Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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29/09/2020

Gran Bretagna - “L’anticapitalismo va vietato come l’antisemitismo”

L’Occidente sta scivolando nell’impazzimento, ed è una conseguenza della crisi sistemica, accentuata dalla pandemia, che lo sta stritolando.

Ma è un impazzimento “freddo”, reazionario, senza fantasia, che ripropone antiche ricette fasciste riverniciandole come “difesa della democrazia” o più brutalmente del capitalismo così com’è.

Prese di posizione ufficiali che erano semplicemente impensabili fino a qualche mese fa diventano improvvisamente una realtà. E se ha fatto scandalo – molto relativamente – il rifiuto di Trump di accettare il verdetto delle urne se questo fosse a lui ostile (mai visto prima nella storia Usa), certamente dovrebbe inquietare tutti i “sinceri democratici” quanto sta avvenendo in Gran Bretagna in materia di insegnamento.

In pratica, il ministero apposito ha elaborato delle linee-guida che prevedono di escludere temi e soprattutto insegnanti che in qualche misura siano “critici del capitalismo”. Interessante, nella sua follia, l’equiparazione tra anticapitalismo e antisemitismo come “posizioni politiche estreme”.

Una identificazione rivelatrice, nella testa degli estensori della “guida”, dell’antica convinzione nazista (sul “complotto demo-pluto-giudaico“) secondo cui “capitalisti” ed “ebrei” sono sostanzialmente sinonimi; ma con un rovesciamento, per cui essere contro i primi significa automaticamente essere contro i secondi. Un delirio, certamente, che però è diventato un atto ufficiale del governo mal timonato da Boris Johnson.

Sembra incredibile, ma purtroppo è reale. Abbiamo tradotto questo articolo del Guardian che ne dà notizia.

Estote parati...

*****

Il governo ha ordinato alle scuole in Inghilterra di non utilizzare le risorse di organizzazioni che hanno espresso il desiderio di porre fine al capitalismo.

La guida del Dipartimento per l’Educazione (DfE), pubblicata giovedì per i dirigenti scolastici e gli insegnanti coinvolti nell’impostazione dei curriculum su relazioni, del sesso e salute, ha classificato l’anticapitalismo come una “posizione politica estrema” e lo ha equiparato all’opposizione alla libertà di parola, all’antisemitismo e all’approvazione di attività illegali.

L’ex cancelliere-ombra (laburista) John McDonnell ha detto che queste misure mettono effettivamente fuori legge nelle scuole il riferimento ad eventi chiave della storia britannica, e rivelano un crescente “autoritarismo” all’interno del partito conservatore al governo.

La guida, parte di complesse linee-guida per l’attuazione del programma di studi, prescrive: “Le scuole non dovrebbero in nessun caso utilizzare risorse prodotte da organizzazioni che assumono posizioni politiche estreme in materia. Questo anche se il materiale in sé non è estremo, in quanto il suo utilizzo potrebbe implicare l’approvazione o il sostegno dell’organizzazione“.

Ha elencato esempi di quelle che sono state descritte come “posizioni politiche estreme“, come “il desiderio pubblicamente dichiarato di abolire o rovesciare la democrazia, il capitalismo, o di porre fine a elezioni libere ed eque“; l’opposizione alla libertà di parola; l’uso di un linguaggio razzista, anche antisemita; l’approvazione di attività illegali; e la mancata condanna di attività illegali fatte a sostegno della loro causa.

McDonnell ha detto: “Su questa base sarà illegale fare riferimento a grandi tratti della storia e della politica britannica, compresa la storia del socialismo britannico, del Partito Laburista e del sindacalismo, che in tempi diversi hanno tutti sostenuto l’abolizione del capitalismo.”

“Questo è un altro passo nella guerra culturale e questa deriva verso l’autoritarismo conservatore estremo sta guadagnando terreno e dovrebbe preoccupare chiunque creda che la democrazia richieda libertà di parola e un popolo istruito“.

L’economista ed ex ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis ha detto che la guida ha mostrato “quanto sia facile perdere un Paese, scivolare surrettiziamente nel totalitarismo“.

Ha aggiunto: “Immaginate un sistema educativo che vietasse alle scuole di arruolare nei loro programmi risorse didattiche dedicate agli scritti di scrittori britannici come William Morris, Iris Murdoch, Thomas Paine. Beh, non è necessario. Il governo di Boris Johnson ha appena dato istruzioni alle scuole di fare esattamente questo“.

L’avvocato Jessica Simor QC ha suggerito che il governo, a volte, non ha rispettato le indicazioni stesse, dopo aver ammesso che il nuovo disegno di legge sulla Brexit avrebbe violato la legge internazionale (“approvazione di attività illegali“) e ha continuato a vendere armi all’Arabia Saudita per usarle in Yemen anche dopo che una sentenza del tribunale che ne aveva sancito l’illegalità.

Tariq Ali, scrittore e attivista, ha dichiarato che, sebbene le nuove linee guida siano un segno di “bancarotta morale e politica“, l’avvento di internet ha reso tali misure inutili.

“Lasciando da parte la stupidità, queste cose non funzionano“, ha detto. “La gente leggerà quello che vuole leggere“. Cercare di migliorare una versione della strategia Prevent, che è già in atto, è abbastanza scandaloso e scioccante.

“Se si mette su una lista di cose vietate, molti giovani possono accedervi via internet e leggerle. Bandirle dalle scuole non funzionerà affatto, a parte il fatto che è un segno di fallimento morale e politico“.

E ha aggiunto: “Come hanno potuto giovani e anziani non leggere l’analisi anticapitalista dopo il 2008, oppure ora, con il virus in atto e le recessioni che si profilano in tutto il mondo occidentale?”

Resta inteso che il DfE dice chiaramente che le scuole non dovrebbero lavorare con agenzie che “assumono posizioni estreme“, compresa la promozione di sistemi politici non democratici, e che gli insegnanti dovrebbero essere politicamente “imparziali”.

Il ministro per gli standard scolastici Nick Gibb ha detto: “Le nostre nuove risorse di orientamento e educazione in materia di relazioni, sesso e salute (RHSE) forniscono a tutte le scuole la possibilità di fornire un insegnamento completo in queste aree in modo adeguato all’età”.

“Questi materiali dovrebbero dare alle scuole la fiducia necessaria per costruire un programma di studi che rifletta la diversità di punti di vista e background, promuovendo al contempo il rispetto di tutti gli alunni per gli altri, la comprensione di relazioni sane e la capacità di prendersi cura del proprio benessere“.

Questa iniziativa del governo arriva dopo che la polizia antiterrorismo all’inizio di quest’anno ha inserito il gruppo non violento Extinction Rebellion in una lista di ideologie estremiste che dovrebbero essere segnalate alle autorità che gestiscono il programma Prevent. Tuttavia, la divisione sud-est della polizia antiterrorismo ha successivamente ritirato il documento.

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09/09/2020

USA - La polizia dello Utah spara a un ragazzo autistico di 13 anni


Un ragazzo autistico di 13 anni è stato ricoverato in ospedale in condizioni “gravi” dopo che la polizia dello Utah gli ha sparato, a seguito di una chiamata al 911 da parte della madre che chiedeva assistenza psichiatrica d’emergenza. E invece sono arrivati dei killer in divisa, sociopatici e da tso immediato.

Golda Barton, la madre dell’adolescente, ha parlato con i media dopo la sparatoria, avvenuta venerdì, spiegando di aver chiamato il 911 per chiedere l’intervento di una squadra d’intervento specializzata per assistere il figlio, Linden Cameron, che secondo lei stava avendo un crollo mentale.

La signora Barton ha detto di aver detto alla polizia che il tredicenne Linden, malato di sindrome di Asperger (la stessa che, in forma più lieve, ha colpito Greta Thumberg), era disarmato e incapace di regolare le sue reazioni, e che aveva bisogno di essere trasportato in ospedale per essere curato.

“Quindi, li chiami, e si suppone che escano e siano in grado di risolvere la situazione usando il minimo della forza possibile“, ha detto la signora Barton all’emittente locale.

Quando sono arrivati due agenti, la madre ha detto che le era stato chiesto di aspettare fuori mentre entravano in casa. Ha detto che pochi minuti dopo che la polizia è entrata in casa ha sentito l’ordine di “mettersi a terra” e diversi colpi di pistola.

Secondo la madre, Linden ha ferite alla spalla, alle caviglie, all’intestino e alla vescica, e sta lottando con la morte in ospedale.

Il sergente della polizia di Salk Lake City, Keith Horrocks, ha detto in una conferenza stampa di sabato che la polizia è stata chiamata in una casa a Glendale, Salt Lake City, venerdì, per una segnalazione di un “problema di psiche violenta che coinvolge un minorenne“, aggiungendo però un falso dettaglio che vorrebbe essere “difensivo”: il minorenne avrebbe fatto minacce con un’arma.

Il sergente Horrocks ha bofinchiato che il ragazzo sarebbe fuggito a piedi ed è stato colpito da un agente durante un breve inseguimento. Ha detto che credeva che il ragazzo fosse in “gravi condizioni”.

E quale miglior cura della morte?

P.S. Il razzismo stavolta non c’entra (Linden è un ragazzo bianco), la follia omicida della polizia, invece, sì.

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06/09/2020

American Horror

di Alessandra Daniele

The Hateful Eight di Quentin Tarantino è un horror molto più che un western.

Alla grammatica dell’horror appartengono la claustrofobia, la paranoia, l’eliminazione progressiva dei personaggi, e naturalmente lo splatter. Tutti elementi che ne fanno quasi una geniale versione retrò di The Thing di John Carpenter.

La ragion d’essere del film risiede però nel brutale e puntuale autoritratto di un’America feroce e razzista di branchi e lupi solitari, accomunati soltanto dalla passione per le armi e le esecuzioni sommarie, alla cui sanguinosa realtà fa da beffardo contrappunto l’elegiaca falsa lettera di Abraham Lincoln che viene letta nel finale.

Il genere che racconta meglio gli Stati Uniti, oggi come sempre è l’horror.

Dal sadico The Purge all’enciclopedico American Horror Story, dal pur decotto The Walking Dead alle centinaia di piccoli inquietanti capolavori come They come at night.

La violenza sistematica, la paranoia strutturale d’una nazione costantemente sul piede di guerra, innanzitutto con se stessa, e sull’orlo di un’Apocalypse vera o presunta da sfruttare come scusa per scatenare i propri istinti più ferini in nome della sopravvivenza.

“Ma abbiamo davvero diritto di sopravvivere a questo prezzo?” Si chiedeva il comandante Adama di Battlestar Galactica.

Che diritto hanno gli Stati Uniti di sopravvivere a spese di tutto il resto del pianeta, e in parte anche del loro stesso popolo?

Novembre s’avvicina, il caffè è pronto, e la pallottola è già in canna.

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22/08/2020

Le aspirazioni perverse di Steve Bannon, anche in Italia

La politica, nella sua accezione originaria, era l’arte nobile di partecipazione per il bene della collettività.

Negli Stati Uniti la politica è pornografia del potere esercitato con disprezzo, è lo show brutale di chi altera il significato della partecipazione per offrire uno spettacolo osceno delle proprie perversioni razziste, maschiliste, omofobiche, antiabortiste.

Steve Bannon incarna la pornografia politica esercitata con frode.

Cambridge Analityca, la società che ha frodato il consenso elettorale nelle elezioni presidenziali in favore di Trump, lo annovera tra i suoi fondatori, perché se le tue idee sono marce, il consenso lo ottieni solo con l’imbroglio.

Non si è accontentato di inquinare e avvelenare la società statunitense, che già non gode di buona salute di per sé, ha voluto strafare esportando i suoi metodi, le sue idee malate e i suoi soldi, anche in Italia con la prospettiva di cambiare anche il volto dell’Europa.

Per Bannon non è sufficiente che in Europa ci sia un nazismo finanziario, vuole vedere realizzato un nazismo sociale e istituzionale, insomma un totalitarismo illiberale che cancelli per sempre dai vocabolari la parola “diritto”.

Matteo Salvini e Giorgia Meloni, i due miracolati che catalizzano da oltre 20 anni il marciume italico, hanno immediatamente subodorato l’opportunità di attaccarsi al carro di Bannon ed entrambi sono stati foraggiati nella costruzione dei consensi manipolati verso le loro organizzazioni politiche.

Bannon non ha dimenticato di farsi legittimare dalle palandrane clericali e ha condiviso queste truci prospettive europee con un altro disturbato mentale, il cardinale Burke il quale, nei suoi deliri condivisi con Bannon, ha pensato di creare un secondo Vaticano in Ciociaria, appropriandosi della Certosa di Trisulti, come se il Vaticano originale non fosse già sufficiente a minare le libertà fondamentali della nostra Nazione.

Nel frattempo Bannon, nel mentre si occupava di Europa, non ha trascurato di occuparsi di altre iniziative negli Stati Uniti.

Ha avviato un altro stomachevole progetto ovvero la campagna “We build the wall”, una raccolta fondi da utilizzare per la costruzione di un muro al confine con il Messico.

Scommettere su un progetto antiumanitario generalmente ha più chance di riuscita rispetto ad un progetto che si impernia, ad esempio, sulla solidarietà.

In certi ambienti funziona così.

Sicchè la potente forza evocativa insita nella costruzione di un muro, ha sollecitato non poco le pulsioni xenofobe dei ricchi nazisti statunitensi che nel giro di poco tempo hanno fatto confluire nelle casse di Bannon circa 25 milioni di dollari.

Se offri i tuoi soldi ad una persona affinché realizzi un progetto ignobile, può anche capitare che chi ti ha promesso di realizzarlo, altrettanto ignobilmente utilizzi i tuoi soldi.

È questa l’ipotesi accusatoria che la magistratura statunitense ha sollevato nei confronti di Bannon quando lo ha arrestato.

Ipotizzano che Bannon abbia “frodato” i suoi finanziatori e che si sia intascato parte dei soldi raccolti per la sua campagna vergognosa.

Ora grida al complotto della magistratura che, a suo dire, lo avrebbe arrestato per fermare la costruzione del muro.

È difficile credere che la magistratura statunitense abbia voluto fermare un progetto in relazione alle sue finalità ignobili, mentre è assai più probabile che l’arresto sia stato effettivamente determinato in relazione all’utilizzo dei soldi ritenuto non conforme alle regole.

Di certo la notizia del suo arresto ha più ricadute.

Intanto la campagna di ascesa di Salvini e di Meloni fondata su una manipolazione grassamente finanziata da Bannon, potrebbe sgonfiarsi.

Da ultimo, ma non per ultimo, il progetto di realizzare nella Certosa di Trisulti un Vaticano bis con annessa scuola di formazione politica per neo-nazisti, con il finanziatore principale in impasse giudiziaria, potrebbe restare seppellito nelle aspirazioni perverse di chi finora si è prestato ad assecondarlo.

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19/07/2020

Cesare Battisti ancora in isolamento, anche oltre i tempi previsti

“Nei confronti di Cesare Battisti si sta esercitando un abuso di potere e noi, con la denuncia presentata alla Procura di Roma, chiediamo che si certifichino le responsabilità in capo a chiunque ha in questa vicenda un ruolo pubblico”. A denunciarlo è l’avvocato Gianfranco Sollai, che ha spiega all’agenzia Adnkronos la nuova istanza avanzata dall’ex militante dei Proletari Armati per il Comunismo, detenuto nel carcere di Massama (Oristano).

Nella denuncia il legale ricorda che Battisti è ancora in regime di isolamento, nonostante abbia già scontato i sei mesi previsti dalla pena. L’accanimento viene giustificato come condizione legata agli spazi limitati del carcere di Massama, nel quale sta scontando l’ergastolo.

“Di fatto – afferma Sollai – Battisti è ancora in isolamento nonostante non ci sia una disposizione di legge che lo preveda, non ci sia un provvedimento giudiziario che preveda per lui quella che è una pena. Questo è un abuso, a tutti gli effetti, e noi ci aspettiamo che la Procura lo accerti in tempi rapidi. La risposta che ci aspettiamo è che venga disposto quanto prima il trasferimento di Battisti dal carcere di Massama”.

Qualche giorno fa dalle pagine del nostro giornale, avevamo segnalato la denuncia dell’altro legale di Cesare Battisti, Davide Steccanella, a proposito dell’alimentazione del prigioniero in relazione alle sue condizioni di salute. Anche in questo caso un accanimento burocratico e vendicativo delle autorità statali.

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08/05/2020

Non si uccidono così anche i cavalli? Il sequel

Non è sicuramente vero che le notizie siano tutte uguali. Alcune danno immediatamente il senso che siamo di fronte a qualcosa di enorme. Ma non è detto che siano queste le notizie preferite dai media mainstream. Né che siano trattate, quando pure vengono date, nella loro inquietante dimensione.

È il caso di questa, proveniente dagli Stati Uniti e riportata dall’agenzia Ansa, la “madre nobile” di tutti i dispacci che finiscono poi nelle redazioni dei giornali e di lì, in piccola parte, alla nostra attenzione.
“C’è chi va alle feste per sballarsi e chi invece per infettarsi di coronavirus. E’ l’ultima follia negli Stati Uniti, dove le autorità hanno lanciato l’allarme per l’aumento dei cosiddetti “Covid-19 party”, in cui gli invitati sani si mischiano con persone positive al virus nella speranza di essere contagiati e, guarendo, diventare immuni e poter tornare a girare liberamente.

È una moda – scrivono i giornali – che si sta diffondendo soprattutto nello stato di Washington, il focolaio iniziale della pandemia in Usa dove i casi hanno superato le 15 mila unità con 834 vittime.

“È inaccettabile ed irresponsabile – ha commentato Meghan DeBolt, direttrice dell’assessorato alla Sanità della contea di Walla Walla – esporsi deliberatamente ad un contagio, è rischioso per chi lo fa e per gli altri”. In realtà l’idea di farsi contagiare di proposito non è una pratica nuova in America. In passato – ricordano alcuni osservatori – molti genitori erano soliti portare i loro figli alle cosiddette “feste della varicella” per farli venire a contatto con altri bambini che avevano la malattia.

L’idea dei “Covid-19 party” ha cominciato a girare soprattutto dopo che le autorità sanitarie di tutto il mondo hanno cominciato a considerare l’idea dei passaporti d’immunità, il documento che certificherebbe l’assenza di rischio di contagio della persona che lo possiede. E che quindi consente a coloro che sono risultati positivi al virus e poi guariti di viaggiare o di tornare a lavoro più velocemente.

A sconsigliare le feste Covid-19 soprattutto i Centers for Disease Control and Prevention (Cdc), l’ente federale che si occupa della salute pubblica negli Stati Uniti, che sottolineano come solitamente i giovani che si espongono al contagio e nella maggior parte dei casi non hanno bisogno di un ricovero in ospedale per guarire, ma il rischio è che si infettino persone più vulnerabili mettendo quindi a repentaglio la loro vita.”
La cosa più sbagliata che si possa fare è definire questa una “follia”, anche se certamente è anche questo. Quando si mettono in moto comportamenti collettivi che individualmente sarebbero classificati come irrazionali bisogna interrogarsi sulle ragioni che li provocano, altrimenti restano solo incomprensibili.

Nessuno che sia sano di mente, individualmente, si augura di finire dentro una guerra. Eppure la guerra è la più antica delle ricorrenze, per l’umanità. Nessuno si augura di dover “esodare” a piedi attraverso terre sconosciute e mari ostili, eppure accade in questi anni, fin sulle nostre coste...

È evidente, secondo noi, che se migliaia di persone si tuffano in un party sperando di venire contagiati dal coronavirus, oltretutto in uno degli Stati che più di altri ha rappresentato la cifra del progresso tecnologico dagli anni ‘80 ad oggi (lo Stato di Washington ha per capitale Seattle), su di loro si sono abbattute più crisi contemporaneamente.

Quella sanitaria – in un sistema sostanzialmente privo di tutele sociali – si è trasformata immediatamente in una crisi occupazionale e dunque di reddito. I dati di ieri sulle richieste si sussidio di disoccupazione (negli Usa non c’è cassa integrazione, ma solo un sussidio per sei mesi) dicono che nell’ultima settimana ne sono state presentate 3,2 milioni.

Significa che altrettante persone hanno perso il lavoro, di qualsiasi tipo, ma soprattutto meno qualificato. In totale, in sole sette settimane, sono diventati 33,3 milioni i nuovi disoccupati che si aggiungono ai quasi 100 (milioni!) che le statistiche ufficiali chiamano pudicamente “scoraggiati” (ossi che il lavoro neanche lo cercano più). Per una popolazione totale di 315 milioni, una volta sottratte “testa e coda” (minorenni e anziani, detenuti, ospedalizzati), la disoccupazione reale negli Usa ha raggiunto circa il 60% della forza lavoro disponibile.

In una situazione del genere diventa “comprensibile” – certo non da imitare – lo pseudo-ragionamento che porta tanti a “desiderare” il contagio con l’aria di chi dice “io speriamo che me la cavo”. Se non sono troppo vecchio e sono sempre stato in discreta salute quella speranza è persino fondata.

Inutile incazzarsi per lo scarsissimo “senso civico”. In una società che ha fatto dell’individualismo il baricentro valoriale del proprio “successo” è assolutamente normale che l’individualismo produca il suo presunto opposto: un branco irresponsabile, che poi sciama ovunque consapevole di poter contagiare anche chi non è fisicamente attrezzato per reggere il Covid-19 (sulla sanità Usa è bene stendere una lapide).

E dunque ecco prendere forma, senza che nessuno l’abbia sollecitata o organizzata, la soluzione malthusiana dell’immunità di gregge raggiunta attraverso lo sterminio, per selezione naturale. Il contrario di quella – decisamente più civile – raggiungibile con le vaccinazioni di massa.

In assenza di vaccino, del resto, gentaglia come Boris Johnson, Donald Trump o Jair Bolsonaro l’ha persino teorizzata. La stessa Confindustria italiana, senza nominarla per timore di farsi inseguire per strada come negli anni ‘70, in fondo dice la stessa cosa quando pretende – e ottiene – che le attività economiche riprendano anche se il contagio è ancora ben oltre i livelli di guardia (se 30.000 morti vi sembran pochi, per ora).

E allora quei disperati dei Covid-party sono l’equivalente odierno dei maratoneti del ballo (Non si uccidono così anche i cavalli?) che negli anni ‘30 si prestavano a qualsiasi fatica solo per la speranza di poter sopravvivere arrivando primi. In fondo, hanno persino qualche probabilità statistica in più di ottenere un risultato (l’immunità, mica il posto di lavoro...). Insomma: un vantaggio competitivo rispetto ai loro simili, altrettanto disoccupati.

Ma se un sistema, a 90 anni di distanza, riproduce esattamente gli stessi meccanismi, vuol dire che non ha prodotto nel frattempo alcun “progresso”, sbrilluccichii a parte...

Non sentite anche voi quel rintocco di campana, in sottofondo?

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03/05/2020

Ci sarà un maxi-processo per chi ha moltiplicato la strage?


Se avete sintomi da Covid-19 e chiamate il 118, l’operatore vi risponderà: “Stia a casa, prenda la tachipirina e ci richiami solo quando avrà una crisi respiratoria grave”. Avete, pertanto, ottime possibilità di crepare prima che arrivi l’autoambulanza oppure più tardi attaccato ad un ventilatore.

Va bene che il virus era sconosciuto, molto contagioso ed, in taluni casi, letale etc. Ma la causa di questo enorme numero di morti (ad oggi 28.710 di cui quasi 7.000 anziani nelle RSA) che ci sono stati in Italia – Lombardia in primis – non si spiega solo con le caratteristiche del coronavirus.

È, anche e soprattutto, la conseguenza della devastante sottrazione di risorse e personale degli ultimi 10 anni al SSN, della privatizzazione selvaggia di ospedali e laboratori e della deterritorializzazione (drastica riduzione dei medici di base e della medicina preventiva) del servizio.

Sono numeri impressionanti quelli che spiegano perché l’Italia è arrivata impreparata da un punto di vista ospedaliero e sanitario ad affrontare l’epidemia da Covid-19.

Sono stati resi noti appena qualche settimana dalla Fondazione Gimbe che ha pubblicato un dettagliato rapporto sui tagli alla sanità nel decennio 2010-2019.

I responsabili della situazione drammatica in cui il nostro Servizio Sanitario Nazionale sta affrontando la pandemia da Covid-19, quindi, hanno un nome e un cognome e sono coloro che hanno approvato, firmato e permesso un taglio complessivo di 0,4 punti percentuali del Pil nazionale in 10 anni alla sanità pubblica sia sotto forma di riduzione del budget sia per mancata erogazione di fondi promessi e mai stanziati.

Vale la pena di ricordarli.

Mario Monti tra il 2012 e il 2013 ha applicato tagli alla sanità per 8 miliardi di euro; il governo guidato da Enrico Letta, con la finanziaria del 2014 ha fatto sparire dal SSN 8,4 miliardi di euro; Matteo Renzi nel triennio successivo (2015-2017) è riuscito a tagliare al Ssn 16,6 miliardi di euro.

Con la finanziaria del 2018 Paolo Gentiloni ha proseguito nel solco tracciato dai suoi predecessori e a ospedali e strutture sanitarie nazionali sono stati tagliati 3,3 miliardi di euro. Giuseppe Conte ha chiuso il cerchio con un taglio di 0,6 miliardi.

Di ciò, dunque, sono responsabili tutti i partiti che hanno governato il paese e le regioni italiane negli ultimi 10 anni e sono davvero tanti, come i mafiosi messi dentro da Falcone e Borsellino tanto che ci vorrebbe per loro un nuovo maxi-processo per strage colposa e prolungata.

Ma non sottovalutiamo la grande spinta dei grandi gruppi assicurativi di cui ormai Cgil, Cisl e Uil sono solo degli sportelli sul territorio e nei posti di lavoro.

Certo, in Lombardia questa pratica criminosa di speculare sulla salute delle persone ha raggiunto livelli inimmaginabili accompagnata da una corruzione endemica e sistematica. E tuttavia anche il Lazio di Zingaretti e l’Emilia Romagna di Bonaccini non è che abbiano seguito strade molto diverse.

In attesa della prevedibile nuova ondata di contagi e decessi dato il recentissimo cedimento governativo ai desiderata del nuovo falco di Confindustria Bonomi, vedremo se i magistrati faranno quel che dovrebbero fare o ubbidiranno agli ordini dei loro capicorrente che – come ha certificato il caso Palamara & co. – li tengono appesi a favori, trasferimenti e progressioni di carriera in cambio di addomesticamenti, omissioni e manovre contro colleghi invisi alla camarilla di turno.

Ma il fatto che proprio quell’indagine della Procura di Perugia sia sparita dai radar, che si siano perse le tracce del procedimento disciplinare del Csm e che anche la decisione dei probiviri dell’Anm sulle toghe coinvolte nel caso “Palamara” sia finita nel cassetto, certo, non depone bene.

Come segnalato, infatti, dal Riformista del 20 gennaio scorso, dal Palazzaccio di piazza Cavour, sede dell’Anm, non si hanno da mesi più notizie sullo stato del fascicolo per violazione del codice etico aperto a carico dei magistrati coinvolti nelle cene dello scorso maggio con i deputati del Pd Cosimo Ferri, ora Italia viva, e Luca Lotti, dove si discuteva delle nomine di alcune Procure, iniziando da quella di Roma.

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23/04/2020

Impediamo a Fontana di rifare tutto

“Rifarei tutto quello che ho fatto”. Con questa stentorea e rodomontesca frase il Presidente della Lombardia, Fontana, ha commentato il piano regionale per l’avvio della Fase 2 dell’emergenza sanitaria, che dovrebbe arrivare al suo pieno sviluppo dal 4 maggio, ma con anticipazioni importanti, quale la riapertura dei cantieri edili, già il 27 aprile.

Tuttavia, la frase di Fontana va presa molto sul serio, poiché contiene una verità: un effettivo piano lombardo per la Fase 2 non c’è, dal punto di vista sanitario ci sarà invece continuità con la Fase 1, naturalmente con i rischi accresciuti dalla riapertura di tutte le attività produttive.

Una riapertura totale, dopo che il non avere fermato a tempo un numero sufficiente d’attività – in Lombardia più della metà delle imprese ha sempre continuato la produzione – ha provocato un numero enorme di contagi e di morti.

È bene ricordare che la Lombardia, regione dove secondo Fontana si dovrebbe rifare tutto ciò che è stato fatto, è la zona di concentrazione di decessi da Covid-19 più grande del mondo.

Di fronte alla totale capitolazione del sistema sanitario regionale, dovuta soprattutto alla mancanza di prevenzione e assistenza territoriale, alla carenza nell’isolamento dei positivi e dei sospetti e al tracciamento dei contatti dei malati nei giorni d’incubazione, ci si sarebbe attesi che per la Fase 2, dove la prevenzione e l’igiene saranno fondamentali, la Regione mostrasse attenzione a tali settori d’intervento.

Al contrario, nessuna intenzione in tal senso è stata dimostrata e questo accresce le preoccupazioni di una riapertura incondizionata mentre ancora i contagi sono migliaia e ogni giorno in Lombardia si registrano circa 200 decessi.

Inoltre desta preoccupazione la situazione a Milano, dove la Regione continua a sostenere ci siano 16.000 malati, escludendo dal calcolo quelli che sono a casa e nelle Rsa, che raddoppierebbero la cifra.

L’inconsistenza del piano per la Fase 2 ha scatenato anche l’ira della sezione lombarda della Fimmg, la Federazione Italiana Medici di Medicina Generale che ha emesso un duro comunicato in cui denuncia l’insipienza della giunta regionale.

Infine, la questione dei test sierologici, sui quali la Regione conta molto, ma su cui esiste la più grande confusione. Tali test, sulla cui attendibilità gli scienziati continuano a nutrire fondate perplessità, dovrebbero partire nei prossimi giorni, ma non è ancora chiaro esattamente in quali città e in quali settori della popolazione.

L’ipotesi più probabile è che siano scelte alcune tra le aree che hanno subito precocemente e in modo più duro l’impatto dell’epidemia, ma nella questione saranno coinvolti anche i comuni, quindi ci potranno essere dei cambiamenti.

Per esempio, il sindaco di Brescia, Del Bono, ha proposto i dipendenti del suo comune come campione per i test, mentre il milanese Sala lo ha proposto per i ferrotranvieri dell’Azienda Municipale dei Trasporti. Avendo ricevuto un diniego, sembra che farà da sé, in accordo con l’Università Statale.

Insomma, caos sugli obiettivi dei test, mancanza di coordinamento e collaborazione tra istituzioni al di là, forse, della sola cosa chiara; servirsi dei test per selezionare manipoli di lavoratori che possano andare in fabbrica senza rischio. Cosa tra l’altro per nulla certa, secondo i medici.

Infine, resta il dubbio su come i pazienti che devono sottoporsi al test sierologico e su come arriveranno nei laboratori, dato che i positivi potrebbero usare i mezzi pubblici, diffondendo il contagio ed in seguito portarlo nei laboratori stessi.

Nel caos totale, si è introdotta la singolare iniziativa della sezione di Fratelli d’Italia di Ghedi (BS) che il 24 e 25 aprile (e ti pareva...) proporrà il test sierologico a tutti coloro che lo desiderano: è sufficiente registrarsi presso la sezione e pagare la somma di 45 euro a persona. Insomma, un’anticipazione della speculazione privata che già s’annuncia sui test sierologici, sfruttando le legittime ansie dei cittadini lasciati soli di fronte all’epidemia.

Un ultimo problema che la regione Lombardia sembra ignorare è quello dei trasporti pubblici. La Lombardia è una regione ad alto tasso di pendolarismo e la riapertura di tutte le attività comporterà un forte aumento della mobilità, gestita dalla Regione per tutte le tratte non di pertinenza comunale.

Non è noto quali provvedimenti Fontana intenda assumere per evitare che ogni carrozza di Trenord o dei bus regionali diventi un potenziale microfocolaio.

Per il bene di tutti, via questa giunta e commissariamento della regione Lombardia!

Fonte

13/04/2020

Business as usual

di Alessandra Daniele

L’Italia va a puttane di default.

Anche quando non c’è nessuna particolare emergenza, l’Italia va comunque a puttane di suo.

I ponti crollano, i fiumi esondano, le mafie prosperano, le fabbriche esalano fumi cancerogeni e colano gli operai nell’acciaio fuso.

I politici istigano all’odio razziale o cantano Bella Ciao solo per rastrellare voti, e una volta eletti fanno esclusivamente gli interessi dei loro padroni, nazionali e internazionali.

E vanno a puttane.

In Italia milioni di persone sono costrette all’eroismo quotidiano per sopravvivere a un sistema socio-economico che mette la vita umana all’ultimo posto della sua lista – dopo “varie ed eventuali” – e da una classe dirigente di scarafaggi stercorari che ad ogni emergenza s’arrampica sul tricolore, e fa appello all’orgoglio e alla coesione nazionale.

“Siamo tutti sulla stessa barca”.

Cazzate.

C’è chi ha ricevuto il tampone per la diagnosi del Covid-19 al primo sternuto, e chi è morto soffocato dopo settimane di abbandono in un ospizio-lager.

C’è chi fa la lagna via Skype perché gli manca la movida, e chi ogni mattina è costretto a rischiare il contagio per andare a produrre o cercare di vendere carabattole che adesso non ci servono, e che forse non ci serviranno mai.

Gli italiani sognano di tornare alla normalità, ma non dovrebbero.

La normalità fa schifo.

La normalità sono le fabbriche cancerogene, le formiche negli ospedali, i cravattari delle banche e dell’Unione Europea, il precariato a vita, i manganelli dei Decreti Sicurezza, i tagli sanguinosi a Sanità e Ricerca.

La normalità è quello che ha prodotto questa emergenza come tutte le altre, e che cercherà di sfruttarla a suo uso e consumo. Nella Fase 2 si potrà tornare a circolare, ma solo nei binari, come tram: divieto di qualsiasi assembramento non finalizzato alla produzione di beni e servizi.

Una vita da droni.

“Ci salveremo tutti insieme”.

Cazzate.

Con questa classe dirigente di parassiti sulla schiena non ci salveremo mai.

Se non di Covid-19, moriremo di Covid-21, di cancro, di acciaio fuso.

Ci beccheremo una fucilata accidentale dal vigilante davanti al discount.

“Andrà tutto bene”.

Cazzate.

Se continueremo ad accontentarci della normalità, andrà tutto a puttane.

Fonte

23/03/2020

Blood in the streets

di Alessandra Daniele

“Ci sono regioni che non sanno più dove mettere le bare” – Luigi Di Maio, M5S

“Questo virus non se ne andrà. Ormai è nella popolazione umana” – Ilaria Capua, virologa

“È giunto il momento di militarizzare l’Italia” – Vincenzo De Luca, PD

La polmonite virale Covid-19 ha già fatto quasi 14 mila morti. Più d’un terzo dei quali nel Lombardo-Veneto. Confindustria però non ritiene sia il momento di sospendere tutte le attività produttive non necessarie, ed ha quindi ordinato al tetro burattino di Palazzo Chigi un ulteriore rinvio, e un concetto più ampio e comodo di “necessario”.

Che differenza possono fare qualche giorno e qualche fabbrica in più? Qualche migliaio di morti, niente per cui il capitale sia mai stato disposto ad accettare un calo dei profitti.

Medici e paramedici sono allo stremo. E quella lombarda è la Sanità più attrezzata d’Italia.

Se la pandemia dovesse dilagare al Sud con la stessa virulenza, sarebbe un’ecatombe.

La gente chiusa in casa aspetta angosciata che l’emergenza finisca.

Ma non finirà.

Perché Covid-19 e le sue conseguenze sono qui per restare.

Perché della contemporanea recessione mondiale, che era già cominciata, tutti gli speculatori approfitteranno come virus in un organismo debilitato.

Come dicono a Wall Street, è quando il sangue scorre per le strade che si fanno gli affari migliori.

Il sangue, e la paura.

In questi giorni di escalation virale e securitaria, gli italiani hanno preteso che i trasgressori dell’ordinanza di distanziamento sociale per la strada venissero tracciati attraverso il cellulare, denunciati e multati. Mentre operai e impiegati restano costretti a continuare a lavorare in fabbriche ed uffici pieni.

Hanno approvato che il parlamento venisse chiuso di fatto, e che le elezioni venissero rinviate sine die.

Hanno invocato e ottenuto l’esercito a presidiare le strade. Il “soccorso” della BCE. Il ritorno di Bertolaso.

Hanno ignorato un’atroce strage di detenuti che chiedevano di non essere condannati anche al Coronavirus.

Naturalmente non tutti l’hanno fatto, ma sono stati abbastanza.

C’è da augurarsi che questo giro di vite para-golpista finisca per provocare una reazione uguale e contraria, una rivolta generalizzata contro l’attuale sistema socio-economico che ha tradito tutte le sue promesse di benessere, libertà, sicurezza, progresso.

Per il momento però quasi tutti i segnali necessariamente indicano la direzione opposta.

In tutto il mondo, dalla Francia all’Iran, dalla Catalogna a Hong Kong, la quarantena ha spento il fuoco delle manifestazioni di piazza, sostituite dalle spettrali pattuglie in tuta bianca che spruzzano disinfettante.

Se sopravviveremo, con l’estate, e gli auspicabili progressi nella ricerca di terapie efficaci e d’un vaccino, la tensione securitaria probabilmente calerà. Ma al prossimo autunno, al prossimo Coronavirus che arriverà puntualmente come ormai succede ogni paio d’anni – la SARS, la MERS, la H1N1, la Covid-19 – si tornerà a rinunciare a tutte le nostre già poche e illusorie libertà per paura di finire in una di quelle bare. O di vederci finire un familiare, un amico, senza neanche poterlo salutare per l’ultima volta.

E Confindustria ci conta: dopotutto è quando il sangue e il disinfettante scorrono per le strade che si fanno gli affari migliori.

Fonte

18/03/2020

Il virus della comunicazione


La battaglia della comunicazione ai tempi del Coronavirus l’hanno vinta sicuramente loro, per il momento: le cronache “leggere” (quelle cioè che oggi valgono una delle prima posizioni sui siti dei maggiori quotidiani) ci dicono che dieci giorni fa si sono ritrovati in 3.500, in Francia, per il raduno annuale dei Puffi che, tra l’altro, rappresentano notoriamente la metafora di una società comunista. Non sappiamo altrove (ci sarebbe bisogno di uno studio più approfondito), ma in Italia l’intera vicenda del Coronavirus è stata giocata dal ceto politico unicamente sul piano della comunicazione: qual è lo stile comunicativo migliore per ottenere il maggior ritorno possibile in termini di consenso? Non è cinismo, a ben vedere, ma la logica conseguenza di una distanza ormai incolmabile tra la cittadinanza e QUESTA classe politica, che cerca ogni appiglio a cui aggrapparsi, come il barone di Münchhausen al suo codino, soprattutto in uno dei Paesi in cui più forte era, in passato, l’incidenza delle ideologie e in cui più veloce – ma non indolore – è stato il loro accantonamento. In un contesto del genere, spiace dirlo, ogni imprevedibile catastrofe (e il virus in questo modo è stato descritto, a onta del buon senso) fornisce un grande appoggio al governo in carica, che ben felicemente può assumersi “l’onere” di salvatore della patria, da un lato richiedendo ai cittadini restrizioni alle proprie libertà, dall’altro imponendo una sorta di solidarietà nazionale alle opposizioni.

Entrambi difficilmente potranno rifiutare tali richieste, onde evitare di apparire menefreghisti rispetto all’interesse nazionale e, soprattutto, rispetto alle necessità di ciascun individuo. Nello specifico italiano, il premier Conte, infatti, guadagna consensi – almeno stando ai sondaggi – forte anche dell’aplomb serioso e preoccupato che riesce a mostrare nelle occasioni ufficiali. Passa quasi in secondo piano, ahinoi, la concreta risposta del governo alla diffusione del Coronavirus in Italia, tra ritardi, improbabili accelerazioni, incredibili contraddizioni e l’impressione di decidere giorno per giorno. Tutto, pur di non mettere in discussione quei tagli al Servizio Sanitario Nazionale che hanno reso ogni ospedale un posto ostile, distante e insicuro.

Allo stesso tempo, la libertà di spostamento conosce quelle limitazioni che servono a perimetrare la gravità del momento, ma il diritto di proprietà rimane inviolabile, quasi un tabù divino: a fronte delle oggettive carenze nei reparti di terapia intensiva e dell’indegna borsa nera delle mascherine, a governo e opposizione non viene in mente di requisire cliniche private oppure stabilimenti che producono materiale sanitario. Persino l’emergenza, in Italia, arretra quando rischia di intaccare gli interessi economici e di “fare giurisprudenza”, creando un precedente. L’opposizione, dicevamo, si trova in un bel guaio: prima il cancan delle sardine, adesso la risalita del governo, cioè del Pd. La retorica sui migranti non attecchisce, adesso, anzi: assegnerebbe un voto basso e il giudizio di essere “fuori tema” al compitino di Salvini, il quale cerca di reintrodurre forzatamente l’argomento nel dibattito nazionale (sottolineando la facilità quasi automatica con cui vengono chiuse le frontiere nazionali, in tempi di diffusione virale), ma si pone su un piano scivoloso, rischiando di scatenare “l’effetto immedesimazione”, nel momento in cui – per l’Europa e il mondo intero – lo Straniero, l’Untore e l’Indesiderato è italiano, non africano.

Ecco, allora, che la Lega si attesta su posizioni difensive, rispolverando l’anima settentrionale e separatista: esaltazione dei “governatori” (termine improprio, inesistente nel nostro ordinamento istituzionale) del Nord e criticando il Sud pigro e irresponsabile, refrattario alle limitazioni di contatto e spostamento. Quello leghista è il classico atteggiamento di chi sta sulla difensiva e si rinchiude nelle proprie roccaforti, che sono peraltro i territori che per primi hanno sofferto per l’incapacità degli amministratori locali e nazionali. Inizialmente, infatti, i vari Fontana e Zaia aveva sminuito il rischio del contagio e la mortalità del virus: il timore di un rallentamento delle economie regionali e di una limitazione dei profitti industriali aveva consigliato loro di non inimicarsi la classe sociale di riferimento. La svolta, però, è stata improvvisa e clamorosa, nel momento in cui i vari esperti di comunicazione hanno comunicato come l’atteggiamento “negazionista” non avrebbe pagato, nel momento in cui la popolazione veniva educata a dosi progressive di drammaticità. Urgeva, quindi, un cambio, per non fare la figura del grillino qualunque: ecco la scena, veramente grottesca, di Fontana che si auto-proclama in quarantena e si mette in diretta social la mascherina (quella inutile, tra l’altro), neanche si stesse immolando per il popolo. Una delle scene più tristi degli ultimi tempi (e la concorrenza è ampia).

Il problema, però, è alla base: come ogni “fatto sociale globale” il Coronavirus presenta una forte narrazione territoriale e mette in primo piano, inevitabilmente, gli amministratori locali, che devono dimostrarsi all’altezza delle odierne regole della politica-spettacolo. Zaia si difende (dopo tanti anni passati a studiare Berlusconi), ma Fontana è francamente impresentabile, a partire dall’aspetto estetico, che ricorda il vecchietto reduce da una bella chiacchierata al parco con i piccioni. Non resta, quindi, che iniziare la gara a chi la spara più grossa, secondo la linea comunicativa della catastrofe imminente e immaginando il format del film catastrofici, in cui l’aria esterna è infetta e letale al solo respiro. A questo punto, il governo deve allinearsi alla locomotiva lombardo-veneta e agire di conseguenza: quando ormai i buoi sono fuori dal recinto e il contagio è iniziato vengono chiuse le scuole (il che vuol dire, in un Paese che ha rinunciato al welfare, affidare i bambini, potenziali untori, ai nonni anziani, potenziali vittime), le attività non strettamente produttive, quindi i ristoranti (ma non il business imperante della ristorazione a domicilio, come se i riders fossero cyborg immuni a ogni contagio), i bar, i pub, i parchi. Gli spostamenti vengono primi inibiti da e verso il Nord, poi tra i diversi comuni italiani, poi anche dentro lo stesso comune, se non per motivi essenziali e “solitari”. Tra questi inizialmente è prevista la famosa “passeggiata”, coerente con la logica per cui l’ossigenazione in spazi aperti rinforza l’organismo, allontanandone il virus; successivamente viene riclassificata anche la “passeggiata”, ridotta a spostamento per raggiungere un negozio di prodotti alimentari. Il risultato, che dà la misura di come sia organizzata la società in Italia, è che tuttora, nonostante la condizione di emergenza e i provvedimenti eccezionali, non sia chiaro cosa è possibile e cosa è proibito fare.

Come sempre in questi casi (e non solo), enorme è il potere discrezionale della forze dell’ordine, tanto che i denunciati, alla fine, sono... gli stranieri (oltre a quelli a cui Burioni fa la spia su Twitter, con foto vecchie di trent’anni), secondo il facile automatismo: almeno due stranieri = bottiglia di Peroni = bivacco = denuncia. In pochi hanno notato, peraltro, come i diversi documenti di auto-certificazione (altro capolavoro della tecnicalità amministrativa italiana) siano previsti solo nella nostra lingua, così da poter inchiodare facilmente i non-italiani. In questa sorta di “emergenza sincopata” rimangono incredibilmente aperte e funzionanti non solo le filiere dell’industria alimentare (nelle quali, peraltro, i dipendenti lavorano nelle stesse identiche modalità dell’ante-virus), ma anche il manifatturiero: evidentemente fabbricare le Ferrari a Maranello è fondamentale per la quotidiana sopravvivenza! Proprio gli organi di stampa del centro-sinistra (Repubblica e L’Espresso) si distinguono per l’invocazione alle fabbriche aperte, “per non azzerare il mercato”. Ancora una volta – ma ci saremmo stupiti del contrario – la prospettiva dei lavoratori non trova sponde politiche.

Dal punto di vista della comunicazione al tempo del Coronavirus, l’exploit del centro-sinistra è stato molto blando, come sempre, tanto che “l’opportunità” di avere il segretario del Pd contagiato dalla malattia è stata lasciata cadere con eleganza: solo con raccapricciante fantasia possiamo immaginare cosa avrebbe fatto Salvini nelle sue stesse condizioni, con un live h24 della sua malattia e del modo eroico in cui la sconfiggeva. Poco da segnalare sulla destra radicale, che continua la sua scomparsa in dissolvenza. Casapound propone un risibile programma di rilancio nazionale (presunte “proposte shock” che sarebbero sottoscritte anche da Brunetta, da cui probabilmente le hanno copiate) e invita i connazionali a sintonizzarsi sulle frequenze di Radio Bandiera Nera, in una sorta di versione primaverile e depotenziata del Papeete. Mai una sorpresa neanche da Forza Nuova, che invoca il pugno duro contro i disordini sociali, che significa più esplicitamente implorare una repressione senza mezze misure delle proteste nelle carceri, a conferma dei timori della piccola borghesia rattrappita.

A sinistra, di contro, sono state prodotte tante riflessioni pertinenti e interessanti (è rispuntato pure Agnoletto, finalmente in panni a lui congeniali), nonostante un’estrema frammentarietà e un’inevitabile tecnicità dell’argomento che, come già detto, consiglierebbe di astenersi dal proporre facili soluzioni. A tutte le strutture della sinistra anticapitalista proponiamo alcune linee di ragionamento, che scavino tra le contraddizioni più evidenti di un fatto sociale che, almeno nel mondo occidentale, non accade propriamente ogni anno: di certo non sarà alla pari di una guerra – come pure enfaticamente (e vergognosamente) viene detto dai collezionisti di souvenir cronologici – ma non è neanche la semplice mobilità limitata che si ebbe dopo lo shock petrolifero degli anni Settanta. I punti su cui riflettere, quindi, non mancano:

Il Coronavirus come setaccio tra lavoro produttivo e improduttivo in senso marxiano: quasi confortando il noto assunto di Lenin, il governo italiano blocca le libertà civili, ma non la produzione (privata). Si continua a lavorare nei campi, nei cantieri, nelle fabbriche, come pure in quei settori che di fatto sono “para-produttivi”, perché funzionali alla veicolazione delle merci prodotte (gli autotrasportatori, i driver, i commessi dei supermercati, gli impiegati delle Poste e degli istituti bancari).
L’epidemia/pandemia ha rimesso al centro del villaggio la normale graduatoria delle attività lavorative, in termini di interesse collettivo (e di profittabilità privata, nello specifico dei Paesi capitalistici): tutta la narrazione sull’economia delle piattaforme, della Smart Economy, delle start-up viene fortemente ridimensionata, alla luce di un’evidenza che è dura da accettare. Una percentuale molto elevata di lavoratori italiani (dipendenti o autonomi) può stare a casa – e “magari” anche perdere il lavoro – ma l’economia del Paese ne risentirà solo marginalmente. Di contro, chi lavora in determinati settori della Old Economy dovrà crepare in catena di montaggio o sui ponteggi: non c’è virus che tenga. Noi, come sinistra di classe, siamo preparati a questa “rivelazione” o dobbiamo rivedere qualcosa, nel nostro bagaglio teorico?

Il Coronavirus come elemento destrutturante dell’Unione europea: ma come, il palinsesto economico dell’Europa liberista non era rigido, immodificabile, tetragono, impietoso?! È “bastata” una pandemia – i cui costi umani sono ancora insondabili – per far aprire i cordoni delle borse e legittimare misure eccezionali, pari quasi a una Legge di bilancio ex novo! Dove è finita tutta le retorica sull’adeguamento obbligato alle direttive di Bruxelles, vista come una sorta di Dracula inarrestabile, un cerbero spietato, assetato del sangue dei cittadini?! Il virus ha improvvisamente fornito ardimento a quella stessa classe politica italiana reduce da un trentennale appecoronamento in favore del neoliberismo continentale? Persino gli euroburocrati, al netto di qualche gaffe iniziale (subito stigmatizzata da giornalisti ed editorialisti fino a ieri ugualmente proni a Bruxelles), si sono dimostrati disponibili, solidali, “complici” del prossimo sforacchiamento italiano! Allora la “gabbia europea” si poteva effettivamente scardinare, quella fortezza non era impenetrabile! Il problema – viene da dire, guardando alla nostra parte politica – non era lo sforzo inane contro un avversario imbattibile, ma la nostra incapacità di costruire una concreta opposizione di massa al progetto europeista. Non eravamo abbastanza. Ma si poteva fare. Si può ancora fare, evidentemente, questa volta senza scomodare alcuna pandemia.

Il Coronavirus come ennesima conferma del diritto alla casa come fondamentale e inalienabile, in un’epoca – peraltro – che associa l’espressione ‘diritti umani’ a variabili molto più frivole (la banda larga di internet, l’aperitivo del venerdì, la settimana bianca). I giorni di clausura forzata (non per tutti/e, ripetiamo) sono stati resi ancora più pesanti dai tanti articoli che magnificavano la “riscoperta obbligata” della propria famiglia, dello stare a casa, del godersi le quattro mura domestiche. “La casa è la nostra tana”, ci veniva detto: va bene, accettiamo anche questa regressione allo stato animale, ma vorremmo sapere come mai le istituzioni si siano accorti solo adesso dell’importanza di avere un tetto sotto cui ripararsi – non solo dai virus – e cosa stiano facendo in favore di chi la fortuna del suddetto tetto sopra la testa non ce l’ha. Gli sfratti, gli sgomberi, come pure le mancate sanzioni per chi specula, affitta in nero e sfrutta chi si trovi in condizione di bisogno come si pongono di fronte alla retorica della “tana”? Oppure il nuovo gioco della borghesia consiste nello “stanare” le volpi e i tassi dalle tane, neanche fossimo tra la nobiltà al galoppo nello Yorkshire?

Il Coronavirus come sbugiardamento tanto del decentramento amministrativo, quanto della privatizzazione dei servizi essenziali: fiumi di parole su quanto fosse dinamica l’Italia della modifica del Titolo V della Costituzione, di quanto fosse moderno il Paese con la sanità privata a lucrare sulla crisi di quella pubblica ed eccoci a una situazione in stile Ebola, con le più ricche e performanti regioni italiane incapaci di gestire un virus “senza kalashnikov” (come definito dalla virologa Ilaria Capua) e più forte delle altre. Eccoci all’appello alla carità pelosa e interessata di qualche Vip, eccoci all’emergenza ingestibile della provincia di Bergamo, distretto di Nairobi (e qui ci chiediamo come mai pari commozione non sia dedicata alle migliaia di bambini che in Africa muoiono di diarrea), eccoci al puttaniere Bertolaso tornato in ballo, agli ospedali costruiti con i Lego (mattoncini dorati, però, dati i costi) e resi operativi quando non serviranno più. Eccoci – e questa è una vera ferita aperta – ai lavoratori della sanità usati come carne da macello, senza le minime precauzioni necessarie, mentre i primari dei rispettivi reparti ormai vivono in televisione, tipo Elettra Lamborghini.

Il Coronavirus come richiesta di “sacrifici nazionali”. Va bene: diamo l’oro alla patria, mandiamo avanti la baracca, non usciamo quando non si deve uscire, usciamo quando si deve andare a lavorare, “abbozziamo” quando perdiamo il lavoro oppure quando questo mese non ci pagano e il prossimo ci licenziano, quando paghiamo servizi (mense scolastiche, trasporto pubblico, il cosiddetto “welfare aziendale”) di cui non potremo usufruire per mesi, soprassedendo sul fatto che la decisione sul ripristino della “normalità” sarà politica e non medico-sanitaria, con il rischio che l’attuale corsa, da parte della classe politica, a chi la spara più grossa (“il virus si trasmette anche con lo sguardo”), per mostrarsi “friendly” con i cittadini, possa tenerci dentro casa fino a Ferragosto. Ma poi? I cittadini cosa otterranno in cambio? Dopo i sacrifici delle guerre mondiali (si parva licet, non vogliamo fare nessun paragone improprio) una popolazione arrabbiata e battagliera (ma pure organizzata) ottenne il suffragio veramente universale e lo Stato sociale. Adesso? Otterremo solo il mantenimento di dispositivi di controllo ulteriormente potenziati, di cui verrà “dimenticata” la disattivazione? L’abitudine alla delazione di massa (“Ho visto uno che fa pisciare il cane troppo distante da casa sua, adesso lo dico a Burioni”)? L’ufficializzazione istituzionale del lavoro a chiamata (“Questo mese ci saranno pochi turisti, non venite a lavorare”)? Oppure otterremo una ri-statalizzazione dei servizi pubblici essenziali, ospedali tornati a essere dignitosi, lavoratori al centro dell’attenzione mediatica e dell’apprezzamento collettivo, anche se non vanno al Grande Fratello Vip, magari persino un sistema di relazioni internazionali basato sulla cooperazione tra popoli liberi, non sulla condizione pre-hobbesiana, per cui le sfortune dei cinesi sono le nostre fortune (almeno fin quando il motivo scatenante non si sposta qui), “il virus in Francia speriamo faccia più morti che in Italia”, “il turismo in Spagna deve andare male così quello italiano si risolleva”... Otterremo tutto questo? Soprattutto: lo otterremo semplicemente chiedendolo??

Il Coronavirus come produttore di un mondo nuovo. Da più parti gli eventi di questi mesi sembrano (e spesso oggettivamente sono) talmente eccezionali da immaginare una prossima palingenesi: l’Italia che uscirà dalla quarantena di massa (per quanto selettiva) non potrà che essere migliore. Il mondo nuovo – quello che non riusciamo a costruire, nonostante una militanza quotidiana e pluriennale – dovrebbe sorgere grazie a un contagio e a una paura di contagio, che farebbero rinsavire – non si sa bene perché e come – classe politica, imprenditoria e padroncini vari. Non ci facciamo fregare: non sarà così. Come ogni “calamità naturale” (anche quelle che non lo sono, tecnicamente, come non lo è nessuna emergenza sanitaria), il riassetto del “post” non potrà che essere peggiore del “pre”, perché il riallineamento produttivo e politico avverrà verso il basso, non certo verso l’alto. Ci vorremmo sbagliare, e siamo pronti a inserire il “Compagno Coronavirus” nel pantheon del socialismo, ma le tante lezioni che il movimento comunista ha preso dalla storia non lasciano spazio all’ottimismo. La gestione politica del dopo-crisi ci dovrà trovare con gli occhi ben aperti.

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16/03/2020

Vi ricordate Bertolaso?

Mentre gli italiani, segregati in casa, trattengono il fiato leggendo i numeri dei nuovi contagi, il presidente lombardo Fontana e il suo assessore al welfare Gallera continuano a prendersi a sputi e pernacchi con la Protezione civile. L’ultima polemica in ordine di tempo è quella sulle mascherine giunte in Lombardia che sarebbero “carta igienica” secondo Gallera.

La protezione civile s’arrabbia e risponde che ci sono diversi tipi di mascherine, con diversi gradi di protezione e che le ultime inviate sono per i compiti meno pericolosi. Ma nessuno dice che le mascherine, di tutti i tipi, non si trovano perché le produzione è stata abbandonata in Italia in quanto poco redditizia.

Tuttavia, la polemica più importante riguarda la costruzione del nuovo ospedale per i degenti da Covid-19 decisa autonomamente dalla Regione Lombardia. Tale decisione, difficile da tramutare in pratica, ha un chiaro senso politico. La giunta di destra della Lombardia è una delle fautrici, con Veneto ed Emilia Romagna, dell’autonomia regionale differenziata, proposta di cui, in questi giorni, di fronte alle difficoltà delle sanità regionalizzate, appare tutta la follia.

Evidente quindi che la giunta lombarda voglia tentare di riconquistare prestigio con un’opera tutta “sua”, un nuovo ospedale realizzato “alla cinese” in pochi giorni. Dapprima la Protezione civile si dice pronta a sostenere il progetto, poi si tira indietro sostenendo che la struttura, prevista all’interno della vecchia Fiera di Milano, si può realizzare, ma che non sono reperibili sul mercato attrezzature e arredi, quindi al momento sarebbe un contenitore inutile.

Fontana risponde che allora la Regione farà da sé, trovando tutto quanto serve sui “mercati europei”, ignoriamo con quali fondi e presso quali paesi, visto che in UE non si trovano paesi disposti ad aiutarci, nemmeno a pagamento, tra l’altro preoccupati come sono dalle loro emergenze.

Di fronte a tutte queste difficoltà, Fontana ha allora il colpo di genio: ci vuole un consigliere di ferro, un uomo rotto a tutte le esperienze, e a trovarlo lo aiuta Berlusconi, con una semplice telefonata dalla Costa Azzurra, dove ha “rifugiato i suoi polmoni” nella tenuta della figlia, però tenendo “il cuore a Milano”.

Il consiglio Di Berlusconi è chiaro e forte: l’uomo giusto per tutte le emergenze è Guido Bertolaso, giunto alla Protezione civile con Prodi ma poi per molti anni fedelissimo di Berlusconi che lo avrebbe voluto anche candidato a sindaco di Roma se i sondaggi preelettorali non lo avessero relegato a percentuali irrisorie. Bertolaso ha gestito molte emergenze italiane, dai terremoti ai mondiali di ciclismo (!), ma è rimasto famoso soprattutto per la ricostruzione (mancata) in Abruzzo e per la vicenda dei rifiuti in Campania.

In Abruzzo fu la mano esecutiva della tragedia delle New Town e della desertificazione del centro storico dell’Aquila, mentre in Campania si rese noto per voler aprire una discarica a ridosso di un’oasi del WWF. Tutti gli interventi di Bertolaso sono stati caratterizzati da polemiche e strascichi giudiziari che hanno dimostrato la sua grande impronta mediatica quanto la sua subordinazione alla politica e agli affari e l’incapacità nella scelta e direzione dei collaboratori.

Si ricordi a questo proposito il coup de théâtre del trasferimento del G8 dalla Maddalena alla caserma di Coppito. Anche la decisione di Fontana di nominarlo suo consigliere risponde evidentemente a una logica spettacolare, giocata soprattutto in funzione antigovernativa e di rivendicazione autonomistica. Non dimentichiamo che il centro destra aveva candidato Bertolaso a commissario nazionale per l’emergenza Covid-19, ma il governo ha poi deciso di scegliere Arcuri. Quindi perché non riciclare Bertolaso come consigliere di Fontana, anche se ciò ha un significato solo per il teatrino della politica?

Impossibile sapere al momento cosa farà Bertolaso, ma alcune indiscrezioni stanno già circolando. Il progetto potrebbe essere proprio quello di realizzare autonomamente l’ospedale alla Fiera, ma circola anche l’ipotesi di un nosocomio provvisorio in una tensostruttura sull’area del campo sportivo dell’Ospedale-Università (privata) San Raffaele. Ciò utilizzando i fondi, sembra 3,8 milioni di euro, raccolti con la sottoscrizione promossa dalla coppia Ferragni-Fedez.

Tali fondi saranno destinati per la quasi totalità a potenziare il reparto di terapia intensiva del San Raffaele, ospedale privato in passato al centro di scandali e malaffare che ha costruito la sua notorietà sull’essere il luogo di cura preferito prima di Bettino Craxi e poi di Silvio Berlusconi, il cui medico personale, dott. Zangrillo, è primario della terapia intensiva dello stesso nosocomio. Di quella sottoscrizione tanto mediatizzata, solo alcune minuscole briciole saranno destinate agli ospedali pubblici, che hanno retto in solitudine l’impatto iniziale dell’epidemia e che ancora oggi sono la colonna vertebrale della lotta al Covid-19.

Come si può concludere, una vicenda che ripercorre strade privatistiche dimostratesi fallimentari e, in questo caso, propone anche progetti di difficile realizzazione, solo per evitare di adottare la soluzione più semplice che la Regione (ma anche il governo) avrebbe potuto attuare: la requisizione immediata delle strutture della sanità privata, che in gran parte, tra l’altro, sono parte del sistema sanitario come enti convenzionati e che solo grazie ai suoi finanziamenti possono esistere.

Non si vuole quindi intaccare un sistema sbagliato, nemmeno di fronte alla dimostrazione che sono le strutture pubbliche le uniche a volere e sapere reagire effettivamente alla pandemia, anche se esauste dai tagli di strutture e attrezzature e dalle riduzioni di personale imposti negli ultimi decenni dai governi di tutti gli orientamenti politici, soprattutto in ossequio alle politiche di austerità dell’Unione Europea.

Peraltro, le attuali polemiche politiche tra Regione Lombardia e Protezione civile non toccano mai una questione generale che ci pare invece importante, che riguarda chi dovrebbe gestire la crisi Covid-19. Infatti, siamo di fronte a un’emergenza sanitaria, non a un terremoto o a un’alluvione e di conseguenza deputato alla sua gestione dovrebbe essere il Ministero della Salute (e non più della Sanità, le parole ahimè hanno un senso...) e non la protezione civile.

Se si ricorre alla Protezione Civile è solo perché si è ridotto allo stremo la sanità pubblica.

Fonte

01/03/2020

Sanità lombarda. Il dolce sfogo di un’infermiera

In questi giorni molti personaggi davvero scabrosi – tipo Salvini, Fontana, Zaia – ogni tanto se ne escono in discorsetti in cui infilano, quasi sempre a casaccio, una difesa fiacca del personale della sanità. Pubblica, ovviamente, perché quella privata è rigorosamente fuori da ogni coinvolgimento nella lotta all’epidemia da coronavirus. E lombarda (o veneta), altrettanto ovviamente...

Perché di quella nazionale certa gente non ha più voluto sentir parlare. Privatizzando anche gli strapuntini, oltre ai posti letto.

Una infermiera impegnata in questi giorni nella lotta al virus, e dipendente della sanità – ovviamente pubblica e ovviamente lombarda – ha inviato questo sfogo, forse un tantino sopra le righe, ma tutto sommato chiaro su quella che è la condizione dei lavoratori come lei. E dunque anche un messaggio ai vertici amministrativi e politici. Della Lombardia, ovviamente. Ma anche del governo centrale.

Espresso nella sola lingua che i leghisti sembrano comprendere...

A seguire una denuncia dell’Unione Sindacale di Base sulla realtà della sanità pubblica. Lombarda, naturalmente...


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...sto pensando... 🤔 ...CHE MI SONO ROTTA IL CAZZO di lavorare così!!!!! Non è fisiologico attenzione 8 h!!!!

Perché devo OGNI GIORNO correre il rischio di sbagliare?

Perché OGNI GIORNO la mia assistenza è deficitaria?

Perché OGNI GIORNO devo vivere nel caos?

Perché OGNI GIORNO non siamo in numero sufficiente?

Macché coronavirus!!! OGNI SANTISSIMO GIORNO È COSÌ !!!!!!!

Vorrei proprio vedere se i PIANI ALTI invece di avere un’assistenza COI GUANTI, l’avessero come tutti i Cristiani ricoverati ORA dove lavoro!!!! E già!!!!! Sai come cambierebbero le cose???????

La PERSONA... la DIGNITÀ... provassero a stare 8 ore in incognito dove lavoro. PROVASSERO!!!! CAZZO!!!!!!

TUTTI sono responsabili ma alla fine NESSUNO lo è!!!!!

E mi sono proprio ROTTA IL CAZZO di lavorare A RISCHIO SENZA RISPONDERE APPIENO AI BISOGNI ELEMENTARI che QUALSIASI... QUALSIASI ESSERE UMANO NECESSITA.

MI SONO ROTTA IL CAZZO!!!!!!!

Non esiste prezzo o numeri o minuti assistenziali al paz pieno di m…. o che vuole bere o che non riesce a fare colazione!!!! E …. dopo… xché non c’è nessuno!!!!!

MA CHE CAZZO STIAMO GUARDANDO? Questo è!!!! TUTTI I GIORNI È... DOPO!!!!!!

Mavaffanculova!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Noi infermieri siamo il fulcro… infermieri e oss… noi siamo potenza, noi siamo la chiave… E ALLORA INCAZZIAMOCI PORCA DI QUELLA PUTT… !!!!

La DIGNITÀ!!!!!! NOSTRA, DEGLI AMMALATI… DI LORO CHE SAREMO NOI!!!

Basta!!! Basta!!!! Io sono una professionista, è per questo che non accetto di essere trattata così… ed è per questo che non tollero che i miei paz siano trattati così!!!

Perché loro sono io!!!

Facciamo gruppo.. uniamoci… per loro, per noi…. CREDIAMOCI E COMBATTIAMO!!!

Colleghi… vi voglio con me!!!!! L’unione fa la forza!!!!! Ci credete???? Forzaaaaaaa!!!!!

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Sanità Pubblica e Vanità Privata

Il precariato che sta uccidendo sanità e ricerca pubbliche: scelte folli e silenzi complici

Milano.

Mentre in Lombardia un team di ricerca dell’Ospedale Sacco di Milano, composto per una buona parte da lavoratrici precarie, isola il ceppo italiano del virus che sta tenendo sotto scacco il paese, il presidente della stessa regione si è coperto di ridicolo facendosi un selfie mentre indossava una inutilissima mascherina chirurgica. Una maschera che di sicuro non lo proteggerà né dal virus, né soprattutto dall’ennesima figuraccia alla quale l’intero paese viene esposto a causa dei comportamenti di politici e amministratori mediocri e spesso grotteschi, nella ricerca di un’esposizione mediatica che gli si ritorce contro elevandone a potenza l’evidente inadeguatezza. È una efficace istantanea del paese: l’ignoranza al potere e la sapienza è precaria.

In Italia, la Pubblica Amministrazione è infarcita di lavoratrici e lavoratori precari e proprio Ricerca e Sanità (insieme alla scuola) hanno, in questo, un triste primato.

La nostra lunga guerra al precariato ha registrato proprio in Lombardia l’ultima puntata a partire già dallo scorso dicembre, quando, a seguito delle possibilità inserite nella Legge di Bilancio per la stabilizzazione dei precari, abbiamo iniziato ad esercitare una fortissima pressione su tutte le istituzioni che governano la sanità – dalle singole aziende, all’assessorato regionale, al ministro della salute e persino al Premier Conte – affinché si proceda ad un piano straordinario di assunzioni e si acceleri nella necessaria stabilizzazione dei tantissimi precari della sanità (vedi allegato).

Ad oggi, non è pervenuta alcuna risposta dall’amministrazione regionale presieduta dall’uomo mascherato e il personale precario rimane tale, anche a fronte di una possibilità di stabilizzazione concreta e immediata, rappresentata dalla proroga alla cosiddetta Legge Madia, approvata dal parlamento. Rimangono precari e spesso ostaggio di quel sistema di cooperative che strutturato attraverso appalti non genuini – tollerati se non addirittura sostenuti dalle regioni – per alimentare il sistema di complicità tra amministratori pubblici e i tanti imprenditori che realizzano profitti nel sistema salute.

Ad oggi l’emergenza del Coranavirus (nella sua virulenza anche e soprattutto mediatica) ha confermato la grave carenza di personale che ormai è diventata – quella si! – un virus cronico del nostro paese, diffuso da chi in questi anni ha tagliato 37 miliardi di euro alla sanità pubblica. Anche nell’“eccellente” sistema lombardo, il virus certifica la mancanza di posti letto e personale sanitario: i primi vittima della chiusura indiscriminata di decine di ospedali; il personale, invece, vittima di standard sanitari vecchi di almeno vent’anni e di esternalizzazioni e precarizzazione in dosi massicce.

E mentre oggi tutti elogiano il personale sanitario e i ricercatori, come se avessero cominciato ad esistere dalla comparsa del virus, nessuno fa proposte concrete su come ricondurre alla sanità pubblica e alla ricerca soldi e competenze che le politiche cieche degli ultimi anni hanno distrutto, relegando l’Italia a fanalino di coda tra le nazioni per investimenti in questi importanti settori.

Mascherine tante e proposte zero: chi ha tagliato e chi ha taciuto in questi anni (governi e sindacati complici) provi oggi soltanto vergogna!

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27/02/2020

Delirio coronavirus, dal presidente Schreber a Meluzzi

Finalmente sta venendo a galla tutta la verità sul Coronavirus.

Il Dott. Meluzzi, membro estero della Società Russa di Criminologia (Src), ha rivelato a Rete4 che, secondo fonti di intelligence russa e israeliana (FSB e Mossad), l’affezione ha 3 (TRE) stadi, e che noi consociamo solo i primi due, quelli, per così dire, blandi. Il terzo stadio ci viene tenuto nascosto.

In un video che circola sul gruppo WhatsApp dei legulei di Milano, un esperto di geopolitica e strategia militare, dice che a Wuhan c’è, da 6 anni, un laboratorio segreto di livello 4 (Quattro), dove opera l’OMS e dove l’Occidente ha potuto infiltrare agenti segreti; che negli Usa è stato registrato dal governo britannico, dalla commissione Europea, dall’OMS e da Bill Gates (quello di Windows), un coronavirus attenuato, ma altrettanto virulento, o forse di più, di quello naturale; che il Canada ha spedito a Wuhan, tramite operazione segreta, un pacco di virus letali; infine, che a Wuhan sono stati inviati 300 soldati americani per il Military World Games, e che, subito dopo la loro partenza, è scoppiato il pandemonio.

Stamattina, un mio vicino, frugando nelle tasche di una giacca che non indossava da anni, ha trovato una boccetta di amuchina, con la data di scadenza 3.10.2009. Un’etichetta rossa riporta la scritta: attivo su Coronavirus.

Freud riferisce del Presidente tedesco Schreber, il quale ritiene di essere morto e in parte già putrefatto. Malato come un appestato, vaneggia di orribili manipolazioni di ogni genere cui è sottoposto il suo corpo. Le suggestioni morbose lo assorbono a tal punto che se ne sta per ore e ore del tutto immobile (stupor allucinatorio, lo chiama Freud). Si riprende per brevi attimi in cui rivolge insulti all’indirizzo di varie persone, dalle quali si ritene perseguitato o danneggiato.

Questo stato, dice Freud, è indotto dal suo delirio. Il delirio non è frutto dell’infezione, ma dell’idea fissa che sia stato ordito alle sue spalle, e a danno della sua persona, e dunque della Germania, un complotto planetario.

Il delirio, dice Freud, è frutto di una perdita di potere. Il Presidente sa che non può più comandare su nulla, che la sua carica è meramente rappresentativa, e che gli è consentito blaterare, ma solo finché riesce a tenere ritto il desiderio del pubblico.

L’impotente, una volta scoperta la propria impotenza, vorrebbe ritirarsi in disparte, e lasciar fare ad altri. Ma una carica vitale, che non può più riversarsi all’esterno con il comando, si ritira e si scarica interiormente, generando quello che Freud chiama narcisismo.

Il Narciso, anziché misurarsi con la propria deficienza, esplode in un accesso d’ira, e accusa un gruppo occulto di avere ordito un complotto per destabilizzare l’Ordine del Mondo. A questo punto, dice Freud, il narcisista può entrare a far parte di un disegno cosmico finalizzato alla salvezza del genere umano, e trovare uno sfogo alla carica vitale inespressa.

Il malato, dice, afflitto dal delirio di essere fatto oggetto di persecuzione da parte delle più formidabili potenze, sente il bisogno di spiegare a se stesso questa persecuzione e giunge a credersi una personalità straordinaria, meritevole di tale persecuzione.


Il Narciso cade in quello che i clinici chiamano «delirio di grandezza». Inizia a manifestare i sintomi di una irrefrenabile «Coazione a pensare», a formulare teorie, a raccogliere dati, collegare statistiche, elaborare grafici, accostare date e luoghi, in un lavoro di Reverse engineering che manco l’NSA ai tempi di Snowden. Mostrando in ciò la combinazione di una rispettosissima sottomissione e di una ribellione violenta.

Dato l’enorme numero di idee deliranti ipocondriache sviluppate dal Presidente, si potrebbe assimilare il suo stato patologico a quello degli onanisti. Ma non è il caso, dice Freud. Perché il delirio narcisista è prodotto da una frustrazione connessa alla vita reale, al mondo là fuori, e al venir meno della presa su di esso. Un po’ come nel postmoderno nietzschiano, in cui non ci sono più fatti, ma solo narrazioni. La fine del mondo, dice Freud, è solo la proiezione di questa catastrofe interiore.

Che dall’Esselunga sia sparita, prima delle scatole di fagioli e prima dell’amuchina, la carta igienica, la dice lunga sulla natura di questo delirio.

* S. Freud, Osservazioni psicoanalitiche su un caso di paranoia (dementia paranoides) descritto autobiograficamente (caso del Presidente Schreber), Vienna 1910.

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23/02/2020

Padaniavirus

di Alessandra Daniele

Il Coronavirus è già arrivato in Italia.

Da settimane.

I focolai d’infezione sono in Lombardia e Veneto, regioni entrambe a guida leghista.

Matteo Salvini ha denunciato il presidente della Toscana.

Non è stato ancora individuato il primo paziente italiano, forse asintomatico, da cui è partito un contagio così vasto.

Con tutta la gente che Salvini abbraccia e bacia ai suoi comizi, potrebbe essere lui.

Il governo ha decretato la quarantena per i territori lombardo-veneti colpiti. Non è l’autonomia differenziata che gli era stata promessa.

Matteo Renzi ha commentato le notizie complimentando Roberto Burioni: “Non ha sbagliato un colpo”. In realtà il vip-rologo tre giorni prima aveva sentenziato a L’Assedio di Daria Bignardi: “In Italia il virus non c’è, quindi il rischio è zero”.

Mentre i Tg, colti dal maratonavirus, sostituiscono i sondaggisti coi virologi, in tutto il Nord chiudono scuole, chiese, università, si ferma persino il campionato. I supermercati vengono svuotati come nelle scene iniziali d’un post-apocalittico.

E finisce in stand by anche la partita delle nomine ai vertici degli enti pubblici e delle partecipate statali, dove Renzi cercava di ricattare i soci di governo perché lo lasciassero partecipare alla spartizione.

Aveva riproposto un accordo a Salvini, stavolta per il presidenzialismo, vecchio sogno della destra italiana dai tempi del Movimento Sociale di Almirante.

La risposta di Salvini è stata “D’oh”.

È troppo occupato a chiedere porti chiusi.

Per proteggere l’Africa dal nostro contagio.

Un governo Renzi-Salvini sarebbe scientificamente interessante e mostruoso come un virus chimera.

I due cazzari sono gemelli, e pretendono entrambi il centro del palcoscenico in ogni occasione.

Pur avendo tre quarti del programma in comune, passerebbero le giornate a sgomitare e a insultarsi a vicenda su Twitter in modo sempre più grottesco, mentre il paese va completamente a puttane.

Seguirebbe un governo Tecnico incaricato di raccogliere i cocci e farci pagare i danni, mentre Renzi infesta i talk show per piazzare il suo nuovo libro “La mossa del Cazzaro”, e Salvini si consola ingozzandosi con un rosario di ciccioli.

Perché, nonostante guerre, carestie e pestilenze, in questo sistema “I popoli hanno il diritto di cambiare governo, ma non di cambiare politica” (Jean Paul Fitoussi).

Sia che Conte riesca a sopravvivere al Coronavirus e all’Italia Virus di Italia Viva, sia che cada e di nuovo succeda a se stesso per un Conte Ter con una flebo di scilipoti sfusi, sia che venga sostituito dal Cazzaro a due teste SalviRenzi, sia che l’Italia finisca in quarantena, commissariata da un governo Burioni, le politiche non cambieranno, e la legislatura continuerà comunque.

Questo parlamento è un lazzaretto blindato com’era la Diamond Princess, la nave in quarantena: nessuno può scendere.

Ma il Cazzarovirus continua a diffondersi.

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22/02/2020

Il NO nel referendum del 29 marzo. Un punto di ancoraggio contro i rischi per la democrazia

1) L’attuale governo nasce sulla base di una operazione esclusivamente trasformista con il passaggio da un’alleanza con un partito di estrema destra seminante nel Paese odio razzistico stipulata da parte del partito o Movimento ancora di maggioranza relativa in Parlamento, a un’alleanza da parte dello stesso partito o MoVimento con soggetti auto dichiarati di centro – sinistra, fra i quali una forza (LeU) parzialmente frutto di una scissione avvenuta formalmente “a sinistra” del PD. Scissione nella quale erano confluiti una parte dei maggiori dirigenti provenienti dalle varie sigle succedutesi alla liquidazione del PCI (PDS, DS). Obiettivo dell’operazione trasformistica di varo del nuovo governo: fermare l’estrema destra revanscista il cui leader, al momento dei fatti, stava chiedendo i pieni poteri comiziando da varie spiagge.

Pieni poteri che sarebbero serviti soprattutto a chiudere i porti a navi sulle quali erano imbarcati i protagonisti di una assolutamente falsa invasione di migranti. Invasione inventata esclusivamente a uso propaganda. L’operazione di fermare questa destra pericolosa è riuscita ma a quale prezzo? Tornando alla ferragostana formazione del governo deve essere ricordato come preliminare da parte del partner di governo direttamente proveniente dall’alleanza con la destra, sia stata la richiesta al partner presuntivamente di centro – sinistra di ridurre la rappresentatività politica e il ruolo del Parlamento attraverso una riduzione “lineare” nel numero dei componenti le Assemblee legislative.

2) In perfetta continuità ha assunto la Presidenza del Consiglio lo stesso personaggio (mai eletto in alcuna assemblea legislativa) che aveva ricoperto il ruolo nell’alleanza imperniata sull’estrema destra.

3) Il governo ha mantenuto intatti provvedimenti nocivi per un’economia che si trova in una fase di grande difficoltà, oltre a quelli assolutamente liberticidi in materia di cosiddetta “sicurezza” (liberticidi non soltanto per i migranti). Provvedimenti adottati a suo tempo semplicemente per corrispondere ad un gigantesco “scambio politico” sulla base del quale nel 2018 erano state vinte le elezioni.

4) Nel frattempo si segnalano periodiche diaspore dai gruppi parlamentari del MoVimento ancora di maggioranza relativa: i protagonisti di queste diaspore si orientano indifferentemente di volta in volta a destra come a sinistra oppure indefinitamente verso il gruppo Misto. Si è così aperto un ampio terreno di caccia per i più vieti opportunismi. Un segnale di grande debolezza per quella che dovrebbe essere (e non è) una nuova classe dirigente.

5) Il PD si è scisso per la seconda volta in pochi anni. Questa volta le scissioni (sono due, ricordiamole) sono orientate a destra. Quella attuata dall’ex-segretario e ex-presidente del Consiglio ha portato via soltanto una parte dell’ex-”giglio magico” che ha retto partito e governo nel biennio 2014 – 2016, fino all’esito negativo di un disgraziato referendum causato dal tentativo di conferma di una legge che intendeva stravolgere la Costituzione Repubblicana.

6) Il nuovo gruppo ha votato la fiducia al governo ma subito dopo, per ragioni di protagonismo soggettivo, ha assunto vesti di vero e proprio “guastatore” mettendo in discussione l’intero impianto su cui si dovrebbe reggere l’alleanza di governo.

7) Intanto una serie di elezioni regionali hanno segnato un risultato negativo per la nuova alleanza di governo. Ad ogni tornata il MoVimento già di maggioranza relativa cade rovinosamente, sia se presente in alleanza (Umbria) sia in veste autonoma (Emilia, Calabria).

8) Unica eccezione nella serie di elezioni regionali vinte dalla destra è rappresentata dall’Emilia – Romagna dove si afferma il PD. La vittoria del candidato del PD è arrivata grazie al combinato disposto tra un giudizio di buon governo assegnato da settori dell’elettorato alla giunta uscente e l’intervento di un movimento di piazza che, senza sviluppare alcuna analisi di sistema, si limita a chiedere un “populismo gentile”. Un “populismo gentile” che sembra già tanto a settori orientati a sinistra ma ormai privi di bussola che pensano in questo modo di veder riaperto uno spiraglio e trovano così una qualche ragione per ritrovarsi.

9) La tensione tra il gruppo dell’ex “Giglio Magico” e il governo è salita attorno a provvedimenti – simbolo per quella che era stata un tempo quella destra populista e personalistica raccolta attorno al conflitto d’interesse di una sola persona. Una destra populista e personalistica che aveva governato più volte l’Italia tra gli anni ‘90 del XX e il primo decennio del XXI. I provvedimenti sui quali si è aperto lo scontro in atto riguardano esclusivamente la sfera giudiziaria: prescrizione e intercettazioni. Naturalmente su istanze di carattere economico – sociale (tutte orientate, da parte del governo, in senso liberista) e di carattere internazionale non si intravedono contestazioni di sorta così come sui reiterati attentati alla Costituzione.

10) In soccorso al governo, in vista di un’ulteriore cambio di maggioranza se l’ex-”Giglio Magico” ritenesse conveniente sfilarsi, sembra arrivare in queste ultime ore un gruppo proveniente proprio da quella destra già populista – personalistica cui si faceva cenno. Il passaggio dal centro – destra al centro – sinistra, in un quadro che si vorrebbe(ma non è mai stato) bipolare, è ormai un classico della nostra vicenda politica, verificatosi già diverse volte a partire dall’operazione “patriottica” (gli “straccioni di Valmy”) ispirata da Cossiga e che portò alla formazione del governo D’Alema.

11) In queste condizioni di autentico via vai di maggioranze variabili il governo sta per impegnarsi in una enorme tornata di nomine che riguardano i vertici dei più importanti Enti di Stato.

12) Nel frattempo si sono succeduti quattro sistemi elettorali: Mattarellum, Porcellum, Italicum (mai utilizzato), Rosatellum, due dei quali dichiarati incostituzionali dall’Alta Corte e tutti caratterizzati (almeno parzialmente) dalla presenza di liste bloccate. Liste bloccate corte o lunghe a seconda dei casi sulle quali, così come stilate in partenza, elettrici ed elettori non hanno mai avuto la possibilità di intervenire. Si è sempre trattato di prendere o lasciare. E molte/i nel frattempo hanno “lasciato” constata l’impossibilità di scegliere i propri rappresentanti. Così come si è tentato di ridurre drasticamente il ruolo dei corpi intermedi cercando di annullare qualsiasi possibilità di mediazione sia sul piano politico, sia su quello sociale. Conta ormai soltanto la “governabilità” a qualsiasi prezzo con l’esercizio della politica ridotto all’apparizione del potere.

13) Si sorvola, per esigenze di economia del discorso, sui dati dell’economia del Paese caratterizzati dalla crescita del debito pubblico, da una crisi profonda della produzione industriale, da un allargamento della forbice delle disuguaglianze, da una intensificazione dello sfruttamento del lavoro la cui offerta si è fatta sempre più precaria.

14) La crisi della produzione industriale è ben segnalata dal numero dei tavoli di crisi presenti al Ministero dello Sviluppo economico: 150 erano e 150 restano dopo l’esperienza di entrambi i governi del trasformismo reciproco. 150 situazioni di crisi che riguardano settori decisivi della nostra economia e della nostra industria.

15) Si evita anche di approfondire il dato della totale inesistenza di una politica estera. Elemento ben messo in evidenza dalla totale assenza di capacità di intervento nella gravissima crisi libica. Un’assenza di politica estera che rappresenta un elemento di continuità caratteristico ormai di molti governi succedutisi negli ultimi anni.

16) Sul piano istituzionale il ruolo del Parlamento è stato sempre più svilito. Scarsissima la produzione legislativa (non è detto che sia un male) riduzione a ruolo di semplice ratifica, livello quasi inesistente di confronto politico.

17) Si è aperta una forte discussione sul tema dell’autonomia delle Regioni. Poco o nulla si discute dell’aumento del divario tra il Nord e il Sud e quasi inesistente è l’analisi circa il mutamento di funzioni dell’Ente Regione. Un mutamento progressivamente verificatosi con il passaggio da funzione legislativa a una funzione quasi esclusiva di nomina e di spesa. Nel quadro del divario tra zona e zone del Paese è ancora inesistente l’analisi sul fallimento di alcune funzioni sociali affidate appunto alla Regioni: sanità e trasporti, ad esempio, risultano in grande difficoltà in quasi tutte le regioni d’Italia salvo che in alcune “isole” del Nord. “Isole” tra l’altro governate da colori politici diversi tra loro.

18) A questo punto indagini di opinione compiute da istituti particolarmente autorevoli ci dicono che esiste nel Paese una massiccia maggioranza che pensa “all’uomo solo al comando”.

In queste condizioni ci si sta avviando, nel silenzio dei mezzi di comunicazione di massa, al referendum confermativo sulla legge che riduce il numero dei parlamentari: una legge che modifica la Costituzione in un punto fondamentale, quella della rappresentatività politica e territoriale della Camera e del Senato, violando palesemente la democrazia repubblicana.

Così un sistema fragile, segnato profondamente dal trasformismo, finisce con l’arroccarsi su logiche di distruttiva autoconservazione.

I rischi per la democrazia italiana, a questo punto, risultano molto alti: il No nel referendum può rappresentare un punto di ancoraggio che vale sicuramente la pena di sostenere lanciando anche un vero e proprio allarme per la credibilità di un sistema profondamente malato nel quale sembrano ormai possibili rischi di scorrerie autoritarie.

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22/01/2020

Bonaccini-Salvini: una faccia, una razza

La battaglia per l’Emilia Romagna tra i due schieramenti dati per favoriti è veramente uno scontro tra totani (non è un refuso...).

Giustamente, stamattina, tutti si indignano – o fingono di farlo – perché Matteo Salvini (la candidata ufficiale, tale Borgonzoni, evidentemente è incapace di fare persino questo...) ha avuto l’infame idea di andare a citofonare a un cittadino di origini tunisine per chiedergli: “Alcuni cittadini dicono che lei è un pusher. Mi fa salire così spiega?”

Giustamente in tanti fanno notare che questa è una barbarie – l’importunato ha un regolare permesso di soggiorno, è stato esposto nella sua persona e nella sua residenza come un potenziale criminale (per queste cose ci sarebbero alcune decine di corpi di polizia che fanno già quel lavoro), ecc.

Anzi, il giovane indicato come presunto spacciatore è già stato sentito da alcuni giornali: Io non faccio queste cose. Ho 17 anni, vado a scuola, faccio la vita di qualsiasi altro studente.

In altrettanti hanno chiesto retoricamente all’ex ministro se ha o no “le palle” per fare lo stesso giochino nei quartieri sotto controllo di mafia, ‘ndrangheta, camorra, sacra corona, ecc. rischiando quindi qualcosa di più contundente di un vaffanculo.

E in effetti Salvini rappresenta il peggio dell’anima fascista italica, senza regole se non quella del “successo” personale. Già solo vederlo in tv e ascoltarne gli sproloqui è un incubo e un insulto all’intelligenza umana.

Comprendiamo perciò quelle brave persone che per disperazione sono pronte a dare il loro voto a chiunque purché “sia utile” a fermare questa fanghiglia fascioleghista.

Li comprendiamo, ma sbagliano. E pure in modo evidente, triste, inutile.

Quello che viene considerato l’unico “antagonista” possibile al felpapig, Stefano Bonaccini, scuola Pd, anima e abitudini renziane, appena cascato nell’infortunio della cena per ricchi a 1.000 euro a testa, non sembra per nulla migliore proprio in quello stesso campo prediletto da Salvini.

Questo sciagurato post lo dimostra senza possibilità di errore. Sul tema della “sicurezza”, anzi, della “percezione di insicurezza delle persone”, Bonaccini cerca di tenere il ritmo della corsa a destra. Senza problemi e ripensamenti. Senza se e senza ma.

Potremmo contestare a lungo ogni singola parola usata dall’attuale presidente della Regione. Potremmo ricordare che la “percezione di insicurezza” è il frutto dell’allarmismo continuo dei governanti (tutti, senza distinzioni rilevanti), dell’utilizzo infame del sistema mediatico (ossessionato dallo “strillo” che fa vendere copie o catturare ascolti).

Potremmo citare le quintalate di dati forniti dal ministero dell’Interno, che da anni registrano un costante calo dei reati, e specialmente quelli contro la persona (aggressioni, furti, rapine, omicidi – che per la maggior pare avvengono “in famiglia”, alla faccia della “percezione di insicurezza” tra le mura domestiche).

Potremmo andare avanti per giorni.

Ci sembra inutile. Preferiamo rompere questo “schema del terrore”, per cui alla fin fine si vota per un aspirante sceriffo del far west che utilizzerà quel potere contro tutti noi, tappati in casa a fare i conti con una crescente “percezione di insicurezza” provocata dalla loro presenza.

Un’alternativa vera ce l’avete, ed è molto “utile” farla crescere fin da subito. In Emilia Romagna si chiama Marta Collot, ed è la candidata presidente di Potere al Popolo.

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16/01/2020

Scuole di serie A e di serie B. “Non fate gli ipocriti, è esattamente quello che volevate”

Ora si fa scandalo perché una scuola superiore di Roma si fa pubblicità vantando che nelle sue sedi i poveri studiano coi poveri ed i ricchi coi ricchi. È la terza volta che questa pubblicità progresso va sui giornali, prima un liceo di Brescia ed un altro di Roma avevano chiesto iscrizioni perché da loro ci sono figli di classi agiate e non di migranti. Magari ce ne sono stati altri di questi annunci in vista dell’open day, quando una scuola si mette in mostra sul mercato dell’istruzione.

È una vergogna, ma le reazioni istituzionali e di palazzo ad essa sono pura ipocrisia. I presidi zelanti che sul web vendono la loro scuola con linguaggio banale e feroce sono il prodotto di 23 anni di controriforma della scuola, dal varo dell’autonomia scolastica alla buona scuola.

Le scuole sono state messe in competizione sul mercato come le imprese e i presidi sono diventati come manager, padroni. Le famiglie sono clienti ed i figli prodotti. E allora è conseguente che il peggio della competitività sociale, fino al razzismo, divenga propaganda per affermare il valore di un istituto rispetto ad un altro. Andate coi ricchi, magari imparate come si fa.

È l’autonomia scolastica che fa parlare le scuole come i decreti sicurezza di Salvini. E ora non contenti di aver distrutto la scuola, Lega e PD vogliono applicare lo stesso modello a tutto il paese con l’autonomia differenziata.

Venite a pagare le tasse in Emilia, o in Lombardia qui si sta meglio e chi è povero o sta al posto suo o lo mandiamo via. Questo diranno i presidenti manager delle regioni ricche tra qualche anno, se oggi passa l’autonomia. Dopo le scuole azienda avremo le regioni azienda in competizione selvaggia tra loro.

Non ci credete? Confrontate cosa dicevano venti anni fa i sostenitori dell’autonomia scolastica con la propaganda web attuale delle scuole.

Non fate scandalo, non fate gli ipocriti. Voi, “politici” di centrodestrasinistra. Se chiamate autonomia scolastica e differenziata ciò che in realtà è l’introduzione dei più perversi meccanismi di mercato nel sistema pubblico e nel paese nel suo insieme, non stupitevi poi se c’è chi vi prende sul serio.

Questo schifo è roba vostra e siete tutti colpevoli anche perché volete continuare come e peggio di prima.

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