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lunedì 27 luglio 2015

La speranza se ne va, arrivano le lotte

"Con quante foglie ti da' il buongiorno il sole!
Di quante bandiere splende il cielo!
...e loro dietro le sbarre...
....e loro sotto terra...
( zitto, che fra un po' suonano le campane)
...questa terra e' loro e nostra...."

Le parole della canzone di Theodorakis aleggiano sulla folla di bandiere e striscioni raccolta in Piazza Syntagma.

La manifestazione vede presenti i militanti di Antarsya, della Piattaforma di Sinistra {interna a Syriza); ci sono i lavoratori della Sanità, gli Anarcosindacalisti, gli attivisti dei movimenti che costituirono i comitati per il NO. Unica ma non sola, sventola anche la bandiera NO TAV.

Nel vicino corso Amelias spicca il lungo rettangolo di bandiere rosse del Partito Comunista Greco.

La sera che sta scendendo ha gli stessi colori, la stessa brezza di pochi giorni fa, quando in questo luogo si festeggiò la vittoria del NO al memorandum.

Ma oggi manca l'allegria, la lieta baldanza di chi riconosceva, nella marea di volti sorridenti che gli stavano a fianco, la propria ragione e la propria forza.

Ad indicare che la tregua è finita, sono ritornati i poliziotti antisommossa agli angoli della piazza, lungo i giardini che circondano il Parlamento. Altri ne abbiamo trovati ai lati del corteo ed altri ancora, tanti, sono appostati nelle vie laterali, lungo i viali che conducono ad Exarchia.

Dentro il palazzo i deputati votano le misure economiche imposte dalla troika. Dalle radioline arrivano brani della discussione in aula, a cui rispondono, da fuori, slogan e interventi al megafono. Parole e canti di resistenti determinati a non cedere, a non abbandonare il sogno di una Grecia libera e solidale. Volti bui, ma non rassegnati.

Mancano gli altri, il ceto politico accorso da tutta Europa al tempo del successo elettorale di Syriza per riscuotere il momento di gloria e splendere di luce riflessa davanti alle televisioni interazionali.

Manca soprattutto la tanta gente comune che aveva affidato a quel NO referendario le ultime speranze e che ora sembra tornare a casa, disillusa.

Mentre compare in cielo la falce della luna, si accendono le luci di Piazza Syntagma.

Dalle radioline rimbalzano all'esterno i temi, i toni e i momenti del dibattito parlamentare. I commenti sono di rabbia e delusione. La tensione si taglia col coltello.

Ed ecco un odore familiare, il bruciore inconfondibile dei lacrimogeni.

La folla ondeggia, arretra; poi gli striscioni si schierano a presidiare il fronte oltre il quale la polizia non dovrà avanzare.

A sera tarda si riforma il corteo che ritorna ai Propilei.

E' finita un'illusione: ora ha inizio un tempo nuovo, duro ma non domato.

"H ELPIDA FEUGEI, OI AGONES ERXONTAI La speranza se ne va, arrivano le lotte", questo il messaggio innalzato da uno striscione rosso e nero nel vento delle strade ormai silenziose.

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