I carri armati per ora no. Specie se con scritte tedesche sopra, che fanno ancora un brutto effetto mediatico... Ma un po’ di soldati sì, ma “col compito di coadiuvare la polizia di frontiera”.
La scelta dell’Austria era nell’aria da mesi, vuoi per soddisfare il bisogno di rispondere a una psicosi da “invasione” inesistente, vuoi per capitalizzare elettoralmente queste iniziative.
Di fatto Vienna limita di molto la praticabilità dell’accordo di Shengen, che garantiva la libera circolazione tra i paesi aderenti all’Unione Europea sopprimendo i controlli alle frontiere sugli spostamenti delle persone. E’ chiaro infatti che con l’invio dei militari si compie sia un atto simbolico (una volta schierati, potranno essere implementati al bisogno), che una modifica delle procedure alla frontiera. I controlli vengono insomma ripristinati, con prevedibile attenzione al colore della pelle dei transitanti. Via libera dunque agli “ariani” e verifica degli “scuretti”.
Il governo Gentiloni prende così un altro sonoro ceffone da un partner europeo, dopo la ben più rilevante nazionalizzazione francese dei cantieri navali di Saint Nazaire. Le prime dichiarazioni uscite dal Viminale parlano di decisione “sorprendente e ingiustificata”, ma non annunciato reazioni di rilievo.
Lo stesso ministero dell’Interno si limita a far notare che nei primi sette mesi del 2017, alla frontiera italo-austriaca è stato inibito l’ingresso sul territorio nazionale a 1200 cittadini stranieri, a riprova semmai del trend dei movimenti migratori dall’Austria verso l’Italia. E dei controlli ormai attivi in entrambe le direzioni...
Fonte
Presentazione
Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
Visualizzazione post con etichetta Brennero. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Brennero. Mostra tutti i post
17/08/2017
08/05/2016
Cariche al Brennero sui manifestanti
La scena è in fondo semplice, perché il valico del Brennero non è un agglomerato metropolitano. Dunque chi arriva per manifestare contro il “muro” che l’Austria sta costruendo, per fermare una inesistente – al momento – “invasione di migranti” dall’Italia, dovrebbe essere abbastanza visibile e riconoscibile. Ma i giornali italiani, a partire dall’agenzia Ansa, la madre di ogni pasticcio verbale sui media, hanno poche parole a disposizione: black bloc, guerriglia, anarchici.
Basta scorrere i titoli online per vedere che il pensiero unico si nutre di pochissime parole, spesso senza più riferimento con il mondo reale. Basti pensare alla tranquilla inettitudine con cui, ad esempio il Corriere della Sera annaffia la sua cronaca:
Lo scandalo per la fine unilaterale degli accordi di Shengen è già dimenticato: ora no borders è una parola d’ordine da squinternati utopisti in vena di far casino. La stessa dinamica dei fatti ne viene stravolta fino all’incomprensibilità. “Gli anarchici hanno lanciato sassi, fatto esplodere alcuni petardi e si sono scagliati contro i giornalisti e i fotografi che li riprendevano”, scrive il Corrierone, e fin qui la descrizione sembra coerente con le premesse (gli anarchici se la prendono con tutti, polizia, fotografi e passanti). Poi però si continua con “Lanciati anche lacrimogeni contro i cronisti”, come se fossero stati sempre “gli anarchici”, mentre – a rigor di logica e di logistica – i lacrimogeni sono una dotazione esclusiva delle polizie in loco. Quindi si può desumere che la reazione della polizia all’arrivo di manifestanti sia stata particolarmente violenta e “totalitaria”: lacrimogeni su tutto quel che si muove, siano giornalisti, fotografi o “anarchici”.
Messa così, però, l’Italia e l’Austria somiglierebbe troppo da vicino alla Turchia di Erdogan. Quini meglio lasciare le cose nel vago, e far credere che “gli anarchici” siano una milizia con tanto di armamento leggero al seguito (col bagaglio a mano sul treno!?).
“Gli scontri” sono durati assai poco, vista la disparità militare delle “truppe” in campo. Breve blocco della sede autostradale, altrettanto breve quello della liea ferroviaria, e tutto finito prima delle 18. Venti manifestanti picchiati e fermati, un poliziotto accusa qualche dolore…
Solo il fantasma degli “anarchici” continuerà a volteggiare in redazione, se non proprio al valico...
Fonte
Basta scorrere i titoli online per vedere che il pensiero unico si nutre di pochissime parole, spesso senza più riferimento con il mondo reale. Basti pensare alla tranquilla inettitudine con cui, ad esempio il Corriere della Sera annaffia la sua cronaca:
Volti coperti, vestiti di nero, provenienti da tutta Europa, i rappresentanti del movimento «No Borders» appena scesi dai treni si sono diretti verso il confine austriaco.
«Abbattiamo le frontiere», questo lo slogan degli anarchici che hanno lanciato sassi, fatto esplodere alcuni petardi e si sono scagliati contro i giornalisti e i fotografi che li riprendevano. Lanciati anche lacrimogeni contro i cronisti. Tensione con la polizia dispiegata in assetto anti-sommossa, i manifestanti hanno attaccato le forze dell’ordine e lanciato bengala.
Lo scandalo per la fine unilaterale degli accordi di Shengen è già dimenticato: ora no borders è una parola d’ordine da squinternati utopisti in vena di far casino. La stessa dinamica dei fatti ne viene stravolta fino all’incomprensibilità. “Gli anarchici hanno lanciato sassi, fatto esplodere alcuni petardi e si sono scagliati contro i giornalisti e i fotografi che li riprendevano”, scrive il Corrierone, e fin qui la descrizione sembra coerente con le premesse (gli anarchici se la prendono con tutti, polizia, fotografi e passanti). Poi però si continua con “Lanciati anche lacrimogeni contro i cronisti”, come se fossero stati sempre “gli anarchici”, mentre – a rigor di logica e di logistica – i lacrimogeni sono una dotazione esclusiva delle polizie in loco. Quindi si può desumere che la reazione della polizia all’arrivo di manifestanti sia stata particolarmente violenta e “totalitaria”: lacrimogeni su tutto quel che si muove, siano giornalisti, fotografi o “anarchici”.
Messa così, però, l’Italia e l’Austria somiglierebbe troppo da vicino alla Turchia di Erdogan. Quini meglio lasciare le cose nel vago, e far credere che “gli anarchici” siano una milizia con tanto di armamento leggero al seguito (col bagaglio a mano sul treno!?).
“Gli scontri” sono durati assai poco, vista la disparità militare delle “truppe” in campo. Breve blocco della sede autostradale, altrettanto breve quello della liea ferroviaria, e tutto finito prima delle 18. Venti manifestanti picchiati e fermati, un poliziotto accusa qualche dolore…
Solo il fantasma degli “anarchici” continuerà a volteggiare in redazione, se non proprio al valico...
Fonte
21/08/2015
InterBrennero: la prima vittima del Tav/Tac?
Interporto: “matrimonio” con A22 è il titolo del giornale locale. Un matrimonio, naturalmente, subordinato al fatto che la concessione in-house dell’autostrada sia prorogata fino al 2045.
Nell’articolo vengono riportate le dichiarazioni dell’assessore Gilmozzi, del presidente Duiella e del direttore Tarolli riguardante le cause, le possibili soluzioni e non ultimo il trasloco in A22.
Per quanto riguarda i lavoratori (stranamente nessuno ne parla) quella di un loro passaggio alle dipendenze di A22 sembra l’unica scelta in grado di garantire loro un futuro di lavoro. Per loro – in assenza un intervento radicale – l’alternativa all’A22 sarebbe quella di andare ad ingrossare le fila dei disoccupati.
Per questo il problema occupazione dovrebbe essere in cima alle preoccupazioni dell’assessore e non relegato in un secondo tempo che rischia di non arrivare mai.
Infatti, sono convinto – fuori da ogni remora – che l’interbrennero è la prima vittima del TAV/TAC, altre ne seguiranno se da parte della politica non si decide di affrontare i problemi del traffico sull’asse del Brennero nella sua complessità.
Non è casuale che l’avvio dei lavori del TAV/TAC abbia segnato l’inizio della fine dell’intermodale in Trentino, come non è casuale che diversi vettori (Sae, Arcese, ecc) si siano spostati a Verona dove sorgerà il vero centro logistico in quanto incrocio Nord/Sud - Est/Ovest delle future (?) linee del TAV/TAC. Infatti, come tutti sappiamo l’alta velocità non ferma in Trentino.
Per questo, le proposte di Tarolli, mutuate in parte dalle proposte dei NO TAV: (punto nove del libretto – le 10 ragioni del No) uguali tariffe, divieto transito pesante notturno, divieti settoriali, “borsa dei transiti alpini”, rispetto obblighi autotrasporto (pesi, limiti velocità, ore di guida, ecc), interventi di efficentamento dell’attuale linea ferroviaria portandola in linea con gli standard internazionali, uso di materiale rotabile leggero e silenzioso possono realmente spostare da subito le merci dalla gomma alla ferrovia. Ma se queste proposte non son accompagnate da una netta presa di posizione contro la costruzione dei TAV/TAC diventano solo un palliativo per nascondere la scelta di lasciare Interbrennero, ed i suoi lavoratori, al loro amaro destino.
Mi permetto però di ricordare al direttore Tarolli, che se è vero che il 30% dei Camion che transitano sull’autostrada del Brennero è fuori norma significa che a rischio ci sono gli ignari automobilisti che transitano in autostrada ma anche i cittadini che devono sopportare un maggiore inquinamento acustico e dell’aria.
Per questo mi chiedo: ma perché queste proposte per ridurre il traffico pesante in A22 non vengono attuate fin da ora?
Per il semplice fatto che sia l’assessore Gilmozzi, che i politici locali deliberatamente ignorano queste possibilità in quanto il loro unico obiettivo e quello di costruire il TAV, la nuova ferrovia del Brennero, e di conseguenza non si sono mai posti seriamente il problema del trasferimento delle merci dalla strada alla ferrovia perché la loro attenzione è sempre rivolta verso i lauti dividendi della A22 che ai problemi della logistica e dei lavoratori che nei trasporti vi lavorano e che rischiano di perdere il posto.
Fonte
Nell’articolo vengono riportate le dichiarazioni dell’assessore Gilmozzi, del presidente Duiella e del direttore Tarolli riguardante le cause, le possibili soluzioni e non ultimo il trasloco in A22.
Per quanto riguarda i lavoratori (stranamente nessuno ne parla) quella di un loro passaggio alle dipendenze di A22 sembra l’unica scelta in grado di garantire loro un futuro di lavoro. Per loro – in assenza un intervento radicale – l’alternativa all’A22 sarebbe quella di andare ad ingrossare le fila dei disoccupati.
Per questo il problema occupazione dovrebbe essere in cima alle preoccupazioni dell’assessore e non relegato in un secondo tempo che rischia di non arrivare mai.
Infatti, sono convinto – fuori da ogni remora – che l’interbrennero è la prima vittima del TAV/TAC, altre ne seguiranno se da parte della politica non si decide di affrontare i problemi del traffico sull’asse del Brennero nella sua complessità.
Non è casuale che l’avvio dei lavori del TAV/TAC abbia segnato l’inizio della fine dell’intermodale in Trentino, come non è casuale che diversi vettori (Sae, Arcese, ecc) si siano spostati a Verona dove sorgerà il vero centro logistico in quanto incrocio Nord/Sud - Est/Ovest delle future (?) linee del TAV/TAC. Infatti, come tutti sappiamo l’alta velocità non ferma in Trentino.
Per questo, le proposte di Tarolli, mutuate in parte dalle proposte dei NO TAV: (punto nove del libretto – le 10 ragioni del No) uguali tariffe, divieto transito pesante notturno, divieti settoriali, “borsa dei transiti alpini”, rispetto obblighi autotrasporto (pesi, limiti velocità, ore di guida, ecc), interventi di efficentamento dell’attuale linea ferroviaria portandola in linea con gli standard internazionali, uso di materiale rotabile leggero e silenzioso possono realmente spostare da subito le merci dalla gomma alla ferrovia. Ma se queste proposte non son accompagnate da una netta presa di posizione contro la costruzione dei TAV/TAC diventano solo un palliativo per nascondere la scelta di lasciare Interbrennero, ed i suoi lavoratori, al loro amaro destino.
Mi permetto però di ricordare al direttore Tarolli, che se è vero che il 30% dei Camion che transitano sull’autostrada del Brennero è fuori norma significa che a rischio ci sono gli ignari automobilisti che transitano in autostrada ma anche i cittadini che devono sopportare un maggiore inquinamento acustico e dell’aria.
Per questo mi chiedo: ma perché queste proposte per ridurre il traffico pesante in A22 non vengono attuate fin da ora?
Per il semplice fatto che sia l’assessore Gilmozzi, che i politici locali deliberatamente ignorano queste possibilità in quanto il loro unico obiettivo e quello di costruire il TAV, la nuova ferrovia del Brennero, e di conseguenza non si sono mai posti seriamente il problema del trasferimento delle merci dalla strada alla ferrovia perché la loro attenzione è sempre rivolta verso i lauti dividendi della A22 che ai problemi della logistica e dei lavoratori che nei trasporti vi lavorano e che rischiano di perdere il posto.
Fonte
07/07/2014
Chi ci mangia con le grandi opere? Sempre gli stessi...
Salini Impregilo, in raggruppamento con Strabag (Consorzio Cooperative Costruzioni CCC e Collini Lavori) si è aggiudicata provvisoriamente il lotto del sotto attraversamento del Fiume Isarco, tratto meridionale del mega progetto Tunnel Ferroviario «Galleria di Base del Brennero». E' solo uno dei tratti, ma gli importi sono già rilevanti. Naturalmente a pagare è lo Stato, ovvero soldi pubblici; ma per questi nessuno protesta. E dire che non servono più neppure a "creare occupazione", perché questo tipo di lavori si fanno ormai quasi totalmente attraverso macchine sempre più gigantesche e automatizzate. L'unico intervento umano - progettazione e controllo tecnico a parte - è riservato alla "movimentazione terra" (trasporto in discarica dei detriti da lavorazione) e "la sicurezza" (se c'è un'opposizione popolare, come nel caso della Val di Susa). La movimentazione terra, notoriamente, è il canale privilegiato attraverso cui passano le "infiltrazioni mafiose"; talmente costanti nel tempo e in tutte le grandi opere (compresa la Tav Torino-Lione) da potersi ormai considerare parte integrante del sistema degli appalti.
Il valore del contratto, si legge in una nota, è di circa 300 milioni di euro e la quota di partecipazione di Salini Impregilo nel raggruppamento è del 41%. Il sotto attraversamento dell'Isarco si aggiunge al lotto del versante austriaco della galleria del nuovo Brennero, già aggiudicato alla Salini Impregilo e alla Strabag lo scorso aprile per 380 milioni di euro. Evviva la concorrenza!
Fonte
Il valore del contratto, si legge in una nota, è di circa 300 milioni di euro e la quota di partecipazione di Salini Impregilo nel raggruppamento è del 41%. Il sotto attraversamento dell'Isarco si aggiunge al lotto del versante austriaco della galleria del nuovo Brennero, già aggiudicato alla Salini Impregilo e alla Strabag lo scorso aprile per 380 milioni di euro. Evviva la concorrenza!
Fonte
Iscriviti a:
Post (Atom)