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domenica 26 luglio 2015

Uscire dall’Euro: come?

Uno dei tanti depistaggi che siamo costretti ad ascoltare è quello che sostiene che o ci teniamo l’Euro così come è, o c’è la rottura, una uscita rovinosa per chi tornasse alla moneta nazionale, con una inflazione alle stelle, fame, miseria, disperazione.

Ed è ovvio che all’interrogativo (retorico) “Uscire dall’Euro o no”, la risposta è No. Ma il Mondo è bello perché è vario e le soluzioni possono essere molto diverse e non è detto che ci sia un solo modo di porre la questione.

Prima di tutto partiamo da una semplice constatazione: rispetto ai suoi obiettivi, l’euro è stato un fallimento. Infatti, i principali obiettivi della moneta unica erano fare da locomotiva verso l’unione politica e da elemento di convergenza fra le economie dei diversi paesi dell’Unione. E’ fuori discussione che la convergenza non c’è stata (anzi, c’è stato l’opposto) e che di unione politica non parla più nessuno sul serio. Inoltre i parametri fissati a Maastricht (limite del 3% al disavanzo, inflazione al 3% e debito al 60% del Pil) non sono mai stati rispettati né si vede come possano esserlo, pure introducendo il vincolo costituzionale del pareggio di bilancio.

In più, il subentrare della crisi ha provocato effetti imprevisti, aggravando la situazione del debito pubblico di quasi tutti i paesi europei e creando ulteriori squilibri, la crescita nel continente si è inceppata e il rapporto con il dollaro peggiorato. Tutto lascia intendere la possibilità di tempi peggiori e non tanto in là.

In questo quadro, l’Euro si sta rivelando una palla al piede per le economie più deboli costrette a politiche di austerity che frenano la crescita e, anzi, deprimono il Pil. Ma questo, a sua volta, ha effetti negativi anche sulle economie “forti” (in particolare quella tedesca) che si trova ingabbiata in un quadro stagnante e destinato ad assorbire una minore quantità di esportazioni tedesche, il tutto mentre soffrono anche le esportazioni verso la Russia, per le infauste vicende ucraine ed in presenza di una notevole sofferenza delle banche tedesche che galleggiano proprio grazie ai capitali russi “congelati” a causa delle sanzioni. Insomma, anche la Germania non ha di che rallegrarsi, ma, soprattutto, inizia a chiedersi se l’Euro, che associa tanti straccioni, non sia qualcosa da superare per tornare al beneamato Marco.

In questo contesto, stanno partendo spinte divaricanti di tipo vario. Abbastanza note sono le reazioni “populiste” di destra del Fn, di Alba Dorata ecc, cui vengono spesso associati M5s e Ukip che, in realtà, sono cose diverse dalle altre e diverse fra loro. Ancora diversi sono i casi dei Veri Finlandesi o di Alternative fuer Deutschland che sono anti Euro, ma per così dire, “dall’alto”, cioè auspicano una secessione non dei più poveri, ma dei più ricchi, per un Euro ristretto al circolo germanofilo. Come si sa Afd ha avuto un congresso tempestoso nel quale si è affermata una dirigenza che, con ogni probabilità, ne ridurrà l’efficacia elettorale (trasformando Afd in una sorta di Fn tedesco), questo però non significa che non possa nascere qualche altra cosa o che, magari, gli sconfitti del congresso possano cercare di conquistare il Partito Liberale o andare a rafforzare l’ala Schauble di Cdu e Csu.

Sin qui, stiamo parlando di quel che è visibile ad occhio nudo. Ci sono poi i movimenti sotterranei, di cui non si parla che occasionalmente e per pochissimo. Ad esempio, si parla di tanto in tanto, di un progetto di riforma dell’Euro che i tedeschi starebbero trattando con i francesi, che porterebbe ad una revisione dei trattati e, qualcuno dice, ad una selezione fra i nuovi contraenti il patto.

Se non si tiene presente questo, non si capisce il dissenso di Schauble dalla Merkel: come è noto il personaggio è una belva, ma non tutto si spiega con la ferocia dell’indole teutonica (che pure ha una parte in questa storia), c’è dietro un retro pensiero: Schauble vuole l’estromissione della Grecia per aprire la strada alla revisione dei trattati istitutivi dell’Euro ed, in nome di questo, è anche disposto a concedere alla Grecia l’haircut, ma solo se esce dall’Euro.

Quanti pensano che l’Euro sia un ordine monetario destinato a durare in eterno, farebbero bene a prendere in considerazioni altri scenari possibili: ad esempio, dopo la Grecia viene Cipro, poi il Portogallo, poi forse la Spagna, ed il conto rischia di farsi troppo oneroso. Riuscirebbe a sopravvivere l’Euro ad una serie di default a catena? E se l’insostenibilità del debito toccasse l’Italia? L’Italia è troppo grande per fallire, ma anche troppo grande per essere salvata. I fedeli del credo eurista non ci pensano, ma quelli come Schauble si.

Dunque, è realistico che in tempi abbastanza brevi, assisteremo ad una ridiscussione dell’ordine monetario europeo il che non significa che ciascuno debba necessariamente tornare a casa con la sua moneta nazionale.

Vediamo una serie di soluzioni possibili, da quella più prossima all’ordine esistente a quella più lontana:

a. l’Euro rimane ma cambia natura: da moneta orientata alla stabilità ad ogni costo, a moneta espansiva, ma, con una Germania a “statuto speciale” che si dà una seconda moneta interna a forte impianto anti inflazionistico;

b. l’Euro rimane ma ad uscire è la Germania e si stabilisce un cambio più o meno fisso o flessibile fra il nuovo Marco e l’Euro;

c. l’Euro si “sdoppia” fra Euro forte (o Neuro) adottato dai paesi del nord e euro debole (Seuro) adottato dai paesi mediterranei. Difficile dire quale potrebbe essere la collocazione della Francia;

d. l’Euro resta come unità di conto, mentre i singoli paesi si danno moneta nazionale o a gruppi di paesi omogenei (ad esempio Spagna e Portogallo, Grecia e Cipro, Germania, Austria e Repubblica Ceca ecc.) con un rapporto di cambio interno flessibile (come era ai tempi dello Sme);

e. si decide di abbandonare l’Euro in favore di monete nazionali o di gruppi di paesi, ma in modo negoziato e controllato, con periodo di garanzia reciproca o di doppia circolazione, in modo da frenare spinte inflattive che nuocerebbero a tutti;

f. alcuni paesi particolarmente deboli escono in ordine sparso, mentre l’Euro, pur fortemente assottigliato, resta in piedi;

g. si sfascia tutto e ciascuno torna alla moneta nazionale.

Ovviamente, ogni soluzione ha i suoi vantaggi ed i suoi svantaggi, i suoi rischi, il suo conto fra costi e benefici, il suo grado di attuabilità più o meno grande. Ad esempio non ci vuol molto a capire che le ultime due soluzioni sono quelle più rischiose, ma che la prima è decisamente poco probabile, per le resistenze tedesche.

Personalmente propendo per la soluzione E, ma ritengo accettabili anche C e D, e ritengo che si possa discutere di tutto. La cosa più sbagliata è far finta di nulla e proseguire nello “sciocco esperimento” come se nulla fosse, in attesa che il tetto ci crolli in testa.

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