975 (quando Pepe era prigioniero in un pozzo sotterraneo, in un carcere militare), in cui perse la vita un carabiniere durante uno scontro a fuoco e nel corso della quale fu compiuta una vera e propria esecuzione extragiudiziale nei confronti di Mara Cagol (omicidi all’epoca frequentissimi e tutti rimasti impuniti grazie alla famigerata “Legge Reale”).

Tutti e tre hanno già scontato pene super (di chiaro stampo politico) nelle nostre premiate carceri a 5 stelle e, tuttavia, vengono chiamati a rispondere, dopo 50 anni (!) di un fatto “controverso” realizzatosi in un contesto storico lontanissimo.

Un fatto per cui erano già stati messi sotto inchiesta e alla fine prosciolti in via definitiva. “Purtroppo” il fascicolo del vecchio processo sembra sia andato perduto durante un’alluvione e quindi, ora, nonostante se ne abbia traccia e se conoscano le conclusioni, una Procura ha pensato bene di rifare tutto da capo, ignorando il più semplice dei princìpi giuridici; il ne bis in idem, ossia non si può essere processati due volte per lo stesso fatto.

Un principio, per esempio, scrupolosamente rispettato nel caso dei neofascisti come Franco Freda, assolto come i suoi complici per la strage di Piazza Fontana e poi riconosciuto colpevole – ma non processato – in una seconda inchiesta.

E neanche viene considerato il fatto che – stante l’età dei vecchi-nuovi imputati, l’eventuale condanna non potrà comunque essere scontata (se non altro perché andrebbe a “cumularsi” con le altre).

Teoremi politici ormai storicamente e giuridicamente sgrammaticati ma che, vista l’aria che tira, suonano più che altro come una minaccia alle prossime generazioni: “guai a chi si ribella sul serio all’ordine esistente!”.

Italia e Uruguay sono in due continenti diversi, per fortuna del secondo...

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