Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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22/08/2024

America Latina, un dibattito che continuerà

Al termine del dibattito sull’America Latina che si è svolto il 15 agosto alla Festa Rossa di Perignano i partecipanti si sono ripromessi di proseguire una discussione che in appena due ore non poteva certamente approfondire in modo esauriente tutti i temi che erano sul tappeto. Qui cerchiamo di fare una sintesi degli argomenti che sono stati affrontati e che vorremmo riprendere.

Il primo tema è quello che riguarda le ragioni della crisi del ciclo progressista apertosi in America Latina alla fine del Novecento. Ragioni sia di carattere politico che economico.

Tra queste ultime il calo dei prezzi delle materie prime sul mercato internazionale che ha gravemente danneggiato i Paesi la cui economia dipende in modo preponderante dalla loro esportazione (prodotti agricoli, petrolio, gas naturale, rame, litio ecc.). Clamoroso il crollo dei prezzi del petrolio nel 2008 che nel giro di 5 mesi sono passati da 147 a 32 dollari al barile. Queste dinamiche hanno reso molto difficoltosa la continuazione di quei programmi sociali che nei primi anni 2000 avevano permesso di contrastare efficacemente le disuguaglianze e la povertà: solo per citare alcuni dati, dal 1990 al 2017 l’aspettativa di vita dei boliviani è passata da 56 a 71 anni. In Venezuela il tasso di povertà è passato dal 48,6% del 1998 al 26,5% del 2011, in Brasile tra il 1992 e il 2013 il numero di persone che soffrono la fame è sceso di quasi 10 milioni di unità.

Tra le ragioni politiche, sicuramente la classe dirigente dell’area progressista ha dimostrato in molti casi la propria inadeguatezza, fino ad arrivare a episodi di clamoroso trasformismo (come nel caso di Lenin Moreno in Ecuador), o di involuzione autoritaria e clientelare in alcune realtà nate da esperienze popolari o rivoluzionarie.

Ma hanno un ruolo fondamentale le strategie di destabilizzazione orchestrate dall’esterno, oggi molto più articolate rispetto al golpismo tradizionale che negli anni ‘70 aveva portato tutto il cono sud del continente americano sotto il tallone delle dittature militari (sponsorizzate dagli USA -ndR).

Nel 2009 in Honduras veniva inaugurata la strategia dei cosiddetti “golpe blandi”, che prevede la destituzione di presidenti regolarmente eletti da parte di settori della magistratura, delle istituzioni e delle Forze Armate sulla base di accuse costruite ad arte. Questa strategia si è ripetuta in Paraguay nel 2012 con il presidente Lugo e e in Brasile nel 2016 a danno di Dilma Rousseff.

Nel corso del tempo questa strategia si è ulteriormente affinata, articolandosi su una rete di servizi di intelligence, agenzie di comunicazione e di consulenza che lanciano nuovi candidati neoliberisti, ONG e media (tradizionali e social network) finanziati da governi e multimilionari stranieri in grado di influenzare pesantemente l’opinione pubblica internazionale tramite la creazione e la diffusione di notizie false.

Non è superfluo sottolineare il ruolo centrale che hanno in questa rete imprese e agenzie israeliane, a supporto di forze politiche e personaggi che promettono supporto incondizionato all’apartheid sionista.

In caso di elezioni in un Paese governato dalla sinistra, come nel 2019 in Bolivia, il “format” prevede la creazione di centinaia di migliaia di account falsi, la diffusione di accuse di corruzione totalmente infondate e di risultati di presunti sondaggi che danno la vittoria ai candidati neoliberisti, poi attacchi hacker ai sistemi di gestione del voto che dovrebbero dimostrare l’inaffidabilità dei risultati ufficiali, la denuncia di presunti brogli e l’organizzazione di violente manifestazioni di protesta.

Tutto lascia pensare che nelle recenti elezioni in Venezuela si sia assistito ad una riproposizione di questo schema.

La posta in gioco come sempre è di carattere geopolitico ed economico: in questo momento il blocco atlantista è molto preoccupato per l’avvicinamento alla Cina e alla Russia di molti governi che non sono “sotto controllo”.

Per quanto riguarda gli enormi interessi economici, basta citare Elon Musk, il proprietario di Tesla e di X, oggi tra i più attivi sostenitori del neoliberismo estremo trumpiano, che mira per le sue auto elettriche alle immense riserve di litio di cui la Bolivia è il maggior produttore del mondo.

Negli anni il cosiddetto “latifondo mediatico”, cioè lo strapotere delle oligarchie sul terreno dei mezzi di comunicazione, si è ulteriormente rafforzato, aggiungendo alla tradizionale egemonia sui media generalisti anche una gestione estremamente efficace dei social network. A questa egemonia, in America Latina come in Europa, la sinistra non ha trovato al momento alcuna contromisura.

I personaggi della destra estrema che sono emersi negli ultimi anni, da Milei a Bolsonaro, da Bukele a Guaidò, dalla peruviana Dina Boluarte alla boliviana Yanine Añez, sono stati “costruiti” in questo modo. Oggi è possibile parlare di una nuova “internazionale reazionaria” che ha in Trump il proprio esponente di punta nella quale i confini tra neoliberismo estremo e tradizionale golpismo fascista sono sempre più sfumati. Per questo appare di estremo interesse anche una discussione su che cos’è il fascismo oggi e di conseguenza sull’attualità di una rinnovata militanza antifascista.

Non bisogna però pensare che ogni manifestazione di dissenso o di protesta nei Paesi governati dalla sinistra sia il frutto di complotti orchestrati dall’esterno: la crisi economica, la corruzione, la contrazione del welfare e la continuazione di politiche estrattiviste nel corso del tempo hanno provocato in molte realtà una forte riduzione di credibilità delle forze progressiste.

In Argentina la vittoria di Milei è certamente dovuta ad una crisi economica che appare senza fine e che ha spinto soprattutto le giovani generazioni a cercare un’alternativa in un personaggio che è riuscito ad accreditarsi come un “outsider” estraneo al sistema politico tradizionale.

Altrove, nonostante le enunciazioni introdotte in molte costituzioni sulla difesa dell’ambiente, molte terre abitate da popolazioni originarie continuano ad essere devastate e deforestate suscitando le proteste dei loro movimenti. Centinaia di ambientalisti vengono sequestrati e uccisi da bande paramilitari.

Per quanto la costruzione di un’alternativa possa essere faticosa e costosa e impatti contro fortissimi interessi di classe, in tempi di emergenza climatica l’abbandono dell’estrattivismo, dell’agrobusiness e degli allevamenti intensivi sono una priorità assoluta per tutto il pianeta.

Sull’agrobusiness citiamo un solo dato: in Argentina l’utilizzo di suolo per la coltivazione della soia (transgenica) è costato negli ultimi 30 anni circa 14 milioni di ettari di alberi del Chaco, il secondo ecosistema forestale più grande del Sud America dopo l’Amazzonia.

Un altro importante elemento di discussione che ci unisce alla realtà latinoamericana è quindi la necessità di contrastare l’ideologia dell’impossibile crescita indefinita e il negazionismo climatico.

Vi sono poi altre importanti componenti che in America Latina contribuiscono alla creazione di consenso a favore della destra autoritaria e neoliberista: la prima è l’enorme influenza delle sette pentecostali, che negli ultimi decenni hanno sottratto alla Chiesa cattolica decine di milioni di fedeli. Dagli anni ’60 ad oggi i pentecostali sono cresciuti in modo esponenziale in tutto il continente, si parla di circa 160 milioni di fedeli.

Le ragioni del loro radicamento risiedono nell’assenza di gerarchie religiose (ogni predicatore può creare intorno a sé una piccola Chiesa), alla proposta di una religiosità miracolistica che promette una vita diversa qui e ora e per certi versi si richiama alle tradizioni “magiche” delle religioni di provenienza africana, le enormi risorse economiche derivanti dall’imposizione della decima ai fedeli, l’uso spregiudicato dei media e la realizzazione di concrete attività di supporto ai più poveri.

E naturalmente supportano una visione fondamentalista della società che porta a vedere nell’estrema destra conservatrice il proprio punto di riferimento politico naturale. In molti casi le case madri di queste sette sono ubicate negli Stati Uniti e inviano enormi somme di denaro a queste “sorelle” latinoamericane.

La questione delle sette pentecostali è una delle ragioni fondamentali che hanno portato all’elezione di un papa latinoamericano, nel tentativo di rimediare alle conseguenze della distruzione della Teologia della Liberazione realizzata ai tempi di Karol Wojtyla, probabilmente uno dei fattori principali della migrazione di fedeli dalla Chiesa cattolica alle sette protestanti.

Un altro elemento che favorisce la destra autoritaria è la criminalità, endemica in molti Paesi, che si è rafforzata grazie alla tratta di esseri umani e al narcotraffico. Il tasso di omicidi per abitante vede ai primi posti a livello mondiale El Salvador, Honduras e Venezuela.

In questo senso va citato il “caso Bukele”, l’attuale presidente del Salvador che si definisce “Il dittatore più cool del mondo”. Bukele, personaggio che si è avvalso molto dei social media, si è dato come priorità la lotta alla criminalità organizzata e ha incarcerato più di 75mila persone su 6 milioni di abitanti. È riuscito a costruire una macchina propagandistica capillare che sfrutta notizie false, disinformazione, attacchi agli oppositori e profili falsi che ripetono il suo messaggio. Nelle elezioni 2024 si è riconfermato con l’83% di voti e 58 seggi su 60.

Come si vede, la realtà politica, sociale e culturale dell’America Latina continua ad essere strettamente legata alla nostra e molti sono i temi che rivestono un grande interesse anche per noi. Per questo siamo certi che molti, come i partecipanti al dibattito di Perignano, saranno interessati ad approfondire con noi questi temi nei prossimi mesi.

Fonte

18/10/2020

Una “morbosa” Internazionale/2. La religione come bazooka

L’FBI alcuni giorni fa pare abbia sventato un serio progetto per sequestrare la governatrice democratica del Michigan, Gretchen Whitmer (avversaria quindi dei repubblicani di D. Trump). “Prendiamo la fottuta governatrice. Prendiamo la puttana. Perché adesso lo facciamo amico. Siamo pronti”. Questo pare abbia detto Adam Fox, miliziano bianco a capo di un gruppo dal nome Wolverine Watchmen.

In una recente audizione del direttore del FBI – Christopher Wray – presso il Comitato per la sicurezza interna della Camera, questi ha ammesso che la più grave minaccia per gli Usa in questo momento è «l’estremismo razziale violento».

Queste milizie non sono altro che una versione off-line dei complottisti psicopatici come QAnon. L'acronimo QAnon ha invaso i social media convincendo i propri adepti – oltre ad una quantità di sprovveduti – che Joe Biden (candidato alla presidenza USA per il partito democratico) è il capo di un complotto mondiale di pedofili!

I social media li hanno recentemente oscurati poiché rappresentano una deriva e tendenza “complottista”.

QAnon e le sue argomentazioni complottiste (nelle quali si affaccia qua e là anche lo zampino del “diavolo”) ha caratteristiche e funzioni molto utili nel far compiere agli Stati Uniti un “salto indietro” nella storia. Un salto indietro alimentatosi anche grazie alle teorie di complotto (dall’omicidio di J.F.K alle “torri gemelle dell’11/9/2001) ben presenti nello scenario e nel dibattito politico statunitense.

Ma QAnon è una “setta complottista”. Chi è curioso può consultare questo link QAnon unica religione? – nel quale è sufficientemente spiegata la funzione di certe associazioni ritenute impropriamente “sette”.

È un cosa molto diversa dal “neopentacostalismo”, in quanto essa consiste nella tendenza “mistica” dedita soprattutto a pratiche complottiste e tese a “esorcizzare” pratiche e figure caratterizzate da “satanismo pedopornografico”; una pratica della quale sarebbero promotori e adepti la gran parte dei sostenitori antiTrump – soprattutto comunisti, socialisti e omosessuali – indicati e denunciati come nei “social” e diffusi nel mondo virtuale.

In Italia, e non solo, questi ambiti si accompagnano con settori della destra estrema e settori di fondamentalismo cattolico.

Sul problema dell’affermazione del 2° emendamento della Costituzione statunitense (quello che legittima il possesso delle armi) c’è da notare che – secondo stime piuttosto datate ma veritiere e passibili di crescita numerica – si parla di 60mila membri di gruppi ispirati da questa visione (276 milizie bianche) e sparsi in tutto il paese, particolarmente in Arizona, Michigan, Missouri, Ohio.

Alcuni di essi si chiamano Three Percenters, dal numero dei coloni che si dice, brandirono le armi contro l’Inghilterra; oppure Oath Keepers, tutti ex poliziotti che giurano di “difendere la costituzione contro tutti i nemici interni ed esterni”.

Notare bene che la dotazione di armi possedute da civili statunitensi, ha avuto una forte impennata con l’avvento del trumpismo passando da: 380mila nel 2003 a 633mila nel 2008 fino a 2,3 milioni di AR-15 (fucile mitragliatore d’assalto); è questa l’ultima stima del 2016, anno del decollo del trumpismo. Non ne sono più scesi!

Nel ventre della “bestia”!

In attesa dell’appuntamento elettorale negli Stati Uniti del 3 novembre prossimo credo sia molto utile dare uno sguardo al “ventre profondo della bestia” (from the deep belly of the beast!).

Balza agli occhi di osservatori meno sprovveduti la presenza di una deriva mistica e oscurantista di tipo medievale!

Una deriva non più di stampo cattolico-cristiano; piuttosto una strategia “neopentecostale” (evangelismo radicale); strategia che forse potrà anche somigliare ad una possibile risposta al fondamentalismo islamico, invocando una specie di “neocrociata del 3° millennio” per “liberare” popoli resi schiavi e vittime dal fondamentalismo islamico e dalla ricomparsa di un “comunismo totalitario”!

Contropiano è distante anni luce dalle tendenze o pratiche “complottiste” e cospirazioniste; tutt’altro. Questa prima e parziale inchiesta si poggia su uno scenario che può anche risultare debole, nascosto o camuffato da un recente e contraddittorio passato.

Una storia che ancora poggia sul riconoscimento internazionale degli Stati Uniti come la maggiore democrazia liberale presente nella storia moderna.

Una postmodernità che sta ora svelandosi – negli Usa e in altri luoghi – in tutta la sua contradditorietà esprimendo e diffondendo nel presente, con notevole “potenza” e forza massmediatica, una deriva mistica e religiosa.

Deriva alla quale hanno notevolmente beneficiato e contribuito, tra l’altro, l’elezione di candidati reazionari e conservatori alla presidenza di nazioni d’importanza strategica come, appunto, Donald Trump negli Usa e Jair Bolsonaro in Brasile.

Stranamente (?) queste due elezioni hanno avuto un notevole sostegno e supporto di sètte religiose; lobby capitaliste, speculative, finanziarie e affaristiche; chiese “evangeliche”; sette mistiche presenti e cresciute in questi Stati; clan “esoterici” (questi sì complottisti) come il neo acquisto massmediatico di QAnon.

Le Monde Diplomatique dedica a questo argomento un’inchiesta dal titolo “Internazionale reazionaria” sulla tendenza sia “evangelica” sia “complottista” di QAnon.

Coloro che vengono comunemente definiti “evangelisti”, in realtà negli Stati Uniti e oltre sono denominati “pentecostali” (la dottrina pentecostale nasce negli Stati Uniti fin dal lontano 1910) ovvero nati da un’interpretazione della religione cristiana – e dalle sue varie articolazioni eretiche e dottrinali – soprattutto sulla funzione dello Spirito Santo e della Pentecoste come momento: “d’inizio di una nuova vita attraverso una conversione personale passante per un secondo battesimo”.

Questa pratica religiosa ha ripreso vigore attraverso una seconda ondata negli anni ’60 assumendo la forma di “neopentecostalismo”!

Tale neo-teoria arriva al punto di affermare: 1) teologia della prosperità (con la fede si raggiunge il benessere economico); 2) la ricchezza è presentata come un segno di salute spirituale e non può essere condannata; 3) la povertà è descritta come punizione divina!

Queste sètte che si rivelano come vere e proprie società economiche richiedono e impongono ai loro adepti donazioni cospicue per “sanare ferite, favorire guarigioni e risolvere problemi personali”. È emblematico il fatto che di tanto in tanto questo mondo sia macchiato da clamorosi scandali finanziari e morali.

La questione dell’evangelismo (o meglio del pentecostalismo) sta sempre più espandendo i suoi confini e i suoi orizzonti religiosi, etici e morali al punto che condiziona pesantemente anche alcune scadenze elettorali o politiche come quelle ultime per l’elezione della Presidenza alla Repubblica in alcune nazioni (es. Trump negli USA e Bolsonaro in Brasile)

Espansione della dottrina evangelica

Queste nuove tendenze non solo interesseranno alcuni aspetti degli equilibri internazionali ma, piuttosto, si rendono molto utili e pratici per riequilibrare il ruolo del Vaticano e del suo Papa Bergoglio il quale sta elaborando una sua specifica teoria che definirei: “neofrancescanesimo”.

Queste operazioni di contrasto con la Chiesa Cattolica di Roma, non sono però recenti, né ascrivibili al solo mandato di Trump o circoscritte contro il pontificato di Papa Francesco. Sono iniziate nel momento in cui il Vaticano, una volta finita la Guerra Fredda, ha cominciato a criticare gli “eccessi” del liberismo, gli interventi militari degli Usa o le politiche indifferenti alle popolazioni povere sia all’interno degli Stati a capitalismo avanzato sia in Africa o nell’America Latina.

Si tratta di regioni e aree del mondo nelle quali è presente da lungo tempo un’eredità “cattolica” messa ora in crisi dalla preponderanza ideologica dell’evangelismo.

In rete esiste una gran quantità di informazioni e notizie (non fake news) le quali spiegano sufficientemente la pervasività e la crescita esponenziale di tale pratiche “neodottrinarie” (classiche o meno) fino ad arrivare alla nuova fase del pontificato di papa Bergoglio che potremmo definire “neofrancescanesimo”.

Dal Brasile al Messico passando per la Corea del Sud e la Nìgeria queste realtà sono in crescita.

L’evangelizzazione cristiana – una corrente del protestantesimo – raggiunge in questo periodo circa 660 milioni di fedeli crescendo in modo vertiginoso.

All’inizio del XX secolo, il 94 % della popolazione del Sud America era cattolica; solo l’1 % degli abitanti del continente affermava di essere protestante. Oggi i protestanti sono il 20 %, mentre la percentuale di fedeli al Vaticano è scesa al 69%.

In Messico, da oltre 40 anni, dinamiche ultraconservatrici stanno via via trasformando il mondo protestante, influenzandone l’approccio alle questioni sociali, economiche, diplomatiche.

In Brasile, nel 1970, il 92% degli abitanti si dichiarava cattolico; erano solo il 64% nel 2010.

Di queste “ defezioni ” hanno beneficiato le tante Chiese evangeliche, in particolare pentecostali, che proliferano in questo Paese.

Il candidato alla presidenza nel 2018, Jair Bolsonaro, ha beneficiato del voto del 70 % degli evangelici. I loro undici milioni di voti hanno fatto la differenza con Fernando Haddad, il candidato del Partito dei Lavoratori.

Nel 2016, anche più apertamente dei suoi predecessori repubblicani, Ronald Reagan e George W. Bush, Donald Trump ha corteggiato questo elettorato che ora considera essenziale per la sua rielezione a novembre.

È utile riprendere dal mensile Le Monde Diplomatique questa dichiarazione di Valdemar Figuerdo, professore brasiliano di scienze politiche e teologia: nel mirino degli evangelici ci sono il laicismo e il secolarismo ... l’obiettivo di molti leader evangelici è ... “tornare indietro contro lo Stato laico, l’autonomia della scienza, l’importanza delle università, il libero pensiero, la condizione delle donne, la questione di genere, i diritti delle minoranze. Si tratta di gruppi medievali nel senso deteriore del termine ... non abbiamo più a che fare con una discussione tra conservatori e progressisti in un contesto democratico. Dal momento in cui lo slogan del governo è “Dio sopra ogni cosa”, tutto viene rimesso in discussione.

Contropiano da tempo monitora questi fenomeni morbosi e continuerà a farlo soprattutto perché in questi chiaroscuri dell’interregno del passaggio da una fase storica all’altra, ci faremo i conti anche noi. Il sistema economico, politico, ideologico che ha fatto egemonia dal dopoguerra a qualche anno fa è dentro una crisi sistemica e di civiltà. Ma non accetterà di piegarsi ad alternative di sistema senza combattere con ogni mezzo.

Vedi: la prima puntata

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