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14/06/2018

La nave Acquarius e la deriva xenofoba europea

La vicenda della Nave Aquarius, della ONG “SOS Mediterranée” con a bordo 629 profughi africani, ha messo in evidenza tutte le difficoltà della UE nell’affrontare il tema dell’immigrazione in Europa e rivela la deriva xenofoba degli stessi stati membri dell’Unione nelle sue politiche di respingimento.

Ai proclami razzisti e populisti del Ministro degli Interni e vice presidente del Consiglio, Matteo Salvini, si sono aggiunti, poi, una serie di dichiarazioni da parte del presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, e del neo governo del socialista Pedro Sanchez.

Dopo appena un’ora dalla decisione del governo spagnolo di accogliere e far sbarcare i migranti nella città di Valencia, Macron ha dichiarato che “se quella nave avesse avuto la Francia come porto più vicino, sarebbe potuta tranquillamente sbarcare”. Affermazione ipocrita, falsa e infame, quanto l’atteggiamento del leghista, visto che lo stesso governo francese ha rifiutato, nelle ore precedenti, la disponibilità e la proposta di Jean Guy Talamoni e di Gilles Simeoni, rispettivamente presidente dell’assemblea e dell’esecutivo della Corsica, di poter accogliere la nave Aquarius “viste le difficili condizioni meteo del mare e la mancanza di viveri”.

Dopo un primo e sconcertante silenzio, infatti, le dichiarazioni di Macron appaiono come una mero calcolo opportunistico per rimarcare le radici di solidarietà del popolo francese e per discostarsi dalla posizione intransigente espressa dalla leader del Front National, Marine Le Pen, solidale nei confronti dell’alleato Salvini.

Contraddizioni che restano evidenti nelle azioni del governo francese. Da una parte, infatti, Macron fa proclami di sostegno nei confronti dei migranti e dall’altra continua nella sua campagna di respingimento di tutti gli immigrati irregolari, anche minori non accompagnati, che tentano di oltrepassare i confini tra Italia e Francia. Un esempio sono le tristi vicende invernali dei profughi in Val di Susa o dei sans papiers sgomberati recentemente dalla polizia di Parigi nelle bidonville fantasma lungo le rive della Senna.

Il sindaco della capitale francese, Anne Hidalgo, ha recentemente dichiarato che “l’Europa deve superare l’impasse dei profughi dublinés (giudicati nel paese di ingresso in base al regolamento di Dublino, ndr) visto che, quando arrivano in Francia o in Belgio, vivono come persone invisibili, senza alcun diritto o tipo di accoglienza”.

Dichiarazioni che arrivano qualche giorno dopo la fine del tentativo da parte del parlamento europeo di cambiare proprio gli accordi di Dublino e rifiutati dai paesi di Visengrad (Polonia, Ungheria, Rep Ceca e Slovacchia, ndr) oltre che dallo stesso governo italiano. Un rifiuto che rischia di provocare un ulteriore spostamento a destra da parte del fronte dei paesi europei che rifiutano di cambiare Dublino “perché contrari all’ottica di ridistribuzione volute dalle sinistre europee” – come affermato dallo stesso Melenchon leader di France Insoumise – “e propensi nel bloccare il flusso migratorio al di fuori delle frontiere europee in paesi come la Libia o la Turchia, senza nessuna tutela dei diritti umani”.

Un segno di discontinuità con la destra europea che, forse, comincia a far vedere il neo governo socialista di Sanchez. Una scelta, però, legata anche “all’eccezionalità della disponibilità ed alla visibilità mediatica internazionale” come rimarcato dalla stampa progressista spagnola. In questo caso la disponibilità di Sanchez è frutto più delle pressioni di Podemos o del sindaco di Barcellona, Ada Colau, che da un reale cambiamento da parte delle autorità spagnole. I precedenti governi, da Zapatero a Rajoy, hanno continuato nella stessa maniera a respingere le migliaia di migranti che premono lungo le recinzioni di Ceuta e Melilla, città spagnole in territorio marocchino, e che, senza avere la possibilità di richiedere lo status di rifugiati, vengono illegalmente respinti e dispersi dalle autorità di Rabat, complice delle politiche repressive di Madrid più volte ripresa dall’ONU per violazione dei diritti umani.

L’unica nota positiva in questo clima di “ipocrisia, razzismo e ignoranza” – come affermato da Sophie Beau, cofondatrice e direttrice di SOS Mediterranée ieri in un comizio a Marsiglia – “ è stata la risposta di numerosi sindaci o enti locali (Palermo, Napoli, Barcellona, Marsiglia, Parigi, ndr) e le manifestazioni spontanee di migliaia di persone che non si riconoscono in Salvini, nella Le Pen o nell’Europa delle barriere e che hanno dimostrato la loro solidarietà ai migranti in Italia ed in molte città europee”.

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