Nel 2015, la Rada ucraina riconosceva l’attività di OUN-UPA come “lotta per l’indipendenza ucraina”, istituiva le feste nazionali del 1 gennaio e del 14 ottobre: data di nascita di Stepan Bandera e della formazione dell’UPA.
Da parte sua, l’allegro Petro, non si capisce se per celia o perché ne fosse davvero convinto, aveva espresso la volontà, già che era in Polonia, di andare a deporre una corona al monumento che ricorda le vittime di quei massacri. Al momento, le agenzie non danno però notizia se Petro si sia davvero deciso al passo. Si sa invece che a Varsavia, il 7 luglio, si era tenuto un corteo, durante il quale i manifestanti avevano proclamato che “qualsiasi culto di Stepan Bandera e dell’UPA è uno sputo in faccia ai polacchi”. Questo, nel momento in cui il consiglio municipale di Kiev decideva di rinominare la Prospettiva Moskovskaja in Prospettiva Bandera.
Chissà se il burlesco Petro troverà mai il coraggio di andare a deporre una corona di fiori in omaggio alle diecimila vittime fatte nel Donbass dalle truppe ucraine e da quei battaglioni neonazisti che, di Stepan Bandera e della “Divisione SS Galizia” si ostentano eredi. Proprio oggi l’Office for the Coordination of Humanitarian Affairs dell’ONU ha reso noto che, lo scorso mese di giugno, nel Donbass si è registrato il tragico record di vittime civili dall’agosto 2015 a oggi: 12 morti e 57 feriti in un solo mese. Un record purtroppo al ribasso, dal momento che, secondo Il Centro per i diritti umani della DNR, solamente tra il 2 e l’8 luglio, le artiglierie ucraine ha fatto 17 morti e 12 feriti, tra vittime civili e militari.
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