Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
Visualizzazione post con etichetta Mario Virano. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Mario Virano. Mostra tutti i post

09/11/2016

Tav. Rinvio a giudizio per Virano

Mario Virano, direttore generale di Telt, la società incaricata di costruire e gestire la nuova ferrovia Torino-Lione, è stato rinviato a giudizio, a Torino, per omissione di atti d'ufficio. Il processo si aprirà il 20 ottobre 2017.

La vicenda si riferisce al fatto che, nel 2010-2011, quando Virano presiedeva l'Osservatorio sulla linea Tav Torino-Lione, non avrebbe consegnato subito dei documenti chiesti da un rappresentante della Comunità Montana della Valle di Susa (ora costituito parte civile).

La Procura aveva chiesto l'archiviazione del procedimento ma un giudice del Tribunale aveva ordinato la cosiddetta imputazione coatta.

Fin qui la notizia. Come si vede, si tratta di un profilo di illegalità molto minore rispetto al vero crimine in atto – il sequestro di una valle per una grande opera che non si finirà mai (la Francia ha di fatto rinunciato), che interessa solo agli appetiti di alcuni grandi costruttori perennemente sotto inchiesta o in carcere, nonché a quelli delle mafie – ma delinea comunque un modo di comportarsi. Arrogante, menefreghista, senza alcuna considerazione delle popolazioni e delle istituzioni locali.

Al contrario, chi resiste a questo malaffare travestito da "opere pubbliche" viene perseguito da un quarto di secolo...

Fonte

17/12/2015

Torino-Lione. Virano "incompatibile" con la prosecuzione dei lavori

L'affare della Tav sulla tratta Torino-Lione è un festival di illegalità. Nelle istituzioni e nelle società costruttrici, non nella popolazione e nei movimenti che la contestano. L'ultima riprova viene dall’Autorità garante per la concorrenza e il mercato (Agcm), che ha accolto il ricorso di una consigliera regionale Cinquestelle, la piemontese Francesca Frediani, contro la nomina di Mario Virano a massimo dirigente della Tunnel Européen Lyon-Turin (Telt), la società italo-francese che deve condurre i lavori.

Virano è incompatibile con quella carica in base alla legge del 2004 che regola il “conflitto di interessi” (nemmeno particolarmente severa, dunque). Quando ha assunto quest'ultimo incarico, infatti, non erano passati i 12 mesi di tempo che quella legge prevede come termine minimo prima che un qualsiasi dirigente torni a mettere mano su quel che faceva prima in altra veste.

Virano non è peraltro un dirigente qualsiasi, ma l'”anima operativa” della Torino-Lione, forse più della "talpa" che scava materialmente nella montagna. Ed è un recordman in fatto di conflitti di interesse sulla stessa opera. Per esempio, era stato nominato dal governo “commissario straordinario” a guida dei lavori (a Ferragosto del 2006), ma nello stesso tempo presiedeva anche l’Osservatorio tecnico. Con una parte del cervello, insomma, portava avanti lo scavo senza se e senza ma, con l'altra metà avrebbe dovuto – a questo serviva in teoria l'Osservatorio – fare da arbitro tra le diverse soluzioni possibili sul piano tecnico, per arrivare a opzioni condivise.

Non entriamo nel merito psicologico, perché la parte vincente non è mai stata quella dell'arbitro, ovviamente, ma quella del giocatore in campo; per conto del governo e delle imprese private ammesse agli appalti (alcune pesantemente accusate di collusioni con la malavita organizzata).

Il bello di questa “sentenza” dell'antitrust è che è arrivata su segnalazione – peraltro obbligatoria – dell'autorità anticorruzione, che aveva materialmente ricevuto l'esposto della consigliera grillina. Raffaele Cantone, insomma, nominato dai ministri di questo governo ogni volta che serve qualcuno a rappresentare l'imparzialità della legge, ha dovuto mettere la testa di Virano – altrettanto coccolato da tutti i governi a favore della Tav – nelle mani dell'antitrust.

Ora ci sarà naturalmente il ricorso di Virano contro la “destituzione”, e ci si possono attendere diverse sorprese. Ma già quel che è accaduto fin qui dimostra, ad abundantiam, che per fare la Tav la legalità è diventata da tempo un ostacolo. Una decisione coerente, insomma, sarebbe quella di rinunciarvi, non di promuovere processi mostruosi – anche sotto il profilo strettamente giuridico (vedi la strampalata accusa di “terrorismo” per quattro attivisti accusati di aver bruciato un generatore) – contro chi vi si oppone.

Fonte