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venerdì 31 luglio 2015

Tuareg e Tebu: la guerra civile sconosciuta della Libia in disgregazione

di Francesca La Bella

Dopo quasi un anno di combattimenti è stata firmata una tregua tra Tuareg e Tebu nel sud della Libia. Il 25 luglio a Sebha, città principale della regione del Fezzan, è stato raggiunto un compromesso tra le due popolazioni che prevede, oltre a una tregua nelle ostilità, la messa in atto di dispositivi che dovrebbero consentire il raggiungimento di una stabile pacificazione dell’area. L’accordo prevederebbe il rilascio dei prigionieri da entrambe le parti e la predisposizione delle condizioni necessarie per il ritorno delle popolazioni allontanatesi dall’area a causa degli scontri.

Da molti mesi nella regione sud occidentale della Libia si assiste a una guerra civile locale che, pur mantenendo alcuni legami con la più ampia disputa nazionale per il potere, sembra presentare caratteri propri. Solo nella settimana precedente alla firma del cessate il fuoco, circa 60 sono stati i morti e numerosi i feriti, concentrati perlopiù nelle città principali di Ubari e Ghat mentre incalcolabili sono i danni sociali ed economici con decine di sfollati e centri medici al collasso per la mancanza di medicinali e materiali per il primo soccorso. Una situazione non particolarmente difforme rispetto alla realtà del Paese, attraversato da combattimenti e distruzione ormai da molto tempo.

Come accennato in precedenza, i contrasti tra tribù Tebu e tribù Tuareg non sarebbero, però, come invece affermano alcuni analisti, esclusivamente legati al posizionamento dei primi con il Governo di Tobruk ed i secondi con quello di stanza a Tripoli, ma si baserebbero su una più ampia dinamica di controllo del potere e del territorio nel quale i due gruppi convivono. A tal proposito sembra importante sottolineare la valenza strategica ed economica di questa area: confini con Algeria e Niger porosi a traffici particolarmente redditizi di merci e persone; pozzi petroliferi di grande importanza come l’area di El Sharara, secondo campo petrolifero del Paese.

Da questo punto di vista, il contrasto armato tra popolazioni Tuareg e Tebu deve essere letto più nell’ottica della lotta per la conquista del territorio in un contesto di caos e di mancanza di strutture statuali forti che nel senso della guerra per procura dei due Governi della contesa libica. Dopo la caduta di Gheddafi, i gruppi etnici minoritari nel Paese hanno cercato di trovare un proprio spazio di autodeterminazione e di radicamento territoriale. Nonostante le diverse scelte strategiche che hanno visto le dirigenze delle due popolazioni su fronti opposti, i Tuareg al fianco del Colonnello e i Tebu nelle file dei ribelli, entrambi i gruppi hanno visto nella destituzione del Governo, l’aprirsi di una nuova fase politica che avrebbe consentito loro di estendere la propria area di influenza con le conseguenti ricadute economiche.

Questo quadro non sarebbe, però, completo se si tralasciassero le alleanze con i diversi attori della guerra civile libica che, anche in questa fase di negoziato, hanno avuto un ruolo significativo sia in termini di appoggio all’una o all’altra parte sia in termini di mediazione. L’importanza delle forze fedeli al Governo di Tobruk e delle milizie di Misurata nelle dinamiche del Fezzan ha, infatti, portato ad un amplificarsi della battaglia tra le opposte fazioni. Non un ruolo primario, dunque, quello degli attori nazionali, ma un’azione di supporto che ha consentito a popolazioni nomadi con limitate disponibilità economiche di portare avanti una guerra lunga e sanguinosa.

Alla luce di questo, possiamo affermare che, nonostante la fiducia riposta in questa tregua, molte sono ancora le incognite interne ed esterne che minacciano il negoziato. In questi mesi si è assistito più volte a brevi fasi di calma, velocemente cancellate dalla mancanza delle premesse per la costruzione di un’amministrazione locale condivisa e duratura. In senso più ampio, invece, la mancanza di unità nazionale, la presenza di gruppi minoritari rimasti fino ad ora nell’ombra dei due attori principali e lo sviluppo di nuove entità come lo Stato Islamico potrebbero inficiare questi tentativi, gettando nuovamente l’area nella guerra. Una nuova fase di instabilità con molti più attori e, conseguentemente, ancor più difficile da superare.

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