Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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02/01/2018

1 gennaio – Gramsci: ogni mattino, quando mi risveglio ancora sotto la cappa del cielo, sento che per me è capodanno

Ogni mattino, quando mi risveglio ancora sotto la cappa del cielo, sento che per me è capodanno.

Perciò odio questi capodanni a scadenza fissa che fanno della vita e dello spirito umano un’azienda commerciale col suo bravo consuntivo, e il suo bilancio e il preventivo per la nuova gestione. Essi fanno perdere il senso della continuità della vita e dello spirito. Si finisce per credere sul serio che tra anno e anno ci sia una soluzione di continuità e che incominci una novella istoria, e si fanno propositi e ci si pente degli spropositi, ecc. ecc. È un torto in genere delle date.

Dicono che la cronologia è l’ossatura della storia; e si può ammettere. Ma bisogna anche ammettere che ci sono quattro o cinque date fondamentali, che ogni persona per bene conserva conficcate nel cervello, che hanno giocato dei brutti tiri alla storia. Sono anch’essi capodanni. Il capodanno della storia romana, o del Medioevo, o dell’età moderna.

E sono diventati così invadenti e così fossilizzanti che ci sorprendiamo noi stessi a pensare talvolta che la vita in Italia sia incominciata nel 752, e che il 1490 o il 1492 siano come montagne che l’umanità ha valicato di colpo ritrovandosi in un nuovo mondo, entrando in una nuova vita. Così la data diventa un ingombro, un parapetto che impedisce di vedere che la storia continua a svolgersi con la stessa linea fondamentale immutata, senza bruschi arresti, come quando al cinematografo si strappa il film e si ha un intervallo di luce abbarbagliante.

Perciò odio il capodanno. Voglio che ogni mattino sia per me un capodanno. Ogni giorno voglio fare i conti con me stesso, e rinnovarmi ogni giorno. Nessun giorno preventivato per il riposo. Le soste me le scelgo da me, quando mi sento ubriaco di vita intensa e voglio fare un tuffo nell’animalità per ritrarne nuovo vigore.

Nessun travettismo spirituale. Ogni ora della mia vita vorrei fosse nuova, pur riallacciandosi a quelle trascorse. Nessun giorno di tripudio a rime obbligate collettive, da spartire con tutti gli estranei che non mi interessano. Perché hanno tripudiato i nonni dei nostri nonni ecc., dovremmo anche noi sentire il bisogno del tripudio. Tutto ciò stomaca.

Aspetto il socialismo anche per questa ragione. Perché scaraventerà nell’immondezzaio tutte queste date che ormai non hanno più nessuna risonanza nel nostro spirito e, se ne creerà delle altre, saranno almeno le nostre, e non quelle che dobbiamo accettare senza beneficio d’inventario dai nostri sciocchissimi antenati.

(Antonio Gramsci, 1° Gennaio 1916, l’Avanti!, edizione torinese, rubrica “Sotto la Mole”)

Fonte

20/02/2017

Scuse Bild: “Violenze sessuali degli immigrati a Francoforte? Mai avvenute”

Una piccola lezione di deontologia professionale, sebbene tardiva, da parte di un giornale "popolare" (qui diremmo "populista") che come tanti altri cerca di ricavare soldi freschi sparando notizie sanguinolente.

Impossibile attendersi qualcosa di simile nello squallido panorama della cosiddetta informazione mainstream italiana. Semmai raddoppiano ""Patata bollente" e "rovinato dalla patata".

Questo il lancio dell'agenzia Agi:

*****

L'assalto sessuale di massa nella notte di capodanno a Francoforte nel 2017 non è mai successo. La Bild, il quotidiano più venduto in Germania che ha pubblicato la notizia di un tentativo di violenza sessuale da parte di un gruppo di immigrati, si è scusata con i lettori e ha ammesso l'errore.

L'inchiesta nata all'indomani delle denunce condotta dalla polizia tedesca non ha trovato riscontri oggettivi. "Le accuse sono prive di fondamento" si legge in una dichiarazione della polizia di Francoforte pubblicate martedì 14 febbraio, "ed è il risultato di una indagine approfondita e completa".

Il tabloid tedesco è stato il primo a sostenere, il 6 febbraio scorso, che un gruppo di richiedenti asilo nordafricani avrebbe tentato di violentare delle ragazze tedesche a Francoforte, durante i festeggiamenti per la fine dell'anno. La notizia è stata subito rilanciata su tutti i social media, sull'onda emotiva dei fatti di Colonia di un anno prima che invece sono avvenuti e non sono in discussione.

Secondo la ricostruzione del quotidiano, a Francoforte durante la notte di Capodanno 50 richiedenti asilo si sarebbero ammassati sulle strade dello shopping cittadino entrando poi in massa in un bar per assalire un gruppo di donne. Bild riportava un'intervista alla titolare del bar che raccontava l'episodio. Ma la polizia ha accertato che "dagli interrogatori di testimoni e clienti abituali, è emerso che la donna ad aver rilasciato l'intervista quella sera non era nemmeno in città".

La donna, Irina A. aveva raccontato al tabloid tedesco che "almeno 50 uomini dall'aspetto arabo o nordafricano" la notte di San Silvestro avevano assaltato numerose donne in una nota via della "nightlife" francofortese. Una specie di replica, in sostanza, di quanto era accaduto a Colonia. La stessa Irina A. aveva sostenuto di esser stata tra le vittime degli assalitori. Il gastronomo aveva definito, ai reporter di un altro giornale, che si era trattato di una "Colonia 2, solo più in piccolo".

"La redazione di Bild si scusa per questa notizia sbagliata e inesatta, ma soprattutto per le accuse contro gli interessati. Questa segnalazione non corrisponde in alcun modo alle norme giornalistiche di Bild" sono state le scuse del quotidiano tedesco ai propri lettori.

L'articolo pubblicato alle 20.45 è stato modificato alle ore 21.00 aggiornandolo sulla parte relativa alle indagini di Francoforte e il ruolo della titolare Irina A. I fatti non si riferiscono al capodanno 2016 come indicato nella precedente versione ma a quello del 2017.

Fonte

31/12/2015

Buon anno, invincibili!

Si deve guardare con occhio asciutto e freddezza al presente e al futuro per capire cosa è necessario fare. Perchè diventi anche possibile. Qualsiasi tentativo di "cambiare il mondo" ignorandone i fondamenti non può che andare a sbattere contro il muro del potere. Capitalistico.

Ma cambiare tutto, rivoluzionare tutto, si deve. Altrimenti non ce n'è più per nessuno.

Le parole che seguono, scritte da Bertolt Brecht, non vanno infatti lette solo come resistenza "ideologica" in un mondo che andava in tutt'altra direzione. Era il 1934, Hitler aveva appena trionfato, la classe operaia tedesca si era arresa e omologata dopo un decennio di insurrezioni locali, anche per questo tutte fallite. La notte più nera era scesa sull'Europa, e gli anni successivi sarebbe andata anche peggio.

Fino alla svolta di Stalingrado.

Oggi, sul piano politico, sembra di essere tornati a quel punto. Parlare di comunismo o socialismo appare una follia romantica di pochi, per lo più ridotti volontariamente al ruolo testimoniale.

Eppure non c'è aspetto del presente che non ci mostri per intero la crisi fenomenale del modo di produzione che si descrive ancora come "il migliore dei mondi possibili". Vogliamo parlare del nono anno di crisi globale che si apre domani? O dell'avanzare inarrestabile dei mutamenti climatici? Oppure ancora delle decine di guerre apparentemente locali che ormai circondano e in qualche caso attraversano l'Europa? Vogliamo parlare delle nuove generazioni che non hanno mai conosciuto "la crescita" e che vengono avviate a una condizione che sarà certamente - per la prima volta nella storia moderna - peggiore di quella dei padri?

Questi segni fanno ricomparire con la forza dei movimenti tettonici la necessità di rompere e superare lo stato delle cose presenti. Come la scritta sul muro della prigione, quella è una forza invincibile, continuamente rigenerata anche indipendentemente dalla volontà soggettiva di qualcuno.

Vedere e studiare questi segni, star dentro il conflitto sociale come lievito nella farina, fa diventare invincibile quella parte di umanità che vede nell'altro qualcosa di più e di diverso da una "risorsa umana" da sfruttare.

Domani inizia il 2016. Quella scritta si rigenera per vie sempre diverse. Fin quando quel muro starà in piedi.

Buon anno e buone lotte, invincibili!

*****

La scritta invincibile

Al tempo della guerra mondiale
in una cella del carcere italiano di San Carlo
pieno di soldati arrestati, di ubriachi e di ladri,
un soldato socialista incise sul muro col lapis copiativo:
viva Lenin!

Su, in alto, nella cella semibuia, appena visibile, ma
scritto in maiuscole enormi.
Quando i secondini videro, mandarono un imbianchino con un secchio di calce
e quello, con un lungo pennello, imbiancò la scritta minacciosa.
Ma siccome, con la sua calce, aveva seguito soltanto i caratteri
ora c’è scritto nella cella, in bianco:
viva Lenin!

Soltanto un secondo imbianchino coprì il tutto con più largo pennello
sì che per lunghe ore non si vide più nulla. Ma al mattino,
quando la calce fu asciutta, ricomparve la scritta:
viva Lenin!

Allora i secondini mandarono contro la scritta un muratore armato di coltello.
E quello raschiò una lettera dopo l’altra, per un’ora buona.
E quand’ebbe finito, c’era nella cella, ormai senza colore
ma incisa a fondo nel muro, la scritta invincibile:
viva Lenin!

E ora levate il muro! Disse il soldato.”

Fonte