Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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04/10/2021

Telt e i buchi nell'acqua

Solo sabato 2 ottobre, il Vice Presidente CE, a Milano, affermava che la prima emergenza di tutti i governi è quella della sicurezza della popolazione e oggi il pericolo più grave è il cambiamento climatico.

Nel mentre nei meandri del tunnel geognostico di Chiomonte, gli addetti ai controlli, notavano un rivolo di acqua che in pochi secondi è diventato un bel ruscello che velocissimo ha allagato i 7 km di lavori fin’ora svolti.

Così hanno chiamato i Pompieri che in tutta risposta gli hanno detto “siamo attrezzati per svuotare cantine e non montagne”.

Le imponenti pompe idrauliche, infatti, 24 ore al giorno, 365 giorni l’anno “prelevano le acque dalle vasche di raccolta, e le rigurgitano all’esterno dello scavo verso la Val Clarea, spingendole per km come in una gigantesca siringa”, come si legge su La Stampa di ieri.

Quindi questi fenomeni di Telt hanno devastato una montagna, per un tunnel che serve proprio per vedere cosa c’è al suo interno, hanno trovato solo acqua, la stessa che ora gli ha occupato i loro 7 km di cratere mortifero.

La natura si ribella bloccando brutalmente i lavori nel tunnel Tav di Chiomonte. E da Telt minimizzano un problema molto grave con un “macché è tutto sotto controllo”.

Ma il Vice Presidente della Commissione Europea è a conoscenza degli impieghi di consumo energetico per il funzionamento delle pompe idrauliche? Dello spreco d’acqua, di questa importante portata? Gli stessi comuni della valle di Susa non hanno invece risorse per tutelare le popolazioni dalle cicliche e annunciate alluvioni.

Dentro Telt solo pericolosi incompetenti, una vera e propria minaccia per la salute di questo territorio e di chi lo vive, sprecando ingenti fondi pubblici che vengono sottratti ai servizi realmente necessari.

Vogliamo Telt fuori dalla Valsusa.

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19/03/2021

Telt ammette: “per il Tav finora soldi solo dall’Italia”

Hubert Du Mesnil, presidente di TELT, la società promotrice del raddoppio della linea TAV tra Torino e Lione è stato recentemente ricevuto al senato francese in merito allo stato di avanzamento del progetto. Ne sono uscite diverse informazioni interessanti come riporta anche il portale dei notav francesi.

Ciò che emerge con una chiarezza che ci ha francamente sorpreso è l’assenza di finanziamento non solo delle tratte nazionali, ma perfino del tunnel transfrontaliero. Du Mesnil ha ammesso senza giri di parole che mancano “strumenti di finanziamento pluriannuali strutturati e durevoli”.

Il presidente di Telt ha dichiarato “sarebbe meglio per un progetto che dura così tanto tempo che una volta cominciato abbia assicurati i finanziamenti. Sarebbe meglio. Ma non è veramente questo il caso. Alla fin fine gli unici che garantiscono un finanziamento pluriannuale sono gli italiani”.

In sostanza, per quanto riguarda i soldi che la Francia dovrebbe garantire per i lavori del tunnel transfrontaliero si dipende ogni anno da un voto che deve confermare o meno i fondi e bisogna, sempre a detta di Du Mesnil, “ogni volta discutere condizioni e modalità”.

Che ne è del finanziamento UE? Dice ancora TELT per bocca del suo presidente “lato Bruxelles non va molto meglio. Avevamo un finanziamento assicurato fino al 2021 che è stato prolungato fino al 2022. Cominciamo ora le trattative per i prossimi anni (…). Il che significa che non avremo da parte di Bruxelles una cifra assicurata per arrivare fino in fondo”.

Questo spiega l’imbarazzo della ministra delle infrastrutture Paola De Micheli, nel dicembre scorso, durante l’audizione al senato italiano. Davanti alla richiesta di chiarimenti su quali provvedimenti del bilancio dello stato francese riportino esplicitamente l’indicazione della copertura dei costi della nuova Torino-Lione, la ministra aveva dovuto fare scena muta ammettendo candidamente di non saperlo, semplicemente – aggiungiamo noi – perché questi finanziamenti non esistono.

D’altronde carta canta, per ora i soldi sul TAV ce li ha messi solo l’Italia. Parola dell’AD di Fs Gianfranco Battisti: “le risorse a oggi stanziate ammontano a 3,6 miliardi, l’82 per cento delle quali è stato messo a disposizione dal governo italiano”. Tutto chiaro?

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24/06/2020

No Tav - La Val di Susa ancora una volta non si piega

Le notizie di una possibile ripresa dei lavori ha rimesso in moto una Val di Susa mai sopita, che torna in marcia tra i suoi sentieri per monitorare la situazione in Clarea.

Il presidio permanente ai Mulini è la prima risposta concreta di quella che si preannuncia un’estate di mobilitazione «per un’attenta opera di monitoraggio e Resistenza», come scritto dai militanti e attivisti valsusini.

Proprio il presidio è oggetto in queste ore di un assedio permanente da parte di Polizia, Carabinieri e Cacciatori di Sardegna agli ordini della Questura di Torino, che stanno impedendo l’arrivo di rifornimenti e del cambio guardia al pacifico ritrovo, sorta di “embargo fatto in casa” nella peggiore tradizione dei paesi oppressori dell’ultimo secolo.

Ma i NoTav, che la Valle la difendono perché la abitano e la conoscono come nessun’altro potrebbe, in marcia da Giaglione dalle 18:00, dopo ore di sentieri secondari e percorsi poco battuti, schivando anche i lacrimogeni lanciati dall’ingente dispiegamento di forze dell’ordine impiegato in Clarea, sono riusciti a raggiungere i Mulini, marcando un primo punto in favore della Valle.

Dai Mulini è partito immediatamente il rilancio per il pomeriggio di oggi, dove gli attivisti si vedranno nuovamente alle 18:00 presso i giardinetti di Giaglione.

Come si ricorda nel montare della rabbia che attraversa il fiume di notizie e cose da fare e programmare concretamente, ad avere fretta sono proprio i costruttori vincitori dell’appalto dell’Alta velocità, quella Telt (Tunnel Euralpin Lyon Turin) che se non vuole perdere i fondi messi sul piatto dall’Unione europea – mai dalla parte giusta quando si tratta di difendere gli interessi dei cittadini, “europei” e non – deve rispettare, o non rinviare per troppo tempo ancora, il cronoprogramma dei lavori.

Ma la pazienza, si sa, è la virtù dei forti, e in Valle questo concetto è stato ben assimilato da tutti quei NoTav, generazione dopo generazione, che da quasi trent’anni difendono il diritto al proprio tempo e al proprio modo di vita, di cui il territorio è parte integrante e non rinunciabile.

Pazienza che non significa passività o inerzia, ma coscienza dei tempi della lotta, che riparte giorno per giorno e rilancia già per venerdì 26 al PalaNoTav di Bussoleno «per fare il punto della situazione generale e sul presidio dei Mulini, programmare le prossime iniziative estive e commentare ed approfondire diverse questioni legate al documento della Corte dei Conti Europea».

Sempre nel rispetto e nella difesa della vita, in tutte le sue forme, che in “tempi di pandemia” si traduce nell’osservanza delle norme anti-contagio.

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06/01/2020

Francia - Scandalo TAV: i conflitti d’interessi della ministra Borne

Un’ennesima bufera si sta abbattendo sul governo Macron... e riguarda da vicino il progetto TAV.

Oltralpe, gli alti funzionari e i ministri sono obbligati, prima di prendere funzione, a dichiarare le proprie occupazioni pregresse a un organismo per la trasparenza della vita pubblica, la Haute autorité pour la transparence de la vie publique (Hatvp).

Il settimanale Marianne ha rivelato pochi giorni fa che la ministra della transizione ecologica, responsabile anche del dicastero dei trasporti, Elisabeth Borne, ha “omesso” di dichiarare la sua attività nel consiglio di amministrazione dell’Institut pour la gestion déléguée (IGD) tra il 2015 e 2016. La cosa è di grande interesse perché l’IGD è niente di meno che la principale lobby francese di costruttori.

La ministra ha parlato di “insinuazioni scandalose” e ha subito smentito di avere l’obbligo legale di dichiarare la sua posizione. Al di là dell’aspetto strettamente giuridico, però, l’opportunità di questa partecipazione è stata comunque messa in dubbio da più parti vista la contiguità tra i dossier trattati dalla ministra e gli interesse difesi dall’IGD.

La vicenda, come dicevamo, ci riguarda da vicino perché c’è uno scandalo nello scandalo. Sfogliando la lista dei membri del consiglio di amministrazione dell’IGD si può facilmente notare che le sedute sono presiedute da Hubert du Mesnil. Monsieur du Mensil dal 2013 ricopre anche un’altra importante funzione: è il presidente del consiglio di amministrazione di TELT, la società incaricata di costruire il TAV!

La partecipazione di du Mesnil alla testa di una lobby di costruttori mentre al contempo è responsabile di un’impresa a capitale pubblico (metà italiano e metà francese) che dovrebbe portare a compimento il TAV era già finita sotto i riflettori tre anni fa, quando l’associazione anti-corruzione ANTICOR aveva presentato un esposto al Procuratore nazionale finanziario.

TELT ha infatti attribuito a due membri dell’IGD – la SPIE Batignolles e la società di consulenza Tractebel – due importanti contratti per i lavori preparatori del tunnel transalpino. Più importante ancora, in futuro, tra i beneficiari dei contratti miliardari dell’opera ci sarebbero senz’altro molti altri finanziatori della lobby, come il costruttore Vinci. Una vicenda che ricorda, mutatis mutandis, quella del nostro Mario Virano: prima direttore dell’imparzialissimo osservatorio ministeriale sulla seconda Torino-Lione poi direttore generale di TELT, proprio accanto a du Mesnil.

La rivelazione della partecipazione all’IGD della ministra Borne è un altro mattone che crolla nel muro dell’ipocrisia che protegge il progetto TAV. La ministra che ha difeso in sede istituzionale la necessità di realizzare l’opera e il presidente della società pubblica che la costruisce fanno parte dello stesso organismo di pressione che formula raccomandazione su come gestire il rapporto tra pubblico e privato nei grandi progetti infrastrutturali. Una promiscuità tra manager, ministri e analisti che dovrebbe far sorgere qualche dubbio anche agli osservatori più distratti sugli obiettivi che vengono perseguiti col progetto TAV.

In fondo al tunnel c’è la difesa dell’interesse generale dei territori, degli utilizzatori nonché di chi finanzia l’opera – ossia i cittadini francesi e italiani (ma va detto, gli italiani di più) – oppure dell’interesse particolare delle varie cricche che un giorno siedono sulla poltrona da ministro e quello dopo da amministratore delegato quando non fanno le due cose contemporaneamente?

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