di Federica Iezzi
E’ finalmente arrivata, in Sierra Leone, la dichiarazione ufficiale da
parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sull’assenza di
trasmissione del virus ebola per 42 giorni consecutivi.
L’infezione ha ucciso 3.955 persone in tutto il Paese nel corso degli ultimi 18 mesi, lasciando 12 mila orfani. La vicina Liberia è stata dichiarata libera dall’ebola lo scorso settembre, dopo 4.808 casi mortali. La Nigeria ha appena attraversato il traguardo di 61 giorni senza contagi dal virus.
I numeri parlano di 28.607 casi documentati di contagio dal virus ebola, in Africa occidentale, e 11.314 morti.
Per ricordare le vittime del virus della febbre emorragica, un corteo
di migliaia di persone ha sfilato lo scorso sabato sera, in tutte le
strade del centro di Freetown, in Sierra Leone. Celebrazioni, lettura
dei nomi delle vittime, riconoscimenti per i 35.000 membri del personale
sanitario, che hanno combattuto senza sosta a fianco dello staff
internazionale, si sono susseguiti all’ombra dell’albero di cotone di
600 anni, simbolo della città.
Ernest Bai Koroma, presidente della Sierra Leone, ha ricordato ai cittadini che è appena iniziato il periodo di sorveglianza di 90 giorni, seconda tappa fondamentale per dichiarare il Paese fuori pericolo. 1.437 persone sono state sottoposte a test di laboratorio nell’ultima settimana.
Il National Ebola Response Centre continuerà a operare fino alla fine dell’anno. E tutti i casi di morte sospetta dovranno seguire le procedure di sepoltura delle linee-guida tecniche, messe a punto dall’OMS.
Funzionari e operatori sanitari segnalano ancora come incogniti gli effetti collaterali a lungo termine nei pazienti guariti dalla malattia: meningite ebola-correlata, sopravvivenza del virus in particolari siti del corpo umano, meccanismi della trasmissione sessuale.
Partita da Gueckedou in Guinea Conakry,
l’ebola si diffuse in Sierra Leone dal maggio 2014. Da allora almeno 14
mila casi documentati.
Coprifuoco, chiusura delle scuole e degli uffici
pubblici, annullamento delle partite di calcio o delle proiezioni di
film nei cinema, formazione specialistica di 1.970 medici e infermieri,
implementazione dei servizi igienico-sanitari, istituzione di 160 unità
di cura dell’ebola: questi alcuni del provvedimenti presi dal governo di
Koroma, per cercare di arginare l’incalzante contaminazione.
Dai dati di Save the Children 1,8 milioni di bambini nell’ex colonia britannica hanno perso nove mesi di scuola.
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