L’ultima notizia è che è stata vietata dal questore di Roma la “passeggiata per la sicurezza” annunciata dai fascisti di Forza Nuova – dietro la sigla ‘Roma ai romani’ – per venerdì sera nelle strade del quartiere Tiburtino III, alla periferia est della Capitale. Secondo quanto si è appreso, la decisione della Questura è stata presa considerando le “condizioni di ordine pubblico e la concomitanza con altri eventi,” ossia la manifestazione concomitante sulla Tiburtina dei movimenti sociali in ricordo di Fabrizio Ceruso, ucciso l’8 settembre del 1974 durante gli scontri per lo sgombero delle case occupate a San Basilio.
Insomma il territorio della Tiburtina è ormai da mesi al centro di uno scontro tra il tentativo dei vari gruppi fascisti – Casa Pound soprattutto e poi Forza Nuova che gli fa concorrenza – di insediarsi in una vasta zona operaia e popolare della periferia est e le realtà politiche e sociali della sinistra e dell’antagonismo di non cedere il passo sui territori. In questi anni il braccio di ferro è iniziato prima a Casalbertone (dove Casa Pound ha aperto il suo circolo “Futurista”), poi si è spostato a Tiburtino III dove i fascisti soffiano sul fuoco contro gli immigrati ospitati in un centro di accoglienza. C’è stato un tentativo di penetrazione a San Basilio (respinto rapidamente e decisamente).
Situazioni analoghe si vivono in altre zone della periferia come Tor Bella Monaca e Torre Angela. Anche qui a inizio estate c’è stato un affrontamento diretto con gli attivisti della sinistra popolare, che ha bloccato il tentativo di Forza Nuova di occupare un locale e insediarsi nel quartiere. Più successi i fascisti li hanno raccolti nella periferia sud-ovest. Prima con l’incidente degli scontri a Magliana, che ha portato vantaggio ai fascisti, e poi con la penetrazione di Forza Nuova nelle borgate di Montecucco e Trullo, che finora non ha incontrato una reazione adeguata.
Ad un osservatore esterno o prevenuto, sembrerebbe solo una incomprensibile partita a Risiko sui quartieri della periferia della Capitale. In realtà è qualcosa di più.
In primo luogo, i fatti e i soggetti visti all’opera a Tor Bella Monaca come a Tiburtino III, hanno confermato visibilmente l’intreccio tra fascisti e spacciatori nei quartieri in questione. Le relazioni tra fascisti e malavitosi (piccoli o grandi che siano) si materializzano quasi naturalmente. La forza d’urto dei gruppi di destra nei territori è questa, altro che le “famiglie italiane”.
In secondo luogo, la relazione annuale dei servizi segreti al Parlamento, non sottovaluta questa acutizzazione dello scontro tra fascisti e antifascisti nel territorio, cioè sul versante “sociale” più che ideologico, soprattutto nelle periferie. Da almeno tre anni i servizi di intelligence segnalano che “Sul piano previsionale, si ritiene, infine, che continueranno a verificarsi episodi di contrapposizione (provocazioni, aggressioni e danneggiamenti di sedi) con frange dell’estrema sinistra, per effetto sia della mobilitazione concorrenziale su tematiche sociali, da parte di entrambi gli schieramenti, sia delle visioni contrapposte in tema di immigrazione”. (1)
Insomma diventa evidente questa connessione tra fascisti-spaccio-malavita nei quartieri e la “previsione” dei servizi segreti che tale connessione andrà a contrapporsi con l’estrema sinistra, soprattutto sul piano della questione sociale. Quello che stiamo vedendo nei quartieri popolari della periferia romana, potrebbe dunque non essere una eccezione, ma una strategia. E’ tempo di comprenderlo e di adottare le adeguate contromisure.
Note
(1) Relazione sulla politica dell’informazione sulla sicurezza 2016
Fonte
Presentazione
Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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07/09/2017
02/11/2015
Pasolini: un assassinio non risolto
Il 2 novembre 1975, moriva assassinato Pier Paolo Pasolini. Venne arrestato un giovane di vita, tale Pino Pelosi, che dichiarò di aver massacrato il poeta nel corso di un litigio, seguito al suo rifiuto di determinate prestazioni sessuali richiestegli, poi, in preda al panico, il giovane avrebbe rubato la macchina di Pasolini per fuggire, ma, senza accorgersene, era passato sul corpo del regista, uccidendolo.
Nel finimondo giornalistico che ne seguì con sovrabbondanza di spunti a disposizione (il ruolo politico dell’intellettuale, il degrado delle borgate romane, la condizione omosessuale in un paese cattolico come l’Italia, il giovane borgataro linciato dai media per aver osato toccare un uomo famoso, l’incontro fra il borgataro e l’omosessuale, entrambi emarginati,
l’esplodere della violenza irrazionale, le pulsioni di morte della società tardo capitalistica ecc.) venne sviata l’attenzione dalle troppe incongruenze della spiegazione ufficiale che non venne messa in discussione.
Nel solco del delitto del “ragazzo di vita” si iscrisse anche il romanzo di Dominique Fernandez “Nella mano dell’angelo” (Bompiani 1983) tutto costruito sull’ipotesi che il poeta sarebbe andato incontro al suo destino, coerente con la vita da “uomo contro”.
I primi dubbi sulla versione ufficiale erano stati suggeriti dall’appello di un gruppo di amici dello scrittore (Antonello Trombadori, Bernardo Bertolucci, Callisto Cosulich, Alberto Moravia, Renato Guttuso, Sergio Citti, Ninetto Davoli, Laura Betti, Dacia Maraini, i fratelli Taviani, Franco Rosi) che lamentavano la trascuratezza delle indagini. Ma si trattò di critiche assai generiche che non indicavano una pista concreta.
Qualcuno adombrò fugacemente l’idea che si potesse trattare di un pestaggio organizzato da fascisti e poi andato oltre il segno, ma non emerse nessun indizio e la cosa cadde nel vuoto.
Solo fra la fine degli ottanta ed i primi anni novanta, iniziò a serpeggiare l’idea che il mandante potesse essere qualcuno che temesse qualche denuncia pubblica del personaggio che, proprio per le sue frequentazioni, aveva potuto sapere qualcosa di compromettente. E, subito dopo il dubbio si collegò ad un suo celebre articolo scritto poco prima di morire:
L’ipotesi piacque e generò la leggenda di un Pasolini ucciso perché aveva scoperto chissà cosa. La leggenda è andata poi autolimentandosi nel tempo sino a diventare una sorta di canone storico in materia. A questa tesi si ispira il film (peraltro bello) di Franco Giordana “Il delitto Pasolini” girato nel 1995 e che si colloca a metà fra la fiction e il film inchiesta. Una tesi molto suggestiva che, però, non sta in piedi perché non appare probabile che un malavitoso di borgata potesse sapere chissà quali retroscena di avvenimenti come piazza Fontana e ancor meno che, sapendoli, li confidasse a Pasolini.
Pasolini dice “Io so” ma si tratta di una doppia figura retorica, per dare forza al discorso: “enfasi” (“Io so” in luogo di “Io immagino”) e “anafora” (ripetizione di un gruppo di parole all’inizio di più frasi) che poi precipita in un “ossimoro” (“Io so ma non ho le prove: “cioè “non so con certezza”), seguita da una “gradazione” di rincaro (“Nemmeno gli indizi”). E scioglie tutto nella spiegazione finale (“so perché sono un intellettuale….”). Il brano non è il verbale di un questurino ma il brano di uno scrittore, e va letto come tale.
Qualcuno potrebbe obiettare che si sia trattato di un espediente letterario, per dissimulare conoscenze molto più precise e positive fondate però, su “prove non ostensibili”. Ma a che scopo dirlo? Mettere sull’avviso le “persone serie ed importanti” in modo che reagissero? Bell’imbecille sarebbe stato! E, sapendo cose tanto delicate, non avrebbe preso la precauzione di parlarne con qualche amico, magari della Direzione del Pci? Improbabilissimo.
Nel 2005 il critico letterario Gianni D’Elia pubblicava un libro sull’”Eresia di Pasolini” in cui accennava ad una riconsiderazione del caso che svilupperà in un ulteriore testo. D’Elia riprendeva l’articolo “Io so”, ma con una importante variante interpretativa. Pasolini, poco prima di morire, stava scrivendo un romanzo-zibaldone che uscirà – incompleto e postumo – con il titolo “Petrolio” (1992). Il tema del petrolio e delle guerre di potere che vi si combattettero intorno ne è il filo conduttore e uno dei personaggi chiave è ispirato ad Eugenio Cefis – già presidente dell’Eni ed all’epoca potentissimo presidente dell’Edison –, sul quale Pasolini si stava documentando. Fra l’altro materiale trovato nel suo archivio, c’è anche un libro che girò pochissimo “Questo è Cefis. L’altra faccia dell’onorato presidente”, pubblicato con uno pseudonimo nell’aprile del 1972. Il libro era firmato con lo pseudonimo Giorgio Steimetz. Da questo libro, Pasolini avrebbe tratto notizie molto compromettenti per Cefis (in particolare relativamente al caso Mattei) che avrebbe avuto intenzione di trasfondere nel suo romanzo. Nel frattempo, il brano “Io so”, avrebbe fatto allusione a Cefis che, quindi, avrebbe preso le necessarie misure cautelari. Resta da capire che senso avesse una anticipazione del genere.
Subito dopo, Pelosi rilasciava un’intervista per dirsi estraneo alla morte dello scrittore e sostenendo, per la prima volta, che ad Ostia operò un gruppo probabilmente di siciliani, a giudicare dalle frasi dialettali gridate durante il pestaggio. La cosa ebbe scarso seguito giudiziario, ma stimolò un articolo di Carlo Lucarelli e Gianni Borgna che prospettava una diversa ricostruzione dell’omicidio: Pasolini sarebbe stato attirato in un agguato con la promessa di restituirgli le pizze del film che stava girando (“Sodoma-Salò”) e che gli avevano rubato. Pelosi avrebbe fatto da ulteriore esca, attirandolo in un posto dove sarebbe stato rapito, quindi portato sul lido di Ostia e massacrato.
Movente sarebbe stato lo stesso individuato da D’Elia: le curiosità di Pasolini per Cefis. Anche se con qualche punto da chiarire (perché Pelosi se ne va a bordo dell’auto di un uomo appena assassinato da altri?) si tratta di una ricostruzione più plausibile e logica di quella ufficiale quanto alla dinamica dell’agguato, ma quello che non convince è il movente. Il libro di Steimetz (che conosco molto bene) è una lettura interessante e ricca di spunti, ma, ad esser sinceri, non c’è nulla che non potesse esser digerito dai forti succhi gastrici del presidente Cefis. Pisanò era stato molto più pesante, anche su altri episodi come la morte di Alfredo Di Dio (comandante partigiano di cui Cefis era il vice) e che il senatore missino insinuava essere stato consegnato ai tedeschi dallo stesso Cefis. Si può pensare che Cefis avesse il timore della cassa di risonanza di un libro di Pasolini? Il romanzo era molto lontano dalla pubblicazione e lo stesso autore disse che “Ho iniziato un libro che mi impegnerà per anni, forse per il resto della mia vita”. Dunque, non era un pericolo imminente.
Pertanto una ipotesi possibile, ma assai improbabile. Da considerare al pari di molte altre. E se la verità fosse molto più semplice? Personalmente amo poco Pasolini come regista ed ancor meno come scrittore (salvo gli “Scritti corsari” e le “lettere luterane”) ma è innegabile che fosse un intellettuale assai famoso. Accade spesso che la statura del personaggio induca a cercare “verità” che gli stiano alla pari, per cui una fine “eroica” ben si attaglia ad una personalità del genere. In fondo è l’operazione che tentò Dominique Fernandez accettando la teoria dell’omicidio fatto da Pelosi, però tessendoci intorno una complessa trama a sfondo psicologico che, a suo modo, rende “scandalosa “ ed “eroica” quella morte.
Ma immaginiamo un’altra ipotesi. Erano anni in cui si formava la banda della Magliana ed esplodeva la stampa porno (comprese alcune dedicate al genere gay o a varie pratiche di “sessualità non ortodossa”). I sequestri che erano piovuti sino a pochi mesi prima del 1971, di colpo cessarono, come di incanto. Poi si seppe di strani intrecci fra mondo del porno, malavita e servizi. Nel 1970 venne arrestato a Palermo il commercialista Nino Buttafuoco (ritenuto vicino alla ”famiglia” newyorkese dei Bonanno), nel quadro dell’inchiesta sul rapimento De Mauro. Poco dopo comparve una rivista porno assai vicina agli ambienti della famiglia del commercialista: si preannunciava una inchiesta in 5 puntate sul caso Mattei che non uscirà mai, ma in compenso uscì, prima dal carcere poi dall’inchiesta, l’anziano commercialista palermitano.
Nello stesso periodo il Sid fotografò un giovane (“ragazzo di vita” anche esso) completamente nudo sulla terrazza dell’attico dell’on Colombo (di cui erano note le propensioni sessuali): e’ palese che il giovane fosse d’accordo con i “fotografi” e che lo scopo era quello di fare pressioni sull’uomo di governo. A rivelarlo fu, nel 1997, il generale Maletti durante la sua audizione davanti alla Commissione Stragi.
A rapporti fra prostituzione, porno, servizi e malavita accennò spesso l’agenzia “Op” di Mino Pecorelli. Dunque, non è difficile immaginare il giro di ricatti che ne era scaturito. Immaginiamo ora che Pasolini avesse appreso, dai “ragazzi di vita” che frequentava, che la malavita organizzata avesse iniziato a controllarli, ed usarli e che su questo avesse intenzione di scrivere un’inchiesta giornalistica o semplicemente se ne fosse incuriosito magari solo per interesse verso un qualche ragazzo in particolare. E’ possibile che neanche lui si fosse reso conto di quale nido di vipere era andato a pestare e di quanto lontano potessero portare le sue eventuali ricerche. O anche è possibile che ambienti malavitosi (quei siciliani cui accenna Pelosi…) si fossero allarmati oltre misura, di quei la decisione di eliminarlo. In fondo, se dobbiamo immaginare che Pasolini avesse saputo qualcosa di scottante dai ragazzi che frequentava, è molto più realistico pensare che si trattasse di argomenti del genere, piuttosto che di trame lontane da essi come la strage milanese o i colpi di stato.
E’ una ipotesi meno importante di quella di Cefis o di piazza Fontana, ma credo assai più realistica. Ma, in morte di una persona celebre si può credere ad una pista così poco “eroica”?
Fonte
Nel finimondo giornalistico che ne seguì con sovrabbondanza di spunti a disposizione (il ruolo politico dell’intellettuale, il degrado delle borgate romane, la condizione omosessuale in un paese cattolico come l’Italia, il giovane borgataro linciato dai media per aver osato toccare un uomo famoso, l’incontro fra il borgataro e l’omosessuale, entrambi emarginati,
l’esplodere della violenza irrazionale, le pulsioni di morte della società tardo capitalistica ecc.) venne sviata l’attenzione dalle troppe incongruenze della spiegazione ufficiale che non venne messa in discussione.
Nel solco del delitto del “ragazzo di vita” si iscrisse anche il romanzo di Dominique Fernandez “Nella mano dell’angelo” (Bompiani 1983) tutto costruito sull’ipotesi che il poeta sarebbe andato incontro al suo destino, coerente con la vita da “uomo contro”.
I primi dubbi sulla versione ufficiale erano stati suggeriti dall’appello di un gruppo di amici dello scrittore (Antonello Trombadori, Bernardo Bertolucci, Callisto Cosulich, Alberto Moravia, Renato Guttuso, Sergio Citti, Ninetto Davoli, Laura Betti, Dacia Maraini, i fratelli Taviani, Franco Rosi) che lamentavano la trascuratezza delle indagini. Ma si trattò di critiche assai generiche che non indicavano una pista concreta.
Qualcuno adombrò fugacemente l’idea che si potesse trattare di un pestaggio organizzato da fascisti e poi andato oltre il segno, ma non emerse nessun indizio e la cosa cadde nel vuoto.
Solo fra la fine degli ottanta ed i primi anni novanta, iniziò a serpeggiare l’idea che il mandante potesse essere qualcuno che temesse qualche denuncia pubblica del personaggio che, proprio per le sue frequentazioni, aveva potuto sapere qualcosa di compromettente. E, subito dopo il dubbio si collegò ad un suo celebre articolo scritto poco prima di morire:
Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato “golpe”.Dunque, Pasolini avrebbe saputo qualcosa di preciso sulle stragi e i loro mandanti, forse da qualcuna dalle sue frequentazioni di malavitosi di borgata e dietro quel “Non ho le prove” si nascondeva, in realtà, qualche prova che non gli era possibile mostrare. Quello scritto sarebbe stato interpretato come il pericolo di una denuncia delle “persone serie” che, pertanto, avevano deciso la soppressione dell’incauto intellettuale.
Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.
Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna…
Io so i nomi del “vertice” che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di “golpe”, sia i neo-fascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli “ignoti” autori materiali delle stragi più recenti.
Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi, opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969) e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974).
Io so i nomi del gruppo di potenti, che, con l’aiuto della Cia... hanno prima creato... una crociata anticomunista, a tamponare il ’68, e in seguito..., si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del “referendum”.
Io so i nomi di coloro che, tra una Messa e l’altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali... a giovani neo-fascisti... e infine criminali comuni... Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici come quel generale della Forestale..., o a dei personaggio grigi e puramente organizzativi come il generale Miceli.
Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killer e sicari. ...Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.
Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire ciò che succede... di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l’arbitrarietà, la follia e il mistero.
L’ipotesi piacque e generò la leggenda di un Pasolini ucciso perché aveva scoperto chissà cosa. La leggenda è andata poi autolimentandosi nel tempo sino a diventare una sorta di canone storico in materia. A questa tesi si ispira il film (peraltro bello) di Franco Giordana “Il delitto Pasolini” girato nel 1995 e che si colloca a metà fra la fiction e il film inchiesta. Una tesi molto suggestiva che, però, non sta in piedi perché non appare probabile che un malavitoso di borgata potesse sapere chissà quali retroscena di avvenimenti come piazza Fontana e ancor meno che, sapendoli, li confidasse a Pasolini.
Pasolini dice “Io so” ma si tratta di una doppia figura retorica, per dare forza al discorso: “enfasi” (“Io so” in luogo di “Io immagino”) e “anafora” (ripetizione di un gruppo di parole all’inizio di più frasi) che poi precipita in un “ossimoro” (“Io so ma non ho le prove: “cioè “non so con certezza”), seguita da una “gradazione” di rincaro (“Nemmeno gli indizi”). E scioglie tutto nella spiegazione finale (“so perché sono un intellettuale….”). Il brano non è il verbale di un questurino ma il brano di uno scrittore, e va letto come tale.
Qualcuno potrebbe obiettare che si sia trattato di un espediente letterario, per dissimulare conoscenze molto più precise e positive fondate però, su “prove non ostensibili”. Ma a che scopo dirlo? Mettere sull’avviso le “persone serie ed importanti” in modo che reagissero? Bell’imbecille sarebbe stato! E, sapendo cose tanto delicate, non avrebbe preso la precauzione di parlarne con qualche amico, magari della Direzione del Pci? Improbabilissimo.
Nel 2005 il critico letterario Gianni D’Elia pubblicava un libro sull’”Eresia di Pasolini” in cui accennava ad una riconsiderazione del caso che svilupperà in un ulteriore testo. D’Elia riprendeva l’articolo “Io so”, ma con una importante variante interpretativa. Pasolini, poco prima di morire, stava scrivendo un romanzo-zibaldone che uscirà – incompleto e postumo – con il titolo “Petrolio” (1992). Il tema del petrolio e delle guerre di potere che vi si combattettero intorno ne è il filo conduttore e uno dei personaggi chiave è ispirato ad Eugenio Cefis – già presidente dell’Eni ed all’epoca potentissimo presidente dell’Edison –, sul quale Pasolini si stava documentando. Fra l’altro materiale trovato nel suo archivio, c’è anche un libro che girò pochissimo “Questo è Cefis. L’altra faccia dell’onorato presidente”, pubblicato con uno pseudonimo nell’aprile del 1972. Il libro era firmato con lo pseudonimo Giorgio Steimetz. Da questo libro, Pasolini avrebbe tratto notizie molto compromettenti per Cefis (in particolare relativamente al caso Mattei) che avrebbe avuto intenzione di trasfondere nel suo romanzo. Nel frattempo, il brano “Io so”, avrebbe fatto allusione a Cefis che, quindi, avrebbe preso le necessarie misure cautelari. Resta da capire che senso avesse una anticipazione del genere.
Subito dopo, Pelosi rilasciava un’intervista per dirsi estraneo alla morte dello scrittore e sostenendo, per la prima volta, che ad Ostia operò un gruppo probabilmente di siciliani, a giudicare dalle frasi dialettali gridate durante il pestaggio. La cosa ebbe scarso seguito giudiziario, ma stimolò un articolo di Carlo Lucarelli e Gianni Borgna che prospettava una diversa ricostruzione dell’omicidio: Pasolini sarebbe stato attirato in un agguato con la promessa di restituirgli le pizze del film che stava girando (“Sodoma-Salò”) e che gli avevano rubato. Pelosi avrebbe fatto da ulteriore esca, attirandolo in un posto dove sarebbe stato rapito, quindi portato sul lido di Ostia e massacrato.
Movente sarebbe stato lo stesso individuato da D’Elia: le curiosità di Pasolini per Cefis. Anche se con qualche punto da chiarire (perché Pelosi se ne va a bordo dell’auto di un uomo appena assassinato da altri?) si tratta di una ricostruzione più plausibile e logica di quella ufficiale quanto alla dinamica dell’agguato, ma quello che non convince è il movente. Il libro di Steimetz (che conosco molto bene) è una lettura interessante e ricca di spunti, ma, ad esser sinceri, non c’è nulla che non potesse esser digerito dai forti succhi gastrici del presidente Cefis. Pisanò era stato molto più pesante, anche su altri episodi come la morte di Alfredo Di Dio (comandante partigiano di cui Cefis era il vice) e che il senatore missino insinuava essere stato consegnato ai tedeschi dallo stesso Cefis. Si può pensare che Cefis avesse il timore della cassa di risonanza di un libro di Pasolini? Il romanzo era molto lontano dalla pubblicazione e lo stesso autore disse che “Ho iniziato un libro che mi impegnerà per anni, forse per il resto della mia vita”. Dunque, non era un pericolo imminente.
Pertanto una ipotesi possibile, ma assai improbabile. Da considerare al pari di molte altre. E se la verità fosse molto più semplice? Personalmente amo poco Pasolini come regista ed ancor meno come scrittore (salvo gli “Scritti corsari” e le “lettere luterane”) ma è innegabile che fosse un intellettuale assai famoso. Accade spesso che la statura del personaggio induca a cercare “verità” che gli stiano alla pari, per cui una fine “eroica” ben si attaglia ad una personalità del genere. In fondo è l’operazione che tentò Dominique Fernandez accettando la teoria dell’omicidio fatto da Pelosi, però tessendoci intorno una complessa trama a sfondo psicologico che, a suo modo, rende “scandalosa “ ed “eroica” quella morte.
Ma immaginiamo un’altra ipotesi. Erano anni in cui si formava la banda della Magliana ed esplodeva la stampa porno (comprese alcune dedicate al genere gay o a varie pratiche di “sessualità non ortodossa”). I sequestri che erano piovuti sino a pochi mesi prima del 1971, di colpo cessarono, come di incanto. Poi si seppe di strani intrecci fra mondo del porno, malavita e servizi. Nel 1970 venne arrestato a Palermo il commercialista Nino Buttafuoco (ritenuto vicino alla ”famiglia” newyorkese dei Bonanno), nel quadro dell’inchiesta sul rapimento De Mauro. Poco dopo comparve una rivista porno assai vicina agli ambienti della famiglia del commercialista: si preannunciava una inchiesta in 5 puntate sul caso Mattei che non uscirà mai, ma in compenso uscì, prima dal carcere poi dall’inchiesta, l’anziano commercialista palermitano.
Nello stesso periodo il Sid fotografò un giovane (“ragazzo di vita” anche esso) completamente nudo sulla terrazza dell’attico dell’on Colombo (di cui erano note le propensioni sessuali): e’ palese che il giovane fosse d’accordo con i “fotografi” e che lo scopo era quello di fare pressioni sull’uomo di governo. A rivelarlo fu, nel 1997, il generale Maletti durante la sua audizione davanti alla Commissione Stragi.
A rapporti fra prostituzione, porno, servizi e malavita accennò spesso l’agenzia “Op” di Mino Pecorelli. Dunque, non è difficile immaginare il giro di ricatti che ne era scaturito. Immaginiamo ora che Pasolini avesse appreso, dai “ragazzi di vita” che frequentava, che la malavita organizzata avesse iniziato a controllarli, ed usarli e che su questo avesse intenzione di scrivere un’inchiesta giornalistica o semplicemente se ne fosse incuriosito magari solo per interesse verso un qualche ragazzo in particolare. E’ possibile che neanche lui si fosse reso conto di quale nido di vipere era andato a pestare e di quanto lontano potessero portare le sue eventuali ricerche. O anche è possibile che ambienti malavitosi (quei siciliani cui accenna Pelosi…) si fossero allarmati oltre misura, di quei la decisione di eliminarlo. In fondo, se dobbiamo immaginare che Pasolini avesse saputo qualcosa di scottante dai ragazzi che frequentava, è molto più realistico pensare che si trattasse di argomenti del genere, piuttosto che di trame lontane da essi come la strage milanese o i colpi di stato.
E’ una ipotesi meno importante di quella di Cefis o di piazza Fontana, ma credo assai più realistica. Ma, in morte di una persona celebre si può credere ad una pista così poco “eroica”?
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07/12/2014
Non è solo la questione morale a fare la differenza. Ripartiamo dal “mondo di sotto”
L’inchiesta “Mondo di mezzo”, ribattezzata dai giornali “Mafia Capitale”, che ha portato nei giorni scorsi all’arresto a Roma di 38 tra malavitosi, fascisti, politici e affaristi, e oltre cento indagati, rimette in luce un “mondo” noto, l’intreccio sistemico tra pezzi diversi di società che, in qualche modo, nella Capitale ha sempre formato quel “comitato di scopo” che mette assieme interessi diversi, ma nel quale ognuno trova il vantaggio nell’alleanza con l’altro per poter realizzare il suo.
Un modello che però, almeno attraverso le inchieste giudiziarie, non aveva ancora completamente manifestato tutta la sua complessità.
L’intreccio losco tra palazzinari e politica è stato il leitmotiv che a Roma ha accompagnato la crescita e l’espansione dell’area metropolitana dal secondo dopoguerra ad oggi, dove la borghesia capitolina, e non solo, per decenni ha innescato meccanismi di profittabilità attraverso strumenti di accumulazione primitiva: piani regolatori ad hoc, cambi di destinazione d’uso, evasione fiscale, incentivi statali, leggi di sostegno, regimi monopolistici, privatizzazioni, svendite del patrimonio pubblico, deroghe, sanatorie. E dove non bastavano i sistemi “legali” interveniva e sosteneva il meccanismo l’illegalità, con corruzione e concussione. Un capitalismo che ha prosperato sugli appalti pubblici, la gestione dei servizi, le agevolazioni e i sostegni, la speculazione e la rendita, l’economia extralegale, e che ha trovato a Roma un’area privilegiata assecondata da un sistema politico clientelare che andava a rimorchio della speculazione, e in accordo con essa. Un sistema che ha avuto varie fasi evolutive, fino a quelle più recenti degli ultimi 10 anni, dove la città doveva essere messa a valore nella sua interezza, anche attraverso i sistemi più moderni e quelli che la crisi del capitalismo impone.
Pertanto al quadro sopra descritto, che ha continuato comunque a perdurare, si è affiancato e aggiunto un sistema meno rozzo, fatto di meccanismi più rispondenti anche ad una borghesia che aspira ad agganciarsi a quella continentale, che si candida a svolgere un ruolo da protagonista nella competizione globale, che maggiormente risponde alle dettami dell’Unione Europea. Allora hanno cominciato a fare la loro comparsa sistemi di speculazione finanziaria, concentrazione di capitali, intensificazione di interessi delle multinazionali, concentrazione di forza lavoro qualificata e “inqualificata” con basso o nullo potere contrattuale e senza diritti, dove il potere politico locale e nazionale ha svolto comunque la sua parte di indispensabile coprotagonista.
Parallelamente a questo, e apparentemente scollegato, si è assistito a Roma ad un connubio tra malavita, fascisti, politica e apparati dello Sato. Un esempio per tutti, forse il più noto, ma non esaustivo, perché più di altri raccontato anche dalla letteratura e dalla filmografia, è quello della cosiddetta Banda della Magliana. Un gruppo di malavitosi romani organizzati, anche se le inchieste giudiziarie non hanno mai riconosciuto l’elemento organizzativo e per questo inquadrato come fenomeno che non si poteva trattare con gli strumenti delle leggi antimafia. Un’organizzazione che sopratutto negli anni ’70 e ’80 ha trovato nel controllo, pressoché totale, del traffico e dello spaccio di droga a Roma il suo maggiore motivo di essere. Traffico e spaccio che sopratutto negli anni ’70 ha falcidiato migliaia di giovani delle periferie romane, luoghi dove maggiormente si vivevano tutte le contraddizioni sociali e le condizioni di degrado e di emarginazione di quegli anni, frutto anche del sistema sopra descritto. Il legame con i fascisti era stretto, garantito proprio da Massimo Carminati, riemerso alle cronache con l’inchiesta di questi giorni.
Il “Nero” faceva parte della Banda della Magliana a pieno titolo, così come faceva parte contemporaneamente anche di gruppi di estrema destra costitutori o confluiti, e così anche lui, nei NAR della Mambro e di Fioravanti. Il legame di reciproco interesse tra Banda della Magliana, NAR e apparati dello Stato, come ad esempio il Sismi e il Sisde, è noto e si è concretizzato nella “Strategia della Tensione” (vedi la strage di Bologna), nella repressione e attacco ai movimenti politici e sociali, nel controllo sociale, in omicidi anche di tipo politico e politico-mafioso. Ricordiamo, uno per tutti, l’omicidio di Roberto Scialabba, un compagno di Cinecittà attivo nel suo quartiere contro degrado, emarginazione e spaccio di droga e ucciso dai NAR nel febbraio 1978. Ricordiamo anche che Carminati fu imputato insieme a Giulio Andreotti, Gaetano Badalamenti e Pippo Calò dell’omicidio di Mino Pecorelli.
L’inchiesta di questi giorni per quanto riproponga un deja vu che, per la sua notorietà, non ci stupisce, in qualche modo mette assieme i due “mondi” sopra descritti e che qualcuno voleva artificiosamente tenere apparentemente paralleli. Ma, oltre a questo, pone anche nuovi elementi e nuovi spunti di riflessione.
In questa vicenda qualcosa di diverso c’è. Se pur si inquadra nella fase predatrice di un capitalismo rozzo e criminale, che nel pensiero marxiano è definito come accumulazione originaria, qui cambiano i protagonisti, cambia la Ragione sociale, cambia l’Oggetto sociale.
I protagonisti economici infatti non sono gli Armellini, i Caltagirone, i Toti, gli Scarpellini e tutti gli altri “re del mattone”, ma Salvatore Buzzi, “socio” di Massimo Carminati e “imperatore” della Cooperativa 29 Giugno.
Cambia anche la Ragione sociale. Non compaiono le grandi aziende del capitalismo capitolino, ma il mondo del cooperativismo, quel “Terzo settore” così decantato fino ad oggi, celebrato, lodato, sopratutto dalla sinistra, come l’alternativa ad un sistema economico ormai decadente e in crisi, con il valore aggiunto del “no profit”. Una sinfonia funzionale al progetto di cannibalizzazione dei servizi sociali messi in liquidazione delle amministrazioni pubbliche a favore delle cooperative “amiche”. Quelle stesse cooperative che producono nuova precarietà, lavoro sottopagato, assenza di diritti per i propri lavoratori, magari inquadrandoli come soci-lavoratori solo per eludere le leggi fiscali e di contribuzione.
E’ proprio in questo humus è nata e cresciuta la Cooperativa 29 Giugno di Salvatore Buzzi. Una cooperativa che ha visto la sua nascita a metà degli anni ’80, che si è sviluppata fino a diventare un Gruppo che controlla decine di cooperative e società e che è arrivato a fatturare 60 milioni di euro l’anno. Nella home page del proprio sito campeggia il logo della Lega delle Cooperative, e lo stesso Buzzi scrive del suo Gruppo: “Fra i nostri soci abbiamo detenuti, ex detenuti, portatori di handicap psichico e fisico, tossicodipendenti, alcolisti, sieropositivi, senza fissa dimora, vittime della tratta, ed anche persone senza una storia sbagliata alle spalle. [...]. Siamo riusciti a realizzare il nostro sogno: un processo di liberazione attraverso l’auto imprenditorialità”. Salvo poi avere sul proprio libro paga affaristi senza scrupolo, fascisti, criminali, politici corrotti, stabilmente “stipendiati” per far in modo che gli appalti pubblici o gli affidamenti diretti senza bandi arrivassero in modo clientelare e corrotto alle sue cooperative, e che hanno fatto la sua fortuna facendo passare il suo fatturato, appunto, in dieci anni da circa 11 milioni di euro ai quasi 60 milioni nel 2013.
Lontani i tempi dove le cooperative si sono sviluppate, sopratutto negli anni ’50 e ’60, e che nascevano effettivamente per dare un segnale politico diverso e un valore sociale nuovo, di uguaglianza, parità nel lavoro, mutuo soccorso, principi morali, etici ed economici in antitesi con il capitalismo.
Ma dicevamo che anche l’Oggetto sociale è cambiato, e con esso quindi il soggetto a lui destinato. Non è la speculazione edilizia o le grandi opere, non si tratta più di sventrare le città, devastare i territori per fare profitto, ma agire nel sociale, speculare sui migranti, sui rifugiati, sui rom, sui disoccupati, sui detenuti, sulle ragazze madri, sulle emergenze abitative, sulle emergenze ambientali come lo smaltimento dei rifiuti. Un sistema che fa denaro, con tutti gli strumenti dell’illecito, sul disagio, sull’emarginazione, sul dramma sociale. Lo stesso dramma sociale che proprio il capitalismo e la sua crisi, e questo stesso sistema a lui funzionale e interno, ha generato e al quale ha saputo immediatamente adeguarsi nei propri affari, anche quelli illeciti, cogliendone tutte le opportunità in questo nuovo quadro e con una capacità di adattamento che supera anche le più ortodosse "leggi del darwinismo".
Tutto questo in combutta con la destra fascista, razzista ed xenofoba e che, forse non del tutto casualmente, soffia sul fuoco, in modo strumentale, del degrado delle periferie romane.
Un sistema che ha bisogno, in modo organico, della politica, trovando degni compari in pezzi rilevanti e autorevoli anche del PD. E allora ecco Daniele Ozzimo, consigliere comunale PD a Roma dal 2008 con incarico di vicepresidente della Commissione Politiche Sociali, Assessore alla Politiche abitative e della casa della Giunta Marino; Eugenio Patanè, consigliere regionale PD del Lazio e Presidente della Commissione pari opportunità e politiche giovanili; Mirko Coratti, consigliere comunale PD dal 2001, Presidente del Consiglio comunale di Roma sia con la Giunta Veltroni che con quella Marino; Luca Odevaine, che ha ricoperto importanti incarichi istituzionali fin dagli anni ’90 come ad esempio consigliere del Ministro Giovanna Melandri, che con il Sindaco Veltroni è stato Vice capo di Gabinetto, Direttore dei centri per rifugiati, Coordinatore delle emergenze sociali, poi Direttore della polizia provinciale con la Giunta Zingaretti, attuale membro del Coordinamento nazionale sull’accoglienza per i richiedenti asilo, inventore del “sistema Odevaine” come lo definiscono i giudici.
Pochi mesi fa Buzzi, all'assemblea annuale della sua cooperativa tenutasi subito dopo le elezioni europee e il varo del Governo Renzi, ha avuto modo di dire: “A pochi giorni dalla straordinaria affermazione del Partito Democratico alle elezioni europee... anche noi vogliamo essere parte attiva del cambiamento in corso con l’esempio del nostro lavoro e del nostro agire. Il mondo del terzo settore può fornire un determinante contributo al rinnovamento e crediamo che il no profit possa delinearsi in modo completamente nuovo per rafforzare i diritti di cittadinanza di tanti che ancora oggi si sentono esclusi. [...] Un augurio di buon lavoro al ministro Giuliano Poletti ex presidente nazionale (della Lega delle Cooperative, aggiungiamo noi) che più volte ha partecipato alle nostre assemblee; al governo Renzi affinché possa realizzare tutte le riforme che si è posto come obiettivo, l’unico modo per salvare il nostro paese dalla stagnazione e dall’antipolitica”.
Il quadro giudiziario forse non è ancora completo e forse si andrà evolvendo nei prossimi giorni. Non sappiamo se colpirà con maggiore incisività il “mondo di sopra” che per ora è limitato ad esponenti, seppur di primo piano, della politica e dell’imprenditoria locale. Non sappiamo se la magistratura vorrà e potrà arrivare a “piani più alti”, ma certo è impensabile che un sistema di questo tipo non abbia referenti nazionali.
Ma il dato politico è certo e inquietante, pone tutto su un piano nuovo, dove il degrado è arrivato al suo punto più basso (anche se sappiamo che al peggio non c’è mai fine), ma dove anche l’impegno sociale e politico di una parte della sinistra italiana del ‘900 è arrivato alla fine della sua storia, compiendo quella parabola discendente iniziata negli anni ’80, se non prima, e ora forse conclusa (?).
Uno tsunami partito con la favola del superamento delle ideologie, proseguito con il rinnegamento dei principi ideali e fondativi del movimento operaio e comunista, fino a farli diventare quasi una vergogna, andato avanti fino ai pezzi frantumati della diaspora del PCI che hanno fatto della loro ragione di esistere un fatto puramente elettoralistico, alienandosi completamente dal rapporto organico con il proprio blocco sociale di riferimento.
Un tritacarne che ha prodotto macerie dappertutto: dal piano politico a quello sindacale, da quello culturale a quello della cosiddetta società civile. Un virus che è entrato nei corpi e nelle menti non solo delle organizzazioni ma anche dei singoli, che ha fatto perdere il senso della militanza, dell’appartenenza, dell’identità, dell’impegno, riducendo molti dirigenti e attivisti politici e sindacali ad “affaristi” o burocrati, o a Brute accoltellatori. E chi è libero dal “peccato”... scagli la prima pietra.
Non è solo la questione morale a fare la differenza, come non l’ha mai fatta. Di fronte a un sistema che è connaturato al carattere stesso del capitalismo e della crisi, l'onestà non può essere considerata un valore sufficiente se non si mette in discussione il quadro complessivo.
Il piano giudiziario è un dato, è un’emersione pubblica di un mondo sommerso e noto, avrà i suoi effetti anche in termini politici, ma non si può pensare di delegare alla magistratura la soluzione, è necessario compiere una rottura decisiva, netta, radicale sul piano politico, su quello sociale su quello culturale.
C’è tanto da dove ricominciare, proprio a partire da quel “mondo di sotto” che Carminati e Buzzi definiscono come “i morti”, a cominciare dal fronte ideologico e strategico, dalla totale e definitiva autonomia dal PD, non solo come avversario politico ma come nemico di classe, dall’internità e organicità con il blocco sociale, dalla rappresentanza politica della sinistra anticapitalista e di classe, dalla riscoperta della militanza come impegno e contributo, dalla costruzione dell’organizzazione e dell’“uomo nuovo” guevarista.
Un compito non semplice, ma sempre più dirimente e necessario.
Fonte
03/12/2014
La “Mafia Capitale” a Roma. Un verminaio
Dalla conferenza stampa dei magistrati che seguono l’operazione “Mondo di mezzo” che ha portato a misure restrittive per 37 persone e all’apertura di indagine per altri 40, emergono scenari inquietanti, ma non certo sconosciuti, del sistema di potere e dei comitati d’affari che hanno saccheggiato Roma in questi anni. Il primo dato che balza agli occhi è che gli ambiti neofascisti o della destra che stanno strumentalizzando e alimentando le campagne contro gli immigrati e i rom, facevano lucrosi affari – anche attraverso intimidazioni di stampo mafioso – proprio nel business dell’accoglienza o gestione dei centri per gli immigrati e i campi rom. Ma questo è solo un aspetto.
La strettissima connessione tra “imprenditori”, giunte comunali, malavita organizzata e ambienti neofascisti denunciata in questi anni, si palesa così pubblicamente. Certo il personaggio più di spicco è l’ex sindaco Alemanno, l’uomo che ha portato al governo della città i fascisti “de panza e de governo”, sistemando in posti di potere o anche solo di lavoro tantissimi suoi ex “camerati”. Ma anche Alemanno obbediva. A chi? Secondo quanto riferito dal pubblico ministero Michele Prestipino, il boss Carminati ordinava e Alemanno eseguiva. E Carminati è personaggio pesante: fascista dei Nar e uomo d’azione della Banda della Magliana che da tempo controlla le attività criminali nel quadrante di Roma Nord. Questa procedura di comando e obbedienza tra Carminati e Alemanno, è stata eseguita – secondo quanto comunicato dagli inquirenti – almeno in tre casi: nel 2013 "nel Cda dell'Ama viene nominato con provvedimento del sindaco Alemanno un legale scelto da Carminati stesso. Lo stesso per il direttore generale di Ama e un altro dirigente operativo". Il pm ha parlato dell'"incessante attività di lobbying" dell'organizzazione criminale individuata "per collocare con successo manager asserviti ai loro interessi".
Prestipino ha citato anche la nomina del presidente della commissione Trasparenza del Comune di Roma e la candidatura a sindaco di Sacrofano – dove risiede Massimo Carminati – di un uomo fidato, poi eletto". E di nuovo il procuratore capo Pignatone ha detto a chiare lettere che "alcuni uomini vicini ad Alemanno sono componenti a pieno titolo dell'organizzazione" guidata da Massimo Carminati.
Non finirebbe qui, sempre secondo le conclusioni degli inquirenti, il ruolo in cui ha giocato l'ex sindaco negli affari di Mafia Capitale. Tra gli indagati nell'ambito dell'inchiesta risulta anche Antonio Lucarelli, ex capo della segreteria di Gianni Alemanno. Durante la conferenza stampa il procuratore capo della Capitale, Giuseppe Pignatone, ha riferito di una intercettazione su un incontro avvenuto tra Lucarelli e l'imprenditore pregiudicato Salvatore Buzzi, braccio destro imprenditoriale di Massimo Carminati.
Buzzi, infatti – ha spiegato il dott. Pignatone – cercava da tempo di incontrare Lucarelli per "sbloccare un finanziamento" ma non riusciva a incontrarlo. Dopo la telefonata di Carminati a Lucarelli è lo stesso ex capo della segreteria di Alemanno che si precipita giù dalle scale del Campidoglio per incontrare l'imprenditore Buzzi: "È tutto a posto, ho parlato con Massimo". Poco dopo è lo stesso Buzzi che commenta, riferendosi all'efficace telefonata di Carminati: "C'hanno paura di lui" si sente dire in una intercettazione.
"Con questa operazione abbiamo risposto alla domanda se la mafia è a Roma – ha spiegato il procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone, nel corso della conferenza stampa. – “ Nella capitale non c'è un'unica organizzazione mafiosa a controllare la città ma ce ne sono diverse. Oggi abbiamo individuato quella che abbiamo chiamato 'Mafia Capitale', romana e originale, senza legami con altre organizzazioni meridionali, di cui però usa il metodo mafioso". Nello specifico, ha riferito Pignatone, "alcuni uomini vicini all'ex sindaco Alemanno sono componenti a pieno titolo dell'organizzazione mafiosa e protagonisti di episodi di corruzione. Secondo i magistrati, il boss nero Carminati ''impartiva le direttive agli altri partecipi, forniva loro schede dedicate per comunicazioni riservate e manteneva i rapporti con gli esponenti delle altre organizzazioni criminali, con pezzi della politica e del mondo istituzionale, finanziario e con appartenenti alle forze dell'ordine e ai servizi segreti''.
Ad una prima impressione ci sembra che in conferenza stampa i magistrati abbiano indicato solo una parte della connection politico/criminale che ha agito su Roma in questi anni. Ci lascia più di qualche dubbio l’asserzione secondo cui questo sistema mafioso nella capitale non abbia legami con organizzazioni criminali di “importazione”. Da quanto ci risulta c’è stata una spartizione del territorio – vedi il clan Senese che controlla Roma Est – che nel 2011 era saltata provocando 26 morti nelle strade di Roma. Poi era stato raggiunto un nuovo equilibrio. In secondo luogo sarebbe utile che i magistrati approfondissero la questione dei biglietti clonati dell'Atac, per un importo pari 68 milioni di euro che non sono mai finiti nelle casse dell'azienda oggi alle prese con un bucio di bilancio stellare. Su questa inchiesta è sceso da troppo tempo il silenzio. Insomma, c'è da scavare ancora e tanto.
Qui di seguito i capi di imputazione dell’inchiesta “Mondi di Mezzo”
Ecco gli elementi salienti dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere e agli arresti domiciliari, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Roma su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 37 indagati per associazione di tipo mafioso, estorsione, usura, corruzione, turbativa d’asta, false fatturazioni, trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio ed altri reati, con l’aggravante delle modalità mafiose (art. 7 L. 203/1991) e per essere l’associazione armata.
Ulteriori 40 indagati a piede libero, raggiunti da un’informazione di garanzia emessa dalla Procura Distrettuale Antimafia per i medesimi reati, sono sottoposti a perquisizione locale e personale. Contestualmente, nell’ambito di un parallelo procedimento di prevenzione, sulla base degli elementi investigativi raccolti, il locale Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza, a seguito di ulteriori accertamenti economico-patrimoniali, sta eseguendo il sequestro dei beni riconducibili agli indagati, emesso dal Tribunale di Roma, per un valore complessivo di 204 milioni di euro. Gli interventi interessano le province di Roma, Latina e Viterbo.
1. L’imputazione riguarda 18 degli indagati raggiunti dal provvedimento restrittivo.
2. I provvedimenti scaturiscono da un’attività investigativa avviata nel 2012 dal Raggruppamento, sotto la direzione della Procura Distrettuale Antimafia di Roma, nei confronti di un’organizzazione mafiosa radicata nella Capitale, facente capo a Massimo Carminati 2, pluripregiudicato, già appartenente all’organizzazione terroristica dei N.A.R. e strettamente legato allo storico sodalizio criminale denominato “Banda della Magliana”, nonché coinvolto in diverse vicende processuali afferenti a gravi ed eclatanti episodi delittuosi.
Le indagini hanno accertato l’operatività di una ramificata e pervasiva struttura mafiosa, “Mafia Capitale” che, nel tempo, ha assunto caratteri di originalità, differenziandosi significativamente dalle cosiddette mafie tradizionali.
Avvalendosi dello storico legame con esponenti dell’estrema destra romana, alcuni dei quali divenuti esponenti politici o manager pubblici, il sodalizio si è gradualmente dimensionato in un’organizzazione di tipo evoluto, dedita alla sistematica infiltrazione del tessuto economico ed istituzionale, con una struttura tipicamente mafiosa ed un apparato in grado di gestire i diversificati interessi illeciti.
In particolare, per quanto attiene alla mafiosità del sodalizio, sono stati acquisiti tutti gli elementi che ne caratterizzano la sussistenza, con riferimento alla struttura gerarchizzata, alla segretezza e al rispetto del vincolo associativo, all’assistenza legale fornita agli affiliati detenuti ed ai familiari, alla disponibilità di armi ed, in primo luogo, all’utilizzo del c.d. metodo mafioso connotato dall’esercizio di un forte potere intimidatorio.
In tale ambito, sono emersi anche gli stretti rapporti con esponenti apicali di organizzazioni di altissimo profilo criminale operanti nella Capitale, quali:
– il clan camorrista facente capo a Michele Senese, radicato a Roma sin dagli anni ’80 e dedito al traffico internazionale di sostanze stupefacenti;
– il clan Casamonica, attivo nel quadrante sud-est della città e dedito ad una vasta gamma di attività delittuose, in particolare usura e riciclaggio; Tra i quali il depistaggio delle indagini sulla strage di Bologna del 1980, il rinvenimento nei sotterranei del Ministero della Sanità dell’arsenale della banda della Magliana nel 1981, il furto nel caveau del Palazzo di Giustizia di Roma nel 1999.
– Ernesto Diotallevi 4, già appartenente alla Banda della Magliana con compiti di riciclaggio dei capitali illeciti, e Giovanni De Carlo 5, subentrato al primo nello scacchiere delinquenziale romano;
– proiezioni del clan mafioso catanese di Santapaola;
– un gruppo di rapinatori albanesi particolarmente agguerrito e pericoloso.
Nel corso delle indagini, è stata accertata la consumazione di estorsioni, aggressioni e intimidazioni in danno di imprenditori e commercianti non disposti a scendere a patti con il sodalizio, nonché l’erogazione di prestiti a tassi usurari ed il conseguente recupero dei crediti con azioni violente o minacce. Lo stesso controllo su attività imprenditoriali connesse alla gestione di appalti pubblici è stato ottenuto, in taluni casi, mediante la forza di intimidazione del sodalizio. In alcuni casi, imprenditori si sono di fatto posti a disposizione del sodalizio, pur mantenendo un relativo margine di autonomia gestionale. In tale contesto, è emerso il ruolo dell’imprenditore pregiudicato Salvatore Buzzi 6, il quale, tramite una rete di cooperative sociali, gestiva gli interessi economici dell’associazione criminale in diversificati settori destinatari di appalti e finanziamenti del Comune di Roma e delle aziende municipalizzate 7.
Sulla base delle disposizioni fornite dal Carminati, il Buzzi ha intessuto rapporti con pubblici amministratori, funzionali agli interessi delle imprese del sodalizio, occupandosi personalmente della gestione della contabilità occulta e della creazione di flussi finanziari illegali, utilizzati per alimentare un ramificato sistema corruttivo, in favore soprattutto di protagonisti della vita politica e amministrativa di Roma Capitale.
In particolare, sono stati documentati rapporti, tra gli altri, con:
– l’ex Sindaco di Roma Gianni Alemanno 8 ed il relativo capo della segreteria Antonio Lucarelli 9, nonché con l’allora consigliere comunale (attualmente consigliere regionale) Luca Gramazio 10 e Angelo Scozzafava 11, già direttore 4 Nato a Roma il 9.1.1944 5 Nato a Roma il 17.3.1975. Colpito da o.c.c. in carcere. 6 Nato a Roma il 15.11.1955. Colpito da o.c.c. in carcere.
7 Settori dell’accoglienza dei profughi e dei rifugiati, della raccolta differenziata e dello smaltimento dei rifiuti, della manutenzione del verde pubblico e negli altri settori oggetto di gare pubbliche, quali ad esempio i lavori connessi all’emergenza maltempo a Roma e le attività di manutenzione delle piste ciclabili.
8 Destinatario di informazione di garanzia.
9 Destinatario di informazione di garanzia. del V° Dipartimento, Promozione Servizi Sociali del Comune di Roma12, funzionali all’assegnazione di finanziamenti
13; – CORATTI Mirko14 e FIGURELLI Franco15, rispettivamente Presidente e Capo Segreteria dell’Assemblea Capitolina, interessati per l’aggiudicazione del bando di gara AMA riguardante la raccolta del multi materiale, nonché per sbloccare pagamenti sui servizi sociali forniti al Comune di Roma e, infine, pilotare la nomina del nuovo Direttore del V Dipartimento. Anche nel Consiglio Regionale, a seguito del mutamento degli equilibri, si registrano rapporti con alcuni esponenti dell’area di maggioranza. In questo senso, assume rilievo la figura di Eugenio PATANÈ, attuale Consigliere Regionale (gruppo consiliare del P.D.) nominato il 26.03.2013. In relazione a tale figura istituzionale, BUZZI a più riprese affermava di aver ricevuto imponenti richieste di denaro e di averne erogate in misura molto minore con riguardo alla gara Ama del 2013. 3. In relazione all’utilizzo di persone giuridiche per la realizzazione dei programmi delittuosi dell’organizzazione, le indagini hanno consentito di distinguere le imprese partecipanti a gare pubbliche direttamente riconducibili al sodalizio, da quelle esterne, funzionali al riciclaggio ed alla creazione di fondi extracontabili destinati ai compensi degli stessi sodali ed alla corruzione di pubblici ufficiali, incaricati di pubblico servizio ed esponenti politici. Su tale fronte, è stato accertato, come il sodalizio fosse interessato alle commesse ed ai finanziamenti del Comune di Roma Capitale e delle relative municipalizzate, nella gestione dei campi nomadi, delle strutture riservate agli stranieri richiedenti asilo ed ai minori non accompagnati, nonché nella raccolta dei rifiuti e manutenzione del verde pubblico. Attraverso la corruzione di esponenti politici ed 10 Destinatario di informazione di garanzia. 11 Destinatario di informazione di garanzia. 12 Dipartimento che eroga finanziamenti per la gestione dei campo nomadi di Castel Romano, cruciale per gli interessi del sodalizio. 13 L’attività ha documentato che per ottenere alcuni finanziamenti l’organizzazione criminale interferiva nella programmazione del bilancio pluriennale 2012/2014 e nel successivo bilancio di assestamento di Roma Capitale. 14 Destinatario di informazione di garanzia. 15 Destinatario di informazione di garanzia. amministrativi, le società controllate dall’organizzazione indagata hanno così ottenuto diversi appalti16, condizionando le rispettive gare attraverso la conoscenza anticipata del contenuto dei bandi o, in alcuni casi, concorrendo addirittura alla stessa stesura. Nei citati settori imprenditoriali, l’interesse veniva rivolto anche ad altri Comuni della Provincia di Roma, quali Sant’Oreste17, Morlupo e Castelnuovo di Porto, adottando le medesime metodologie corruttive, sino anche a modificare offerte già depositate e superare così aziende concorrenti. I fondi neri destinati alle tangenti per gli esponenti delle strutture politico-amministrative interessate e alla retribuzione dei membri del sodalizio venivano ricavati con l’emissione di fatture per operazioni inesistenti che, a seconda delle società emittenti, determinava diversificate modalità di remunerazione. In particolare: - le società riconducibili a soggetti esterni al sodalizio, a fronte dei pagamenti ricevuti, restituivano all’organizzazione criminale denaro contante per la creazione di fondi extracontabili, utilizzati per i pagamenti illeciti; - le società direttamente controllate dall’organizzazione criminale, gestite anche con l’utilizzo di prestanome, attraverso transazioni reciproche riuscivano a canalizzare ingenti somme di denaro agli stessi sodali e a soddisfare le esigenze di reimpiego dei proventi illeciti. Nel corso delle indagini, si delineavano i ruoli dei principali soggetti ai quali il CARMINATI aveva affidato la responsabilità del controllo dei diversi settori economici.
In particolare: - Salvatore BUZZI, amministratore e coordinatore di varie società cooperative, incaricato di seguire le gare pubbliche e corrompere i politici e gli amministratori di turno; - Fabrizio Franco TESTA18, che curava, dall’interno delle strutture politico- amministrative, gli interessi dell’organizzazione criminale; 16 Indipendentemente dalla Giunta in carica (Alemanno o Marino). 17 Il Sindaco di Sant’Oreste, Sergio Menichelli, sarà colpito da o.c.c. in carcere. 18 Nato a Roma il 27.12.1965. già consigliere di amministrazione di ENAV in quota Alleanza Nazionale. Colpito da o.c.c. in carcere. - Carlo PUCCI19, deputato a seguire gli appalti ed i relativi pagamenti destinati alle cooperative del sodalizio dall’Eur Spa, di cui è dirigente, e dall’ATI Marco Polo.20 Un altro degli amministratori pubblici di riferimento per Salvatore BUZZI, durante il periodo della Giunta ALEMANNO, risultava Franco PANZIRONI21, amministratore delegato della municipalizzata deputata alla gestione della raccolta dei rifiuti nella capitale (AMA). Vantando uno strettissimo rapporto con l’allora Sindaco, il PANZIRONI, a fronte del periodico pagamento di tangenti e di versamenti in favore di Fondazioni della sua stessa area politica, si è reso disponibile per l’aggiudicazione di appalti, lo stanziamento di fondi del Comune di Roma e lo sblocco dei relativi pagamenti alle società cooperative controllate dal sodalizio. L’intervento sull’AMA risulta essere avvenuto anche grazie alla corruzione del Direttore Generale Giovanni FISCON22 e a contatti dei citati GRAMAZIO e TESTA all’interno dello stesso consiglio di amministrazione. Per quanto attiene alla nuova consiliatura, sono stati documentati rapporti di BUZZI con il Presidente dell’Assemblea capitolina, Mirko CORATTI23 ed altri amministratori ed esponenti politici. 4. Gli ulteriori approfondimenti in direzione degli interessi del sodalizio nella gestione dei centri di accoglienza, istituiti nell’ambito dell’emergenza migratoria del 201124 hanno evidenziato il ruolo del Consorzio ERICHES 2925, facente capo al citato BUZZI, di cui venivano documentati i rapporti con Luca ODEVAINE26 e Mario SCHINA27, finalizzati 19 Nato a Roma il 24.7.1961. Colpito da o.c.c. in carcere. 20 costituita dalla stessa Eur Spa, da AMA ed ACEA 21 Nato a Roma l’11.7.1948. Sino al 2011 amministratore delegato di AMA S.p.A. Colpito da o.c.c. in carcere. 22 Nato a Roma il 29.1.1957. Colpito da o.c.c. in carcere. 23 Destinatario di informazione di garanzia. 24 Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 12.02.2011, con il quale veniva sancito lo stato di emergenza nel territorio nazionale in relazione all’eccezionale afflusso di cittadini appartenenti a paesi del Nord Africa. Tale stato di emergenza veniva protratto fino al 31.12.2012. 25 Consorzio di Cooperative Sociali ERICHES 29 s.c.a.r.l.. 26 Luca ODEVAINE, nato a Roma il 25.10.1956, ivi residente via Nazionale n. 172. Attualmente ricopre l’incarico di: Presidente della Fondazione Integra sita in Roma, via Poliziano n. 56. Già capo di gabinetto (2006) dell’allora Sindaco di Roma, Valter VELTRONI, ha poi ricoperto, con la Giunta provinciale di Nicola Zingaretti, l’incarico di Direttore Extradipartimentale di Polizia e Protezione Civile della Provincia di Roma fino al 2013; è stato infine rappresentante dell’Unione Province Italiane al Tavolo di Coordinamento Nazionale sull’accoglienza per i richiedenti e titolari di protezione internazionale. Colpito da o.c.c. in carcere. ad ottenere il trasferimento di immigrati presso le strutture controllate, nonché tra il BUZZI ed un altro imprenditore, Sandro COLTELLACCI28. La gestione dell’emergenza immigrati è stato un ulteriore settore nel quale il sodalizio indagato si è infiltrato con metodi corruttivi, alterando da un lato i processi decisionali pubblici, dall’altro i meccanismi fisiologici di allocazione delle risorse economiche della Pubblica amministrazione. Le indagini, in particolare, hanno accertato un complesso meccanismo corruttivo, documentando i ruoli di ODEVAINE, nella sua qualità di appartenente al Tavolo di Coordinamento Nazionale sull’accoglienza per i richiedenti e titolari di protezione internazionale, SCHINA quale intermediario, BUZZI e COLTELLACCI, deputati a seguire gli aspetti amministrativi. In tale ambito, emergeva la responsabilità dell’ODEVAINE e dello SCHINA nel compimento di atti contrari ai doveri del loro ufficio, in violazione dei doveri di imparzialità della Pubblica amministrazione, a fronte di una retribuzione mensile rispettiva di 5000 e 1500 euro. In particolare per: – orientare le scelte del citato Tavolo tecnico, al fine di creare le condizioni per l’assegnazione dei flussi di immigrati alle strutture gestite dalle imprese e cooperative riconducibili a BUZZI e COLTELLACCI; – comunicare i contenuti delle riunioni e le posizioni espresse dai rappresentanti delle istituzioni nel predetto Tavolo di coordinamento nazionale; – esercitare pressioni per l’apertura di centri in località gradite al gruppo BUZZI. 5. Pur esprimendo lo stesso carattere di mafiosità delle organizzazioni tradizionali, il sodalizio indagato ha adottato nel tempo un modello organizzativo perfettamente inserito nei delicati equilibri del contesto amministrativo e politico della Capitale. Parallelamente, evitando un indiscriminato ricorso alla violenza, sono stati consolidati i rapporti con le altre strutture criminali capitoline. In definitiva, dall’indagine è emerso come la struttura mafiosa indagata si sia posta quale vera e propria cerniera tra ambienti criminali e settori istituzionali ed economici romani, definita in un’intercettazione dallo stesso Massimo CARMINATI come 27 Mario SCHINA, nato a Roma il 30.06.1954, ivi residente, via Gina Mazza n. 3, consigliere, dal 15.07.2009, della COOPERATIVA SOCIALE INTEGRATA IL PERCORSO, funzionario ACEA. Colpito da o.c.c. in carcere. 28 Nato a Monterotondo (RM) il 9.7.1964. Colpito da o.c.c. in carcere. “mondo di mezzo”29. L’espressione utilizzata sintetizza efficacemente come tale spazio costituisse un’area di confine tra i due diversi “mondi”, quello legale e quello illegale, in grado di garantire le relazioni funzionali al conseguimento degli interessi del sodalizio. Roma, 2 dicembre 2014 29 Intendendo verosimilmente la c.d. “Terra di mezzo”, dai romanzi di Tolkien, autore ritenuto tra i riferimenti culturali dell’estrema destra negli anni ’70.
Indagati destinatari di ordinanza di custodia cautelare in carcere:
1. BRACCI Raffaele, nato Roma il 24.2.1975, per usura; 2. BRUGIA Riccardo, nato a Roma il 06.11.1961, per associazione di tipo 3. BUGITTI Emanuela, nata ad Udine il 22.11.1953, per turbativa d’asta e 4. BUZZI Salvatore, nato a Roma il 15.11.1955, per associazione di tipo 5. CALDARELLI Claudio, nato a Roma il 22.01.1951, per associazione di tipo 6. CALVIO Matteo, nato a Roma il 01.09.1967, per associazione di tipo mafioso 7. CARMINATI Massimo, nato a Milano il 31.5.1958, per associazione di tipo 8. CERRITO Nadia, nata a Roma l’11.09.1965, per associazione di tipo mafioso 9. CHIARAVALLE Pierina, nata ad Avezzano (AQ) il 21.10.1984, per 10. COLTELLACCI Sandro, nato a Monterotondo (RM) il 09.07.1964, per 11. DE CARLO Giovanni, nato a Roma il 17.3.197, per trasferimento fraudolento 12. DI NINNO Paolo, nato a Roma il 6.09.1962, per associazione di tipo mafioso, 13. FISCON Giovanni, nato a Roma il 29.1.1957, per corruzione aggravata e 14. GAGLIANONE Agostino, nato a Sacrofano (RM) il 29.07.1958, per 15. GAMMUTO Emilio, nato ad Acri (CS) il 10.04.1954, per corruzione 16. GARRONE Alessandra, nata a Roma il 22.07.1974, per associazione di tipo 17. GAUDENZI Fabio, nato a Roma il 03.03.1972, per associazione di tipo 18. GUARANY Carlo Maria, nato a Cutro (KR) il 19.09.1959, per associazione di 19. GUARNERA Cristiano, nato a Roma il 16.12.1973, per associazione di tipo 20. IETTO Giuseppe, nato a Roma il 29.03.1958, per associazione di tipo mafioso ed estorsione aggravata; corruzione aggravata; mafioso, corruzione aggravata, turbativa d’asta, trasferimento fraudolento di valori e rivelazione di segreto d’ufficio; mafioso e corruzione aggravata; ed estorsione aggravata; mafioso, estorsione aggravata, trasferimento fraudolento di valori, corruzione, turbativa d’asta, false fatturazioni; e corruzione aggravata; corruzione aggravata; corruzione aggravata; di valori e favoreggiamento; corruzione aggravata, turbativa d’asta e trasferimento fraudolento di valori; turbativa d’asta; associazione di tipo mafioso, trasferimento fraudolento di valori e false fatturazioni; aggravata; mafioso, corruzione aggravata, turbativa d’asta; mafioso, trasferimento fraudolento di valori e usura; tipo mafioso e turbativa d’asta; mafioso e turbativa d’asta; mafioso; 21. LACOPO Giovanni, nato a Gerace (RC) il 24.06.1940, per estorsione 22. LACOPO Roberto, nato a Roma il 08.06.1965, per associazione di tipo 23. MANCINI Riccardo, nato a Roma il 16.11.1958, per associazione di tipo 24. MOGLIANI Giuseppe, nato il 18.9.1952 a Campagnano di Roma (RM), per 25. ODEVAINE Luca, nato a Roma il 25.10.1956 per corruzione aggravata; 26. PANZIRONI Franco, nato a Roma il 11.07.1948 per associazione di tipo 27. PUCCI Carlo, nato a Roma il 24.07.1961 per associazione di tipo mafioso e 28. TESTA Fabrizio Franco, nato a Roma il 27.12.1965, per associazione di tipo 29. TURELLA Claudio, nato a Roma il 28.11.1951 per corruzione aggravata, aggravata; mafioso e estorsione aggravata; mafioso; false fatturazioni e riciclaggio; mafioso, corruzione aggravata e turbativa d’asta; corruzione aggravata; mafioso; turbativa d’asta e rivelazione segreto d’ufficio. Indagati destinatari di ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari: 1. CALISTRI Rossana nata a Montecatini (PT) il 10.8.1957, per turbativa d’asta 2. CANCELLI Franco, nato a Roma il 13.03.1954, per turbativa d’asta; 3. CARACUZZI Patrizia, nata a Roma l’11.10.1962, per corruzione aggravata; 4. LUCCI Raniero, nato a Roma il 1.12.1967, per turbativa d’asta e corruzione 5. MENICHELLI Sergio, nato a Sant’Oreste (RM) il 5.11.1948, per turbativa 6. PLACIDI Marco, nato a Sant’Oreste (RM) il 5.1.1955, per turbativa d’asta e 7. SALVATORI Emanuela, nata a Roma il 18.7.1957, per corruzione 8. SCHINA Mario, nato a Roma il 30.06.1954, per corruzione aggravata. e rivelazione di segreto d’ufficio; aggravata; d’asta e corruzione aggravata; corruzione aggravata; aggravata;
Indagati a piede libero destinatari di informazione di garanzia e sottoposti a perquisizione:
1. ALEMANNO Giovanni, nato a Bari il 3.3.1950, per associazione di tipo 2. ALIBRANDI Lorenzo, nato a Roma il 29.4.1965, per associazione di tipo 3. ANDRINI Stefano, nato a Roma il 27.02.1970, per associazione di tipo 4. ANELLI Giovanna, nata a Pavia il 23.10.1957, per corruzione aggravata e 5. BARUCHELLO Gianmario, nato a Nocera Umbra (PG) il 15.02.1947, per 6. BERTI Giuseppe, nato a Latina il 03.06.1965, per associazione di tipo 7. BOTTI Angelo, nato a Roma il 02.10.1970, per corruzione aggravata, turbativa 8. BRAVO Stefano, nato a Roma il 26.12.1960, per ricettazione; 9. CACCIOTTI Alessandro, nato a Roma il 14.9.1968, per trasferimento 10. CLEMENZI Marco, nato a Latina il 22.09.1968, per false fatturazioni; 11. COMMISSARI Marco, nato a Narni (TR) il 28.02.1964, per turbativa d’asta, 12. CORATTI Mirko, nato a Roma il 20.06.1973, per corruzione aggravata e 13. CURTI Michelangelo, nato a Frosinone il 9.6.1973, per associazione di tipo 14. DELL’ANNO Pierpaolo, nato a Roma il 22.7.1964, per associazione di tipo 15. DE PASCALI Giampaolo Cosimo, nato a Muro Leccese (LE) il 13.02.1974 16. DE VINCENTI Francesco, nato a Roma il 24.2.1974 per trasferimento 17. DE VINCENTI Lorenzo, nato a Roma il 10.6.1982, per trasferimento 18. DI CESARE Serena, nata a Roma il 12.9.1983, per trasferimento fraudolento 19. ESPOSITO Antonio, nato a Roma il 1°.02.1965, per frode fiscale; 20. FIGURELLI Franco, nato a Roma il 7.1.1956, per corruzione aggravata e 21. FORLENZA Salvatore (ex dirigente del Pci molto noto a Latina, ai vertici della Legacoop nazionale; ndr) nato a Potenza il 02.11.1954 per turbativa d’asta; mafioso e corruzione aggravata; mafioso; mafioso; turbativa d’asta; corruzione aggravata, turbativa d’asta e illecito finanziamento; mafioso; d’asta e illecito finanziamento; fraudolento di valori; corruzione aggravata e illecito finanziamento; illecito finanziamento; mafioso; mafioso; per corruzione aggravata; fraudolento di valori; fraudolento di valori; di valori; illecito finanziamento; 22. GRAMAZIO Luca, nato a Roma il 22.12.1980 per associazione di tipo mafioso, corruzione aggravata e illecito finanziamento; 23. IANNILLI Marco, nato a Roma il 21.9.1960, per trasferimento fraudolento di valori 24. LAUSI Luigi, nato a Roma il 18.05.1966, per associazione di tipo mafioso; 25. LETO Domenico, nato a Catanzaro il 13.8.1978, per associazione di tipo mafioso 26. LIMITI Emiliano, nato a Roma il 14.04.1976, per associazione di tipo mafioso; 27. LUCARELLI Antonio, nato a Roma il 04.05.1965, per associazione di tipo mafioso; 28. LUZZI Tommaso, nato a Roma il 1.1.1950, per associazione di tipo mafioso; 29. MASTROPAOLO Giancarlo, nato a Tivoli (RM) il 22.04.1956, per false fatturazioni; 30. MOKBEL Gennaro, nato a Roma il 13.09.1960, per estorsione; 31. OZZIMO Daniele, nato a Roma il 15.06.1972, per corruzione aggravata; 32. PATANE’ Eugenio, nato a Roma il 19.09.1972, per turbativa d’asta e illecito finanziamento; 33. POLITANO Italo Walter, nato a Conflenti (CZ) il 24.03.1953, per associazione di tipo mafioso; 34. QUARZO Giovanni, nato a Roma il 02.11.1971, per associazione di tipo mafioso; 35. RUSSO Fabio, nato a Roma il 29.4.1978, per trasferimento fraudolento di valori; 36. SCOZZAFAVA Angelo, nato a Roma il 10.06.1967, per associazione di tipo mafioso e corruzione aggravata; 37. STEFONI Fabio, nato a Roma il 31.08.1960, per corruzione aggravata e illecito finanziamento; 38. STELLA Mattia, nato a Lanciano (CH) il 28.07.1981 per associazione di tipo mafioso; 39. TANCREDI Fabio, nato a Roma il 2.12.1961 per associazione di tipo mafioso e corruzione aggravata; 40. TINOZZI Giovanni, nato a Rieti il 26.02.1959 per corruzione aggravata.(fonte Agenparl)
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La strettissima connessione tra “imprenditori”, giunte comunali, malavita organizzata e ambienti neofascisti denunciata in questi anni, si palesa così pubblicamente. Certo il personaggio più di spicco è l’ex sindaco Alemanno, l’uomo che ha portato al governo della città i fascisti “de panza e de governo”, sistemando in posti di potere o anche solo di lavoro tantissimi suoi ex “camerati”. Ma anche Alemanno obbediva. A chi? Secondo quanto riferito dal pubblico ministero Michele Prestipino, il boss Carminati ordinava e Alemanno eseguiva. E Carminati è personaggio pesante: fascista dei Nar e uomo d’azione della Banda della Magliana che da tempo controlla le attività criminali nel quadrante di Roma Nord. Questa procedura di comando e obbedienza tra Carminati e Alemanno, è stata eseguita – secondo quanto comunicato dagli inquirenti – almeno in tre casi: nel 2013 "nel Cda dell'Ama viene nominato con provvedimento del sindaco Alemanno un legale scelto da Carminati stesso. Lo stesso per il direttore generale di Ama e un altro dirigente operativo". Il pm ha parlato dell'"incessante attività di lobbying" dell'organizzazione criminale individuata "per collocare con successo manager asserviti ai loro interessi".
Prestipino ha citato anche la nomina del presidente della commissione Trasparenza del Comune di Roma e la candidatura a sindaco di Sacrofano – dove risiede Massimo Carminati – di un uomo fidato, poi eletto". E di nuovo il procuratore capo Pignatone ha detto a chiare lettere che "alcuni uomini vicini ad Alemanno sono componenti a pieno titolo dell'organizzazione" guidata da Massimo Carminati.
Non finirebbe qui, sempre secondo le conclusioni degli inquirenti, il ruolo in cui ha giocato l'ex sindaco negli affari di Mafia Capitale. Tra gli indagati nell'ambito dell'inchiesta risulta anche Antonio Lucarelli, ex capo della segreteria di Gianni Alemanno. Durante la conferenza stampa il procuratore capo della Capitale, Giuseppe Pignatone, ha riferito di una intercettazione su un incontro avvenuto tra Lucarelli e l'imprenditore pregiudicato Salvatore Buzzi, braccio destro imprenditoriale di Massimo Carminati.
Buzzi, infatti – ha spiegato il dott. Pignatone – cercava da tempo di incontrare Lucarelli per "sbloccare un finanziamento" ma non riusciva a incontrarlo. Dopo la telefonata di Carminati a Lucarelli è lo stesso ex capo della segreteria di Alemanno che si precipita giù dalle scale del Campidoglio per incontrare l'imprenditore Buzzi: "È tutto a posto, ho parlato con Massimo". Poco dopo è lo stesso Buzzi che commenta, riferendosi all'efficace telefonata di Carminati: "C'hanno paura di lui" si sente dire in una intercettazione.
"Con questa operazione abbiamo risposto alla domanda se la mafia è a Roma – ha spiegato il procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone, nel corso della conferenza stampa. – “ Nella capitale non c'è un'unica organizzazione mafiosa a controllare la città ma ce ne sono diverse. Oggi abbiamo individuato quella che abbiamo chiamato 'Mafia Capitale', romana e originale, senza legami con altre organizzazioni meridionali, di cui però usa il metodo mafioso". Nello specifico, ha riferito Pignatone, "alcuni uomini vicini all'ex sindaco Alemanno sono componenti a pieno titolo dell'organizzazione mafiosa e protagonisti di episodi di corruzione. Secondo i magistrati, il boss nero Carminati ''impartiva le direttive agli altri partecipi, forniva loro schede dedicate per comunicazioni riservate e manteneva i rapporti con gli esponenti delle altre organizzazioni criminali, con pezzi della politica e del mondo istituzionale, finanziario e con appartenenti alle forze dell'ordine e ai servizi segreti''.
Ad una prima impressione ci sembra che in conferenza stampa i magistrati abbiano indicato solo una parte della connection politico/criminale che ha agito su Roma in questi anni. Ci lascia più di qualche dubbio l’asserzione secondo cui questo sistema mafioso nella capitale non abbia legami con organizzazioni criminali di “importazione”. Da quanto ci risulta c’è stata una spartizione del territorio – vedi il clan Senese che controlla Roma Est – che nel 2011 era saltata provocando 26 morti nelle strade di Roma. Poi era stato raggiunto un nuovo equilibrio. In secondo luogo sarebbe utile che i magistrati approfondissero la questione dei biglietti clonati dell'Atac, per un importo pari 68 milioni di euro che non sono mai finiti nelle casse dell'azienda oggi alle prese con un bucio di bilancio stellare. Su questa inchiesta è sceso da troppo tempo il silenzio. Insomma, c'è da scavare ancora e tanto.
Qui di seguito i capi di imputazione dell’inchiesta “Mondi di Mezzo”
Ecco gli elementi salienti dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere e agli arresti domiciliari, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Roma su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 37 indagati per associazione di tipo mafioso, estorsione, usura, corruzione, turbativa d’asta, false fatturazioni, trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio ed altri reati, con l’aggravante delle modalità mafiose (art. 7 L. 203/1991) e per essere l’associazione armata.
Ulteriori 40 indagati a piede libero, raggiunti da un’informazione di garanzia emessa dalla Procura Distrettuale Antimafia per i medesimi reati, sono sottoposti a perquisizione locale e personale. Contestualmente, nell’ambito di un parallelo procedimento di prevenzione, sulla base degli elementi investigativi raccolti, il locale Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza, a seguito di ulteriori accertamenti economico-patrimoniali, sta eseguendo il sequestro dei beni riconducibili agli indagati, emesso dal Tribunale di Roma, per un valore complessivo di 204 milioni di euro. Gli interventi interessano le province di Roma, Latina e Viterbo.
1. L’imputazione riguarda 18 degli indagati raggiunti dal provvedimento restrittivo.
2. I provvedimenti scaturiscono da un’attività investigativa avviata nel 2012 dal Raggruppamento, sotto la direzione della Procura Distrettuale Antimafia di Roma, nei confronti di un’organizzazione mafiosa radicata nella Capitale, facente capo a Massimo Carminati 2, pluripregiudicato, già appartenente all’organizzazione terroristica dei N.A.R. e strettamente legato allo storico sodalizio criminale denominato “Banda della Magliana”, nonché coinvolto in diverse vicende processuali afferenti a gravi ed eclatanti episodi delittuosi.
Le indagini hanno accertato l’operatività di una ramificata e pervasiva struttura mafiosa, “Mafia Capitale” che, nel tempo, ha assunto caratteri di originalità, differenziandosi significativamente dalle cosiddette mafie tradizionali.
Avvalendosi dello storico legame con esponenti dell’estrema destra romana, alcuni dei quali divenuti esponenti politici o manager pubblici, il sodalizio si è gradualmente dimensionato in un’organizzazione di tipo evoluto, dedita alla sistematica infiltrazione del tessuto economico ed istituzionale, con una struttura tipicamente mafiosa ed un apparato in grado di gestire i diversificati interessi illeciti.
In particolare, per quanto attiene alla mafiosità del sodalizio, sono stati acquisiti tutti gli elementi che ne caratterizzano la sussistenza, con riferimento alla struttura gerarchizzata, alla segretezza e al rispetto del vincolo associativo, all’assistenza legale fornita agli affiliati detenuti ed ai familiari, alla disponibilità di armi ed, in primo luogo, all’utilizzo del c.d. metodo mafioso connotato dall’esercizio di un forte potere intimidatorio.
In tale ambito, sono emersi anche gli stretti rapporti con esponenti apicali di organizzazioni di altissimo profilo criminale operanti nella Capitale, quali:
– il clan camorrista facente capo a Michele Senese, radicato a Roma sin dagli anni ’80 e dedito al traffico internazionale di sostanze stupefacenti;
– il clan Casamonica, attivo nel quadrante sud-est della città e dedito ad una vasta gamma di attività delittuose, in particolare usura e riciclaggio; Tra i quali il depistaggio delle indagini sulla strage di Bologna del 1980, il rinvenimento nei sotterranei del Ministero della Sanità dell’arsenale della banda della Magliana nel 1981, il furto nel caveau del Palazzo di Giustizia di Roma nel 1999.
– Ernesto Diotallevi 4, già appartenente alla Banda della Magliana con compiti di riciclaggio dei capitali illeciti, e Giovanni De Carlo 5, subentrato al primo nello scacchiere delinquenziale romano;
– proiezioni del clan mafioso catanese di Santapaola;
– un gruppo di rapinatori albanesi particolarmente agguerrito e pericoloso.
Nel corso delle indagini, è stata accertata la consumazione di estorsioni, aggressioni e intimidazioni in danno di imprenditori e commercianti non disposti a scendere a patti con il sodalizio, nonché l’erogazione di prestiti a tassi usurari ed il conseguente recupero dei crediti con azioni violente o minacce. Lo stesso controllo su attività imprenditoriali connesse alla gestione di appalti pubblici è stato ottenuto, in taluni casi, mediante la forza di intimidazione del sodalizio. In alcuni casi, imprenditori si sono di fatto posti a disposizione del sodalizio, pur mantenendo un relativo margine di autonomia gestionale. In tale contesto, è emerso il ruolo dell’imprenditore pregiudicato Salvatore Buzzi 6, il quale, tramite una rete di cooperative sociali, gestiva gli interessi economici dell’associazione criminale in diversificati settori destinatari di appalti e finanziamenti del Comune di Roma e delle aziende municipalizzate 7.
Sulla base delle disposizioni fornite dal Carminati, il Buzzi ha intessuto rapporti con pubblici amministratori, funzionali agli interessi delle imprese del sodalizio, occupandosi personalmente della gestione della contabilità occulta e della creazione di flussi finanziari illegali, utilizzati per alimentare un ramificato sistema corruttivo, in favore soprattutto di protagonisti della vita politica e amministrativa di Roma Capitale.
In particolare, sono stati documentati rapporti, tra gli altri, con:
– l’ex Sindaco di Roma Gianni Alemanno 8 ed il relativo capo della segreteria Antonio Lucarelli 9, nonché con l’allora consigliere comunale (attualmente consigliere regionale) Luca Gramazio 10 e Angelo Scozzafava 11, già direttore 4 Nato a Roma il 9.1.1944 5 Nato a Roma il 17.3.1975. Colpito da o.c.c. in carcere. 6 Nato a Roma il 15.11.1955. Colpito da o.c.c. in carcere.
7 Settori dell’accoglienza dei profughi e dei rifugiati, della raccolta differenziata e dello smaltimento dei rifiuti, della manutenzione del verde pubblico e negli altri settori oggetto di gare pubbliche, quali ad esempio i lavori connessi all’emergenza maltempo a Roma e le attività di manutenzione delle piste ciclabili.
8 Destinatario di informazione di garanzia.
9 Destinatario di informazione di garanzia. del V° Dipartimento, Promozione Servizi Sociali del Comune di Roma12, funzionali all’assegnazione di finanziamenti
13; – CORATTI Mirko14 e FIGURELLI Franco15, rispettivamente Presidente e Capo Segreteria dell’Assemblea Capitolina, interessati per l’aggiudicazione del bando di gara AMA riguardante la raccolta del multi materiale, nonché per sbloccare pagamenti sui servizi sociali forniti al Comune di Roma e, infine, pilotare la nomina del nuovo Direttore del V Dipartimento. Anche nel Consiglio Regionale, a seguito del mutamento degli equilibri, si registrano rapporti con alcuni esponenti dell’area di maggioranza. In questo senso, assume rilievo la figura di Eugenio PATANÈ, attuale Consigliere Regionale (gruppo consiliare del P.D.) nominato il 26.03.2013. In relazione a tale figura istituzionale, BUZZI a più riprese affermava di aver ricevuto imponenti richieste di denaro e di averne erogate in misura molto minore con riguardo alla gara Ama del 2013. 3. In relazione all’utilizzo di persone giuridiche per la realizzazione dei programmi delittuosi dell’organizzazione, le indagini hanno consentito di distinguere le imprese partecipanti a gare pubbliche direttamente riconducibili al sodalizio, da quelle esterne, funzionali al riciclaggio ed alla creazione di fondi extracontabili destinati ai compensi degli stessi sodali ed alla corruzione di pubblici ufficiali, incaricati di pubblico servizio ed esponenti politici. Su tale fronte, è stato accertato, come il sodalizio fosse interessato alle commesse ed ai finanziamenti del Comune di Roma Capitale e delle relative municipalizzate, nella gestione dei campi nomadi, delle strutture riservate agli stranieri richiedenti asilo ed ai minori non accompagnati, nonché nella raccolta dei rifiuti e manutenzione del verde pubblico. Attraverso la corruzione di esponenti politici ed 10 Destinatario di informazione di garanzia. 11 Destinatario di informazione di garanzia. 12 Dipartimento che eroga finanziamenti per la gestione dei campo nomadi di Castel Romano, cruciale per gli interessi del sodalizio. 13 L’attività ha documentato che per ottenere alcuni finanziamenti l’organizzazione criminale interferiva nella programmazione del bilancio pluriennale 2012/2014 e nel successivo bilancio di assestamento di Roma Capitale. 14 Destinatario di informazione di garanzia. 15 Destinatario di informazione di garanzia. amministrativi, le società controllate dall’organizzazione indagata hanno così ottenuto diversi appalti16, condizionando le rispettive gare attraverso la conoscenza anticipata del contenuto dei bandi o, in alcuni casi, concorrendo addirittura alla stessa stesura. Nei citati settori imprenditoriali, l’interesse veniva rivolto anche ad altri Comuni della Provincia di Roma, quali Sant’Oreste17, Morlupo e Castelnuovo di Porto, adottando le medesime metodologie corruttive, sino anche a modificare offerte già depositate e superare così aziende concorrenti. I fondi neri destinati alle tangenti per gli esponenti delle strutture politico-amministrative interessate e alla retribuzione dei membri del sodalizio venivano ricavati con l’emissione di fatture per operazioni inesistenti che, a seconda delle società emittenti, determinava diversificate modalità di remunerazione. In particolare: - le società riconducibili a soggetti esterni al sodalizio, a fronte dei pagamenti ricevuti, restituivano all’organizzazione criminale denaro contante per la creazione di fondi extracontabili, utilizzati per i pagamenti illeciti; - le società direttamente controllate dall’organizzazione criminale, gestite anche con l’utilizzo di prestanome, attraverso transazioni reciproche riuscivano a canalizzare ingenti somme di denaro agli stessi sodali e a soddisfare le esigenze di reimpiego dei proventi illeciti. Nel corso delle indagini, si delineavano i ruoli dei principali soggetti ai quali il CARMINATI aveva affidato la responsabilità del controllo dei diversi settori economici.
In particolare: - Salvatore BUZZI, amministratore e coordinatore di varie società cooperative, incaricato di seguire le gare pubbliche e corrompere i politici e gli amministratori di turno; - Fabrizio Franco TESTA18, che curava, dall’interno delle strutture politico- amministrative, gli interessi dell’organizzazione criminale; 16 Indipendentemente dalla Giunta in carica (Alemanno o Marino). 17 Il Sindaco di Sant’Oreste, Sergio Menichelli, sarà colpito da o.c.c. in carcere. 18 Nato a Roma il 27.12.1965. già consigliere di amministrazione di ENAV in quota Alleanza Nazionale. Colpito da o.c.c. in carcere. - Carlo PUCCI19, deputato a seguire gli appalti ed i relativi pagamenti destinati alle cooperative del sodalizio dall’Eur Spa, di cui è dirigente, e dall’ATI Marco Polo.20 Un altro degli amministratori pubblici di riferimento per Salvatore BUZZI, durante il periodo della Giunta ALEMANNO, risultava Franco PANZIRONI21, amministratore delegato della municipalizzata deputata alla gestione della raccolta dei rifiuti nella capitale (AMA). Vantando uno strettissimo rapporto con l’allora Sindaco, il PANZIRONI, a fronte del periodico pagamento di tangenti e di versamenti in favore di Fondazioni della sua stessa area politica, si è reso disponibile per l’aggiudicazione di appalti, lo stanziamento di fondi del Comune di Roma e lo sblocco dei relativi pagamenti alle società cooperative controllate dal sodalizio. L’intervento sull’AMA risulta essere avvenuto anche grazie alla corruzione del Direttore Generale Giovanni FISCON22 e a contatti dei citati GRAMAZIO e TESTA all’interno dello stesso consiglio di amministrazione. Per quanto attiene alla nuova consiliatura, sono stati documentati rapporti di BUZZI con il Presidente dell’Assemblea capitolina, Mirko CORATTI23 ed altri amministratori ed esponenti politici. 4. Gli ulteriori approfondimenti in direzione degli interessi del sodalizio nella gestione dei centri di accoglienza, istituiti nell’ambito dell’emergenza migratoria del 201124 hanno evidenziato il ruolo del Consorzio ERICHES 2925, facente capo al citato BUZZI, di cui venivano documentati i rapporti con Luca ODEVAINE26 e Mario SCHINA27, finalizzati 19 Nato a Roma il 24.7.1961. Colpito da o.c.c. in carcere. 20 costituita dalla stessa Eur Spa, da AMA ed ACEA 21 Nato a Roma l’11.7.1948. Sino al 2011 amministratore delegato di AMA S.p.A. Colpito da o.c.c. in carcere. 22 Nato a Roma il 29.1.1957. Colpito da o.c.c. in carcere. 23 Destinatario di informazione di garanzia. 24 Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 12.02.2011, con il quale veniva sancito lo stato di emergenza nel territorio nazionale in relazione all’eccezionale afflusso di cittadini appartenenti a paesi del Nord Africa. Tale stato di emergenza veniva protratto fino al 31.12.2012. 25 Consorzio di Cooperative Sociali ERICHES 29 s.c.a.r.l.. 26 Luca ODEVAINE, nato a Roma il 25.10.1956, ivi residente via Nazionale n. 172. Attualmente ricopre l’incarico di: Presidente della Fondazione Integra sita in Roma, via Poliziano n. 56. Già capo di gabinetto (2006) dell’allora Sindaco di Roma, Valter VELTRONI, ha poi ricoperto, con la Giunta provinciale di Nicola Zingaretti, l’incarico di Direttore Extradipartimentale di Polizia e Protezione Civile della Provincia di Roma fino al 2013; è stato infine rappresentante dell’Unione Province Italiane al Tavolo di Coordinamento Nazionale sull’accoglienza per i richiedenti e titolari di protezione internazionale. Colpito da o.c.c. in carcere. ad ottenere il trasferimento di immigrati presso le strutture controllate, nonché tra il BUZZI ed un altro imprenditore, Sandro COLTELLACCI28. La gestione dell’emergenza immigrati è stato un ulteriore settore nel quale il sodalizio indagato si è infiltrato con metodi corruttivi, alterando da un lato i processi decisionali pubblici, dall’altro i meccanismi fisiologici di allocazione delle risorse economiche della Pubblica amministrazione. Le indagini, in particolare, hanno accertato un complesso meccanismo corruttivo, documentando i ruoli di ODEVAINE, nella sua qualità di appartenente al Tavolo di Coordinamento Nazionale sull’accoglienza per i richiedenti e titolari di protezione internazionale, SCHINA quale intermediario, BUZZI e COLTELLACCI, deputati a seguire gli aspetti amministrativi. In tale ambito, emergeva la responsabilità dell’ODEVAINE e dello SCHINA nel compimento di atti contrari ai doveri del loro ufficio, in violazione dei doveri di imparzialità della Pubblica amministrazione, a fronte di una retribuzione mensile rispettiva di 5000 e 1500 euro. In particolare per: – orientare le scelte del citato Tavolo tecnico, al fine di creare le condizioni per l’assegnazione dei flussi di immigrati alle strutture gestite dalle imprese e cooperative riconducibili a BUZZI e COLTELLACCI; – comunicare i contenuti delle riunioni e le posizioni espresse dai rappresentanti delle istituzioni nel predetto Tavolo di coordinamento nazionale; – esercitare pressioni per l’apertura di centri in località gradite al gruppo BUZZI. 5. Pur esprimendo lo stesso carattere di mafiosità delle organizzazioni tradizionali, il sodalizio indagato ha adottato nel tempo un modello organizzativo perfettamente inserito nei delicati equilibri del contesto amministrativo e politico della Capitale. Parallelamente, evitando un indiscriminato ricorso alla violenza, sono stati consolidati i rapporti con le altre strutture criminali capitoline. In definitiva, dall’indagine è emerso come la struttura mafiosa indagata si sia posta quale vera e propria cerniera tra ambienti criminali e settori istituzionali ed economici romani, definita in un’intercettazione dallo stesso Massimo CARMINATI come 27 Mario SCHINA, nato a Roma il 30.06.1954, ivi residente, via Gina Mazza n. 3, consigliere, dal 15.07.2009, della COOPERATIVA SOCIALE INTEGRATA IL PERCORSO, funzionario ACEA. Colpito da o.c.c. in carcere. 28 Nato a Monterotondo (RM) il 9.7.1964. Colpito da o.c.c. in carcere. “mondo di mezzo”29. L’espressione utilizzata sintetizza efficacemente come tale spazio costituisse un’area di confine tra i due diversi “mondi”, quello legale e quello illegale, in grado di garantire le relazioni funzionali al conseguimento degli interessi del sodalizio. Roma, 2 dicembre 2014 29 Intendendo verosimilmente la c.d. “Terra di mezzo”, dai romanzi di Tolkien, autore ritenuto tra i riferimenti culturali dell’estrema destra negli anni ’70.
Indagati destinatari di ordinanza di custodia cautelare in carcere:
1. BRACCI Raffaele, nato Roma il 24.2.1975, per usura; 2. BRUGIA Riccardo, nato a Roma il 06.11.1961, per associazione di tipo 3. BUGITTI Emanuela, nata ad Udine il 22.11.1953, per turbativa d’asta e 4. BUZZI Salvatore, nato a Roma il 15.11.1955, per associazione di tipo 5. CALDARELLI Claudio, nato a Roma il 22.01.1951, per associazione di tipo 6. CALVIO Matteo, nato a Roma il 01.09.1967, per associazione di tipo mafioso 7. CARMINATI Massimo, nato a Milano il 31.5.1958, per associazione di tipo 8. CERRITO Nadia, nata a Roma l’11.09.1965, per associazione di tipo mafioso 9. CHIARAVALLE Pierina, nata ad Avezzano (AQ) il 21.10.1984, per 10. COLTELLACCI Sandro, nato a Monterotondo (RM) il 09.07.1964, per 11. DE CARLO Giovanni, nato a Roma il 17.3.197, per trasferimento fraudolento 12. DI NINNO Paolo, nato a Roma il 6.09.1962, per associazione di tipo mafioso, 13. FISCON Giovanni, nato a Roma il 29.1.1957, per corruzione aggravata e 14. GAGLIANONE Agostino, nato a Sacrofano (RM) il 29.07.1958, per 15. GAMMUTO Emilio, nato ad Acri (CS) il 10.04.1954, per corruzione 16. GARRONE Alessandra, nata a Roma il 22.07.1974, per associazione di tipo 17. GAUDENZI Fabio, nato a Roma il 03.03.1972, per associazione di tipo 18. GUARANY Carlo Maria, nato a Cutro (KR) il 19.09.1959, per associazione di 19. GUARNERA Cristiano, nato a Roma il 16.12.1973, per associazione di tipo 20. IETTO Giuseppe, nato a Roma il 29.03.1958, per associazione di tipo mafioso ed estorsione aggravata; corruzione aggravata; mafioso, corruzione aggravata, turbativa d’asta, trasferimento fraudolento di valori e rivelazione di segreto d’ufficio; mafioso e corruzione aggravata; ed estorsione aggravata; mafioso, estorsione aggravata, trasferimento fraudolento di valori, corruzione, turbativa d’asta, false fatturazioni; e corruzione aggravata; corruzione aggravata; corruzione aggravata; di valori e favoreggiamento; corruzione aggravata, turbativa d’asta e trasferimento fraudolento di valori; turbativa d’asta; associazione di tipo mafioso, trasferimento fraudolento di valori e false fatturazioni; aggravata; mafioso, corruzione aggravata, turbativa d’asta; mafioso, trasferimento fraudolento di valori e usura; tipo mafioso e turbativa d’asta; mafioso e turbativa d’asta; mafioso; 21. LACOPO Giovanni, nato a Gerace (RC) il 24.06.1940, per estorsione 22. LACOPO Roberto, nato a Roma il 08.06.1965, per associazione di tipo 23. MANCINI Riccardo, nato a Roma il 16.11.1958, per associazione di tipo 24. MOGLIANI Giuseppe, nato il 18.9.1952 a Campagnano di Roma (RM), per 25. ODEVAINE Luca, nato a Roma il 25.10.1956 per corruzione aggravata; 26. PANZIRONI Franco, nato a Roma il 11.07.1948 per associazione di tipo 27. PUCCI Carlo, nato a Roma il 24.07.1961 per associazione di tipo mafioso e 28. TESTA Fabrizio Franco, nato a Roma il 27.12.1965, per associazione di tipo 29. TURELLA Claudio, nato a Roma il 28.11.1951 per corruzione aggravata, aggravata; mafioso e estorsione aggravata; mafioso; false fatturazioni e riciclaggio; mafioso, corruzione aggravata e turbativa d’asta; corruzione aggravata; mafioso; turbativa d’asta e rivelazione segreto d’ufficio. Indagati destinatari di ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari: 1. CALISTRI Rossana nata a Montecatini (PT) il 10.8.1957, per turbativa d’asta 2. CANCELLI Franco, nato a Roma il 13.03.1954, per turbativa d’asta; 3. CARACUZZI Patrizia, nata a Roma l’11.10.1962, per corruzione aggravata; 4. LUCCI Raniero, nato a Roma il 1.12.1967, per turbativa d’asta e corruzione 5. MENICHELLI Sergio, nato a Sant’Oreste (RM) il 5.11.1948, per turbativa 6. PLACIDI Marco, nato a Sant’Oreste (RM) il 5.1.1955, per turbativa d’asta e 7. SALVATORI Emanuela, nata a Roma il 18.7.1957, per corruzione 8. SCHINA Mario, nato a Roma il 30.06.1954, per corruzione aggravata. e rivelazione di segreto d’ufficio; aggravata; d’asta e corruzione aggravata; corruzione aggravata; aggravata;
Indagati a piede libero destinatari di informazione di garanzia e sottoposti a perquisizione:
1. ALEMANNO Giovanni, nato a Bari il 3.3.1950, per associazione di tipo 2. ALIBRANDI Lorenzo, nato a Roma il 29.4.1965, per associazione di tipo 3. ANDRINI Stefano, nato a Roma il 27.02.1970, per associazione di tipo 4. ANELLI Giovanna, nata a Pavia il 23.10.1957, per corruzione aggravata e 5. BARUCHELLO Gianmario, nato a Nocera Umbra (PG) il 15.02.1947, per 6. BERTI Giuseppe, nato a Latina il 03.06.1965, per associazione di tipo 7. BOTTI Angelo, nato a Roma il 02.10.1970, per corruzione aggravata, turbativa 8. BRAVO Stefano, nato a Roma il 26.12.1960, per ricettazione; 9. CACCIOTTI Alessandro, nato a Roma il 14.9.1968, per trasferimento 10. CLEMENZI Marco, nato a Latina il 22.09.1968, per false fatturazioni; 11. COMMISSARI Marco, nato a Narni (TR) il 28.02.1964, per turbativa d’asta, 12. CORATTI Mirko, nato a Roma il 20.06.1973, per corruzione aggravata e 13. CURTI Michelangelo, nato a Frosinone il 9.6.1973, per associazione di tipo 14. DELL’ANNO Pierpaolo, nato a Roma il 22.7.1964, per associazione di tipo 15. DE PASCALI Giampaolo Cosimo, nato a Muro Leccese (LE) il 13.02.1974 16. DE VINCENTI Francesco, nato a Roma il 24.2.1974 per trasferimento 17. DE VINCENTI Lorenzo, nato a Roma il 10.6.1982, per trasferimento 18. DI CESARE Serena, nata a Roma il 12.9.1983, per trasferimento fraudolento 19. ESPOSITO Antonio, nato a Roma il 1°.02.1965, per frode fiscale; 20. FIGURELLI Franco, nato a Roma il 7.1.1956, per corruzione aggravata e 21. FORLENZA Salvatore (ex dirigente del Pci molto noto a Latina, ai vertici della Legacoop nazionale; ndr) nato a Potenza il 02.11.1954 per turbativa d’asta; mafioso e corruzione aggravata; mafioso; mafioso; turbativa d’asta; corruzione aggravata, turbativa d’asta e illecito finanziamento; mafioso; d’asta e illecito finanziamento; fraudolento di valori; corruzione aggravata e illecito finanziamento; illecito finanziamento; mafioso; mafioso; per corruzione aggravata; fraudolento di valori; fraudolento di valori; di valori; illecito finanziamento; 22. GRAMAZIO Luca, nato a Roma il 22.12.1980 per associazione di tipo mafioso, corruzione aggravata e illecito finanziamento; 23. IANNILLI Marco, nato a Roma il 21.9.1960, per trasferimento fraudolento di valori 24. LAUSI Luigi, nato a Roma il 18.05.1966, per associazione di tipo mafioso; 25. LETO Domenico, nato a Catanzaro il 13.8.1978, per associazione di tipo mafioso 26. LIMITI Emiliano, nato a Roma il 14.04.1976, per associazione di tipo mafioso; 27. LUCARELLI Antonio, nato a Roma il 04.05.1965, per associazione di tipo mafioso; 28. LUZZI Tommaso, nato a Roma il 1.1.1950, per associazione di tipo mafioso; 29. MASTROPAOLO Giancarlo, nato a Tivoli (RM) il 22.04.1956, per false fatturazioni; 30. MOKBEL Gennaro, nato a Roma il 13.09.1960, per estorsione; 31. OZZIMO Daniele, nato a Roma il 15.06.1972, per corruzione aggravata; 32. PATANE’ Eugenio, nato a Roma il 19.09.1972, per turbativa d’asta e illecito finanziamento; 33. POLITANO Italo Walter, nato a Conflenti (CZ) il 24.03.1953, per associazione di tipo mafioso; 34. QUARZO Giovanni, nato a Roma il 02.11.1971, per associazione di tipo mafioso; 35. RUSSO Fabio, nato a Roma il 29.4.1978, per trasferimento fraudolento di valori; 36. SCOZZAFAVA Angelo, nato a Roma il 10.06.1967, per associazione di tipo mafioso e corruzione aggravata; 37. STEFONI Fabio, nato a Roma il 31.08.1960, per corruzione aggravata e illecito finanziamento; 38. STELLA Mattia, nato a Lanciano (CH) il 28.07.1981 per associazione di tipo mafioso; 39. TANCREDI Fabio, nato a Roma il 2.12.1961 per associazione di tipo mafioso e corruzione aggravata; 40. TINOZZI Giovanni, nato a Rieti il 26.02.1959 per corruzione aggravata.(fonte Agenparl)
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02/12/2014
Roma. Arresti e indagati eccellenti nel blitz contro la fascio-malavita connection
I numeri e la notizia sono clamorose ma non sorprendenti per chi conosce la 'politica' nella capitale. Ben ventotto persone sono state arrestate questa mattina a Roma nell'ambito di un'inchiesta sulla attività di gruppi criminali nella Capitale (in particolare della 'ndrangheta calabrese ma anche camorra), denominata operazione "Mondo di mezzo".
Sorprende molto relativamente che tra gli arrestati ci siano anche l'ex amministratore delegato dell'Ente Eur, il noto fascista Riccardo Mancini, l'ex amministratore delegato dell'Ama Franco Panzironi (uomo di destra e di Alemanno), c'è poi - se non è un caso di ominimia con un avvocato romano - anche Fabio Gaudenzi un fascista rimasto ferito durante una rapina alla banca di via Isacco Newton nel 1994, ed infine c'è l'ex “nero” della Banda della Magliana Massimo Carminati che controlla le attività criminali nella zona centro-nord della Capitale nel quadro del “patto a quattro” tra i diversi clan della malavita organizzata. Non sappiamo quanto sorprenderci che tra gli arresti figuri anche Luca Odevaine che fu Capo di Gabinetto di Veltroni quando era sindaco di Roma. Il fatto che sia stato arrestato e non solo indagato lo colloca tra le persone sulle quali sarebbero state rilevati indizi più gravi.
Indagati ma non arrestati anche Luca Gramazio (il capogruppo in Regione per Forza Italia), Eugenio Patanè, consigliere regionale Pd e Mirko Coratti (Pd), presidente dell’Assemblea capitolina.
Sorprende molto relativamente poi che tra i 37 indagati nell'inchiesta della Procura di Roma ci sia anche l'ex sindaco di Roma, ex Ministro dell'Agricoltura ed esponente di Fratelli d'Italia, Gianni Alemanno.
All'ex sindaco - prima Msi, poi An, poi transitato nei contenitori berlusconiani e approdato recentemente alla creatura di Giorgia Meloni - i giudici contestano il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso. Gli inquirenti hanno proceduto anche alla perquisizione dell'abitazione di Alemanno mentre altre perquisizioni sono state realizzate negli uffici della Regione Lazio e del Comune dove le giunte della destra “de panza e de governo” sono state al potere negli ultimi anni.
Secondo i magistrati si è in presenza di una vera holding criminale che spaziava dalla corruzione, per aggiudicarsi appalti, all'estorsione, all'usura e al riciclaggio. Un sodalizio radicato a Roma in cui una funzione centrale ruota intorno all’ex Nar ed ex Banda della Magliana Massimo Carminati. Oltre ai 28 arrestati, come scrivevamo, sono indagate altre 37 persone, alle quali la Procura di Roma contesta i reati di associazione di stampo mafioso, estorsione, usura, corruzione, turbativa d'asta, false fatturazioni, trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio e altri reati.
La Guardia di Finanza starebbe inoltre eseguendo un decreto di sequestro di beni riconducibili agli indagati, emesso dal tribunale di Roma, per un valore di circa 200 milioni di euro. Da alcune fonti emerge che l’indagine era in corso da anni (dal 2010), durante i quali sono stati accumulati riscontri e documenti che hanno fatto scattare il blitz di questa mattina, un'operazione che sembra confermare clamorosamente le denunce e le inchieste di questi tre anni portate avanti anche del nostro giornale sulle strette connessioni tra fascisti, malavita e gruppi mafiosi a Roma. Connessioni che hanno goduto anche di facilitazioni bipartizan durante le giunte guidate dal centro-sinistra, quando i costruttori, palazzinari e affaristi di ogni risma hanno avuto mano libera sulla Capitale.
Vedi le inchieste di questi anni su Contropiano:
Arresti per mafia e corruzione. Ancora una volta spunta un fascista
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11/09/2014
Arrestato in Francia fascista “pesante” italiano. Era "evaso" dai domiciliari
E' stato beccato di nuovo Emanuele Macchi Di Cellere, un pesante neofascista romano. Macchi Di Cellere è stato arrestato dalla polizia italiana a Port Camargue, sobborgo della città di Montpellier. Macchi Di Cellere, pariolino, ritenuto un "intellettuale d'area" negli ambiti fascisti, è un noto militante dei movimenti neofascisti romani negli anni ’70 e ’80 ed è stato tra i più attivi del Movimento Rivoluzionario Popolare (una ennesima operazione “false flag” dei neofascisti per confondere le acque con iniziative rossobrune ). In carcere veniva definito come l'angelo custode di Pierluigi Concutelli, il fascista di Ordine Nuovo condannato per l’omicidio del giudice Vittorio Occorsio.
A conferma dei legami tra neofascisti, criminalità organizzata e traffico di droga, Di Cellere, era stato arrestato il 3 marzo del 2012 a Genova Sestri Ponente con ben 160 chili di cocaina proveniente da Santo Domingo, ed era stato condannato in primo grado a 12 anni di reclusione. Nonostante i pesanti precedenti penali e il volume della partita di droga con cui era stato trovato, era stato messo agli arresti domiciliari in una abitazione di Ostia dalla quale era “evaso” poco tempo dopo. Un trattamento decisamente inusuale per un grosso trafficante di droga.
Su Emanuele Macchi Di Cellere vedi: Arrestato un fascista e trafficante di droga. Strano?
Fonte
A conferma dei legami tra neofascisti, criminalità organizzata e traffico di droga, Di Cellere, era stato arrestato il 3 marzo del 2012 a Genova Sestri Ponente con ben 160 chili di cocaina proveniente da Santo Domingo, ed era stato condannato in primo grado a 12 anni di reclusione. Nonostante i pesanti precedenti penali e il volume della partita di droga con cui era stato trovato, era stato messo agli arresti domiciliari in una abitazione di Ostia dalla quale era “evaso” poco tempo dopo. Un trattamento decisamente inusuale per un grosso trafficante di droga.
Su Emanuele Macchi Di Cellere vedi: Arrestato un fascista e trafficante di droga. Strano?
Fonte
14/06/2014
La gioventù bruciante di Gomorra
Non sono stati pochi a seguire l’ultima puntata della serie televisiva “Gomorra”, liberamente tratta dall’omonimo libro di Roberto Saviano, sceneggiata con la collaborazione dello stesso Saviano, di giornalisti e scrittori esperti di ambiente malavitosi o scrittori “talentuosi” nativi dei luoghi dove è presente la malavita organizzata (quartieri di Napoli - come Scampia - o altri piccoli centri dell’area casertana).
Vorrei qui proporre ai lettori del giornale un’interpretazione, come dire, “controcorrente”.
Vedendo tutta la serie si ricava l’impressione che a volte la “finzione televisiva” risulta essere abbastanza verosimile soprattutto nella rappresentazione scenografica dei luoghi dove avvenivano i fatti. Il set televisivo era collocato proprio nei veri luoghi - come le “vele” di Secondigliano - dove poi sono realmente accaduti i fatti raccontati.
Altre volte, invece, era un po’ meno verosimile. Soprattutto nei personaggi “uagliuncelli” di una banda giovanile che rompe l’unità del clan dominato dai “vecchi”; giovani rappresentati attraverso il loro “trucido oltre che truculento aspetto”. L’intenzione, che c’è da augurarsi sia in buonafede, consisterebbe in quella di “educare” un settore popolare e giovanile attraverso una rappresentazione scenica del tutto aderente ad una realtà, la quale è - a sua volta - direttamente vissuta da quelli a cui, nelle intenzioni, è rivolto il messaggio, evitando così di produrre, o quantomeno favorire, quell’empatia che altre serie televisive hanno prodotto in parte agli spettatori invogliati (secondo alcuni “illustri” commenti fatti da esponenti della politica nostrana) a emularne comportamenti e scelte di vita.
Un altro degli aspetti che invece, secondo una mia personale lettura, emerge da questa serie, oltre alla spettacolarità di alcune scene ottenuta attraverso “sparatorie rumorosissime e truculente”, “ammazzamenti di vario genere e natura”, consiste nella rappresentazione “solidale” nella quale i “uagliuncelli” del clan camorristico dedicano passione, entusiasmo fino a un sacrificio finale.
Certamente ad un settore come quello giovanile, al quale è stata totalmente negata la prospettiva economica e lavorativa (anzi proprio “la prospettiva”) negandone di fatto nel suo insieme una qualsiasi ragione di vita sociale e tradizione imponendo loro, come unico e fondamentale valore, quello del “denaro” e dell’arricchimento personale “costi quel che costi”. Il segnale perciò arriva leggermente confuso e/o inappropriato.
Ebbene il messaggio che potrebbe arrivargli, se prevalesse il solo istinto di sopravvivenza, sarebbe quello di uscire da quella miseria sociale attraverso un recupero di una loro “identità sociale forte”, come quella rappresentata dai “uagliuncelli” di Genny, i quali come novelli guardiani del fortino si dedicano con passione alle sorti del clan per farlo diventare più forte e dominatore della zona considerata “casa propria”, con una logica totalmente “familistica”!
Questa potrebbe essere vista, o compresa, anche come una possibile risposta di riscatto allo squallore esistenziale nel quale è costretto a vivere sia chi “spaccia” sia chi consuma la droga.
Squallore messo anch’esso in evidenza da un consumismo sfrenato, sfacciato, contraddittorio e senza senso di prodotti di lusso - macchine lussuose o moto costose che si aggirano per le strade di ghetti periferici, oppure l’arredamento lussuoso e molto “kitsch” in appartamenti del tutto improbabili dentro lo stesso ghetto, e via di questo passo! E allora il messaggio che s’intende recapitare a questo pezzo di società appare del tutto squilibrato e rischia di produrre l’effetto contrario e indesiderato.
Che cosa può fare un giovane di Scampia, senza speranze e futuro, per avere o ritagliarsi un posto nella scala sociale senza che questo diventi una sua “condanna” a una vita di attese frustrate e privazioni?
Tentando di riprodurre quella tendenza “neorealistica” che caratterizzò gran parte della filmografia degli anni passati, gli autori di questa serie televisiva hanno così inteso la scrittura (comunque di notevole impatto) di questa serie. Voglio qui ricordare che, molti anni fa venne prodotto un film, che ebbe un notevole successo e notorietà, il quale descriveva la generazione giovanile di quegli anni, con il titolo: “Gioventù bruciata”, una generazione innervata di ribellioni contro norme e regole sociali allora dominanti; piena di un furore esistenziale che si mostrava esteticamente attraverso musica rock, giubbotti di pelle nera, potenti motociclette, amanti di una folle velocità e spericolate avventure.
In questo caso il “neorealismo” consisterebbe nella riscossa che la “vecchia guardia della paranza”, mette in atto sia per contrastare il macello al quale pare siano predestinate, ma anche, e soprattutto, per rimettere le cose al loro posto “naturale”, cioè quello delle regole e del “rispetto” che si deve a chi ha una sua storia. Regole certamente non scritte, pur sempre regole e norme di comportamento alle quali tutti devono adeguarsi e sottostare.
Cos’altro si può dire a fronte di questo, forse, “subliminale” messaggio?
Mi azzardo in questo paradigma: mentre i “uagliuncelli” alla ricerca di una loro “identità forte”, per ottenerla sul campo usano con troppa facilità e cinica passione argomenti o armi di diverso calibro e spessore; la “vecchia guardia” (che una sua identità forte l’ha da tempo) non avendo nessuna intenzione di lasciarla in “mano a uagliuncelli senza cuore e speranza, reagiscono nell’unico modo al quale sono usi, cioè combattendo. E in questo caso, la serie finisce all’insegna di un “riscatto” dei vecchi (o almeno delle loro regole comportamentali d’onore), contro una “gioventù” irrispettosa e incapace di attuare regole e normative in un gioco che risulta essere troppo grande per la loro scarsa maturità e inesperienza.
Se con questo si punta a ripetere oggi questa forma esistenziale (facendo i dovuti e necessari distinguo di fase storica), nel caso appena descritto si era di fronte ai tentativi di settori sociali emergenti (appena usciti da un disastroso e sanguinoso conflitto mondiale) che avevano come obiettivo quello di rivoluzionare comportamenti e usanze ritenute del tutto superate, e ciò era fatto attraverso il gesto estetico, musiche assordanti, il tutto condito da atteggiamenti molto sopra le righe.
Senza scadere in atteggiamenti eccessivamente violenti, oppure sparacchiando a destra e manca eliminando “giovani e anziani” in ugual misura.
Se è questo un possibile obiettivo (moralistico, direi), allora suggerirei di titolare la serie invece di Gomorra (troppo riconoscibile e “infamante” soprattutto per quanti vivono o risiedono, loro malgrado, nei luoghi che sono raccontati e descritti): “Gioventù bruciante”, almeno rende meglio l’idea e l’intenzione che questo pezzo di società potrebbe raccontare, stante la sua precarietà con orizzonti di miseria e squallore al quale è condannata!
Fonte
Vorrei qui proporre ai lettori del giornale un’interpretazione, come dire, “controcorrente”.
Vedendo tutta la serie si ricava l’impressione che a volte la “finzione televisiva” risulta essere abbastanza verosimile soprattutto nella rappresentazione scenografica dei luoghi dove avvenivano i fatti. Il set televisivo era collocato proprio nei veri luoghi - come le “vele” di Secondigliano - dove poi sono realmente accaduti i fatti raccontati.
Altre volte, invece, era un po’ meno verosimile. Soprattutto nei personaggi “uagliuncelli” di una banda giovanile che rompe l’unità del clan dominato dai “vecchi”; giovani rappresentati attraverso il loro “trucido oltre che truculento aspetto”. L’intenzione, che c’è da augurarsi sia in buonafede, consisterebbe in quella di “educare” un settore popolare e giovanile attraverso una rappresentazione scenica del tutto aderente ad una realtà, la quale è - a sua volta - direttamente vissuta da quelli a cui, nelle intenzioni, è rivolto il messaggio, evitando così di produrre, o quantomeno favorire, quell’empatia che altre serie televisive hanno prodotto in parte agli spettatori invogliati (secondo alcuni “illustri” commenti fatti da esponenti della politica nostrana) a emularne comportamenti e scelte di vita.
Un altro degli aspetti che invece, secondo una mia personale lettura, emerge da questa serie, oltre alla spettacolarità di alcune scene ottenuta attraverso “sparatorie rumorosissime e truculente”, “ammazzamenti di vario genere e natura”, consiste nella rappresentazione “solidale” nella quale i “uagliuncelli” del clan camorristico dedicano passione, entusiasmo fino a un sacrificio finale.
Certamente ad un settore come quello giovanile, al quale è stata totalmente negata la prospettiva economica e lavorativa (anzi proprio “la prospettiva”) negandone di fatto nel suo insieme una qualsiasi ragione di vita sociale e tradizione imponendo loro, come unico e fondamentale valore, quello del “denaro” e dell’arricchimento personale “costi quel che costi”. Il segnale perciò arriva leggermente confuso e/o inappropriato.
Ebbene il messaggio che potrebbe arrivargli, se prevalesse il solo istinto di sopravvivenza, sarebbe quello di uscire da quella miseria sociale attraverso un recupero di una loro “identità sociale forte”, come quella rappresentata dai “uagliuncelli” di Genny, i quali come novelli guardiani del fortino si dedicano con passione alle sorti del clan per farlo diventare più forte e dominatore della zona considerata “casa propria”, con una logica totalmente “familistica”!
Questa potrebbe essere vista, o compresa, anche come una possibile risposta di riscatto allo squallore esistenziale nel quale è costretto a vivere sia chi “spaccia” sia chi consuma la droga.
Squallore messo anch’esso in evidenza da un consumismo sfrenato, sfacciato, contraddittorio e senza senso di prodotti di lusso - macchine lussuose o moto costose che si aggirano per le strade di ghetti periferici, oppure l’arredamento lussuoso e molto “kitsch” in appartamenti del tutto improbabili dentro lo stesso ghetto, e via di questo passo! E allora il messaggio che s’intende recapitare a questo pezzo di società appare del tutto squilibrato e rischia di produrre l’effetto contrario e indesiderato.
Che cosa può fare un giovane di Scampia, senza speranze e futuro, per avere o ritagliarsi un posto nella scala sociale senza che questo diventi una sua “condanna” a una vita di attese frustrate e privazioni?
Tentando di riprodurre quella tendenza “neorealistica” che caratterizzò gran parte della filmografia degli anni passati, gli autori di questa serie televisiva hanno così inteso la scrittura (comunque di notevole impatto) di questa serie. Voglio qui ricordare che, molti anni fa venne prodotto un film, che ebbe un notevole successo e notorietà, il quale descriveva la generazione giovanile di quegli anni, con il titolo: “Gioventù bruciata”, una generazione innervata di ribellioni contro norme e regole sociali allora dominanti; piena di un furore esistenziale che si mostrava esteticamente attraverso musica rock, giubbotti di pelle nera, potenti motociclette, amanti di una folle velocità e spericolate avventure.
In questo caso il “neorealismo” consisterebbe nella riscossa che la “vecchia guardia della paranza”, mette in atto sia per contrastare il macello al quale pare siano predestinate, ma anche, e soprattutto, per rimettere le cose al loro posto “naturale”, cioè quello delle regole e del “rispetto” che si deve a chi ha una sua storia. Regole certamente non scritte, pur sempre regole e norme di comportamento alle quali tutti devono adeguarsi e sottostare.
Cos’altro si può dire a fronte di questo, forse, “subliminale” messaggio?
Mi azzardo in questo paradigma: mentre i “uagliuncelli” alla ricerca di una loro “identità forte”, per ottenerla sul campo usano con troppa facilità e cinica passione argomenti o armi di diverso calibro e spessore; la “vecchia guardia” (che una sua identità forte l’ha da tempo) non avendo nessuna intenzione di lasciarla in “mano a uagliuncelli senza cuore e speranza, reagiscono nell’unico modo al quale sono usi, cioè combattendo. E in questo caso, la serie finisce all’insegna di un “riscatto” dei vecchi (o almeno delle loro regole comportamentali d’onore), contro una “gioventù” irrispettosa e incapace di attuare regole e normative in un gioco che risulta essere troppo grande per la loro scarsa maturità e inesperienza.
Se con questo si punta a ripetere oggi questa forma esistenziale (facendo i dovuti e necessari distinguo di fase storica), nel caso appena descritto si era di fronte ai tentativi di settori sociali emergenti (appena usciti da un disastroso e sanguinoso conflitto mondiale) che avevano come obiettivo quello di rivoluzionare comportamenti e usanze ritenute del tutto superate, e ciò era fatto attraverso il gesto estetico, musiche assordanti, il tutto condito da atteggiamenti molto sopra le righe.
Senza scadere in atteggiamenti eccessivamente violenti, oppure sparacchiando a destra e manca eliminando “giovani e anziani” in ugual misura.
Se è questo un possibile obiettivo (moralistico, direi), allora suggerirei di titolare la serie invece di Gomorra (troppo riconoscibile e “infamante” soprattutto per quanti vivono o risiedono, loro malgrado, nei luoghi che sono raccontati e descritti): “Gioventù bruciante”, almeno rende meglio l’idea e l’intenzione che questo pezzo di società potrebbe raccontare, stante la sua precarietà con orizzonti di miseria e squallore al quale è condannata!
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