Le forze armate irachene hanno rafforzato la propria presenza lungo il
fiume Tigri in provincia di Ninive, liberando una delle principali
centrali idriche a nord ovest di Mosul. Durante l’operazione per
liberare l’impianto che fornisce l’acqua alla maggior parte delle città
del nord del Paese, la 16esima divisione dell’esercito iracheno, supportata dalla Brigata Abbas delle Unità Popolari di Mobilitazione (PMU), ha
espulso le forze dello Stato Islamico dal vicino villaggio di Khawaja
Khalil, sulla sponda orientale del fiume Tigri nei pressi della diga
Badush.
Il significato di questa azione trascende, però, il piano prettamente militare.
Il controllo idro-geologico, oltre ad essere alla base
dell’amministrazione effettiva di un territorio nella logica di
costruzione di uno Stato vero e proprio, può, infatti, essere
considerato un significativo strumento di conflitto che colpisce, in
particolar modo, i non-combattenti.
Attraverso il controllo di centri
nevralgici per la distribuzione dell’acqua nel Paese come la diga di
Tabqa, nella provincia di Raqqa in Siria o quelle di Ramadi e Falluja in
Iraq, l’IS, in passato, è riuscito a bloccare per lunghi mesi i
rifornimenti idrici a città strategicamente significative come Karbala, a
numerose piccole comunità locali ed ad ampie distese di terreno
agricolo. La gestione dei flussi d’acqua ha, inoltre, consentito allo
Stato Islamico di creare un’economia dell’emergenza basata sul controllo
strategico di un’ampia proporzione di territorio con una relativamente
piccola potenza d’attacco.
A seguito dell’offensiva lanciata dalle
truppe governative a metà ottobre per la riconquista di Mosul, inoltre,
molte delle strutture idriche hanno subito gravi danni e buona parte dei
quartieri orientali della città sono rimasti senza acqua mentre le
squadre di tecnici che avrebbero dovuto riparare le condutture sono
stati impossibilitati a raggiungere l’area a causa del perdurante
conflitto. La gestione dei corsi d'acqua dolce, la loro
contaminazione e il blocco delle dighe ha, così, impattato direttamente
sulla vita quotidiana della popolazione civile a causa di malattie e
mancanza di servizi igienico sanitari, inducendo processi di migrazione
forzata e di massa.
Allo stesso modo, in Siria l’acqua si sta trasformando giorno dopo giorno in un importante strumento di guerra. Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa curda Hawar News Agency, a fine febbraio,
la Turchia avrebbe tagliato improvvisamente l’approvvigionamento idrico
verso il lato sud del confine con il conseguente blocco dell’impianto
idroelettrico di Tishrin sul fiume Eufrate.
La diga, posta a monte del Lago
Assad e della diga Tabqa che garantiscono l’approvvigionamento idrico di
Aleppo e l’irrigazione di oltre 640.000 ettari di terreno agricolo
siriano, fornisce l’acqua alle principali città del nord della Siria e,
in particolare, alle aree a maggioranza curda intorno alla città di
Manbij e nel cantone di Kobane.
Le problematiche legate alla gestione
turca dell’acqua dei fiumi Tigri e Eufrate non è, però, legata solamente
agli ultimi eventi. Già nel maggio del 2014, Ankara aveva indotto un
blocco del flusso idrico verso la Siria con il conseguente abbassamento
sotto il livello di guardie delle riserve del Lago Assad. In
quell’occasione alcuni analisti sottolinearono come le problematiche
della chiusura potessero superare i confini, portando le proprie
conseguenze anche in territorio iracheno. Dato il basso flusso del fiume
Tigri, buona parte della fornitura di acqua dolce dell’Iraq proviene
dalla Turchia e scorre attraverso la Siria prima di essere raccolto
nelle dighe irachene.
La scarsità di portata e di
pressione dell’acqua potrebbe avere un effetto devastante sulle
strutture e, di conseguenza, sui territori iracheni, in alcune aree già
al limite della desertificazione. Si ricordi, infine, che nei
due fiumi il tasso di salinità è naturalmente più alto rispetto ad altri
corsi d’acqua a causa di una forte erosione del terreno. La diminuzione
della portata potrebbe, in questo senso, indurre un ulteriore aumento
di questo indice rendendo l’acqua non potabile con gravi conseguenze sia
sull’approvvigionamento alimentare sia nel settore agricolo e delle
coltivazioni.
L’azione congiunta di più attori in ambito idrico potrebbe, dunque, modificare la stessa struttura sociale dell’area travalicando gli effetti dei singoli eventi.
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