Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.

09/02/2016

Se Obama dice la verità

Nel gennaio del 2017 avrà finalmente termine la presidenza Obama. Una presidenza accompagnata da bolle finanziarie. Da quella esplosa nel settembre del 2008 a quella oggi montante di una Wall Street che esprime una distanza impressionante, maggiore di quella di allora, tra valori azionari e Pil reale.

Insomma Obama – come prima di lui i due Bush, Clinton o Reagan – è stato il classico presidente boom and burst. Quello che deve gestire la fase di boom (ad un certo punto Wall Street ha toccato i massimi di sempre e il Pil americano è anche arrivato al 5% in un trimestre) e quello che deve gestire la fase di burst, lo scoppio della bolla. Ammesso che il mondo possa permettersi di esplodere ciclicamente, ad ogni scoppio di borsa, durante la presidenza Obama in Usa si è radicalizzato un problema già abbondantemente emerso negli anni ’90. Quello della jobless growth, la crescita senza lavoro. Tema non solo americano ma che in Usa, come sempre, assume caratteristiche da laboratorio. Perché a differenza del Regno Unito, caso unico per il peso dei servizi finanziari nel Pil e nella composizione della forza lavoro, gli Usa non sono solo il paese numero uno del capitalismo ma anche esprimono una forza lavoro estremamente differenziata. Le cui tendenze anticipano ciò che accade nel nostro continente, Italia compresa.

Bene, Barack Obama, nel suo ultimo discorso sullo Stato dell’Unione, la conferenza di rito di inizio anno di ogni presidente americano, su tutti questi temi ha preso letteralmente il toro per le corna. E ha detto la verità: l’evoluzione tecnologica non sta solo mangiando i posti di lavoro tradizionalmente legati alla produzione e alla circolazione delle merci (dalla fabbrica ai trasporti) ma anche quelli che si pensavano non sostituibili dalle tecnologie (uno su tutti: il mestiere di autista che è considerato tra i più a rischio del prossimo decennio).

Lo aveva scritto Marx parlando di lavoro vivo e lavoro morto. E come si vede, a suo modo, Marx è stato riscoperto da Obama e da Google. In attesa della sinistra, che nel frattempo si sta impiccando col moralismo delle buone pratiche o con quello della catastrofe senza uscita. Ma riscoprire quel filosofo maledetto, del quale si è giurato e spergiurato che non si sarebbe mai fatto più uso come se fosse una droga pesante, non sarà uno scherzo.

Nique la Police – SenzaSoste n.112

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