Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
Visualizzazione post con etichetta Flavio Briatore. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Flavio Briatore. Mostra tutti i post

26/05/2024

Una “classe dirigente” di impressionante squallore

Una classe dirigente può esser tale senza avere nessuna delle caratteristiche minime per esercitare dignitosamente questo ruolo? Sicuramente ci si può trovare davanti ad una ruling class inadeguata, ma questo comporta che il Paese disgraziatamente sotto il suo potere sia condannato allo sfacelo.

La giornata di ieri ha mostrato un mosaico di avvenimenti che danno la misura effettiva della nullità – capitalistica, morale, economica, politica, culturale, ecc. – di chi controlla questa sfortunata provincia dell’Impero.

Andiamo con ordine, prendendo i titoli dal giornale che pretende di essere ancora “il salotto buono della borghesia italiana”.

Il quale, fin da ieri mattina, ci invita a spargere lacrime simpatetiche con “il povero” Luciano Benetton, che si è accorto solo ora – 89enne, al momento di ritirarsi in dolce attesa – che il suo gruppo ha registrato perdite choc: «In pochi mesi da 13 a 100 milioni, ora il rosso sarà di 230».

Il tutto preceduto da una addolorata intervista in cui Benetton viene presentato quasi come un vecchio pensionato raggirate da fanciulle disinvolte – «Sono stato tradito» La denuncia: le verità dei bilanci nascoste dai manager – con toccante foto in prima pagina mentre raggiunge forse la sua solita panchina ai giardinetti.

È appena il caso di ricordare che l’ex “re del maglioncino” è stato a capo di un piccolo impero economico multinazionale, “a gestione familiare”, che ha responsabilità dirette nella repressione dei Mapuche in Patagonia, nel crollo del Ponte Morandi a Genova per risparmiare sulla manutenzione (43 morti), accarezzando nel frattempo anche qualche giovane virgulto “democratico” in vena di arrampicate...

Il “povero pensionato” accusa naturalmente l’ultimo amministratore delegato da lui stesso scelto con toni entusiatici, e ora se la vedranno con gli avvocati in tribunale.

Secondo capitolo. “Morto nel suv con la fascetta al collo. Giallo sul marito di Francesca Donato”. L’eurodeputata un tempo leghista, quando ci istruiva in ogni talk show circa le virtù salvifiche del neoliberismo condito con privatizzazioni e taglio delle tasse a ricchi ed imprese, nonché del complottismo novax, ha immediatamente sentenziato “Me l’hanno ucciso”.

E noi stavolta – l’unica – le crediamo. Angelo Onorato, imprenditore ed ex candidato alle regionali con la DC di Totò Cuffaro (formazione cui è approdata anche l’eurodeputata) è stato infatti trovato morto strangolato alle tre del pomeriggio dentro la sua auto, sulla parallela dell’autostrada per l’aeroporto di Palermo.

Modalità e luogo dell’omicidio lasciano un portone spalancato a ogni ipotesi che riporti alla mafia (anche se i media sono molto cauti in merito, in queste prime ore).

Ma la cronaca nera politico-imprenditoriale ci continua a sottoporre i tormenti del “povero Giovanni Toti”, tuttora presidente della Regione Liguria nonostante sia agli arresti domiciliari, descritto con umana compassione dal Corrierone: “Toti, la vita ai domiciliari: l’ansia nella casa di Ameglia con la moglie convalescente e il cane Arold”.

Le accuse di corruzione, le intercettazioni, i soldi di Spinelli... Tutto nelle righe dell’articolo, ma è il titolo che deve restare nella testa dei lettori, no?

Ci sarebbe da fare qualche domanda anche sulla morte del rettore dell’università Cattolica di Milano, suicida (ma non viene quasi mai ricordato, tanto meno nei titoli) e senza alcuna spiegazione apparente. Riserbo massimo, nessuna ipotesi, parce sepulto…

Si potrebbe andare avanti a lungo, ma ci sembra più interessante l’unica notizia di critica sociale verso uno degli esponenti peggiori di questa classe dirigente. A Marina di Pietrasanta, titola sempre il Corsera, “Irruzione degli attivisti al Twiga, ombrelloni piantati fra le tende dei vip: «La spiaggia è di tutti»”.

Ma chi sono questi attivisti? Di chi è il Twiga?

Bisogna andare a spiluccare nelle pagine interne... e allora si viene a sapere che i primi fanno parte del coordinamento ‘Mare Libero’, che dal 2019 si batte contro la privatizzazione delle spiagge e per “restituire il mare alla collettività”. Hanno montato ombrelloni e sdraio, steso gli asciugamani tra i lettini dello stabilimento, solitamente meta di vip, calciatori e politici. E lì sono rimasti, tra le proteste di alcuni clienti che hanno rivendicato la “proprietà privata” della spiaggia.

Mal gliene è incolto, però, visto che come spiegano i ragazzi “Piantiamo i nostri ombrelloni in questa spiaggia tornata libera perché le concessioni sono tutte scadute il 31 dicembre 2023. Lo ha deciso il Consiglio di Stato in attesa, come stabilito anche dall’Unione Europea, delle gare”.

Quanto ai proprietari del Twiga, beh, sono storicamente gli stranoti Flavio Briatore e Daniela Santanché, ora ministro del turismo. Che è poi la ragione per cui ha venduto le sue quote al socio, anche se un’inchiesta de Il Domani ha verificato che continua a incassare profitti dal Twiga tramite una società creata ad hoc, la Ldd Sas, ditta creata ad aprile 2023 e controllata al 90% da Immobiliare Dani, a sua volta al 95% di Daniela Santanché.

Scatole cinesi, azzeccagarbugli da commercialisti, rapporto osè – mortiferi – con la grande criminalità organizzata, truffe pure e semplici, amministratori pubblici a busta paga...

In mano a questi stanno le nostre vite. È proprio il caso di scendere in piazza a migliaia subito, già sabato prossimo a Roma...

Fonte

23/06/2022

Briatore e il mondo alla rovescia degli imprenditori italiani

Il nostro è davvero un paese alla rovescia...

Accade così che Flavio Briatore, mega imprenditore famelico e senza vergogna, possa in una lunga intervista rilasciata al Corriere della Sera, candidamente scagliarsi contro l'Agenzia delle Entrate e il sistema fiscale reclamando (udite udite!) maggiore equità fiscale... Al di là della vicenda giudiziaria che lo ha coinvolto, il pretesto per la sua incredibile rivendicazione è il maxi yacht (una imbarcazione di 63 metri con al suo interno sala cinema, zona disco, palestra e naturalmente centro benessere e sala massaggi per riposarsi dopo cotante faticose attività) del quale sarebbe stato privato causa accanimento del fisco nei suoi confronti. Insomma, non esattamente la stessa condizione nella quale potrebbe trovarsi un qualsiasi disoccupato o un precario o anche un qualsiasi lavoratore dipendente o pensionato con un salario tra i più bassi d'Europa e sempre più eroso dalla galoppante inflazione...

Che si lamenti del sistema fiscale invocando giustizia sociale chi, proprietario di circa 20 locali tra Italia ed estero, ha accumulato un patrimonio di circa 200 milioni di dollari secondo quanto rilevato dalla rivesta Forbes e che, soltanto nel 2020 ha guadagnato 58 milioni di dollari diventando l'imprenditore più pagato al mondo secondo la classifica “People with money”, è qualcosa che grida davvero vendetta.

Così come gridano vendetta le sue parole trasudanti odio di classe indirizzate per l'ennesima volta qualche mese fa dall'alto del suo stratosferico patrimonio, nei confronti dei giovani rei a suo dire di non voler lavorare e cullarsi sul reddito di cittadinanza (500 euro al mese!).

Ma questa volta l'intrepido proprietario del Billionare si spinge più in là e addirittura presenta la sua ricetta invocando aliquote fiscali più eque, ovvero una flat tax tra il 25 e il 28 percento, in modo che un qualsiasi lavoratore dipendente o un pensionato con una retribuzione di 1500 euro (se va bene...) sia tassato con la medesima aliquota di un qualsiasi miliardario, con buona pace del principio costituzionale di progressività dell'imposta.

Ma al di là delle sue personali esternazioni, sappiamo che Briatore è in “buona” compagnia e che le sue parole sono ampiamente condivise da quel mondo imprenditoriale la cui “cultura” si fonda sull’accumulazione illimitata dei profitti, anche attraverso un sistema fiscale assai benevolo nei loro confronti, e sulla diseguaglianza sociale elevata a valore e forma di governo.

Evidentemente a questo mondo la recente riforma fiscale che ha ulteriormente ridotto le aliquote fiscali favorendo ancora il segmento di redditi medio alti non è ancora sufficiente.

Evidentemente un sistema di tassazione che ha mandato da tempo in soffitta il principio di progressività dell'imposta consentendo al 10% più ricco del nostro paese di concentrare il 55% della ricchezza complessiva è ancora troppo poco.

Evidentemente un sistema che scarica su lavoratori dipendenti e pensionati oltre l’80% del carico Irpef non basta ancora.

Ai Briatore presenti nel nostro paese noi rispondiamo nella maniera più semplice.

Tassare i grandi patrimoni per combattere le incredibili e crescenti diseguaglianze sociali e cominciare finalmente ad utilizzare la leva fiscale in un'ottica davvero redistributiva.

L'odio di classe che proviene dalle sue parole va ricambiato così.

Fonte

25/08/2020

Dio Briatore


Flavio Briatore è stato ricoverato all’ospedale San Raffaele di Milano per aver contratto il Covid.

Un mio amico credente – senza precisare in cosa – dice che è la prova che dio c’è.

O comunque ci piglia…

Fonte

17/08/2019

Ma come hanno ridotto questo paese? Anche Briatore pronto “a entrare in politica”

Al peggio sembra non esserci mai fine. Mentre i fatti si stanno incaricando di demolire la credibilità di un guappo e’cartone come Salvini, un altro personaggio non troppo dissimile (e forse anche più odioso) annuncia che potrebbe “scendere in campo in politica”: Flavio Briatore.

L’affarista piemontese ha pubblicato su Instagram un messaggio per presentare la sua proposta per il paese, in qualche modo già annunciata in un’intervista su Il Foglio. Nelle intenzioni di Briatore, il suo ipotetico partito – che si chiamerà Movimento del Fare – riunirà “personalità del mondo dell’imprenditoria disposti ad offrire le proprie competenze gratis al servizio dell’Italia”.

Se le personalità che ha in mente Briatore sono quelle immaginabili, parlare di fare cose gratis ha il sapore di un ossimoro.

Nel messaggio su Instagram, pubblicato nel pomeriggio del 12 agosto, Briatore inizia affermando: “In questo momento così critico e confuso per il Paese Italia, ormai alla deriva, mi faccio avanti con una proposta forte e concreta: Il Movimento del Fare”.

Briatore ci tiene a sottolineare come questo nuovo movimento sarà totalmente indipendente dai partiti attuali, avendo come unico referente il popolo italiano: “Totalmente indipendente da qualsiasi partito o corrente politica attuali, Il Movimento del Fare nasce per essere al completo servizio dei cittadini. Sarà formato da persone e personalità che metteranno la loro esperienza e le loro competenze a disposizione degli Italiani”.

Il messaggio si conclude infine con l’impegno di Briatore a mettersi in gioco per il futuro del proprio paese: “Io mi metto in gioco in prima persona e so di poter contare su tanti professionisti e imprenditori che condividono le mie idee e vogliono far parte del Movimento del Fare".

Non sorprende, né potrebbe, il fatto che nell’intervista uscita su Il Foglio l’imprenditore elogi Matteo Salvini, dicendosi pronto a collaborare in un suo ipotetico governo: “Salvini è uno dei più preparati, è un bravo comunicatore. Adesso fa bene a starsene un po’ fuori, ha solo quarant’anni e una vita davanti. Mi pare che quella costituita da Matteo Salvini con il M5s con tanto di ‘contratto’ abbia esaurito la propria funzione: i due non vanno d’accordo su nulla. Gli italiani di chiacchiere ne hanno sentito già troppe. Matteo farebbe bene ad andare per la sua strada: la gente gli manifesta affetto nelle piazze perché si aspetta da lui gesti concreti per dare una scossa al paese con una squadra di gente preparata e capace”.

Come si dice? Chi si piglia si somiglia. Ma appare davvero preoccupante il livello di degrado raggiunto dalla politica se anche uno come Briatore si sente legittimato a “entrare in campo”. Alcuni avevano ritenuto che il peggio fosse Berlusconi e al meno peggio hanno piegato ogni istanza politica di rottura e avanzamento di questo paese. Adesso il peggio si manifesta con altri volti, ma logica dei menopeggisti rimane sempre la stessa, provocando danni peggiori del peggio, come ampiamente dimostrato nella storia di questi ultimi venticinque anni.

Fonte

22/05/2017

Trainati dai ricchi?

Porta a Porta – Rai Uno, 17 maggio 2017 – Tra le tante ricette fantasiose per il rilancio economico, si è fatta strada negli ultimi tempi anche l’idea bizzarra secondo cui lo sviluppo economico dell’Italia potrebbe esser trainato dai consumi di lusso di un ristretto manipolo di ricchi. Un vero e proprio controsenso macroeconomico, sintomo di un declino non solo della nostra capacità produttiva ma anche della nostra conoscenza collettiva. Ne discutono, tra gli altri, l’economista Emiliano Brancaccio dell’Università del Sannio, il giornalista Francesco Giorgino e l’imprenditore Flavio Briatore. Conduce Bruno Vespa

Link