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giovedì 14 giugno 2018

La Lega che spara sul Sud mette a segno il primo colpo

Il segno di un governo si vede da quel che fa. Comunque lo faccia. Accade così che mentre tutti vengono distratti da una nave – strumentalmente usata proprio per nascondere quel che si fa, giocando con la pelle dei disperati – dividendosi tra “celoduristi” senza cervello e “umanitari” da tastiera, il partner forte della maggioranza mette a segno uno scippo clamoroso. Con i Cinque Stelle, partito “strano” che aveva fatto il pieno proprio a Sud, incapace di comprendere quanto sta accadendo.

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L’incontro tra il governatore del Veneto #LucaZaia e il neo ministro per gli Affari Regionali, #ErikaStefani, avvenuto ieri a Roma, serve a siglare un’intesa in cui si stabiliscono per legge, probabilmente già entro fine anno, più poteri e soprattutto più soldi per il #Nord e meno diritti e servizi sociali per il #Sud.

Il residuo fiscale che la Lega vuole trattenere in Lombardia e Veneto ammonta a circa 35 miliardi di euro da togliere alla spesa pubblica nel Mezzogiorno.

Comoda l’autonomia siglata sulla disuguaglianze territoriali e sulle difficoltà dei meridionali trattati da italiani di serie B sotto il profilo dei diritti, dei servizi e delle opportunità. Dopo aver concentrato per decenni gli investimenti nel Centro-Nord aumentandone la ricchezza e lo sviluppo, davvero si vuole condannare il Sud alla miseria, senza prima averne assicurato equità per permettergli di autodeterminarsi?

Il dibattito mediatico nazionale è appiattito sul fronte spinoso e delicato dell’immigrazione, ma nelle stanze dei palazzi romani in queste ore si sta scrivendo una pagina politica di cambiamento degli assetti istituzionali nel rapporto tra Stato e regioni ordinarie che potrebbe rappresentare un colpo ferale per le aree più svantaggiate e povere del Paese.

Preoccupante il silenzio del Ministro per il Sud, #BarbaraLezzi, che dovrebbe immediatamente rassicurare almeno sulla promessa elettorale di destinare il 34% della spesa pubblica nelle regioni meridionali.

Ancora una volta la classe dirigente del Mezzogiorno risulta non pervenuta, colpevolmente subalterna a quella del Nord che è egoista, ma – si dirà – non inetta.

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